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Piazza Castello tra il Damrak e Plaza de Mayo

10 luglio 2014 • Maracanà, Sport news

Milano, 9 giugno, dopo le 21. Il maxischermo di Piazza Castello mostra ancora il logo fisso di Radio 105 e i deejay parlano. Qualcuno gioca al Foto0045calcio balilla a poca distanza dallo schermo, mentre un paio di ragazzi in maglia arancione sono già seduti in attesa. Ma è abbastanza spostarsi di qualche metro a sinistra e la prospettiva cambia. Un noto bar della piazza espone una bandiera olandese, palloncini e altre decorazioni arancioni ed è pieno di tifosi con maglia Oranje. Tutto a un tratto, sembra di essere in pieno Damrak, nel centro di Amsterdam.

Avvicinandosi al bar, si comprende tutto: un foglio (rigorosamente arancione) spiega che dalle 20 in poi è previsto un Aperitivoaperitivo, e che due ore più tardi la semifinale sarà proposta sul maxischermo. Ci spostiamo di un centinaio di passi, dall’altra parte del semicerchio, costeggiando la Torta di spos, la fontana davanti al Castello che un giorno sparì nel nulla per poi ricomparire anni dopo, dando adito a voci o leggende sul suo trasferimento in un altro continente. Qui ci sono il classico baretto di Piazza Castello e quattro ristorantini street food, ognuno dedicato a una squadra (Brasile, Spagna, Italia e Germania). Il primo è permanente, i secondi sbaraccheranno dopo la finale.

Aperitivo 2Tutti e cinque hanno un televisore – per chi volesse vedere la partita seduto, mentre mangia una picanha, un Weißwurst bavarese, una paella o una piadina romagnola – ma solo quello brasiliano ha l’audio. Il programma Rai che introduce la seconda semifinale parla ancora della  sconfitta della Seleção: non vorremmo essere nei panni del personale brasiliano, che parlando italiano si deve sorbire quella tortura.
Intanto, sul palco del maxischermo si stanno esibendo alcuni calciatori freestyle – cioè quelli specializzati nei palleggi acrobatici: un prepartita piacevole che richiama qualche spettatore in più.

 

 

 

Soltanto che gli organizzatori vanno un po’ troppo per il lungo: sono le 21.50 e il collegamento Rai non è ancora stato attivato. Un argentino imbandierato e tre ragazze olandesi sanno che possono trovare i televisori a poca distanza e si affrettano a raggiungerli temporaneamente, per potere almeno sentire gli inni. Inciso: abbiamo detto tre ragazze – molto belle, tra l’altro: è lecito domandarsi se siano un gruppetto di amiche o, vista la somiglianza, tre sorelle. Una delle tre si stacca dal gruppetto e va davanti al televisore: un’altra si avvicina a lei la chiama “mam”. Arcano risolto: è la madre. Apperò.
Le squadre sono nel tunnel degli spogliatoi, la piazza è ormai piena di magliette arancioni (e un paio di bandiere argentine) e il presentatore, finalmente, annuncia che darà spazio alla partita. In extremis, ma si stanno collegando, per consentire ai tifosi di assistere all’ingresso delle squadre in campo e di cantare i loro inni nazionali, in un abbraccio simbolico con i giocatori e gli spettatori presenti sugli spalti dell’Arena Corinthians. Il presentatore si congeda comunicando che darà spazio agli inni. Ma, appena sparisce il logo della radio, partono spot pubblicitari che sembrano non finire più. Le squadre entrano in campo, insieme alle bandiere, si dispongono in orizzontale, l’inquadratura va in campo lungo e poi stringe. Anche il televisore sul chiosco “storico” di Piazza Castello ha attivato l’audio: chi si è spostato nell’”area gastronomica” può vedere i preliminari, la grande maggioranza, no. Finalmente, finiscono gli spot e anche il maxischermo si collega con San Paolo, ma l’inno olandese è già iniziato. Rispetto davvero a quota zero.
A proposito di mancato rispetto, la partita inizia con un minuto di raccoglimento per Alfredo di Stéfano, vergognosamente omesso in occasione di Germania-Brasile. I “transfughi degli inni” sono già tornati al maxischermo, pronti per gustarsi il match.
L’arbitro dà inizio alla seconda semifinale: davanti al maxischermo, dove è steso una specie di tappeto verde, la gente è seduta, più Foto0066indietro si sta  in piedi. L’incontro si incanala presto sui binari della noia. Probabilmente, le due squadre sono timorose di scoprirsi troppo, per una paura irrazionale di fare la fine del Brasile. Le poche emozioni – come una parata di Cillessen su una punizione di Messi, creano esultanze quasi da gol. Un gruppo misto di olandesi e milanisti intona un coro (in italiano) per de Jong; poi, verso il 20′ parte un “Holland! Holland!”, ma presto l’entusiasmo dei presenti si uniforma ai ritmi della partita.

Nel secondo tempo si formano addirittura capannelli, con ragazzi – e soprattutto ragazze – che parlano tra di loro e bevono, anche rivolti di spalle al match. Intanto, si vede qualcuno in più con la maglia dell’Argentina – ma la battaglia di colori è vinta nettamente dagli arancioni, così come la sfida del tifo: si sentono solo Foto0064cori olandesi. Che crescono ai supplementari: più ci si avvicina ai rigori, più l’attesa si fa palpitante e l’atmosfera diventa calda. I “tulipani” cantano cori in olandese, ma anche in italiano: alcuni degli Oranje presenti in Piazza Castello sono residenti a Milano. Si sente anche un “chi non salta è un argentino” – uno dei più innocui cori da curva: e infatti i sudamericani neppure fanno una smorfia.
Neppure le due squadre, per dirla tutta, fanno una smorfia. Anzi. Sembra che i 22 giocatori in campo stiano “tirando tardi” per arrivare ai rigori: ogni tanto qualche fiammata, ma nulla più. Messi lo si vede un paio di volte: poi il nulla. Robben un po’ meglio, ma lontanissimo dai suoi standard: l’unica occasione limpida, l’attaccante l’ha avuta al 90′, quando ha sfruttato l’unica vera disattenzione della difesa argentina ed è penetrato in area alla sua maniera. Ma ha perso l’attimo – questione di centesimi di secondo – e Mascherano ci ha messo la gambetta, intercettando la palla per pochissimo (questa volta sono centimetri).

Centoventesimo più recupero ed è la fine dei supplementari: per la seconda volta di fila, la squadra di van Gaal deve affidarsi alla lotteria più stramba che il calcio abbia concepito quando fu deciso di archiviare il giudizio delle monetine.
ExpoMentre il primo rigore si avvicina, in piazza l’arancione domina ancora nettamente sull’albiceleste. Ma appena Romero paga il rigore a Vlaar, gli argentini (veri e presunti) spuntano fuori: molti sono seduti e saltano per aria come dei grilli. Non sono ancora numerosi come gli olandesi, ma se la giocano.

Ecco la soluzione del rebus: gli Oranje sono tutti riconoscibili, gli argentini no. Ma ormai si sono rivelati: i pochi in albiceleste e quelli “in borghese”. Al 4-2 di Maxi Rodríguez fanno festa: Piazza Castello, che sembrava una dipendenza del Damrak, ora è diventata una succursale di Plaza de Mayo. Gli arancioni rispondono, gridando ancora “Holland! Holland!”, poi Prima dei rigorialcuni tornano al bar dell’aperitivo, altri restano in piazza, altri ancora (insieme a qualche argentino) guadagnano il metro.

E’ quasi l’una, ma la linea rossa è aperta per il nuovo concerto di Vasco Rossi a San Siro. Se il cantante di Zocca dovesse dedicare una canzone agli olandesi e alla loro vana rincorsa alla Coppa del Mondo, naufragata anche questa volta, forse canterebbe: “Fantasie, che volano libere… fantasie che a volte fan ridere… fantasie che credono alle favole”. Ma gli olandesi non ridono: la rincorsa all’iride è rimandata per l’ennesima volta, ma prima o poi – ne sono sicuri – l’Het Wilhelmus risuonerà sul tetto del mondo. Per davvero.

 

A. Z.

 

Sopra: l’esultanza degli argentini al rigore segnato da Maxi Rodríguez

 

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