MENU

Un alto progetto culturale

13 giugno 2014 • Mi mangio i mondiali

Brasile-Croazia 3-1 

 

Di solito, agli inni pre-partita mi alzo in piedi. Anche quando sono solo, a casa mia. Anche quando sono en déshabillé. Naturalmente non ho fatto eccezione per Brasile-Croazia. Mi sono persino commosso, quando – finita la musica – giocatori e pubblico hanno continuato a cantare l’inno. Fantastico. I brasiliani sono un grande popolo. Soprattutto, sono un popolo.
Brasile-CroaziaFinisce l’inno e mi siedo. Inizio a dire, sottovoce: “sono a dieta, sono a dieta, sono a dieta, sono a dieta, sono a dieta” come in una filastrocca. Tanto per autoconvincermi. La voglia di andare al frigorifero è grande, ma si riduce allo zero quando l’arbitro fischia l’inizio. Sono abituato a vedere le partite dal primo al recupero. Ininterrottamente. Senza distrazioni. Quindi, una volta che la partita ha preso il via, non mi muovo più dal televisore. Volo di colombe. Poi, l’arbitro Nishimura fischia. Sono fuori pericolo. Mi avvento sullo snack accompagna-partita che mi sono concesso: un’insalatina scondita, pochi fagioli (tanto per darmi un apporto proteico), carotine color maglia dell’Olanda tagliate a spicchi e un po’ di pane, rigorosamente integrale. Da bere, acqua del rubinetto.

Il Brasile si dimostra subito lento e impacciato. Io, invece, sono velocissimo: al terzo minuto ho già fatto fuori tutto. Acqua compresa. E quando lo sventurato Marcelo insacca la palla nella sua porta, iniziano i languorini allo stomaco. Il Brasile si fa più aggressivo, anche se non è sicuramente bello a vedersi: non è il solito Brasile, e io l’avevo detto fin da tempi non sospetti. Hulk non mi convince, e Fred non si è ripreso completamente dall’infortunio. Un po’ come me: quanto tempo ci metterò a riprendermi dalla dieta? Mentre questi pensieri mi attanagliano, Neymar la mette dentro. 1-1. La partita è ora apertissima e piena di insidie. E io ho l’insidia dell’intervallo: quando le squadre vanno al riposo, torna la voglia di frigor. Poco prima della fine del primo tempo, ooooohhh… l’arbitro traccia, per la prima volta, la linea della barriera con lo spray bianco, che dopo un minuto circa si autocancella. Datemi del fissato, ma a me quella linea bianca fa balzare in testa lo zucchero a velo della Torta Paradiso. Menomale che è il 42′: fra poco c’è l’intervallo.
E l’intervallo arriva. Cedere… sento che sto per cedere… sento che sto per cedere.
boltCon un balzo alla Bolt, quando è ai blocchi di partenza e sente lo sparo, vado in bagno e mi lavo le mani. Questo è un chiaro segnale: sto andando in cerca di cibo. Trovo dei dolcetti al cocco che ho preso al supermercato. Li porto, con aria di trionfo, vicino al televisore. Cocco, eh – quindi c’è anche un aggancio con il Brasile. Ho un’idea: perché non farmi anche una caipirinha? Così il collegamento con i mondiali e con la squadra verdeoro diventa chiarissimo. Trasparente.

Con la velocità di un lampo, la “scappatella” mangereccia si trasforma in un progetto culturale. E alla cultura non si dice di no. “Non è uno strappo alla dieta, ma un’operazione di alta formazione”, ripeto sottovoce, con lo stesso tono con cui, prima del fischio d’inizio, ripetevo “sono a dieta, sono a dieta, sono a dieta, sono a dieta, sono a dieta”.
CaipirinhaZittisco i sensi di colpa. Un conto è cedere alle debolezze del cibo, un conto è sospendere scientemente una dieta per motivi culturali.
Per fare una caipirinha c’è bisogno di quattro ingredienti: cachaça, lime, zucchero bianco e ghiaccio. Il ghiaccio ce l’ho. Lo zucchero ce l’ho, e non è quello dello spray. Il lime non ce l’ho, ma lo sostituisco con un limone: più o meno… Non ho in casa neanche la cachaça… va bé, la sostituirò con la grappa.
Mi dirigo in punta di piedi – stile Gatto Silvestro quando vuole catturare Titì – verso il mobiletto dei liquori, e lì ho un colpo di genio. Invece della grappa, al posto della cachaça metterò la rakija che il ragionier Bestetti del piano terra mi ha regalato l’anno scorso, dopo un viaggio in Croazia – lui porta sempre regali ai condòmini, è così gentile. Così, l’alta operazione culturale sale di grado. Brasile e Croazia in una solaRakija bevanda. Dentro al mio bicchiere da cocktail c’è già l’intera partita. Tutta, tranne l’inadeguato Nishimura, il cui arbitraggio è per lo meno scandaloso. Non solo perché concede un rigore inesistente al Brasile (ho il mito della Seleção, quindi mi dà fastidio vederla vincere in questo modo), ma anche perché proprio ne azzecca davvero poche. A proposito di rigore: quando Neymar trasforma, ho già finito tutto: dolcetti al cocco e caipirinha fusion.
Al definitivo 3-1 di Oscar – una “puntata” bella e buona: a noi da bambini, se tiravamo di punta ci sgridavano! Ma lui ha segnato, non puoi dirgli niente – ho già in mente la roadmap del progetto culturale. Che, da estemporaneo, deve diventare strutturato. Lo proverò ancora, l’abbinamento Mondiali-cibo, ma questa volta in modo meno arrangiato. La prossima partita che mi vedo tranquillo a casa, voglio cucinarmi un manicaretto per squadra in campo. Ben innaffiato da bevande scelte ad hoc.
Ma qualche volta dovrò pur andare al Circolino, tanto per non destare sospetti. Dovranno credere che la dieta prosegue, finché non tornerò a mettere su chili.
Chi è che sta dicendo che dovevo provare il record dell’ora, come Moser a Città del Messico? Ehm, vero, l’avevo detto. Scusami tanto, Francesco, ho sospeso la prova. Ma c’era troppo vento contrario.

Related Posts

One Response to Un alto progetto culturale

  1. Domenico Megali ha detto:

    Gran bel pezzo dovresti tenere un blog tuo su cui pubblicare questo genere di articolo. Potresti farne soldi. Prendi un raccoglitore e raccogli questo pezzi. Possono diventare un libro e diffondi sui tuoi social. ma con molta attenzione 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »