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Giorno -1: anche a Sochi, il protagonista è… Blatter

6 febbraio 2014 • Sport news

Da Rio a Sochi la musica non cambia: a trovarsi sotto i riflettori è sempre lui, l’immarcescibile Joseph Blatter. Il presidente della Fifa, in qualità di membro del Cio, è naturalmente in Russia per la riunione del Comitato internazionale olimpico che precede i Giochi Olimpici invernali. E, dal Mar Nero, non ha mancato di far parlare di sé. In pratica, Blatter a chiesto al Cio di abolire il limite di età per i suoi componenti, che è di 80 anni per i membri entrati prima del 1999 e di 70 anni per gli altri. Conoscendo il vecchio Colonnello, la richiesta è almeno un pochettino interessata: Blatter ha infatti 77 anni, ma a mollare non ci pensa neppure. Lo ha fatto capire di recente, quando non ha escluso una sua prossima ricandidatura alla presidenza della Fifa. Dovrà, probabilmente, battere il suo ex pupillo Michel Platini, ora alla presidenza dell’Uefa, che scalpita per prendere il suo posto (anche se, finora, l’unico candidato è un altro francese: Jérôme Champagne, ex vicesegretario della Fifa). Certamente, il vallesano si sente sicuro, se ha sfruttato il palcoscenico di Sochi per chiedere l’abolizione dei limiti di età. Tant’è che il vecchio Seppli si è proposto (o imposto, vedete voi) come protagonista di questo giorno “-1” dei Giochi della neve, insidiando il palcoscenico agli atleti.

Giorno “-1” si è detto: per i meno avvezzi al gergo olimpico, si indicano con il segno “meno” tutte quelle giornate di gara (rigorosamente preliminari, cioè senza medaglia) che, ai Giochi, si tengono prima del “giorno zero”, cioè quello della cerimonia di apertura. Un’abitudine, questa, che è normale nelle rassegne olimpiche estive (dove è di solito il calcio a iniziare due o tre giorni prima dell’accensione della fiamma), ma decisamente inusuale a quelli invernali. Ma c’è molto di inusuale a Sochi. A cominciare dalla location scelta da “zar” Volodija, alias Vladimir Putin: una località costruita, ai tempi dell’Urss, come luogo di vacanze marine per la classe lavoratrice sovietica e imposto poi come centro montano. Non è la prima volta, certo: l’ultima edizione dei Giochi della neve si è svolta a Vancouver, che si affaccia sul mare. Ma la città canadese non è certo nota per essere una Rimini o una Viareggio.

Capitolo controlli: non sono certo mancati ad Atene, a Torino, a Londra, e spesso sono stati anche estenuanti. Ma a Sochi è tutto più rigoroso e controllato: accredito per andare al parco olimpico, doppio accredito per alcuni eventi – una rigidità che ha esasperato qualche collega. Tu chiamala, se vuoi, sicurezza. Tanto più che a Sochi, le minacce non mancano. Sono gli strascichi delle guerre caucasiche a generare allarme: a metà gennaio, per esempio, due guerriglieri ceceni avevano minacciato un “pacco sorpresa” sui Giochi. Per non parlare delle lettere minatorie spedite ad alcuni atleti: ultima in ordine di tempo la minaccia di rapimento a due atlete austriache: Marlies Schild, pluridetentrice della coppa del mondo di speciale e primatista assoluta di successi nella specialità (35), e Janine Flock, campionessa europea di skeleton. Prima dell’Austria, a essere minacciati erano stati i comitati olimpici ungherese, americano, tedesco, sloveno, ceco, slovacco, e anche il Coni (a più riprese). D’altra parte, secondo rumours piuttosto accreditati, sarebbero stati allontanati arbitrariamente da Sochi vari ceceni e daghestani: se l’indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di uno sgombero forzato. Temporaneo, certo, ma per nulla rispettoso dei diritti individuali.

Yorniamo ai controlli, ma di altro tipo: quelli antidoping. Armin Zöggeler si è trovato i segugi della Wada alle costole, per un test a sorpresa. Ma la vera indiescrezion è un’altra: secondo il giornale estone Postimees, che cita una fonte anonima, ci sarebbero due atleti positivi. Non a Sochi, però, ma a… Torino. Il Cio avrebbe testato nuovamente campioni relativi ai Giochi del 2006. E potrebbero (il condizionale è doppiamente d’obbligo) esserci cascati Andrus Veerpalu e Kristina Smigun. Sarà vero? Oppure una burla? Lo scopriremo solo vivendo.

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Intanto, le gare sono iniziate. Se escludiamo Blatter, la protagonista di questa prima giornata è un’altra svizzera: Isabel Derungs, che ha trionfato nella prima serie dello slopestyle (disciplina nuova di zecca ai Giochi) ottenendo la qualificazione diretta con 87,50 punti. Non in gara, ma nelle prove della discesa libera, si è fatto notare il “veterano” Bode Miller, che con un tempo di 2’07”75 ha preceduto il rossocrociato Patrick Küng di tre centesimi. Migliore degli azzurri Christof Innerhofer, quinto a 69” da Miller. Le prove della libera vanno, comunque, sempre prese con il beneficio dell’inventario: soprattutto a Sochi, dove gli atleti hanno più che altro studiato il percorso. Molto impegnativo, pieno di curve che sembrano non dare fiato. Ad avere più problemi sono state le donne: le prove sono state addirittura fermate dopo che la terza atleta era giunta al traguardo. Irregolarità sono state rilevate nel’ultimo salto. Troppo tardi per Dada Merighetti, che è caduta malamente. Gli esami hanno escluso ciò che si temeva di più, e cioè lesioni alle ginocchia: “solo” una contusione ossea. Non parteciperà alla seconda prova: dovrebbe recuperare per la gara. L’austriaca Anna Fenninger, con 1’41”73, ha poreceduto di 21 centesimi la rossocrociata Fränzi Aufdenblatten e un’altra veterana a stelle e strisce, Julia Mancuso; solo ottava Lara Gut.

Altra protagonista della giornata, Elena Isimbaeva. No, non equivocate: Elena non fa parte dello sparuto gruppo di atleti che passa con encomiabile disinvoltura dagli sport estivi a quegli invernali. No: la primatista mondiale dell’asta è stata cooptata alla carica simbolica di “sindaco” del villaggio olimpico. Carica che svolge davvero bene, con molta charme, mentre sta portando avanti la maternità.

Infine, una rinuncia: quella della cinese Jing Yu, campionessa del mondo di pattinaggio di velocità – sprint nel 2012 e 2014, che non parteciperà alle prove a cui era iscritta (500 e 1.000 metri) per un infortunio a un’anca.

Clemente Isola

La foto di Sepp Blatter è di Ricardo Stuckert/Agência Brasil (licenza Creative Commons)

 

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