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Il Mondiale apre in un Brasile nel caos con tagli alle spese sanitarie, scuola e trasporti

30 maggio 2014 • Affari & Persone

A poco più di due settimane dall’inizio dei Mondiali di calcio non si placano le tensioni sociali in Brasile. E’ cronaca di questi giorni una manifestazione popolare, contro la realizzazione dell’appuntamento sportivo degenerata in scontri con la polizia, attorno allo stadio di Brasilia. La strada verso il torneo iridato continua a essere caratterizzato da disordini e polemiche. Dagli scioperi degli autisti e bigliettai del trasporto pubblico a Salvador – con milioni di persone lasciate a piedi ai disagi subiti a Sao Luis, dove si è fermato il 100% della flotta di autobus mentre Rio de Janeiro continua a vivere giornate di paura con nuovi scontri a fuoco tra agenti e narcos nella zona ovest di Santa Cruz –  che hanno provocato quattro morti.

10325726_771883292835409_4001376213164668131_nMi sono spaventata molto”, dice Maiza Furtado, giornalista free lance collaboratrice della nostra testata e di alcuni giornali locali anche sul web rientrata da poco dal Brasile, “quando sono arrivata là guardare il tg e leggere i resoconti quotidiani di scontri e scioperi mi ha fatto capire che la realtà brasiliana percepita da noi in Italia e in tutto il resto del mondo è assai diversa dalla cronaca vera. Da quello che accade. Anche se siamo informati attraverso i media e attraverso le cronache dei molti giovani report e giornalisti free lance che stanno realizzando corrispondenze con molte testate europee, soprattutto sul web, da lontano molte cose non si vedono. Le tante aspettative sul Brasile Paese del futuro, Brasile Paese proiettato a conquistare un posto importante tra gli Stati più all’avanguardia del millennio, si sono infrante in una realtà imprevedibile. E finalmente anche la gente brasiliana ha capito che non era vero. Che quel sogno iniziale è svanito lentamente. I brasiliani si stanno svegliando e hanno imparato a manifestare e chiedere i propri diritti”.

Tra le tante falsità che il Governo brasiliano ha ostinatamente reiterato nel corso degli ultimi sette anni sia con il presidente Lula e il suo ex ministro dello sport Orlando Silva Junior, sia con l’attuale presidente Rousseff la più grave riguarda gli investimenti. “Certo”, prosegue Maiza Furtado, ” avevano promesso e assicurato che gli stadi e le infrastrutture per i mondiali che sarebbero stati costruiti con investimenti e iniziative private. Invece negli ultimi 4 anni abbiamo visto che i soldi non sono privati ma pubblici. E sono tanti 23 miliardidi real.

“Dopo l’aumento del 15% del costo dei trasporti pubblici dello scorso anno, rientrato e poi ritornato in auge, che aveva dato il pretesto alle prime importanti e gravi manifestazioni contro il Governo”, procede Furtado, ” si è proseguito con tagli alla sanità e soprattutto tagli all’educazione. Trasporti, sanità e pubblica istruzione sono tre importanti settori per la popolazione non solo delle grandi città ma anche delle regioni più lontane ai centri di potere”.

Stipendi congelati, quindi, per insegnanti e medici, oltre alla carenza di medicine basilari per la popolazione, sono state le voci tagliate per ricavare le risorse (alla fine dei Mondiali non saranno meno di 30 miliardi di real) da destinare alle infrastrutture. Non solo gli stadi. “Erano stati previsti nuovi aeroporti o la ristrutturazione di quelli esistenti, investimenti nei porti e nelle strutture viarie di grande comunicazione”, prosegue la collaboratrice di buongiornobrasile.com. “Gli economisti avevano associato i Mondiali a uno sviluppo delle infrastrutture che invece sono state e saranno pagate dalla popolazione”.

Ma come ha reagito la gente ai Mondiali? Ne sta pagando solo i costi? Cosa rimarrà dopo i Mondiali ai brasiliani? “Inizialmente gli stati del nord est quelli più poveri hanno avuto impatti positivi dal punto di vista dell’immagine. All’inizio il Mondiale e la sua organizzazione è stato percepito come un regalo per il popolo”, prosegue Maiza, “Un evento che avrebbe contribuito a fare conoscere un Brasile sconosciuto. Dal punto di vista economico e sociale il Mondiale è stato vissuto come portatore di lavoro in modo diffuso, sia nella costruzione di opere pubbliche sia nelle infrastrutture. Ma poi l’illusione è svanita. Anche le popolazioni degli Stati più periferici hanno iniziato a manifestare perchè si sono accorti che venivano a mancare servizi primari come quello scolastico e sanitario mentre le code e le fila delle persone per iscriversi a scuola o per fare un esame del sangue aumentavano a dismisura. Secondo i recenti dati di Datafolha  – http://datafolha.folha.uol.com.br/– per il 55% della popolazione del Mondiale è stato un sbaglio, non ha portato benefici. La stragrande maggioranza della popolazione brasiliana è convinto inoltre che  le infrastrutture civili come porti, aeroporti e strade avrebbero dovuto essere realizzate prima che l’organizzazione iniziasse a fare stadi e strutture sportive. E invece molte cose sono in corso d’opera e verranno terminate a Mondiali conclusi”.

Ma a pochi giorni dal fiuschio di inizio il sentiment della popolazione qual è? “La gente è esasperata e in giro c’è solo ancora un gran caos dagli aeroporti ai supermercati”, conclude Furtado. “Le telecomunicazioni invece che migliorare sono peggiorate. Internet anche là dove prima andava veloce con una rete molto ben diffusa, ora va male come a San Paolo. Quando tutto questo è iniziato il brasiliano medio era orgoglioso, poi le manifestazioni prima di pochi e poi di tanti hanno reso pubbliche le carenze e le cose che non andavano. Hanno aperto gli occhi a tutti. Oggi si esce di casa per andare a lavorare e non sai se ci arrivi non ne hai certezza non sai nè se arrivi nè a che ora. Non sai se le lezioni a scuola inizieranno, se ci saranno gli insegnanti e non sai se quel medico potrà visitarti e a che ora visto le file di attesa”.

Ma ci guadagnerà? “Certo il settore dell’edilizia ha già guadagnato parecchio. Un recente documento del Governo prevede che nei prossimi dieci anni in Brasile si costruiranno 30 milioni di abitazioni. Una cifra pazzesca, inesistente. Inoltre ci guadagna certamente il turismo e i settori a esso collegati che godranno di questa manifestazione così come gli eventi nei prossimi anni fino alle Olimpiadi del 2016”.

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