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Arianna Fontana, un argento che vale oro nel giorno degli addii

13 febbraio 2014 • Sport news

Non diremo che Arianna Fontana meritava l’oro. Non sarebbe giusto nei confronti della cinese Li Jianrou, che ha vinto la gara dei 500 short track senza rubare nulla a nessuno. Ci limiteremo a sostenere che Arianna meritava di giocarsi la sua chance per l’oro. Un diritto che le è stato tolto. Le è stato tolto da una caduta in gara, causata dalla scozzese Elise Christie. Per carità: nello short track queste cose succedono spesso: fa parte di questo sport, e spesso le scorrettezze avvengono comunque in buona fede. Però l’irregolarità ha tolto ad Arianna (e anche alla coreana Park Seung-Hi) la possibilità di giocarsi il duello con Li Janrou. All’inizio le deve essere passato per la testa qualcosa di strano, tipo Piquet con Salazar nel 1982 a Hockenheim. Ma poi è andata vanti, con il solo obiettivo di finire la gara, e di finirla il meglio possibile. Ci ha provato, con tutte le sue forze, la valtellinese, e ha tagliato il traguardo in terza posizione. Che, per l’inevitabile squalifica della Christie, è diventato un secondo posto. “E’ un argento che vale oro”, ha detto, e ne ha ben donde. Lo ripetiamo: meritava di giocarsi le sue carte. A 23 anni, Arianna si è già portata a casa tre medaglie, un bronzo a Torino, un altro a Vancouver e un argento oggi: roba da mettere a rischio il record di Zöggeler, sei podi in sei kermesse olimpiche. Ma la ventitreenne di Sondrio ora pensa solo a sposarsi: appena dopo i Giochi di Sochi (in cui, comunque, può giocarsi ancora l’oro in tre gare: 1.000, 1.500 e staffetta) convolerà a nozze con il compagno di squadra Anthony Lobello, americano naturalizzato italiano. E, con il matrimonio, potrebbe anche appendere i pattini al chiodo. Singolare, se la Fontana lasciasse i cinque cerchi insieme a Zöggeler, che potrebbe essere comodamente suo padre. E che oggi ha disputato la sua ultima gara olimpica: la staffetta di slittino, dominata dallo squadrone tedesco (quinti gli azzurri).

Mentre Loch e compagni hanno fatto l’en plein di ori, l’Olanda ha dovuto cedere – e questa è una vera notizia – il primo gradino del podio nel pattinaggio di velocità in pista lunga: nei 1.000 metri femminili, le due orange si sono fatte precedere dalla cinese Zhang Hong. A Justyna Kowalczyk i 10 km di fondo a tecnica classica, dominati dal primo all’ultimo chilometro malgrado una piccola frattura al piede con cui la polacca  si era presentata a Sochi: semplicemente epica. Nel freestyle – slopestyle, gli americani hanno monopolizzato il podio: oro per Joss Christensen, argento per Gus Kenworthy e Nick Goepper terzo.

Malinconico epilogo di Giochi, invece, per Evgenij Pljuščenko, il pattinatore russo che aveva incantato Torino nel 2006. Solo quattro giorni fa, il cigno di Solnečnyj aveva trascinato la squadra russa all’oro del pattinaggio di figura a squadre. E oggi era tra i favoriti, e tutti lo aspettavano per ammirarne la classe. Ma qualcosa, all’Iceberg di Sochi, non è andata nel verso giusto. Già nella fase di riscaldamento, Pljuščenko  non riesce a ingranare. Si tocca di continuo la schiena: c’è qualcosa che non va. Prova un triplo axel e il giocattolo si rompe. Sente che non può andare avanti. Parla con l’allenatore, Alexeij Mišin e poi decide di non prendere parte alla gara. Lo dice ai giudici, poi si scusa con gli sportivi. La sua avventura a cinque cerchi è finita. E forse anche la sua carriera.

Clemente Isola

In alto, Arianna Fontana, giovanissima, con il bronzo conquistato a Torino 2006 (Foto Cristian Maganetti, licenza Creative Commons)

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