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Fra le due guerre

22 febbraio 2014 • Olympic Graphics

1920 Anversa

di Paolo Cagnotto. Saltata per cause belliche l’edizione del 1916 che doveva svolgersi a Berlino, la prima edizione dei giochi dopo la guerra fu ospitata dal Belgio. La manifestazione, da quell’anno, si arricchì del “giuramento olimpico”, del volo delle colombe bianche che simboleggiano la pace, ma anche dei cinque cerchi. Una nota di colore, presa dagli annali, svela che fu in quell’occasione che gli atleti italiani utilizzarono per la prima volta la maglia azzurra.

La grafica del manifesto ricalca un po’ i motivi dell’olimpiade di Stoccolma. Sempre un atleta a figura intera, un discobolo che richiama gli atleti ateniesi, circondato da uno sventolio di bandiere in cui le più riconoscibili sono quella statunitense e quella giapponese. Come se fosse posta su un altura, la figura lascia intravedere sullo sfondo la città. Una scritta chiara regge visivamente tutta l’impostazione del poster. Nell’arte del manifesto, gli anni fra il venti e il trenta del millenovecento riflettevano le influenze di diversi correnti artistiche: il futurismo, il dadaismo, il cubismo, il surrealismo e l’art déco. La cartellonistica stava diventando una professione per molti pittori e illustratori del tempo, Il manifesto olimpico per uniformarsi alle mode del decennio dovrà aspettare le edizioni successive, fino ad anticipare alcuni stili, solo dopo gli anni cinquanta. Il designer creativo fu Martha van Kuyck e il disegnatore il belga Walter Von del Ven. Vennero stampati 90.000 poster in 17 lingue diverse.

Fig. 12

 1924 Chamonix – I primi Giochi invernali

Con la “Semine des Sports d’Hiver” (Settimana degli sport invernali), nascono ufficialmente a Chamonix le Olimpiadi Invernali. Il manifesto rispecchia parecchio l’iconografia classica della cartellonistica e del manifesto turistico delle località di villeggiature delle Alpi negli anni Venti. L’aquila, regina incontrastata delle vette porta negli artigli allori intrecciati con nastrino francese, dalla insolita visione, è il caso di dire, a “volo d’uccello” si vedono lo slittino e gli atleti intenti a percorrere una zona di gara… Il tutto egregiamente incorniciato con un buon contrasto cromatico caldo che ben si armonizza con i colori freddi delle montagne e delle piste innevate. Autore del cartellone/poster, il francese Auguste Matisse, pittore e illustratore dell’epoca.

 

 

Fig. 13

1924 Parigi

Dopo l’edizione del 1900, è di nuovo Parigi ad ospitare i giochi. Trattandosi dell’ultima edizione presieduta da Pierre de Coubertin, si volle concludere il suo ciclo con un omaggio all’inventore dei giochi moderni disputando l’edizione in Francia. Gli stessi francesi investirono molto nelle Olimpiadi per farsi perdonare la non felice organizzazione dei giochi del 1900. Esordio del Motto olimpico: “Citius, Altius, Fortius” che significa: più veloce, più in alto, più forte. Nacque a Parigi la tradizione di issare sul pennone, in occasione della chiusura delle olimpiadi, tre bandiere: quella olimpica, quella del paese ospitante e quella del paese organizzatore dell’edizione successiva. Quindi da questo episodio si evince che la decisione di dove disputare i giochi, da quell’anno, era già nota prima della chiusura della manifestazione e quindi non decisa solo tre anni prima come era prassi fino ad allora. Il Comitato Olimpico scelse due manifesti per l’edizione parigina.

Fig. 14Il primo poster, opera dei Jean Droit rappresenta un gruppo di atleti con il braccio alzato, quasi un richiamo inconscio al saluto fascista che era in voga in Italia… Sullo sfondo una sola bandiera, il tricolore francese, e la tecnica con l’uso del seppia e il tricolore con toni abbassati che sventola sul fondo ricorda più gli eroi della Rivoluzione francese (liberté, egalité, fraternité) e infatti, nell’iconografia dei manifesti olimpici circola maggiormente una versione di un poster di una disciplina particolare come il lancio del giavellotto. Più omogeneo, con una scelta di carattere e di grafica più originale e consona ai gusti dell’epoca. Mentre il secondo, dell’italiano Orsi mostra in controluce l’atleta intento a lanciare il giavellotto. Un tratto più moderno, pittorico e una ricerca grafica interessante, per l’epoca, nel lettering, con la scelta di un carattere maiuscolo con piccole grazie a renderlo elegante e il gioco di abbassare il 9 nella data dell’anno.

 

 

Fig. 15

1928 St. Moritz – Giochi invernali

Appaiate a sventolare sopra le montagne innevate della Svizzera, le due bandiere, quella del paese ospitante e quella con i cinque cerchi, nel manifesto dei secondi giochi invernali disputatisi a St. Moritz. L’opera, molto celebrativa è stata realizzata da un maestro della cartellonistica svizzera Hugo Laubi, specializzato nella promozione delle località turistiche elvetiche da Arosa a St. Moritz, con cavalli e figure sui campi da sci… Nel 1930 gli fu commissionato il manifesto per l’Ufficio del Turismo svizzero. Equilibrato nella composizione, nell’accostamento dei colori e nella grafica rimane un classico e fra i più moderni del periodo. Una tradizione, quella del manifesti turistici delle località dell’intero arco alpino, una selezione dei quali viene ancora battuta all’asta per gli appassionati, con cifre ragguardevoli.

 

 

 

Fig. 16

1928 Amsterdam

La nona edizione dei giochi si svolse ancora una volta in Europa. Per la prima volta la passerella della cerimonia d’apertura degli atleti fu guidata dalla rappresentativa greca per terminare con i membri della squadra del paese ospitante. Inoltre, il rito dell’accensione della torcia olimpica, già sperimentato quattro anni prima a Parigi, divenne ufficiale: una staffetta tra giovani greci portò la fiaccola da Atene ad Amsterdam nei mesi precedenti all’apertura della manifestazione. Tra le curiosità anche il fatto che la Coca-Cola divenne il primo sponsor olimpico.

Il manifesto ufficiale però non contiene contaminazioni pubblicitarie, anzi: l’estrema sintesi del segno, dell’atleta che conquista l’alloro olimpico dopo una prestazione sportiva è di forte impatto, dinamico e risente più dell’influenza dei cartellonisti italiani del tempo che di quelli di impronta transalpina, come per esempio lo svizzero Herbert Matter, con i suoi manifesti per le località turistiche. Boccasile, Depero, Dudovich e Seneca erano i cartellonisti che furoreggiavano in Italia fra la fine degli anni venti e inizio trenta, con i loro stili inconfondibili, per la pubblicità e per l’industria.

Fig. 17Le diecimila copie del manifesto grande con base cm 62 e cm 100 di altezza (24 x 39) nella versione volantino hanno la firma di Joseph Johannes Rovers che si aggiudicò i 500 fiorini predisposti allo scopo dal Comitato organizzatore, risultando vincitore del concorso indetto per l’occasione. Dal rapporto del Comitato organizzatore risulta che le Ferrovie olandesi operarono come Media partner, per l’affissione in tutte le stazioni dei poster olimpici.

 

 

 

Fig. 18

1932 Lake Placid – Giochi invernali

Nel manifesto di Lake Placid è riconoscibile l’impronta dello stile modernista codificato dagli artisti statunitensi sul finire degli anni venti e conosciuto anche come American art déco. In stile minimalista Il soggetto è il saltatore dal trampolino, quasi un pittogramma, nella silhouette: semplicità e dinamismo.

Il poster presenta una mappa degli Stati Uniti che indica la posizione di Lake Placid.

Furono stampate 15.000 copie in inglese, francese e tedesco. La loro distribuzione all’estero (soprattutto in Europa) venne realizzata con l’aiuto della Società American Express, Thomas Cook & Son, i Comitati Olimpici Nazionali, le federazioni sportive, le società ferroviarie e di navigazione a vapore e anche di viaggio. L’autore fu il polacco Witold Gordon nato a Varsavia e trasferitosi a Parigi dove studia all’Ecole de Beaux Arts prima di trasferirsi negli Usa. Fu conosciuto come autore di murales (i primi proprio nel 1932 per la Radio City Music Hall. Fu illustratore negli anni successivi tanto da guadagnarsi una serie di copertine illustrate per la rivista New Yorker.

 

Fig. 191932 Los Angeles

Solo Los Angeles si candidò ad ospitare i decimi giochi olimpici. Quindi dopo quasi un trentennio, le Olimpiadi ritornarono negli Stati Uniti. Rispetto all’edizione di quattro anni prima, vuoi per la crisi del 1929, vuoi per la traversata oceanica, gli atleti partecipanti furono la metà. L’Italia ottenne il secondo posto nel medagliere, impresa mai più ripetuta. Il manifesto è caratteristico dell’epoca, del luogo e dell’art director dei giochi: Hugo Ballin, non solo artista a tutto tondo, ma anche scenografo e pittore, che passò per il mondo di Hollywood girando anche film in veste di regista e dipinse anche alcuni murales in diverse costruzioni nella zona.

Il poster è un progetto di Julio Kilenyi, scultore, raffigura l’antica usanza greca di inviare un giovane atleta ad annunciare la celebrazione dei giochi. Il risultato è quasi tridimensionale. Kilenyi modellò il progetto prima in argilla e poi lo fotografò, colorandolo solo nella fase litografica. L’uso delle ombre, la plasticità dei colori danno all’atleta raffigurato una dimensione plastica. Sembra quasi una foto di una statuina verniciata o, anticipando di decenni lo stile, quasi una visione in 3d del disegno. Può essere inquadrato post modernista, Tanto per la cronaca il 1932 è stato l’anno in cui a New York veniva ultimato l’Empire State Building e in Italia veniva presentata la Balilla 500.

 

Fig. 20

1936 Garmisch – Giochi invernali

La quarta olimpiade invernale ebbe come teatro Garmisch, nella Germania pronta a far da negativa protagonista del decennio successivo. Venne introdotta per la prima volta nelle olimpiadi invernali la fiamma olimpica. Il poster, con diciture in francese (lingua ufficiale) mostra un mezzo busto di un atleta dalle fattezze ariana, armato di fucile e abbastanza minaccioso nella sua tenuta scura. Solo la pettorina con il simbolo olimpico provvede ad ammorbidire un po’ i toni. L’autore del manifesto dei giochi invernali era architetto e artista del regime tedesco Ludwig Hohlwein. Stabilitosi a Monaco di Baviera, iniziò la sua carriera di architetto, non disdegnando la carriera di grafico. Fra il 1906 e il 1914 raggiunse l’apice nei lavori orfici e nella realizzazione di poster. Fece scuola presso i grafici pubblicitari del tempo e fece scuola creando lo Hohlweinstil.

Fig. 21Con l’inizio della prima Guerra mondiale la produzione di Hohlwein si orientò verso la causa patriottica: molti manifesti vennero dedicati al sostegno dello sforzo bellico, alla mobilitazione, al soccorso dei feriti, dei mutilati e dei prigionieri di guerra. Iscritto al partito nazionalsocialista Ludwig Hohlwein produsse una gran quantità di opere di eccezionale qualità grafica per il NSDAP e le sue organizzazioni collaterali. Apparvero negli anni trenta i famosi manifesti per le SA, le SS, l’Hitlerjugend, il BDM, il Winterhilfswerk che rappresentavano lo Zeitgeist con straordinaria efficacia.

 

 

 

Fig. 22

1936 Berlino

Disegnata da Johannes Boehland la Campana tedesca che vede incisa l’aquila ariana che sovrasta i cinque cerchi e la scritta che è un appello alla gioventù mondiale. Minacciosa, tetra, come l’aria che si respirava in quel tempo. Il manifesto invece ricalca il realismo eroico del nazismo. Ci si chiede come mai si decise di far disputare i giochi nella patria di Hitler, ma la decisione venne presa dal Comitato olimpico nel 1931, quindi prima dell’ascesa al potere del dittatore e nonostante le proteste di vari paesi le olimpiadi si svolsero a Berlino. Si parla dell’organizzazione più efficiente mai vista in un olimpiade moderna. Un dispendio di mezzi di comunicazione senza precedenti, con l’utilizzo di manifesti, l’uso della radio e della propaganda tedesca e di maxi schermi piazzati in diverse piazze. Addirittura venne girato l’unico film “vero” rimasto nella storia per aver celebrato il mito ariano “Olympia” realizzato dalla documentarista Leni Riefenstahl. La storia delle quattro vittorie olimpiche dell’americano di colore Jesse Owens davanti al Führer fanno parte della mitologia olimpica. Il poster, opera dell’artista berlinese Franz Wurbel, sempre minaccioso con il volto granitico di un atleta/olimpico/ariano cinto di alloro e con un’aureola formata dai cinque cerchi. Di quinta i cavalli della quadriglia della Porta di Brandeburgo in controluce sembra si alzino minacciosi ed accolgono la scritta con un lettering classico per il paese.

Fig. 23Con la seconda guerra mondiale si interruppe la celebrazione delle Olimpiadi invernali. I Giochi invernali del 1940 originariamente erano stati assegnati al Giappone e si sarebbero dovuti tenere a Sapporo, ma nel 1938 il CIO decise di toglierglieli a causa del coinvolgimento nella guerra in Cina. Sede alternativa venne scelta Sankt Moritz, che aveva ospitato i Giochi nel 1928, ma la Svizzera dovette rinunciare a causa del persistere del divieto del CIO che impediva ai maestri di sci di competere ai Giochi, in quanto considerati professionisti. Nel 1939 Garmisch-Partenkirchen si fece avanti per organizzare nuovamente i Giochi, ma a causa dell’invasione tedesca della Polonia, nel 1939, le Olimpiadi vennero cancellate. Lo stesso avvenne per i Giochi invernali del 1944, previsti a Cortina d’Ampezzo.

 

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