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I coreani di Milano tra delusioni e speranze

22 giugno 2014 • Maracanà, Sport news

Un secolo e mezzo fa, la località Vallazze era una zona di cascine, e neppure faceva parte di Milano. Oggi nessuno ha memoria della quiete agreste e delle rogge: l’area è completamente inurbata ed è distante 10 minuti a piedi dal Politecnico, la cui sede attuale era stata inaugurata già nel 1927. E’ stato proprio qui, a due passi dall’angolo tra via Vallazze e viale Lombardia, che Cho Min Sang, professore di lingua e cultura coreana al Politecnico di Milano, ha aperto, quattro anni fa, il ristorante Lee’s. Perché questa scelta? “Tempo fa ho fondato il Cricci (“Centro Ricerche Culturali fra Corea e Italia”, www.cricci.com ) e l’ho fatto a mie spese”, dice il professore. “A un certo punto, per supportare l’attività del centro, ho deciso di aprire un ristorante, insieme a mia moglie. Qui cerchiamo di trasmettere cultura coreana a chi viene a pranzo o a cena. Con la cucina, certo. Ma non solo. Tramite gli schermi che si trovano nel ristorante, mostriamo vari aspetti della nostra cultura ai clienti”. Ma stasera gli schermi sono tutti dedicati ai Mondiali… “Sì, abbiamo deciso di offrire la visione delle partite, e questo per due motivi fondamentali”, spiega Cho. “Primo, per solidarietà con la comunità coreana. Secondo, perché una volta la Rai trasmetteva l’intero programma dei Mondiali. Ora non più. E quindi…”.
Già da un bel po’ il locale è collegato con la televisione coreana, che sta presentando la partita contro l’Algeria in maniera molto meticolosa. Gran parte dei clienti del ristorante capisce bene le parole del telecronista: in particolare, c’è una lunga tavolata di coreani che si sono riuniti per vedere la partita, un altro tavolo da tre (ma una componente del gruppo è di spalle, meno interessata alla partita), più qualche altro cliente sparso. Loro, naturalmente, leggono bene anche le formazioni, che la tv di Seul mostra in caratteri coreani.
Inizia la partita (che, forse a causa del satellite, arriva con un leggerissimo ritardo, più o meno un minuto) e il tifo è molto composto. Alle prime offensive dell’Algeria, qualcuno ride, forse celando un po’ di preoccupazione per l’andamento della partita. Finché l’uno-due algerino causa la resa della tavolata: prima di fine primo tempo, pagano e se ne vanno. Probabilmente non credono nella rimonta. E intanto l’Algeria mette nel sacco il terzo.
A non mollare è Woo Lee, redattrice di moda: il suo italiano è ottimo (è a Milano da 14 anni). La collega – ironia della sorte – sta aprendo una rivista in Brasile. “Sono molto delusa”, dice all’intervallo. “Noi non pretendiamo di vincere, ma vogliamo che i giocatori Coreanidiano tutto: la forza della Corea è l’impegno”. Che nel primo tempo – la conclusione è implicita – non si è visto. “Pensavamo di vincere”, aggiunge Iman, studente al Politecnico di Milano. “Ma i ragazzi si sono dimostrati deboli dal punto di vista psicologico. D’altra parte, la squadra è molto giovane”. “E’ solo un incidente di percorso”, ribatte la sorella Amy. “Vinceremo con il Belgio”.
Ci crede anche Woo Lee: dopo aver battuto la Russia, dice, la squadra di Wilmots “è già qualificata, e psicologicamente avrà un approccio più rilassato. Però non mi arrendo neppure per questa partita: spero ancora in un pareggio”.
Insomma: da parte coreana, la speranza di imitare il Liverpool di Gerrard e il Toro di Maspero, sotto sotto, c’è. E la squadra di Hong-Myung-Bo fa di tutto per rinfocolare le speranze dei suoi tifosi e parte a tutta. Il tavolone è ormai vuoto, ma Wan Lee e un’amica fanno un tifo bello tosto, e insieme a loro due ragazzi, che coreani non sono, ma che – come è facile prevedere – sono chiaramente schierati per la compagine asiatica. E al 50′ Son Heung Min fa sognare i suoi tifosi. Neppure il 4-1 algerino placa i coreani: la partita è spumeggiante, gli schemi sono saltati, e al 4-2 coreano l’urlo dei supporter fa capire quanto ci credano ancora. Gli ultimi assalti e le ultime, vane occasioni suscitano disappunto. Ma si ha l’impressione che si siano svolte due partite diverse: un primo tempo con l’Algeria nettamente superiore e la Corea molle, il secondo tempo spettacolare, con due squadre che hanno dato spettacolo.
Forse è anche per questo che, al triplice fischio, da questo angolo di Corea a Milano si leva un applauso convinto. Si pretendeva impegno, e nel secondo tempo l’impegno c’è stato. Il gruppo H dà un solo verdetto: il Belgio è dentro, per le tre rimanenti, le speranze sono ancora intatte. Ma per la Corea sono flebili flebili.

Guido Berger

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