MENU

La Svizzera passa il turno. E Chiasso diventa una piccola Rio

26 giugno 2014 • Maracanà, Sport news

Rispondeteci in dieci secondi: provate a trovare un punto di contatto fra il Brasile e la Svizzera. Facile, no? Il Carnevale. Certo, non si può paragonare le sfavillanti vette carnascialesche di Rio e San Paolo a quelle di Lucerna e Bellinzona. Però, sicuramente, la Confederazione è uno dei paesi europei che più si avvicina al Brasile come approccio al Carnevale, come mentalità: sempre in piccolo, ma il grado di coinvolgimento popolare è simile, come sono forti la partecipazione popolare e l’interesse ai risultati delle gare che mettono in classifica i carri, i gruppi e le Guggen.

dsc02769Proprio un gruppo di Carnevale, i Pasctrügnoni di Chiasso (www.pasctrugnoni.ch), ha voluto organizzare presso la propria sede (che è nella vicina Balerna) un maxischermo per seguire la nazionale svizzera ai Mondiali brasiliani, in un ideale gemellaggio. Sopra lo schermo, che è dentro il capannone che ospita il materiale carnevalesco, la bandiera elvetica e quella brasileira, appaiate.

C’è di più: Paolo, giovane presidente del gruppo, e suo fratello Francesco sono reduci da una quindicina di giorni nel País Tropical, dove hanno seguito le prime due partite della Svizzera (una allo stadio di Brasilia, l’altra in quello di Salvador) e altri incontri (ai maxischermi o nei bar). Sono tornati innamorati di tutto ciò che è verdeoro. “E’ stata un’esperienza fantastica”, ci spiega Paolo: “i brasiliani sono eccezionali, ci hanno trattati davvero con grande calore e simpatia.

Un grande popolo, davvero un grande popolo. E persone che il calcio ce l’hanno nel sangue”. Come avete trovato gli stadi? “Belli e completi, diversamente da quello che solitamente si dice in Europa. Anche gli aeroporti erano efficienti e a pieno regime: può sembrare una battuta, ma lo scalo meno funzionale che abbiamo trovato sulla nostra strada è stato… Malpensa”. E la criminalità? “A Brasilia, zero. A Salvador abbiamo dovuto stare più attenti: ci sono zone problematiche e altre zone off limits. Ma, anche qui, la gente comune ti aiuta, se sei finito nel posto sbagliato: ci trovavamo in un’area evidentemente non sicura, e un uomo che stava correndo ci ha avvertiti di stare attenti. Abbiamo capito e ci siamo infilati in un taxi”.Pasc

Ci tornereste? “Torneremmo subito”, risponde senza esitazioni il presidente del gruppo. “Se arriviamo in finale, io ci torno sul serio”, aggiunge Francesco – e siamo sicuri che, se la Nati dovesse fare l’exploit, lui farebbe di tutto per raggiungere il Maracanà.

 

Qualcuno è già in partita e parla di Svizzera-Honduras di quattro anni fa. Anche quello, un incontro decisivo per il terzo turno del girone, anche lì i rossocrociati (freschi mattatori della Spagna) dovevano vincere, e con un 2-0 avrebbero reso sicuro il passaggio del turno. Ma la gara si era chiusa con uno scialbo 0-0, e la Nati aveva vanificato l’impresa contro i futuri campioni del mondo.
“Stavolta non dobbiamo fare calcoli, bisogna vincere e basta. Non dobbiamo nicchiare sperando in una vittoria della Francia. Niente numeri: solo i tre punti”, si dice nei discorsi pre-partita. Quasi tutti d’accordo. Ma un giovane tifoso, dopo pochi secondi, è già attaccato allo smartphone per fare i calcoli della differenza reti. “Noi -2, l’Ecuador zero…”, commenta, mentre calcola le diverse possibilità.
Altri, ai calcoli, preferiscono la birra: si servono da soli da un frigo: una bottiglietta, 2 franchi. C’è una cassa non presenziata: chi prende qualcosa dal frigo, mette i soldi ed, eventualmente, si dà il resto.
La partita si approssima, e lo si capisce anche perché aumenta il rumore dei petardi e del caratteristico campanaccio alpino che ogni tanto qualcuno prende e sbatacch

Ormai sono arrivati tutti: da Chiasso e dintorni, ma anche da Milano e hinterland. Giorgio, di Sesto San Giovanni, è innamorato della Svizzera fin da bambino, ed è lì per vedere il match con i cuori rossocrociati. Il momento clou è lì, a una manciata di minuti. Inni nazionali, con mini-sciarpata, coro da stadio e la partita comincia.

La Svizzera inizia bene, e Armando Ceroni si spinge a dire: “se il buongiorno si vede dal mattino…”. Si levano commenti di protesta: il telecronista della Rsi, agli europei 2008, aveva commentato la prima partita della Turchia, prossima avversaria dei rossocrociati: dopo il match si era spinto a pronosticare una vittoria della Svizzera. Risultato: i turchi avevano prevalso per 2-1. Simile la situazione in Sudafrica: Ceroni non aveva quasi fatto in tempo ad annunciare che il nuovo record di imbattibilità infranto dalla Svizzera (prima apparteneva all’Italia) e zac: in un attimo il Cile aveva insaccato subito la porta di Benaglio. Record sì, ma sconfitta che sarebbe costata cara.
Inaspettato, al 6′ arriva il primo gol. L’autore è Shaqiri, che segna da fuori area, come li sa fare lui. I Pasctrügnoni e i loro amici scattano come delle molle. Scoppiano i mortaretti. A questo punto, il pareggio tra Francia ed Ecuador andrebbe alla grande: qualcuno controlla il telefonino, presumibilmente per aggiornare la partita che si gioca in contemporanea. “Guardiola gode”, esclama qualcuno – ma finora, lo svizzero di origine kosovara, al Bayern non è stato utilizzato un granché.

Intanto, a Manaus, il campo non è un granché, e Ceroni fa notare che “è in pessime condizioni”. Ma Paolo ribatte: “il campo è così per tutte le squadre che ci giocano. E il campo, e il caldo, e l’umidità…”. Come dire: poche scuse e giochiamocela. Shaqiri sembra sentirlo, e mette dentro il secondo gol.
Arriva l’intervallo, e si pensa già all’Argentina. Qualcuno fa segno di non parlare, di aspettare la fine. Ma Aldo, non più giovanissimo, ma molto attivo nel far scoppiare petardi, non ha problemi di sorta.

Aldo, si vince con l’Argentina? “Sì!”, risponde, con un ottimismo invidiabile.
Intanto, i responsabili del gruppo approfittano dell’intervallo per mettere sulla griglia un po’ di bratwürst e di lüganighette: ce n’è per tutti, e qualcuno fa il bis – chi vi scrive si è fatto anche il tris: pardon. Mentre preparano le salsicce, i ragazzi ricevono messaggi dai loro amici che stanno assistendo alla partita allo schermo “ufficiale” del comune di Chiasso: si scambiano commenti e speranze. Il 2-0 è un bel risultato, ma se l’Ecuador passasse contro la Francia bisognerebbe iniziare a guardare la differenza reti. Tanto più che l’Honduras inizia il secondo tempo con più aggressività, si procura le sue occasioni e Palacios reclama un rigore, che ai più (e al telecronista) appare evidente. L’Honduras continua a pressare, crea ancora pericoli, ma poi Shaqiri mette tutti d’accordo e al 71′ sigla la prima tripletta Chiassodel Mondiale. “Gnanca ul Messi”, proclama Aldo, felice.

I cori si alzano al cielo stellato, veramente bello. Il Ceroni fa in tempo a suscitare nuove critiche quando elenca le squadre che hanno giocato e vinto a Manaus, ma poi (forse spossate dal clima) si sono fatte eliminare. L’Italia, vittoriosa contro l’Inghilterra, e la Croazia, che ha passeggiato sul Camerun: poi entrambe sono uscite e hanno dimostrato stanchezza, afferma il telecronista. Urla di disapprovazione. “Ha fatto la gufata del secolo”, commenta Giorgio, che si è visto quasi tutta la partita in piedi.

Inquadrano Blatter e si levano fischi: il grande capo della Fifa non è amato neanche in patria.
Di lì a poco e la partita si conclude. E’ il momento dei caroselli: partono tutti imbandierati, per trasformare Chiasso in una piccola Rio de Janeiro elvetica. Le vie della ville douanière si tingono di rossocrociato ancor più che nel prepartita: clacson di automobili e persone entusiaste in strada. Anche i doganieri salutano i conducenti che arrivano fino in frontiera e la lambiscono, suonando e sbandierando. Qualche metro più in là ed è il silenzio: al confine, la bandiera svizzera e quella tricolore sono appaiate, ma in Brasile ne va avanti una sola.

A. Z.

 

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »