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Cologna, Zöggeler, Kuzmina: la parata dei giganti

9 febbraio 2014 • Sport news

Quando Albert Demčenko fu selezionato per partecipare ai suoi primi Giochi Olimpici, il trattato di Maastricht non era ancora stato firmato, Bill Clinton stava facendo campagna elettorale sperando di strappare la presidenza degli Stati Uniti a George Bush, Fernando Collor de Mello era ancora presidente del Brasile, Francesco Cossiga sedeva ancora al Quirinale e lo scandalo di Tangentopoli non era ancora esploso. Correva il 1992, e Albert, con l’effimera squadra della Csi (Comunità degli stati indipendenti, l’ultima selezione ex Urss in attesa delle nuove squadre separate) volava verso Albertville, ultima edizione dei giochi invernali a svolgersi nell’anno olimpico.

Una discutibile decisione del Cio “sfasò” infatti la manifestazione di due anni, e i Giochi di Lillehammer si svolsero, appunto, nel 1994. In Norvegia, Demčenko trovò un altro esordiente: Armin Zöggeler. I due, da allora, si sono sempre visti. Fino a oggi. Carriere diverse, quella di Demčenko e quella di Zöggeler: il russo mai oro ai Giochi Olimpici e ai mondiali; una coppa del mondo vinte, un secondo e due terzi posti; il ragazzo di Brunico, classe 1974, sempre a medaglia ai Giochi (due ori), sei volte iridato (cinque argenti e cinque bronzi) e soprattutto dieci coppe del mondo portate a casa. Demčenko, classe 1971, che inizia a vincere molti anni dopo il suo esordio, Zöggeler, nato nel 1974, che comincia quasi subito. Si ritrovano anche a Sochi: Albert si è preparato tantissimo, è in casa, vuole ben figurare; Armin punta a battere un record che ha del clamoroso: sei medaglie in sei diversi giochi olimpici. E ce la fa: il terzo posto da record segue il bronzo di Lillehammer, l’argento di Nagano, l’oro di Salt Lake City, il bis olimpionico di Torino e il bronzo di Vancouver. Per Demčenko è, invece, la seconda medaglia olimpica (un argento, proprio come la prima, vinta a Torino 2006). Tra i due, il terzo incomodo – anzi: il primo incomodo: Felix Loch, il campione della generazione successiva. Nato nel 1989, il tedesco ha già vinto a Vancouver (oltre che otto titoli mondiali e tre coppe del mondo) e fin dalla prima manche fa capire che non ce n’è per nessuno. A tifare per lui c’è persino Franz Beckenbauer: e lui non lo delude, non delude nessuno e domina la gara. Sul podio, Felix il marziano si incontra con Albert, grande “senatore” olimpico, e Armin, il gigante dello slittino. La storia, insomma. Ma, parlando di Zöggeler, stiamo attenti a utilizzare con disinvoltura la parola “storia”: se Demčenko, più vecchio di lui di… un’olimpiade, è arrivato – e d’argento – alla sua settima edizione dei Giochi, anche il “ragazzo” di Brunico ce la può fare. Migliorando il suo record di sei medaglie in sei diverse edizioni olimpiche.

Zöggeler ha portato nel carniere azzurro la seconda medaglia di questi Giochi; la prima è stata conquistata da Christian Innerhofer, secondo solo al giovanissimo austriaco Matthias Mayer (figlio di Helmut, ve lo ricordate?). A dimostrare che la discesa libera olimpica raramente (almeno da Lake Placid in poi) va a un favoritissimo della vigilia. Ma Matthias ha i numeri per diventare un grande di questo sport.

Un’altra medaglia azzurra avrebbe potuto arrivare dalla 7,5 km sprint del biathlon femminile: Karin Oberhofer, una volta tagliato il traguardo, era addirittura seconda, dietro alla favoritissima Anastasija Kuzmina. Ma poi è stata scavalcata dalla russa Olga Vilukhina e dall’ucraina Vita Semerenko. Solo quarta, Karin (con la compagna di squadra Dorothea Wierer al sesto posto; in mezzo, la Bleu Anais Bescond). Mentre la portabandiera brasiliana, Jaquelina Mourão, ha chiuso 77esima. Anastasija Kuzmina, nata russa ma naturalizzata slovacca, non ha ancora 30 anni ma ha già scritto pagine indelebili per la specialità: tre ori in due edizioni dei Giochi. E Sochi 2014 è appena iniziata…

La parata dei giganti continua con lo svizzero Dario Cologna, che si è intascato l’oro della 30 km skiathlon (15 in tecnica libera e 15 in classica). regolando tutti gli avversari in una poderosa volata Il fondista romancio ha vinto il suo secondo oro olimpico, aggiungendo un nuovo tassello al suo mosaico di trionfi: un oro e un argento mondiali, tre coppe del mondo, due coppe del mondo di distanza e 12 vittorie totali (11 individuali, una a squadre). Anche per il ventottenne grigionese, i Giochi sul Caucaso sono appena iniziati.

Per un rossocrociato che si conferma, un altro che delude. Si tratta del grande Simon Ammann, due ori olimpici a Salt Lake e due a Vancouver, che nel salto dal trampolino normale ha concluso solo diciassettesimo (l’oro è del polacco Kamil Stoch).

Ancora Olanda nel pattinaggio di velocità: questa volta, a festeggiare è Ireen Wüst, che vince i 3.000 femminili bissando il trionfo di Torino e portando la sua squadra a due ori. Proprio come la Norvegia (che però prevale per medaglie totali). Due vittorie anche per gli Stati Uniti, entrambi nello slopestyle – questa volta erano di scena le donne, e l’oro è stato conquistato da Jamie Anderson. Infine, un altro quarto posto per gli azzurri: questa volta, si tratta di Charlene Guignard e Marco Fabbri, nella gara di pattinaggio di figura vinta dai russi Elena Ilinykh e Nikita Katsalapov.

Clemente Isola

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