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Carissimo Brasile…

3 febbraio 2014 • Economia news, Sport news

Le grandi proteste che hanno scosso il Brasile prima della Confederations Cup sono partite da un banale aumento dei biglietti dell’autobus. Da San Paolo, a Rio, a tutto il paese, si sono riversati in piazza folle di manifestanti, in un rapido quanto incontrollabile effetto domino. Gli aumenti sono stati congelati (anche se ora Rio ci sta riprovando), ma troppo tardi. Uno dopo l’altro, come le caselle del domino, sono saltati fuori gli endemici problemi del Brasile: dalla corruzione all’alto tasso di criminalità, dalla cattiva gestione dei soldi pubblici alla recrudescenza delle reazioni della polizia. E, naturalmente, le grandi spese per mondiali e Olimpiadi. Non per niente, i cartelli “no world cup” sono diventati sempre più numerosi nei cortei di protesta. Fatto, questo, apparentemente incredibile per un paese – caso unico al mondo – in cui il calcio ha letteralmente creato l’identità nazionale.

Ora, a tutti i problemi se ne aggiunge uno nuovo, davvero drammatico: i rincari generalizzati. Non solo dei servizi gestiti dal settore pubblico, come i trasporti, ma anche vari beni di consumo. Bar, ristoranti, negozi, corse dei taxi, affitti, alberghi: dappertutto i prezzi sembrano impazziti. Lo scorso dicembre, Buongiorno Brasile rivelava (in questo articolo) che le favelas di Rio si stavano attrezzando per offrire servizio di bed & breakfast low cost ai tifosi stranieri. Questo perché le stanze di albergo hanno raggiunto prezzi folli, insostenibili anche per molti sportivi provenienti dai paesi più ricchi. Il fenomeno è ancora più incredibile se si pensa alla svalutazione del real (30% circa), che in teoria renderebbe i prezzi più economici per gli stranieri che pagano in euro, franchi o sterline. Di chi è la responsabilità? Ognuno – a torto o a ragione – la scarica su qualcun altro: sul costo della manodopera, le tasse, l’aumento imposto dai fornitori. Insomma: sembra di vedere quello che accadde a Milano, o a Roma, quando la lira fece spazio all’euro: una folle corsa verso gli aumenti che, in pochi anni, finì per raddoppiare (se non triplicare) molti prezzi. In Brasile, la situazione sembra persino peggiore. Soprattutto a Rio, dove i rincari in alcuni casi sfiorano il 400%. Altro che i prezzi dei pullman. Se ne è occupato anche il telegiornale, che ha toccato con mano l’allarme-prezzi di Copacabana, ormai più cara di New York e addirittura di Parigi. Nuove proteste in vista? Sembra di sì, dato il tam tam che si è scatenato sui social network.

I $urreal in banconote di vario taglio

I $urreal in banconote di vario taglio

Su Facebook è addirittura nata la pagina Rio $urreal – gioco di parole tra surreal e il real, cioè la moneta brasiliana – che (non siamo noi a dirlo, ma la presentazione della pagina) “divulga e boicotta i prezzi estorsivi praticati a Rio de Janeiro”. Il gruppo, nato lo scorso 17 gennaio, ha già 168 mila likeE’ addirittura sorta una moneta parallela – il $urreal, appunto – nata per scherzo da un’idea di O Globo, ma che ora rischia di diffondersi e creare una vera e propria disintermediazione valutaria. La valuta riporta da un lato il volto di Salvador Dalì, dall’altro personaggi della storia brasiliana. In ogni caso, la fan page Facebook non si limita a protestare, ma raccoglie consigli anti-rincari (per esempio, quello di portarsi la sedia in spiaggia invece che affittare una sdraio), denunce di situazioni oltre il limite, reportage sui prezzi in varie parti della città. Questo fenomeno si sta diffondendo, ancora una volta, in tutto il paese. Un paese che sembra voler crescere troppo in fretta, disordinatamente, senza che siano state create strutture adeguate, senza che si sia intervenuti per mitigare le condizioni dei meno abbienti. Un esempio di ciò che accade nella vita quotidiana in una città del Brasile (in questo caso Curitiba, una delle meno calde in assoluto) ci viene data dal sito www.scappoinbrasile.com, con un paragone molto calzante. “L’inverno milanese”, si legge nella pagina internet, “è sicuramente più rigido di quello di Curitiba, ma c’è una grande differenza. In Italia, quando sei per strada a patire il freddo, hai un solo pensiero che però ti offre una grandissima consolazione: sai che quando arriverai a casa, troverai un ambiente caldo ad aspettarti e una doccia bollente che ti farà dimenticare il gelo. In Brasile invece, non c’è nessuna differenza tra la temperatura della strada, dell’ufficio e di casa. Sei una persona priva di speranza. E questa è la cosa peggiore che ti può capitare”. Già.

A. Z.

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