MENU

Germania-Argentina, atto terzo

13 luglio 2014 • Sport news, Te lo dò io il Brasile

Per il Brasile, i Mondiali casalinghi si chiudono nel peggiore dei modi: ancora una sconfitta netta – 3-0, contro l’Olanda – e quarto posto finale, alle spalle proprio della squadra di van Gaal.

 

 

L’amarezza dei tifosi brasiliani non è attutita né dalla scarsa valenza che da sempre hanno le finali per il terzo e quarto posto, né dall’arbitraggio veramente inadeguato dell’algerino Djamel Haimoudi: l’Olanda si è mostrata compatta, veloce e affiatata, il Brasile un insieme di calciatori che vagavano per il campo, con poche idee in testa e tanta imprecisione. Un intero paese è alla ricerca delle responsabilità: quelle dei giocatori stessi (fischiatissimi), quella di Felipe Scolari (ancora più fischiato), che non ha saputo dare un benché minimo gioco alla squadra, oltre ad aver sbagliato le convocazioni), quella della federazione, che la presidenta Dilma Rousseff vorrebbe addirittura commissariare. La verità è che – al di là di tutto – la prestigiosa scuola brasiliana sembra non esistere più. Occorre ricostruire un movimento che tanto ha dato al calcio mondiale, e che sembra aver consumato le sue risorse aurifere che sembravano inesauribili. Il Brasile di oggi deve partire al suo fuoriclasse, Neymar, assente con la Germania e con l’Olanda, e dall’amore dei suoi cittadini per il calcio, per poter ricostruire sulle macerie.

A proposito di Olanda, la premiazione di Robben e compagni ha scatenato applausi a scena aperta nel pubblico brasiliano. Non è solo un gesto di sportività, né unicamente un tributo alle “affinità elettive” fra arancioni e verdeoro, ma anche (e soprattutto) una viva protesta nei confronti dell’umiliante finale di torneo a cui i padroni di casa sono stati sottoposti.

Per i supporter brasiliani è rimasta ormai una sola speranza. L’ha espressa, con un cartello, uno spettatore ieri a Brasilia, in un cartello di aperto sostegno alla Germania, indicata come “per noi (i brasiliani, ndr)  l’ultima chance”. Vedere Leo Messi alzare la coppa al Maracanã sarebbe, per i tifosi di casa, una nuova umiliazione. E si configurerebbe come un serio pericolo politico per Dilma Rousseff, che sarà chiamata a premiare il vincitore. Le immagini della presidenta che consegna il trofeo più desiderato dai calciatori agli “arcirivali” argentini potrebbero seriamente influire sulla sua campagna elettorale. Pensate a come potrebbero essere utilizzate quelle stesse immagini dai concorrenti alla presidenza: immaginate, per esempio a spot elettorali in grado di scatenare le emozioni più profonde degli elettori e di associare la presidenta in carica alla disfatta mondiale.

Il Maracanã sarà diviso. Da una parte l’alleanza temporanea tra brasiliani e tedeschi. Dall’altra gli argentini, che hanno letteralmente invaso Rio de Janeiro: sono  almeno 100mila quelli accorsi nella Cidade Maravilhosa, alcuni con il biglietto, molti in cerca di un tagliando d’ingresso (dai bagarini può costare anche 10mila euro, prezzo improponibile non solo per gran parte degli argentini, ma anche per la maggior parte della popolazione mondiale). Fino all’ultimo non si potrà, quindi, sapere chi sarà in maggioranza, se l’asse brasiliano-tedesco o i tifosi in maglia albicelestePer una partita, quella tra Germania e Argentina, che è in assoluto la più giocata in una Coppa del Mondo: tre volte, contro le due di Italia-Brasile (la “superfinale” del 1970, che assegnò definitivamente la Coppa Rimet all’undici di Zagallo, e quella del 1994). Se includiamo nelle statistiche mondiali anche i Giochi Olimpici del 1924 e del 1928, riconosciuti come campionati del mondo dalla Fifa, osserviamo che anche Argentina-Uruguay fu disputata, come finale, per tre volte: nella prima Coppa del Mondo (1930) e nell’edizione olimpica di Amsterdam 1928, dove fu giocata per ben due volte: la finale “regolare” si era chiusa 1-1 dopo i supplementari e quindi, come si usava allora, la partita era stata ripetuta.

Ma torniamo a Germania-Argentina. Che è sì la finale più giocata nella Coppa del Mondo, ma in tempi relativamente recenti: d’altra parte, l’albiceleste – fortissima prima della guerra – si sarebbe poi eclissata nei Mondiali dal 1950 al 1974, partecipando sempre in qualità di comprimaria (solo dal 1978 in poi si tornò a parlare di Argentina nel lotto delle favorite d’obbligo di tutti i Mondiali).

Nelle finali mondiali, il bilancio tra le due squadre che si affronteranno stasera, 13 luglio 2014, è in perfetto equilibrio. L’Argentina conquistò finale e Coppa il 29 giugno 1986, a Città del Messico, battendo i tedeschi per 3-2: in vantaggio per 2-0 (Brown al 22′ e Valdano al 55′), Maradona e compagni si fecero rimontare (Rummenigge al 73′ e Voeller all’81′), ma tornarono in vantaggio subito dopo, anche a causa dell’atteggiamento ingenuo della Germania (gol del definitivo vantaggio albiceleste siglato da Burruchaga all’83′).

 

Rivincita ai Mondiali successivi: all’Olimpico di Roma fu, stavolta, la squadra tedesca a imporsi, davanti a uno stadio completamente a favore. Era l’8 luglio 1990, e la squadra allenata da Franz Beckenbauer si impose per 1-0 grazie a un rigore (molto dubbio, per la verità) trasformato dall’interista Brehme all’84′.

 

 

La vittoria dell’Argentina del 1986 è, finora, l’unico successo dei sudamericani ai Mondiali contro i tedeschi: nei sei incontri che hanno opposto le due nazionali al massimo torneo iridato, la Germania ha vinto tre volte, l’albiceleste, appunto, una sola, mentre i pareggi sono stati tre. L’ultima partita disputata ai Mondiali tra le due squadre è la semifinale della scorsa edizione, chiusa con un rotondo 4-0 a favore della Germania.

 

 

Sono invece 2o i precedenti “totali” tra la Mannschaft e la Selección: nove vinti dall’Argentina, sei dalla Germania e cinque finiti in parità.

Favorita la squadra di Löw, che però deve battere un tabù: quello che vede le squadre europee mai vittoriose in un Mondiale disputato in Sudamerica. Se la Germania dovesse conquistare la Coppa, dunque, sarebbe la prima volta di una nazionale del nostro continente a vincere oltre oceano. Fu la Spagna, nel 2010, a conquistare invece il primo titolo mondiale fuori Europa, facendo sua l’edizione sudafricana. Se invece la spuntasse la squadra di Sabella, il Sudamerica raggiungerebbe l’Europa per numero di Coppe del Mondo vinte. Oggi, infatti, il nostro continente conduce per 10-9.

Infine, una curiosità: la Germania indosserà la classica maglia bianca, e non la seconda – quella rossonera a righe orizzontali, apertamente ispirata al Flamengo. E questo, nonostante si giochi proprio nello stadio del Fla. Nessun tentativo di captatio benevolentiae, dunque: dato che l’avversario si chiama Argentina e la partita si gioca in Brasile, indossare la maglia flamenguista sarebbe una precauzione inutile. Tanto più che, tecnicamente, la Germania gioca in casa. Maglia a grandi righe orizzontali sfumate con più tonalità di blu, invece, per l’Argentina: un modello molto vicino a quello tradizionale da trasferta, blu a tinta unita.

A. Z.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »