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Carlo Petrini e i Mondiali dell’82 nei libri di Massimo Del Papa

6 giugno 2014 • Eventi

di Nazareno Giusti. Mentre sale la febbre dei mondiali, Massimo Del Papa, giornalista di origini milanesi, ha fatto uscire due interessanti e-book sul calcio. Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio questi lavori.

Partiamo da “Sopra un prato malato”…

“Il libro è dedicato a Carlo Petrini morto il 16 aprile 2012. Petrini, attaccante del Milan di Nereo Rocco, poi del Torino e del Bologna, rimase coinvolto nello scandalo del calcio scommesse e chiuse la sua carriera nelle serie minori, in Liguria”.

Quel Petrini che poi divenne scrittore…

“Sì, il suo libro più famoso è l’autobiografia “Nel fango del dio pallone” ma è da ricordare (e leggere) anche “Il calciatore suicidato” in cui indaga sulla misteriosa morte di Donato Bergamini”.

“Sopra un prato malato”, alla fine, raccoglie il testo integrale del monologo teatrale Sport in vena”. Come è nato questo spettacolo?

“È nato per impulso di Andrea Franchi che sta con me sul palco e, nel finale, esegue anche due pezzi cantati. Ci sentivamo spesso, ci chiedevamo cosa reciprocamente stessimo facendo; quando lui ha saputo di questo monologo, che in partenza doveva essere solo un ebook , ebbe questa idea di farne uno spettacolo completo. Ed è stato sempre lui a “stanarmi”, coinvolgendomi, contagiandomi col suo entusiasmo. Abbiamo per un po’ confrontato il rispettivo materiale via internet, e poi ci siamo trovati per provarlo”.

Lei conosceva personalmente Petrini?

“Sì, l’ho conosciuto Carlo intervistandolo per il Mucchio; poi è nata un’amicizia, fatta anche di occasioni comuni: ebbi occasione di invitarlo ad un convegno che organizzai nel 2006 ad Abbadia San Salvatore, per i ragazzi delle scuole e non solo. Poi ci furono ulteriori occasioni”.

Quale il suo giudizio sull’uomo?

“Petrini è  stato un uomo solo, coraggioso, di grande dignità. Uno che, dopo aver perduto tutto, riconquistò se stesso e il suo destino raccontando per primo, contro ogni silenzio ed ogni boicottaggio, tutto il malaffare nel calcio. Scrivere questo monologo è stato riprendere la sua voce e continuare a farla girare, a dispetto di chi non la voleva sentire. E’ come un impegno per me. Carlo non smette di avere ragione ad ogni nuovo scandalo, ad ogni nuova morte di sport”.

Passiamo al secondo e-book: “Quelli erano tempi” dedicato ai Mondiali ’82…

“Quest’altro lavoro rievoca invece la breve cronistoria di un momento di trapasso dalla fine della società industriale all’inizio del “post”. Un momento sportivo, calcistico, che per l’ultima volta riuscì a coinvolgere gli italiani in una liturgia festosa realmente nazional popolare”.

Lei dice che è stata l’unica volta che abbiamo vinto qualcosa. Perché?

“In quel caso tutti vincemmo qualcosa, ci sentimmo parte di qualcosa. Fu una festa collettiva, popolare. Dopo no”.

Quella magica sera del 5 luglio, per lei suscita anche ricordi intimi…

“Sì, la mia vita allora si schiudeva, mi avevano appena regalato un braccialetto in cuoio, la targhetta dorata col mio nome, per i diciotto anni. Passai la sera a festeggiare con gli amici del mare, la notte a rivedere tutto, da solo. La vita si schiudeva, ma era una pianta carnivora pronta a divorarmi. Adesso sono qui, sull’orlo di un’altra estate, i capelli sempre più bianchi e non ho ancora capito tutto quello che è successo. Scrivo di quelle partite, di quei diciott’anni, di quella vita che pareva schiudersi, scrivo e torno a rivedere Italia Brasile, 3-2 e tutte le lacrime sono fiumi che scorrono per cascate diverse, si mescolano, si confondono. Solo io so distinguerle. Conosco ogni ragione di quelle lacrime. Nostalgia, tenerezza e ferite. L’unica cosa che non posso fare, è trattenerle ancora”.

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