MENU

Bira, il collezionista di calcio

4 maggio 2014 • Bordate d'autore, Te lo dò io il Brasile

Sono sparsi in tutto il mondo. Dall’Ecuador alla Colombia, dalla Russia all’Ucraina, dal Messico all’Austria, da San Paolo del Brasile a Busto Arsizio. Stiamo parlando dei collezionisti di materiale sportivo. Che, come qualsiasi perfezionista delle raccolte, si sono adeguati ai tempi. Una volta si scabiavano lettere e attendevano giorni, settimane, talvolta mesi per una risposta. E poi, solo dopo essersi scritti, iniziavano a inviare materiale. Oggi c’è internet, che accorcia – e di molto – i preliminari. Ma, a parte questo, poco è cambiato.
Abbiamo parlato di questa passione con Ubiratan (“Bira”) Rezende Nunes, che da più di 30 anni colleziona materiale sportivo. Nato nel 1967, sposato con due figli, tifoso del Corinthians, “Bira” è laureato in storia e lavora al Sesc (Servizio Sociale del Commercio) di San Paolo, con il compito di sviluppare programmazioni socioculturali e sportive. Tra le sue realizzazioni recenti la mostra-sondaggio interattivo sulla Seleção più forte di tutti i tempi, organizzata al Mercado Municipal di San Paolo, di cui abbiamo parlato qui.

Bira con la sua famiglia

Bira con la sua famiglia

Ma come si inizia una collezione di materiale sportivo? “Io ho cominciato quasi per caso”, risponde Rezende. “Mi spiego: quando ho cominciato, il mio obiettivo era quello di conoscere il calcio internazionale, soprattutto quello europeo, che nei primi anni ’80 iniziava ad arrivarmi “in casa” grazie soprattutto al campionato italiano”. E così sono iniziati gli scambi… “Sì, ma i corrieri erano lenti e la corrispondenza tardava ad arrivare: di solito passavano circa due mesi tra l’invio e la risposta. L’attesa mi procurava un misto di ansia e tensione. Un po’ perché non sapevo se il materiale spedito era arrivato a destinazione, un po’ perché temevo che il gap linguistico potesse generare incomprensioni o fraintendimenti”.imagens da escola bia 403
Dove hai trovato i primi corrispondenti europei? “Nelle pagine di scambi e baratti della rivista brasiliana Placar. Poi ho iniziato ad ampliare il mio giro di conoscenze grazie alla sezione Stranieri del Guerin Sportivo”.
Qual è il focus della tua collezione? “Più di uno. Ed è cambiato con il tempo. Inizialmente, mi sono dedicato soprattutto a riviste e distintivi delle squadre di club . Poi, con l’aiuto di amici, ho scoperto altri mondi affascinanti: gli album di figurine Panini, le bandiere e le sciarpe – tra l’altro, queste ultime non sono una tradizione brasiliana, e sono entrate nei nostri stadi solo negli ultimi anni. Minhas Camisas.2013 663Ho scoperto anche i distintivi di metallo, grazie ai molti collezionisti, soprattutto in Europa centrale e orientale. Solo dagli anni 2000 la mia collezione ha decisamente “virato” verso le magliette”.
Per quale motivo? “Negli anni ’80, le maglie erano molto costose e rare: quindi era molto difficile procurarsele: solo nel decennio successivo le squadre hanno deciso di dare un colpo di acceleratore su questo business (normali divise da gioco, ma anche casacche commemorative e alternative), che è diventata un’incredibile fonte di reddito per i club”. E un’occasione per i collezionisti. Minhas Camisas.2013 667Ma questo non è l’unico motivo che ha convinto Bira a concentrarsi soprattutto sulle divise ufficiali da gioco. “L’informatizzazione e la diffusione di internet hanno cambiato la prospettiva in breve tempo”, spiega. “La possibilità di ricevere riviste, manifesti e cartoline via internet in formato digitale ha messo in discussione le tradizionali collezioni di periodici in carta”. Decretando, se non la fine, almeno il declino di queste raccolte. “Comunque”, precisa Rezende, “conservo gelosamente le riviste accumulate nel tempo: sono ancora lì, divise per anno. Sono un po’ come reperti archeologici. E hanno un valore affettivo: ogni pezzo mi ricorda una persona, la sua generosità, la sua amicizia”.


Minhas Camisas.2013 065Ti sei fatto uno schedario per reperire la tal maglietta o distintivo? “Sì, naturalmente ho una lista, per identificare e localizzare tutti i pezzi della mia collezione. Ma il numero degli oggetti non è la cosa più importante. Ha molto più senso, per me, collegare ogni maglia, rivista o distintivo all’amico che me li ha spediti: la considero una forma di gratitudine disinteressata. Per inciso, non ammetto l’uso del denaro nel mio hobby. In altri termini, non ho mai acquistato, né venduto nulla. Tutto il materiale che ho proviene da scambi. Di solito, invio la maglietta di una squadra brasiliana, o sudamericana, in cambio di una divisa di una squadra europea. Ma mi è anche capitato di regalare maglie ad amici. Gli spazi in casa non sono infiniti, e ci tengo a mantenere la pace in famiglia”, ride Rezende.
DIGITAL CAMERAHai, comunque, un’idea di quante magliette hai raccolto finora? “Attualmente le maglie dovrebbero essere circa 700, di 500 squadre differenti (difficilmente, infatti, ho più di una tenuta da gioco per club). Le divise sono soprattutto latinoamericane (Messico compreso) ed europee – ma ne ho di squadre di tutti e cinque i continenti, Attenzione, però: in questa voce non sono comprese le magliette di squadre brasiliane (Corinthians a parte) che utilizzo per fare scambi o per regalare ai miei amici. Nella mia collezione, per quanto riguarda l’Europa, ci sono però alcune lacune: mi mancano maglie di squadra albanesi, lussemburghesi, lettoni e sanmarinesi, per esempio”.
Quali sono le maglie più prestigiose che hai? Se non è un segreto, naturalmente. “La mia risposta ti sembrerà un po’ “politica”, e di questo mi scuso. Ma ogni maglietta ha la sua storia. Di solito, si definisce “prestigiosa” la casacca vestita da un giocatore importante, oppure il pezzo raro. Io, però, ho altri criteri di valutazione. Come ho già detto, ogni pezzo della mia collezione è collegato a un amico, ha un valore affettivo. Per questo, li considero tutti importanti: ciascuno è legato a una persona, a una storia, a un amico con cui, magari, c’erano problemi di comprensione linguistica, che però erano superati dal linguaggio universale del calcio. Insomma: amo ricordare piccoli dettagli, ricordi personali. Per esempio, la prima maglia della mia collezione: la casacca del Torino, che mi è stata inviata da una cara amica, Fiammetta, quando Leo Junior giocava nella squadra granata. Oppure la divisa dell’Anderlecht: me l’aveva procurata, poco tempo dopo, un amico belga che stava in Brasile”.
Il collezionismo fa, dunque, nascere amicizie… “Sì. Sono nati rapporti, alcuni di questi molto importanti. Speciali. Ho citato Fiammetta di Torino (che ho avuto modo di incontrare in Brasile); mi piace ricordare anche Remo. E Roberto Stramare di Busto Arsizio: quasi 30 anni di amicizia, scambi e molto calore: anche se finora non ci siamo mai incontrati, i nostri legami sono molto forti. Forse anche i nostri figli potranno condividerli”. Insomma, da pen pal ad amici di famiglia… Altre storie interessanti? “Tante. Ne vorrei citare alcune”. Prego… “Era la fine degli anni ’80. Un giorno ho scritto una lettera a Tempo, settimanale di Belgrado, presentandomi come un collezionista brasiliano in cerca di amici nell’allora Jugoslavia. Ho ricevuto decine di lettere. Ho iniziato una corrispondenza con Armenija, una ragazza di Stolac (in Bosnia). Circa un anno dopo, è scoppiata la guerra dei Balcani. Sono venuto a conoscenza che Armenija e la sua famiglia erano stati costretti a fuggire dalla città in cui vivevano, senza portarsi dietro nulla. Così le ho inviato alcuni vestiti e scarpe – cose molto semplici – al suo nuovo indirizzo. Non so se tutto questo sia stato davvero utile, ma la ragazza mi ha ringraziato, ritenendo importante il gesto di solidarietà più che il suo contenuto. Altro amico importante conosciuto grazie al collezionismo è Wolfgang, austriaco di Linz, appassionato del Brasile. Abbiamo iniziato a scambiarci qualche e-mail all’inizio del 2002; lui mi ha espresso il desiderio di venire a San Paolo. E’ molto raro che le persone che conosco decidano di visitare il Brasile. Ma Wolfgang lo ha fatto, per seguire partite di calcio di ogni divisione, da quelle più importanti a quelle minori. E, da allora, viene tutti gli anni. E, se inizialmente non se la cavava un granché con il portoghese – a fare da interprete tra di noi era una sua amica brasiliana – ora lo parla benissimo. E, naturalmente, gli scambi di magliette tra di noi proseguono. Pochi anni più tardi”, prosegue Rezende, “ho conosciuto un amico colombiano, che considero uno dei maggiori collezionisti di maglie del mondo: Gustavo Adolfo di Medellín, che ha più di 3.500 casacche. Altri amici-collezionisti che vorrei citare sono Barry, scozzese che vive in Inghilterra, Anton (russo) Sergey (ucraino) e Rolando Jiménez, ex calciatore messicano e oggi professore universitario, che ha scritto un libro sul calcio nella sua città, San Luis de Potosí”.
IMAGENS.MÁQUINANOVA.09.01.12 105serra negra 008Tutte esperienze positive, dunque? “La maggior parte sì. In generale, i collezionisti sono appassionati e generosi. Però attenzione: in questo ambiente ci sono anche persone senza scrupoli. Soprattutto se lo fanno per soldi. In altri termini, c’è chi mente, falsifica o sopravvaluta i suoi pezzi e magari non manda indietro l’oggetto promesso”.
Hai parlato delle trasformazioni dovute a internet: come cambia la vita del collezionista con i social network? “Beh, oggi su internet ci sono gruppi dedicati, che mettono in comunicazione molto facilmente gli appassionati. Ma personalmente – anche sui social network – preferisco ancora seguire il vecchio “passaparola” e ingrandire la rete di relazioni grazie alle indicazioni di altri amici. Perché è vero: i social network hanno anche accelerato i contatti. Ma hanno anche reso le amicizie più superficiali”.
Per finire, non possiamo evitare di chiedertelo: la tua favorita per i Mondiali? “Penso che ci siano squadre di buon livello, ma penso che Spagna, Germania e Argentina siano più avanti delle altre”. E il Brasile? “Non mi convince, come del resto nel 2010. La squadra dipende troppo da Neymar, e mancano le alternative e i cambi. In più, Scolari insiste con alcuni calciatori di sua fiducia, come Julio César e Fred, che non stanno bene, ma occupano posti che potrebbero essere assegnati ad altri giocatori più in forma al momento delle convocazioni”. Le possibili sorprese? “Il Belgio, la Colombia e una squadra africana, anche se non penso che possano vincere i Mondiali”.

Guido Berger

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »