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Bordate d’autore


Ryan Giggs. 40 anni… e non sentirli

29 Novembre 2013 • Bordate d'autore, Senza categoria, Sport newsComments (0)

Ryan Giggs compie 40 anni. E li festeggia allenandosi regolarmente: si concederà solo una sobria bicchierata in famiglia. Niente festa con i compagni: “è solo un giorno come un altro”, ha detto il mancino gallese, che solo due giorni fa ha inanellato una prestazione superba in Champions League, contribuendo al trionfo del Manchester United a Leverkusen: 5-0 al Bayern e qualificazione anticipata.

Giggs, padre inglese e madre gallese è nato a Cardiff con il nome di Ryan Joseph Wilson; all’età di 16 anni, dopo la separazione dei genitori, ha deciso di prendere il cognome della madre. Approdato alle giovanili del Manchester United nel 1987 (dopo un passato nei rivali del City) ha esordito in campionato il 2 marzo 1991 in maglia rossa. Da allora, non ha più lasciato la squadra di Sir Alex Fergusson, divenendone una bandiera.

Più controversa la sua carriera in Nazionale: dopo aver esordito nella under 16 inglese, ha poi optato per il Galles, dove ha giocato fino al 2007. Una scelta che, da sola, avrebbe potuto eternarlo come eroe nazionale gallese. Se non che, nel 2012, Giggs ha scelto di partecipare alla controversa operazione “Team Gb”, la prima partecipazione dopo molti anni di una nazionale “britannica” ai Giochi olimpici. Nonostante la comprensibile opposizione della federazione gallese, Giggs si è unito all’estemporanea  selezione britannica con la fascia di capitano. La scelta – solo attenuata dalla scelta di non cantare God Save the Queen – non è stata dimenticata dai tifosi gallesi, che domenica scorsa lo hanno contestato, nel corso del match di Premier League fra Cardiff e Manchester United, terminato 2-2.

Di certo, Giggs andrà avanti a giocare (ad alti livelli) finché potrà. David Moyes, allenatore del Manchester United si è affrettato ad affermare che sicuramente, al termine di questa stagione, ne potrà giocare sicuramente un’altra. Una dischiarazione obbligata, quella di Moyes. In Inghilterra ancora ricordano la domanda di Joe Smith, allenatore del Blackpool, a un trentadueenne Stanley Matthews: “te la senti di giocare altre due stagioni?”. La domanda è entrata nella storia come involontario esempio di scarsa lungimiranza: Sir Stanley ha vinto il Pallone d’oro a 41 anni e ha giocato fino a 50.

Roderick Lewis

 

 

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L’addio dei Santos: dopo Djalma, scompare anche Nilton

28 Novembre 2013 • Bordate d'autore, Senza categoria, Sport newsComments (0)

Non c’è più, il Råsundastadion. Non c’è più. E’ stato abbattuto, lo stadio del primo trionfo brasiliano in Coppa Rimet. Ma oltre le nubi, dove non esiste dolore, deve esserci qualcosa di simile. E questo stadio celeste, ultimamente, è piuttosto affollato. Lo scorso 23 luglio, nei suoi spogliatoi, si è presentato Djalma Santos, il lateral eterno, che aveva lasciato questa terra per una severa polmonite e insufficienza respiratoria. Poi era stata la volta di Nilton “Newton” De Sordi, la cui avventura terrena si era chiusa il 24 agosto, al termine di una lunga, travagliata convivenza con il morbo di Parkinson: lui, De Sordi, il terzino titolare del 1958, che aveva giocato tutte le partite tranne la finale. Sostituito proprio da Djalma Santos. Destino. Il giorno dopo era toccato Gilmar, al secolo Gylmar dos Santos Neves, l’unico portiere ad avere vinto due Mondiali. Già paralizzato per un ictus, l’estremo difensore del Corinthians, del Santos e della Seleçao era stato stroncato da un infarto.

Nilton Santos

E ora, come obbedendo a una trama misteriosa, se n’è andato un altro tassello di quella mitica difesa: Nilton Santos, al secolo Nilton dos Santos, A Enciclopédia do Futebol. Nilton il genio, il fluidificante, da tempo colpito da Alzheimer. E’ morto a Rio, nel quartiere di Botafogo, dove i suoi occhi bambini avevano scoperto il mondo. Destino. Anche lui se n’è andato per insufficienza respiratoria, come il suo “gemello” di fascia, Djalma.

Ce lo vediamo, ora, scalpitare negli spogliatoi del Råsundastadion celeste, mentre abbraccia i compagni, mentre abbraccia Djalma – nessun legame parentale, eppure due fratelli, ognuno a guardia della sua fascia – mentre abbraccia Gilmar, il portierone… mentre abbraccia Mané Garrincha, al secolo Manoel Francisco dos Santos, il fuoriclasse che lui stesso scoprì. Quattro dos Santos – Djalma. Nilton, Gilmar e Garrincha, chiamati a far divertire i Santi, nel Råsundastadion celeste. 

Guido Berger

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Hasselbaink: “meglio evitare il Belgio”

26 Novembre 2013 • Bordate d'autore, Sport newsComments (0)

“Meglio non giocare con il Brasile, perché è il paese ospitante. Argentina e Germania sono sempre difficili da incontrare. E con il Belgio è una partita speciale, quindi non vorremmo giocare neppure con loro”. Non è così sorprendente che Jimmy Floyd Hasselbaink, in un’intervista al sito ufficiale della Fifa, abbia accomunato il Belgio a Brasile, Argentina e Germania. Perché i “tulipani” hanno sempre sofferto i loro vicini meridionali: aria di derby. Ma soprattutto perché l’ex nazionale olandese, nonché ex globetrotter del calcio europeo, allena il Royal Antwerp Football Club (cioè l’Anversa) e, quindi, conosce bene il football belga. “Al momento hanno una formazione migliore della nostra”, sostiene Hasselbaink.

 

La formazione belga prima di unìamichevole contro gli Stati Uniti, lo scorso 29 maggio

La formazione belga prima di un’amichevole contro gli Stati Uniti, lo scorso 29 maggio

 

Il Belgio, insieme a Brasile, Spagna, Svizzera, Germania, Argentina, Colombia eUruguay, sarà testa di serie al sorteggio del prossimo 6 dicembre. Un criterio, quello che ha portato alla scelta delle squadre top, che ha fatto arricciare il naso a parecchi tifosi in tutto il mondo: per comporreil cosiddetto “slot 1”, si è infatti utilizzato un criterio tennistico (cioè il ranking Fifa), fatto salvo il diritto della Spagna campione del mondo (comunque largamente in testa alla classifica progressiva) e del Brasile ospitante (attualmente all’undicesima posizione). Il criterio ha escluso dal novero delle teste di serie squadre come l’Olanda vicecampione del mondo. Che potrebbe rischiare di trovarsi subito il Brasile padrone di casa. O, appunto, il sorprendente Belgio.

Guido Berger

 

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A World Cup for Brazil and a ‘Superbourse’ for China?

13 Luglio 2013 • Bordate d'autore, Cinque cerchi e un palloneComments (1)

Ernesto Gallo and Giovanni Biava. One year ahead of the World Cup, football fever is already gripping Brazil, which has thrashed world champion Spain in a memorable 3-0 win in the Confederations’ Cup final. China, despite huge investment, has not made it to the event, after losing the key match in ‘tiny’ Jordan.

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