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Cinque cerchi e un pallone


Quando il Grande Torino conquistò il Brasile

4 Maggio 2014 • Bordate d'autore, Sport newsComments (0)

Sopra: l’ultima incisione dedicata al Grande Torino: Come nessuno mai, dei VoiGT

 

 

Il 4 maggio 1949, esattamente 65 anni fa, l’aereo del Torino proveniente da Lisbona (dove si era svolta un’amichevole con il Benfica) si schiantò contro il colle di Superga. La catastrofe non lasciò nessun superstite tra i giocatori, tecnici, dirigenti, giornalisti e membri dell’equipaggio imbarcati sul velivolo. L’eco della tragedia fu immenso in tutto il mondo, tanto da indurre la Fifa a proclamare il 4 maggio “Giornata mondiale del gioco del calcio”. Molti altri furono gli omaggi alla fortissima squadra. Il “Flaminio” di Roma fu rinominato “Stadio Torino”. In onore di quella squadra fortissima, alcuni club (tra cui, per esempio, il Trapani, che oggi milita in serie B) cambiarono la loro uniforme, che diventò granata. Anche da oltre oceano arrivarono omaggi sentiti: la squadra capace di vincere cinque campionati di fila era ben conosciuta anche in Sudamerica. Il River Plate si precipitò a Torino per un’amichevole di beneficenza contro il “Torino Simbolo”, selezione di giocatori di serie A allestita per l’occasione. Il Corinthians, invece, decise di onorare i caduti scendendo in campo con la maglia granata.
Se molti giocatori di tutto il mondo avevano sentito raccontare le gesta di quella squadra, o magari avevano visto qualche suo filmato, alcuni calciatori di club di San Paolo ci avevano giocato contro.

Il Corinthians in maglia granata dopo la tragedia di Superga

Il Corinthians in maglia granata dopo la tragedia di Superga

Nell’estate del 1948, infatti, il Grande Torino era stato invitato in Brasile per una tournée, nel corso della quale avrebbe incontrato le più forti squadre pauliste. Dopo un viaggio faticosissimo, con tre scali, Mazzola e compagni atterrarono a San Paolo attesi all’aeroporto da 8mila persone. Sauro Tomà – giocatore che in Brasile prese il posto di Maroso, infortunato, e che scampò alla trgedia di Superga a causa di un infortunio al ginocchio – ebbe a commentare: “laggiù, dove il calcio è arte, noi eravamo l’unica squadra del Vecchio Continente amata dai brasiliani”.
Furono quattro le partite disputate dalla squadra granata in terra paulista. La prima fu giocata contro il Palmeiras dell’ex interista Bovio, terminata 1-1. La seconda oppose il Torino al fortissimo Corinthians. Non era, quello, il primo incontro tra i granata torinesi e i bianconeri paulisti: nel 1914, infatti, la squadra granata era stata il primo club straniero a giocare contro il Timão (due vittorie toriniste, per 3-0 e per 2-1). Nel 1948, i brasiliani “vendicarono” le due sconfitte contro un Toro che non si era ancora ripreso dal jet lag: fu l’unica sconfitta dei granata (2-1) nella tournée paulista. Fu solo al terzo impegno – quello vinto con un rotondo 4-1 contro la Portuguesa – che Mazzola e compagni recuperarono pienamente il fuso orario. Ultimo match, quello contro il San Paolo del “mitico” Leonidas. Una partita dura, ruvida, che si svolse tra provocazioni, risse e anche un’invasione di campo, e che finì 2-2, con un gol (che molti videro regolare) annullato a Gabetto.
imagesIl Grande Torino aveva conquistato il cuore dei brasiliani. E, come già detto, il Corinthians ricordò quella squadra indossando la sua divisa dopo la tragedia di Superga, in occasione di una partita contro la Portuguesa. Una scelta rinnovata molto di recente: nel 2011, in occasione del centenario, la squadra di San Paolo ha riproposto quella maglietta (con la dicitura 1949) come terza casacca. Nella stagione 2011-2012, il Corinthians ha vinto la Copa Libertadores, conquistando poi, nell’inverno successivo, la Coppa del mondo per club.

Guido Berger

 

 

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Bira, il collezionista di calcio

4 Maggio 2014 • Bordate d'autore, Te lo dò io il BrasileComments (0)

Sono sparsi in tutto il mondo. Dall’Ecuador alla Colombia, dalla Russia all’Ucraina, dal Messico all’Austria, da San Paolo del Brasile a Busto Arsizio. Stiamo parlando dei collezionisti di materiale sportivo. Che, come qualsiasi perfezionista delle raccolte, si sono adeguati ai tempi. Una volta si scabiavano lettere e attendevano giorni, settimane, talvolta mesi per una risposta. E poi, solo dopo essersi scritti, iniziavano a inviare materiale. Oggi c’è internet, che accorcia – e di molto – i preliminari. Ma, a parte questo, poco è cambiato.
Abbiamo parlato di questa passione con Ubiratan (“Bira”) Rezende Nunes, che da più di 30 anni colleziona materiale sportivo. Nato nel 1967, sposato con due figli, tifoso del Corinthians, “Bira” è laureato in storia e lavora al Sesc (Servizio Sociale del Commercio) di San Paolo, con il compito di sviluppare programmazioni socioculturali e sportive. Tra le sue realizzazioni recenti la mostra-sondaggio interattivo sulla Seleção più forte di tutti i tempi, organizzata al Mercado Municipal di San Paolo, di cui abbiamo parlato qui.

Bira con la sua famiglia

Bira con la sua famiglia

Ma come si inizia una collezione di materiale sportivo? “Io ho cominciato quasi per caso”, risponde Rezende. “Mi spiego: quando ho cominciato, il mio obiettivo era quello di conoscere il calcio internazionale, soprattutto quello europeo, che nei primi anni ’80 iniziava ad arrivarmi “in casa” grazie soprattutto al campionato italiano”. E così sono iniziati gli scambi… “Sì, ma i corrieri erano lenti e la corrispondenza tardava ad arrivare: di solito passavano circa due mesi tra l’invio e la risposta. L’attesa mi procurava un misto di ansia e tensione. Un po’ perché non sapevo se il materiale spedito era arrivato a destinazione, un po’ perché temevo che il gap linguistico potesse generare incomprensioni o fraintendimenti”.imagens da escola bia 403
Dove hai trovato i primi corrispondenti europei? “Nelle pagine di scambi e baratti della rivista brasiliana Placar. Poi ho iniziato ad ampliare il mio giro di conoscenze grazie alla sezione Stranieri del Guerin Sportivo”.
Qual è il focus della tua collezione? “Più di uno. Ed è cambiato con il tempo. Inizialmente, mi sono dedicato soprattutto a riviste e distintivi delle squadre di club . Poi, con l’aiuto di amici, ho scoperto altri mondi affascinanti: gli album di figurine Panini, le bandiere e le sciarpe – tra l’altro, queste ultime non sono una tradizione brasiliana, e sono entrate nei nostri stadi solo negli ultimi anni. Minhas Camisas.2013 663Ho scoperto anche i distintivi di metallo, grazie ai molti collezionisti, soprattutto in Europa centrale e orientale. Solo dagli anni 2000 la mia collezione ha decisamente “virato” verso le magliette”.
Per quale motivo? “Negli anni ’80, le maglie erano molto costose e rare: quindi era molto difficile procurarsele: solo nel decennio successivo le squadre hanno deciso di dare un colpo di acceleratore su questo business (normali divise da gioco, ma anche casacche commemorative e alternative), che è diventata un’incredibile fonte di reddito per i club”. E un’occasione per i collezionisti. Minhas Camisas.2013 667Ma questo non è l’unico motivo che ha convinto Bira a concentrarsi soprattutto sulle divise ufficiali da gioco. “L’informatizzazione e la diffusione di internet hanno cambiato la prospettiva in breve tempo”, spiega. “La possibilità di ricevere riviste, manifesti e cartoline via internet in formato digitale ha messo in discussione le tradizionali collezioni di periodici in carta”. Decretando, se non la fine, almeno il declino di queste raccolte. “Comunque”, precisa Rezende, “conservo gelosamente le riviste accumulate nel tempo: sono ancora lì, divise per anno. Sono un po’ come reperti archeologici. E hanno un valore affettivo: ogni pezzo mi ricorda una persona, la sua generosità, la sua amicizia”.

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Il Cio lancia l’allarme: “ritardi record per Rio 2016”

29 Aprile 2014 • Maracanà, Sport newsComments (0)

Nuovo allarme su Rio 2016. Lo lancia il vicepresidente del Cio John Coates, che dopo sei viaggi in Brasile per controllare l’andamento dei lavori ha sentenziato: l’organizzazione della kermesse olimpica del 2016 è “la peggiore che abbia mai visto”. Un’esternazione davvero preoccupante, dato che Coates si occupa dell’organizzazione dei Giochi da 40 anni. “La situazione non ha precedenti”, ha rincarato la dose il dirigente del Comitato Olimpico Internazionale, che però ha ammesso: “non esiste un piano B. Andremo a Rio”, ma “siamo davvero molto preoccupati”.

Il vicepresidente del Cio ha paragonato la situazione di Rio de Janeiro con quella di Atene e dei preparativi per i Giochi del 2004. Un’edizione che, ha affermato, ebbe i suoi “ritardi nella costruzione degli impianti e nella fornitura di servizi”. Ma alla fine, tutto fu “consegnato in tempo. A Rio, invece, la costruzione di alcuni siti non è neppure iniziata, le infrastrutture sono in grande ritardo e la città ha problemi sociali che devono essere affrontati”

Il “grido di dolore” di Coates segue molto da vicino quello di Thomas Bach, presidente del Cio, e Francesco Ricci Bitti, numero uno della Federazione internazionale tennis e dell’Associazione delle federazioni internazionali olimpiche estive (qui), lanciato lo scorso 9 aprile. In particolare, Ricci Bitti aveva affermato che “questa è la situazione più critica come minimo degli ultimi 20 anni”. 

A. Z.

 

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Ritardi brasiliani: Olimpiadi a rischio?

9 Aprile 2014 • Maracanà, Sport newsComments (0)

Non bastava la Fifa a bacchettare il Brasile sui ritardi nei lavori: ora ci si mette anche il Cio. L’unica differenza è che il massimo governo calcistico si riferisce ai Mondiali 2014, mentre l’allarme del Comitato Internazionale Olimpico riguarda i Giochi di Rio del 2016.  Nessuno si faccia ingannare dai due anni in più a disposizione, perché i toni sono già da ultimatum: “Rio de Janeiro non può perdere un solo giorno di lavoro”, ha detto, visibilmente preoccupato, Thomas Bach, presidente del Cio. Che ha aggiunto: “Parlano dei Mondiali, ma la vera angoscia è che fra due anni il Brasile dovrà ospitare una manifestazione dieci volte più complessa”. I Giochi Olimpici, appunto.

Francesco Ricci Bitti

Nessuna speranza per eventuali finanziamenti extra budget da parte del Comitato olimpico: “la Fifa ha detto che se necessario interverrà economicamente per coprire, nel vero senso della parola, i buchi che rimangono”, ha dichiarato Bach. “Ma il comitato di Rio 2016 lo deve sapere: il Cio non ha i soldi per aiutare nessuno”. Forte e chiaro. Ancora più esplicito Francesco Ricci Bitti, presidente della Federazione internazionale tennis e dell’Associazione delle federazioni internazionali olimpiche estive. “Per quanto riguarda i preparativi per i Giochi olimpici”, ha dichiarato Ricci Bitti all’assemblea generale dell’associazione, in corso di svolgimento a Belek, in Turchia, “questa è la situazione più critica come minimo degli ultimi 20 anni”.

Thomas Bach

Thomas Bach (foto Olaf Kosinsky, licenza Creative Commons 3.0)

Parole come pietre. E le previsioni sono ancora più preoccupanti: secondo Ricci Bitti, gli organizzatori potrebbero essere costretti a trovare soluzioni di riserva per i luoghi dove si svolgeranno gli eventi. Ricci Bitti ha parlato esplicitamente di un “piano B”. L’ultima ispezione del Cio ai cantieri ha, infatti, rivelato una situazione molto preoccupante: i lavori sembrano ancora al punto zero, mentre si è registrata (lunedì scorso, 7 aprile) una rissa tra i lavoratori del futuro stadio olimpico – condita anche da spari. Lavoratori che sono in sciopero da ormai una settimana, mentre i dirigenti sindacali voglioni portare le aziende di costruzioni in tribunali per le condizioni di lavoro non ottimali e le scarse tutele sindacali. In mezzo a tutto questo, le recenti dimissioni (risalgono alla settimana scorsa), del responsabile della pianificazione olimpica del comune di Rio. Che lascia il Cio senza un referente importante.

A Brasilia, il presidente del Cob (il comitato olimpico brasiliano) Carlos Arthur Nuzman e il ceo del comitato “Rio 2016”, Sidney Levy, incontreranno le istituzioni federali, statali e municipali per cercare di rimediare. E’ il caso di dirlo: non si sa ancora come, ma i Mondiali si disputeranno. Le Olimpiadi, forse.

A. Z.

 

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San Paolo, ripartono i lavori allo stadio

8 Aprile 2014 • Maracanà, Sport newsComments (0)

Riaprono i lavori all’Arena Corinthians di San Paolo. A decidere di sbloccare la situazione è stato il ministero del Lavoro brasiliano, che ha dato il nulla osta dopo aver ottenuto più garanzie per gli operai. Solo la parte nord dell’impianto, ancora sprovvista delle reti di protezione, resta provvisoriamente ferma. I lavori erano stati bloccati dopo la morte bianca del giovane operaio Fabio Hamilton da Cruz.

I ritardi hanno fatto salire i costi dell’impianto, dai 400 mila dollari preventivati (pari a quasi 290 mila euro) ai 480 mila che saranno effettivamente spesi (poco meno di 350 mila euro). Lo stadio di San Paolo aprirà i Mondiali, con la partita inaugurale tra Brasile e Croazia.

 

A. Z.

In alto, l’Arena Corinthians secondo il progetto iniziale

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Belo Horizonte, l’aeroporto non sarà pronto per i Mondiali

8 Aprile 2014 • MaracanàComments (0)

Ancora ritardi nei lavori in Brasile. Questa volta, però, sotto i riflettori non c’è uno stadio, ma un aeroporto. E’ quello di Belo Horizonte/Confins dedicato all’ex presidente Tancredo Neves, che non sarà pronto per i Mondiali. Ad ammetterlo è stata Dilma Rousseff in persona, dopo aver firmato la concessione dello scalo per 30 anni a un consorzio composto da Flughafen Munchen, Flughafen Zürich Ag e Infraero (Empresa Brasileira de Infraestrutura Aeroportuaria). Curiosamente, la “presidenta” ha dato la notizia senza mai citare esplicitamente la Coppa del mondo. Belo Horizonte è una delle 12 città che saranno sede delle partite.

A. Z.

Sopra, un interno dell’aeroporto di Belo Horizonte (foto Andre Oliveire, licenza Creative Commons 2.0)

 

 

 

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Mondiali, ecco le maglie definitive

8 Aprile 2014 • Cinque cerchi e un palloneComments (0)

Sono ormai ufficiali le maglie delle squadre che parteciperanno ai campionati del mondo di calcio 2014. Dopo avervi anticipato alcune divise lo scorso 11 gennaio (clicca qui per vedere l’articolo), Buongiorno Brasile ve le mostra (quasi) tutte. Gruppo per gruppo.

Ecco a che pagina troverete le maglie di ciascuna squadra (per andare direttamente alla casacca prescelta, cliccate sul numero di pagina):

Algeria – pag. 8
Argentina – pag. 6
Australia – pag. 2
Belgio – pag. 8
Bosnia-Erzegovina – pag. 6
Brasile – su questa pagina
Camerun – su questa pagina
Cile – pag. 2
Colombia – pag. 3
Corea del Sud – pag. 8
Costa d’Avorio – pag. 3
Costarica –  pag. 4
Croazia – su questa pagina
Ecuador – pag. 5
Francia – pag. 5
Germania – pag. 7
Ghana – pag. 7
Giappone – pag. 3
Grecia – pag. 3
Honduras – pag. 5
Inghilterra – pag. 4
Iran – pag. 6
Italia – pag. 4
Messico – su questa pagina
Nigeria – pag. 6
Olanda – pag. 2
Portogallo – pag. 7
Russia – pag. 8
Spagna – pag. 2
Svizzera – pag. 5
Stati Uniti – pag. 7
Uruguay – pag. 4

 

Partiamo dal primo gruppo, quello che vedrà impegnato il Brasile.

 

Gruppo A

Brasile

Croazia

 

Messico

Messico

 

 

 

 

 

 

Camerun

Camerun

 

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Una bella storia a Pititinga, grazie a Bertolino e all’Inter Campus

5 Aprile 2014 • Cinque cerchi e un palloneComments (0)

di Roberta Chessa. Il sorriso più conosciuto è quello dell’attore Enrico Bertolino. Ma con lui ci sono anche agli abitanti di Pititinga, poche case, capanne e una chiesa a 65 chilometri da Natal, capitale del Rio Grande del Nord. Perché, proprio qui, l’associazione Vida a Pititinga Onlus, fondata da Edna Galvao con il costante appoggio di Bertolino, regala sostegno e protezione alla piccola comunità di pescatori. Pensando alla salute e alla scuola, alla formazione e allo sport, aprendo nuove possibilità di crescita e sviluppo in questo angolo di Brasile. Nell’anno del Campionato del mondo di calcio, l’associazione Vida a Pititinga compie dieci anni. E, grazie al contributo finanziario di moltissimi donatori, ha migliorato la qualità della vita di donne, ragazzi, famiglie.

Per loro ha costruito cisterne e pozzi d’acqua, ma anche case in muratura con acqua corrente e luce elettrica. C’è il pulmino che porta i bambini all’asilo, i malati all’ospedale e i ragazzi al centro sportivo Giacinto Facchetti. Qui ci sono la scuola di calcio Inter Campus, gli spazi per altri sport di squadra e per la capoeira (l’arte marziale brasiliana che mescola danza, musica e gioco, portata in Brasile dagli schiavi deportati dall’Africa). A Pititinga, con il supporto di Mediafriends Onlus è stato realizzato un centro di assistenza medica, odontoiatrica e di primo soccorso. E c’è anche il Posto de saude dove si fanno prevenzione, assistenza al parto e interventi chirurgici. Fondazione Smemoranda ha favorito, invece, la nascita del centro Smemo Educacional con un asilo nido e uno spazio giochi per i più piccoli. Mentre per i ragazzi più grandi sono nate un’area per il doposcuola, la biblioteca e la sala informatica. In più, ci sono i laboratori di sartoria e artigianato. Nella Pousada de la joventude, poi, si incontrano e confrontano esperienze e tradizioni, si coltiva la cultura per l’ambiente e il benessere. Per chi si prepara ad affrontare la vita. Anche fuori da Pititinga.

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Valcke: “stadi, non è ancora tutto pronto”

3 Aprile 2014 • Maracanà, Sport newsComments (0)

Nuovo allarme sugli impianti per i Mondiali. A lanciarlo è, ancora una volta, Jérôme Valcke. “Il Brasile non è del tutto pronto”, ha sostenuto il segretario generale della Fifa, sempre più allarmato dai ritardi nei lavori. I timori riguardano gli stadi che già la scorsa settimana erano finiti sotto esame: l’Arena Corinthians (altrimenti detta “stadio Itaquerão”) di San Paolo e il Beira-Rio di Porto Alegre. Oltre a tutto questo, ci si è messa anche l’Arena Pantanal di Cuiabá: la prova generale di ieri sera, 2 aprile (stanotte per il fuso orario europeo, qui) non è andata troppo bene: lo stadio è sì piaciuto, ma non è del tutto completo e i sistemi di drenaggio dell’acqua piovana non hanno funzionato.

Per Porto Alegre, la situazione sembra in via di risoluzione (qui): “le parti”, ha ricordato Valcke, “hanno raggiunto un accordo per garantire il finanziamento delle installazioni provvisorie: ora occorre dare continuità a queste decisioni”. San Paolo desta ben più preoccupazioni: “è una situazione triste, perché pochi giorni fa è morto un operaio (il 23enne Fabio Hamilton da Cruz, qui ndr) e i lavori sono stati interrotti dentro lo stadio, dove molte cose devono ancora essere completate”. La sospensione è stata decisa dalla sovrintendenza del lavoro e proseguirà fino a quando non daranno messe tele di protezione contro la caduta degli operai impegnati in altezza. Inoltre, i lavoratori dell’Itaquerão hanno proclamato uno sciopero, decisi a proseguire l’astensione dal lavoro fino a quando non saranno applicate le misure di sicurezza richieste dalle istituzioni. Anche i vigili del fuoco hanno affermato (ieri, 2 aprile,  qui) che lo stadio non è sicuro: mancherebbero ben 26 requisiti minimi.

Aldo Rebelo (foto Wilson DiasABr, licenza Creative Commons)

Aldo Rebelo (foto Wilson DiasABr, licenza Creative Commons)

Inutile dirlo: l’impianto di San Paolo è cruciale per la riuscita dei Mondiali, dato che è il secondo in ordine di importanza (dopo il Maracanà di Rio) e ospiterà la partita inaugurale. Un incontro che, ha ricordato Valcke, “non possiamo spostare. Abbiamo un calendario, che va fino al 13 luglio, e non c’è più spazio per ritardi”.

Tutto da rifare, dunque? No, secondo Aldo Rebelo, ministro brasiliano dello Sport. Che ha rassicurato sullo stadio di San Paolo. “L’Itaquerão è pronto, manca solo qualche rifinitura”, ha detto il politico. Una posizione molto distante da quella di Valcke: il segretario generale della Fifa ha affermato che “a inizio Mondiale qualcosa non sarà del tutto pronto”.

Roderick Lewis

La foto di Jérôme Valcke (in alto) è di Tanya Rego/Agência Brasil (licenza Creative Commons Brasile)

 

 

 

 

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Prima partita al Pantanal. Ma lo stadio non è finito

3 Aprile 2014 • MaracanàComments (0)

Mixto-Santos, valevole per la Coppa del Brasile e terminato 0-0, è stato il primo incontro ufficiale giocato all’Arena Pantanal di Cuiabá, stadio che ospiterà alcune partite dei Mondiali (in alto, il progetto dell’impianto). Una sorta di prova generale dell’inaugurazione vera e propria, prevista per il prossimo 26 aprile (con l’incontro di serie B tra Luverdense e Vasco da Gama). Si tratta di una corsa contro il tempo, perché lo stadio (nonostante il warm up di ieri sera – stanotte per il nostro fuso orario) è ancora incompleto. Secondo le fonti ufficiali, il 97% dei lavori è stato completato. Ma l’illuminazione è ancora insufficiente e in prossimità dell’impianto sono ancora visibili i lavori in corso. Inoltre, una forte pioggia ha messo a dura prova i sistemi di drenaggio, che non ha funzionato: si sono infatti registrati alcuni allagamenti all’esterno dello stadio. Insomma: lo standard Fifa non è ancora stato raggiunto. In ogni caso l’impianto, secondo gli spettatori accorsi per la prima partita, è molto bello.

L’Arena Pantanal, la cui prima pietra è stata posata nel 2010, è destinata a raggiungere una capacità di 42.500 spettatori.

A. Z.

 

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