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Da Atene a Stoccolma

16 febbraio 2014 • Olympic Graphics

olimpiadi-poster-Fig 51896 Atene

di Paolo Cagnotto. La prima olimpiade dell’era moderna si disputa ovviamente ad Atene, in Grecia, completamente diversa da come siamo abituati a vederla. Dalle cronache di allora rimangono alcuni capisaldi, come la dichiarazione ufficiale di apertura dei Giochi con la stessa formula di oggi e altre piccole cose, gareggiarono solo dilettanti, sportivi per hobby (proprio come li intendeva il suo ispiratore, De Coubertin). Il medagliere annota solo il primo e il secondo arrivato nelle nove discipline scelte. Il manifesto che solitamente viene proposto, non è altro che la copertina del rapporto ufficiale del Comitato Olimpico, perchè fino ai Giochi di Stoccolma non fu mai realizzato un poster dei Giochi. La grafica della copertina, in bicromia, richiama gli antichi giochi di Atene, con una figura femminile pronta a consegnare le foglie di alloro al vincitore. Così erano le corone che cingevano il capo degli imperatori e dei consoli Romani, dei vincitori, ma anche dei poeti e dei letterati.  I Greci lo consacrarono ad Apollo, l’aroma sottile e penetrante richiamava le capacità profetiche di questo dio e delle sue sacerdotesse. In un cornicione nella parte alta del manifesto è visibile il richiamo ai primi giochi, Sulla base del pavimento sul quale poggia la colonna la scritta in francese che sottolinea l’internazionalità della competizione e la scritta che vola sulla destra: Olimpiade di Atene con caratteri ripresi dall’antico alfabeto greco.

 

 

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Parigi Fig. 7

 

1900 Parigi

Evento collaterale alla grande Esposizione Universale, la seconda olimpiade, disputata in Francia, in casa dell’ispiratore dei giochi, a quanto risulta dalle cronache del tempo, fu un vero flop (come si direbbe oggi). Qui siamo in presenza di un manifesto (autore Jean Pal) che è però il poster dell’esposizione Mondiale di Parigi. Una medaglia giganteggia nel centro del manifesto, occupandone quasi tutto lo spazio. Alla base l’orgoglio francese della Tour Eiffel circondata dalle costruzioni e da quanto messo in piedi per l’Esposizione Universale. La stessa scritta, più  appariscente dell’olimpiade stessa è incisa sulla medaglia raffigurante la Vittoria Olimpica. Solo in testa al manifesto appare la scritta in francese Jeux Olimpiques, con abbinamento di colori e lettering quanto mai accartocciato, frivolo quanto basta per rispecchiare il momento giocoso rappresentato dall’avvenimento Esposizione. In questo caso l’artista rimane anonimo. La grandiosità dell’Expo, con l’inaugurazione della metropolitana di Parigi fu la più sontuosa della storia ed è  in netta contrapposizione con l’asetticità del manifesto. Comunque appare più moderno proprio per questo, lineare, sembra quasi interpretare o anticipare il segno energico di almeno vent’anni dopo; nulla a che vedere con il gusto della dilagante belle epoque. Un peccato che non ci si sia serviti dei grandi maestri di allora per ricordare la manifestazione.

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1904 St.Louis

Anche per questa edizione, e lo sarà anche per la successiva, la logica fu quella di abbinare i giochi all’esposizione che celebrava il centenario del passaggio della Louisiana agli Stati Uniti. Per la prima volta, in omaggio ai partecipanti statunitensi delle prime edizioni, i Giochi si svolsero oltre oceano. Sempre dalle cronache del tempo si evince che la partecipazione degli atleti non fu massiccia  e in alcune discipline, visto che gareggiavano solo atleti americani, la stessa gara aveva la doppia valenza di titolo nazionale e vittoria olimpica. L’art poster di fine secolo (versione americana dell’art noveau europea) con un po’ di commistione western è la tecnica usata per il manifesto dell’edizione del 1904, anche in questo caso si tratta della copertina del programma della St. Louis mundi fiera (designer St. John). Molto somigliante alle locandine degli spettacoli di Buffalo Bill e gli indiani a caccia di bisonti nei circhi.

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1908 Londra

Non essendo stata molto convincente l’edizione precedente dei giochi, si decise di riportare la competizione in Europa e, nonostante l’abbinamento all’Esposizione Internazionale di Londra, gli storici rimarcano come l’organizzazione inglese riporta l’evento alla sua solennità. Perfino Re Edoardo VII fece da giudice in molte gare e per la prima volta venne allestito il villaggio olimpico. Dinamica la grafica inglese che però mescola nella stessa immagine cornici vittoriane con un disegno illustrativo di un gesto atletico molto pittorico, quasi da grafica filatelica, di un atleta colto nell’attimo del suo gesto sportivo. L’impressione che ne deriva è diviso a metà fra l’insegna di un pub e una palina indicatrice di un campo di cricket. Il letterina, così come lo intendiamo, è inesistente perchè  anche in questo caso si tratta della copertina del programma dei Giochi (artista As Cope).

 

olimpiadi-poster-Fig 10Il primo vero manifesto olimpico

1912 Stoccolma

Furono fatti veramente molti passi avanti nell’organizzazione generale dei giochi. Apparve per la prima volta la bandiera olimpica. Molte le novità tecniche introdotte come il cronometraggio elettrico ed il fotofinish. Si entrava così  nella modernità. Dal punto di vista sociale si riscontra l’estensione della partecipazione femminile a varie discipline e da quello storico l’ultima presenza della Russia dello Zar e l’ingresso del Giappone, Finalmente spunta anche il primo manifesto olimpico. Una delle misure più importanti adottate in relazione con il lavoro di pubblicità , fu l’adozione di un poster ufficiale. Il Comitato Olimpico Svedese, durante una riunione svoltasi il 27 giugno 1911, scelse il poster di Olle Hjortzberg, della Royal Academy che rappresentava la marcia delle nazioni: ogni atleta portava una bandiera sventolante per l’obiettivo comune dei Giochi Olimpici. Il manifesto svedese dei giochi è finalmente più d’impatto: un atleta disegnato in primo piano a figura intera, nudo, per rimarcare l’antica origine ateniese dei giochi e uno sventolio di bandiere e vessilli che anticipano di parecchio l’arte fumettistica. Molto cromatismo, una grande pulizia del segno. Ispirato al movimento di disegnatori di poster del Plakatstil, nato nel 1890 in Germania. Il lettering è  chiaro e forse fin troppo colorato e monocromo, tanto da impastarsi e sparire visivamente nella parte bassa della composizione.

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