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Cinque cerchi e un pallone


“I werd’ narrisch!”: quel gol che entrò nei vocabolari

2 Dicembre 2013 • "I werd' narrisch!", Senza categoriaComments (0)

Argentina, 21 giugno 1978. Si gioca l’ultimo turno della seconda fase a gruppi, che dovrà decidere le finaliste dei campionati del mondo. Per il gruppo A sono in programma Olanda-Italia, a Buenos Aires, e Austria-Germania Ovest, a Córdoba. Prima del fischio d’inizio, la situazione fluida: in testa Olanda e Italia con 3 punti (ma i “tulipani” hanno una differenza reti favorevole, 7 a 3 contro un gol fatto e zero subiti dagli azzurri); segue la Germania campione del mondo con 2, chiude l’Austria, ormai eliminata, con zero punti. La prima del girone va in finale; la seconda al terzo e quarto posto. Niente semifinali, dunque, e niente eliminazione diretta: questo campionato ha infatti previsto una prima fase con quattro gironi e una seconda con due ulteriori raggruppamenti, composti dalle migliori due di ogni gruppo. Proprio come era avvenuto ai Mondiali precedenti.

Per essere sicura di raggiungere la finale, l’Olanda deve battere l’Italia; in caso di pareggio, passa solo se la Germania non batte l’Austria con almeno quattro gol di scarto. L’Italia, invece, si qualifica solo con una vittoria, indipendentemente dal risultato dell’altra partita. I campioni del mondo, come già detto, possono farcela solo vincendo con quattro o più lunghezze di differenza. L’Austria, invece, non ha più stimoli – se non quello di fermare la corsa degli acerrimi rivali.

Un “incrocio pericoloso” che preannuncia subito una giornata all’insegna dei colpi di scena. Fin dal 19′ quando, quasi contemporanee, giungono prima la reti del vantaggio di Italia (autorete di Brandts) e Germania (Rummenigge). E così si va al riposo. Negli spogliatoi, gli azzurri sono promossi alla finale e i tedeschi alla “finalina”.

Ma nella ripresa si rovescia tutto. Prima, a Buenos Aires, pareggia Brandts, che qualifica l’Olanda, ma potrebbe rimettere in gioco anche i tedeschi. Poi, l’autorete di Vogts: 1-1 anche a Córdoba e definitivo addio alla finale per i campioni del mondo. Il pareggio rotweißrot fa partire i fuochi artificiali: il ritmo della partita sale, e alla fine l’Austria si porta in vantaggio, con il suo cannoniere Hans Krankl al 66′. Un minuto dopo, la Germania riporta la partita in pareggio con una rete di Holzenbein, che corregge di testa una punizione di Bohnhof dalla tre quarti. 2-2. Infine, la notizia da Buenos Aires: Haan, con un tiro da lontano, sorprende Zoff: 2-1 Olanda. Finale “blindata”, per gli arancioni di Ernst Happel, terzo posto sempre più vicino per la Germania.

Sembra tutto deciso. Finché, a due minuti dalla fine, il difensore austriaco Robert Sara intercetta un passaggio di Müller sulla sua tre quarti difensiva, lancia a Staubwolke” Oberacher sull’out di destra; l’ala supera la metà campo, poi cambia gioco con un lungo lancio trasversale; il tedesco Rüssmann cerca di intercettarlo di testa, ma liscia; Krankl è lesto a intervenire, lascia rimbalzare il pallone, se lo allunga di testa, tagliando fuori Rüssmann, entra in area, si libera di Kaltz con una finta e, di sinistro, batte Maier. 3-2

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L’esultanza degli austriaci – giocatori, tecnici e tifosi – è incontrollata. Krankl corre verso la panchina come se, con quella rete, avesse siglato la vittoria austriaca ai Mondiali. Ma a passare alla storia è il commento di Edi Finger. Appena la palla ha varcato la rete, il telecronista della Orf accompagna l’esultanza incontrollata di Krankl con un commento altrettanto sfrenato:

 

Toooor, Toooor, Toooor, Toooor, Toooor, Toooor! I werd’ narrisch! Krankl schießt ein – 3:2 für Österreich! Meine Damen und Herren, wir fallen uns um den Hals”

(Goool, goool, goool, goool, goool, goool! Sto diventando matto! Krankl ha segnato! 3-2 per l’Austria! Signore e signori, ci stiamo abbracciando”).

La partita finisce con questo risultato, 3-2. La contemporanea vittoria dell’Olanda a Buenos Aires manda gli arancioni in finale, mentre l’Italia conquista la “finalina”. L’Austria agguanta la Germania a quota 2: ha, in fondo, vinto la sua Coppa del Mondo, privando i tedeschi della finale terzo e quarto posto. E, soprattutto, battendoli dopo 47 anni di digiuno.

 

In Austria, questa partita sarà ricordata come “Wunder von Córdoba”, il “miracolo di Córdoba”, mentre l’esclamazione “I werd’ narrisch” di Edi Finger diventerà un’espressione del linguaggio comune, oltre che uno slogan utilizzato in molte gag e in varie campagne pubblicitarie.Anche in Germania saranno presto attribuiti due soprannomi a questo match, ma di tono del tutto diverso: “Schmach von Córdoba” (la “vergogna di Córdoba”) e “Schande von Córdoba” (“il disonore di Córdoba”).

Guido Berger

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Ryan Giggs. 40 anni… e non sentirli

29 Novembre 2013 • Bordate d'autore, Senza categoria, Sport newsComments (0)

Ryan Giggs compie 40 anni. E li festeggia allenandosi regolarmente: si concederà solo una sobria bicchierata in famiglia. Niente festa con i compagni: “è solo un giorno come un altro”, ha detto il mancino gallese, che solo due giorni fa ha inanellato una prestazione superba in Champions League, contribuendo al trionfo del Manchester United a Leverkusen: 5-0 al Bayern e qualificazione anticipata.

Giggs, padre inglese e madre gallese è nato a Cardiff con il nome di Ryan Joseph Wilson; all’età di 16 anni, dopo la separazione dei genitori, ha deciso di prendere il cognome della madre. Approdato alle giovanili del Manchester United nel 1987 (dopo un passato nei rivali del City) ha esordito in campionato il 2 marzo 1991 in maglia rossa. Da allora, non ha più lasciato la squadra di Sir Alex Fergusson, divenendone una bandiera.

Più controversa la sua carriera in Nazionale: dopo aver esordito nella under 16 inglese, ha poi optato per il Galles, dove ha giocato fino al 2007. Una scelta che, da sola, avrebbe potuto eternarlo come eroe nazionale gallese. Se non che, nel 2012, Giggs ha scelto di partecipare alla controversa operazione “Team Gb”, la prima partecipazione dopo molti anni di una nazionale “britannica” ai Giochi olimpici. Nonostante la comprensibile opposizione della federazione gallese, Giggs si è unito all’estemporanea  selezione britannica con la fascia di capitano. La scelta – solo attenuata dalla scelta di non cantare God Save the Queen – non è stata dimenticata dai tifosi gallesi, che domenica scorsa lo hanno contestato, nel corso del match di Premier League fra Cardiff e Manchester United, terminato 2-2.

Di certo, Giggs andrà avanti a giocare (ad alti livelli) finché potrà. David Moyes, allenatore del Manchester United si è affrettato ad affermare che sicuramente, al termine di questa stagione, ne potrà giocare sicuramente un’altra. Una dischiarazione obbligata, quella di Moyes. In Inghilterra ancora ricordano la domanda di Joe Smith, allenatore del Blackpool, a un trentadueenne Stanley Matthews: “te la senti di giocare altre due stagioni?”. La domanda è entrata nella storia come involontario esempio di scarsa lungimiranza: Sir Stanley ha vinto il Pallone d’oro a 41 anni e ha giocato fino a 50.

Roderick Lewis

 

 

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Tragedia di San Paolo, la Fifa lancia un’indagine

28 Novembre 2013 • Maracanà, Sport newsComments (0)

La Fifa ha lanciato un’indagine sulla tragedia di San Paolo, che è costata la vita a due operai. Tuttavia, i campionati del mondo brasiliani non dovrebbero essere a rischio trasferimento. “Non c’è un piano B per la Coppa del mondo”, confermano fonti attendibili della federazione internazionale, cercando di fugare ogni possibile dubbio. Più incerta la situazione dello stadio Itaquerão: alcuni commentatori hanno suggerito di trasferire la partita inaugurale dall’impianto paulista al Maracanà di Rio. Ma a San Paolo pensano di allontanare questo rischio: prima dell’incidente – insistono – lo stadio era pronto per il 94% e il crollo non sembra aver danneggiato in modo irreparabile le strutture. Lo stadio potrebbe, quindi, essere ultimato qualche settimana dopo la scadenza di fine dicembre concordata con la Fifa.

Intanto si affaccia una nuova grana per il massimo organo di governo calcistico: Greenpeace e l’organizzazione non governativa svizzera Dichiarazione di Berna potrebbero attribuire proprio alla federazione internazionale il Public Eye Award del 2013. Che è tutto fuorché un premio: conosciuto anche come “Oscar della Vergogna”, il “riconoscimento” è dedicato alle imprese che hanno causato danni particolarmente gravi a cittadini e ambiente. Al momento, la Fifa è in testa alla speciale classifica dell’Award (che dovrà, poi, essere confermata dagli utenti internet), davanti a due grandi aziende: Glencore Xstrata (mineraria) e Syngenta (agricoltura). “Nell’organizzazione dei mondiali brasiliani”, hanno affermato le due associazioni, “la Fifa si è resa complice della devastazione ambientale che avvenuta nelle 12 città in cui si svolgerà la competizione, contribuendo a creare centinaia di migliaia di poveri e di sfollati”. Non solo: sempre secondo le associazioni, la Fifa “ha ripetutamente violato i diritti dell’uomo e ha denotato un’assoluta mancanza di senso di responsabilità”. Roba da far perdere il sonno a Sepp Blatter e all’intero governo calcistico.

Guido Berger

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L’addio dei Santos: dopo Djalma, scompare anche Nilton

28 Novembre 2013 • Bordate d'autore, Senza categoria, Sport newsComments (0)

Non c’è più, il Råsundastadion. Non c’è più. E’ stato abbattuto, lo stadio del primo trionfo brasiliano in Coppa Rimet. Ma oltre le nubi, dove non esiste dolore, deve esserci qualcosa di simile. E questo stadio celeste, ultimamente, è piuttosto affollato. Lo scorso 23 luglio, nei suoi spogliatoi, si è presentato Djalma Santos, il lateral eterno, che aveva lasciato questa terra per una severa polmonite e insufficienza respiratoria. Poi era stata la volta di Nilton “Newton” De Sordi, la cui avventura terrena si era chiusa il 24 agosto, al termine di una lunga, travagliata convivenza con il morbo di Parkinson: lui, De Sordi, il terzino titolare del 1958, che aveva giocato tutte le partite tranne la finale. Sostituito proprio da Djalma Santos. Destino. Il giorno dopo era toccato Gilmar, al secolo Gylmar dos Santos Neves, l’unico portiere ad avere vinto due Mondiali. Già paralizzato per un ictus, l’estremo difensore del Corinthians, del Santos e della Seleçao era stato stroncato da un infarto.

Nilton Santos

E ora, come obbedendo a una trama misteriosa, se n’è andato un altro tassello di quella mitica difesa: Nilton Santos, al secolo Nilton dos Santos, A Enciclopédia do Futebol. Nilton il genio, il fluidificante, da tempo colpito da Alzheimer. E’ morto a Rio, nel quartiere di Botafogo, dove i suoi occhi bambini avevano scoperto il mondo. Destino. Anche lui se n’è andato per insufficienza respiratoria, come il suo “gemello” di fascia, Djalma.

Ce lo vediamo, ora, scalpitare negli spogliatoi del Råsundastadion celeste, mentre abbraccia i compagni, mentre abbraccia Djalma – nessun legame parentale, eppure due fratelli, ognuno a guardia della sua fascia – mentre abbraccia Gilmar, il portierone… mentre abbraccia Mané Garrincha, al secolo Manoel Francisco dos Santos, il fuoriclasse che lui stesso scoprì. Quattro dos Santos – Djalma. Nilton, Gilmar e Garrincha, chiamati a far divertire i Santi, nel Råsundastadion celeste. 

Guido Berger

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Dramma a San Paolo: due morti bianche allo stadio Itaquerão

27 Novembre 2013 • Maracanà, Sport newsComments (0)

Due morti e un ferito sul lavoro allo stadio Itaquerão di San Paolo, che ospiterà la partita inaugurale dei Mondiali 2014 e che, in seguito, diventerà la nuova casa del Corinthians. Secondo le autorità, si tratta di operai che stavano posando l’ultima parte del tetto dell’impianto paulista. L’ipotesi più probabile attribuisce la tragedia alla rottura di una gru che, spezzandosi in due, sarebbe caduta sulla tribuna, portandosi dietro una parte della copertura. Il comitato organizzatore prevedeva la fine dei lavori entro poco più di un mese e l’inaugurazione dello stadio il prossimo 25 gennaio; tuttavia, già da qualche mese, più voci avevano espresso perplessità sul rispetto dei tempi programmati.  Oltre all’Itaquerão, sono cinque gli stadi “mondiali” non ancora completati.

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Hasselbaink: “meglio evitare il Belgio”

26 Novembre 2013 • Bordate d'autore, Sport newsComments (0)

“Meglio non giocare con il Brasile, perché è il paese ospitante. Argentina e Germania sono sempre difficili da incontrare. E con il Belgio è una partita speciale, quindi non vorremmo giocare neppure con loro”. Non è così sorprendente che Jimmy Floyd Hasselbaink, in un’intervista al sito ufficiale della Fifa, abbia accomunato il Belgio a Brasile, Argentina e Germania. Perché i “tulipani” hanno sempre sofferto i loro vicini meridionali: aria di derby. Ma soprattutto perché l’ex nazionale olandese, nonché ex globetrotter del calcio europeo, allena il Royal Antwerp Football Club (cioè l’Anversa) e, quindi, conosce bene il football belga. “Al momento hanno una formazione migliore della nostra”, sostiene Hasselbaink.

 

La formazione belga prima di unìamichevole contro gli Stati Uniti, lo scorso 29 maggio

La formazione belga prima di un’amichevole contro gli Stati Uniti, lo scorso 29 maggio

 

Il Belgio, insieme a Brasile, Spagna, Svizzera, Germania, Argentina, Colombia eUruguay, sarà testa di serie al sorteggio del prossimo 6 dicembre. Un criterio, quello che ha portato alla scelta delle squadre top, che ha fatto arricciare il naso a parecchi tifosi in tutto il mondo: per comporreil cosiddetto “slot 1”, si è infatti utilizzato un criterio tennistico (cioè il ranking Fifa), fatto salvo il diritto della Spagna campione del mondo (comunque largamente in testa alla classifica progressiva) e del Brasile ospitante (attualmente all’undicesima posizione). Il criterio ha escluso dal novero delle teste di serie squadre come l’Olanda vicecampione del mondo. Che potrebbe rischiare di trovarsi subito il Brasile padrone di casa. O, appunto, il sorprendente Belgio.

Guido Berger

 

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Quella partita che non finiva più

5 Agosto 2013 • Cinque cerchi e un pallone, Maracanà, Senza categoriaComments (0)

Non finiva più, quella partita. Per qualcuno – ne era sicuro – la responsabilità era sua, dell’arbitro messicano Arturo Yamasaki Maldonado: aveva concesso il recupero, permettendo al terzino Schnellinger di impattare il gol di Boninsegna: 1-1. Persino un telecronista posato come Nando Martellini lo aveva chiamato “questo Yamasaki”, mostrandosi seccato per i “tre minuti di recupero” concessi.Ma anche i tedeschi avevano protestato: reclamati due rigori, di cui uno piuttosto netto su Franz Beckenbauer. Insomma, 90 minuti non bellissimi e arbitrati non benissimo, con recriminazioni da una parte e dall’altra.

E ora non finiva più, quella partita. Non tanto perché si stavano giocando i supplementari: sapete, nella storia del calcio, quante partite erano finite ai supplementari? No, non per quello. Ma perché i colpi di scena si materializzavano davanti agli spettatori dell’Azteca come chicchi di ghiaccio durante una grandinata. E il finale era incerto, impossibile da prevedere. 1-2 Müller. 2-2 Burgnich (un altro terzino!). 3-2 Riva. 3-3 Müller. 4-3 Rivera.

Non finiva più, quella partita. Sembrava quasi un delitto, gettare alto nel cielo di Città del Messico il triplice fischio. Ma anche per Arturo Yamasaki giunse il momento di dire basta, proprio come succede quando un direttore d’orchestra regala agli ascoltatori l’ultima, lunga nota dell’ultimo bis.

 

 

 

Molti anni dopo, quel match assurdo e incredibile, affascinante e alterno, bello e irripetibile, sarebbe stato chiamato Partita del secolo, Jahrhundertspiel, Partido Del Siglo. Centoventi minuti (più recupero) entrati di diritto nella storia. L’altalena palpitante dei gol e dei colpi di scena. Le segnature di due terzini. Beckenbauer con il braccio al collo. La doppietta di Gerd Müller, L’errore difensivo di Rivera, che poi si riscatta decidendo le sorti della partita. Le cronache di Nando Martellini e Ernst Huberty, cantori di quel momento unico: dalle due parti della barricata, i due avevano trasformato in poesia le tensioni e le emozioni del match, mentre spingevano le loro voci dal caldo pomeriggio messicano alla notte europea.

Un crocevia di emozioni, di sensazioni che ha fatto del 4-3 un punteggio leggendario. Ma nulla di questo sarebbe esistito se Arturo Yamasaki, quell’arbitro dal nome giapponese, nato in Perù e naturalizzato messicano, non avesse decretato un inaspettato recupero al novantesimo. Trasformando una mediocre semifinale nella partita del secolo.

 

Ora, anche per Yamasaki è arrivato il triplice fischio. Scommettiamo che si troverà bene, ora, ad arbitrare su, tra gli stadi del Paradiso, dove le polemiche non esistono. E dove le partite, davvero, non finiscono mai.

 

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L’ultima sgroppata del “lateral eterno”

2 Agosto 2013 • Cinque cerchi e un pallone, MaracanàComments (0)

 

Gilmar, Djalma Santos, Nilton Santos. Come una poesia, una filastrocca. Una ninna nanna che dà l’idea di qualcosa di grandioso, di imponente. Una storia dove gli eroi arrivano sempre in tempo e si piazzano davanti alla tua cameretta da bambino. Ti proteggono, come fossero una muraglia: piccolo, dormi tranquillo: nessuno ti farà gol stanotte.

Sembrava che il destino li avesse voluti insieme, Djalma e Nilton: nessuna parentela, ma stesso cognome (dos Santos), stessa “scorciatoia”, che li aveva entrambi trasformati in Santos, uno a destra e l’altro a sinistra, come fossero due Immortali persiani a protezione del Gran Re. Forse non è un caso, che Djalma fosse stato soprannominato O lateral eterno – immortale, appunto, come i soldati scelti del sovrano di Persia – e Nilton A enciclopédia do futebol – come un uomo che viene da un pezzo lontano di storia e va lontano, destreggiandosi tra gli ostacoli di un futuro arcano e affascinante.

 

 

Dejalma Pereira Dias dos Santos, conosciuto come Djalma Santos, è nato a San Paolo il 27 febbraio 1929, ed è Uberaba il 23 luglio 2013.

Dejalma Pereira Dias dos Santos, conosciuto come Djalma Santos, è nato a San Paolo il 27 febbraio 1929, ed è Uberaba il 23 luglio 2013

 

 

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A World Cup for Brazil and a ‘Superbourse’ for China?

13 Luglio 2013 • Bordate d'autore, Cinque cerchi e un palloneComments (1)

Ernesto Gallo and Giovanni Biava. One year ahead of the World Cup, football fever is already gripping Brazil, which has thrashed world champion Spain in a memorable 3-0 win in the Confederations’ Cup final. China, despite huge investment, has not made it to the event, after losing the key match in ‘tiny’ Jordan.

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