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Per la Germania ho scelto le aringhe

17 giugno 2014 • Mi mangio i mondiali

Germania-Portogallo 4-0

Iran-Nigeria 0-0

Ghana-Stati Uniti 2-1

 

 

Germania-Portogallo si preannunciava una gran partita. E l’inizio spumeggiante dei lusitani lasciava ben sperare. Ma è stato un fuoco di paglia. E i tedeschi hanno preso il largo. Dopo l’espulsione di Pepe, sul 2-0 per i tedeschi, la partita era ormai decisa. Ho quindi deciso di iniziare il mio ormai consueto spuntino. Da parte portoghese ho scelto il mitico bacalhau, innaffiato con vinho verde. La sorpresa è avvenuta sul lato tedesco. Sapete che cosa ho scelto? Würstel di vario tipo? Leberkäse? Rotsuppe? Sauerbraten? No: pesce, per non mischiare da subito. Anche la Germania ha ricette di pesce: di mare al nord, di laghi e di fiume. Ho scelto il mare e mi sono preparato un Fischbrötchen, il sandwich tipico di Kiel con aringhe piccole (la ricetta originale parla di “aringhe alla Bismarck” o “piccole aringhe Matjes”), anelli di cipolla, cetrioli sottaceto e qualche foglia di insalata.
Visto il 4-0 finale per la Germania, ho fatto bene a scegliere il vinho verde: almeno a tavola ho dato una chance di vittoria ai portoghesi, che adesso dovranno probabilmente battere entrambe le avversarie del gruppo, i meno quotati statunitensi e ghanesi.bacalhau
Prima di Iran-Nigeria son o uscito a fare quattro passi. Chi mi incontro sulle scale? L’ingegner Pedrini! Che, con mia grande sorpresa, ha rotto la tacita tregua che si era instaurata quel giorno, a Vienna, quando lo avevo incontrato per caso in un ristorante mentre lui, il vegano integrale, si sbranava un sano cevapcici, che sicuramente vegetaruano non era. Dicevo che la tregua è stata rotta perché l’ingegnere non è riuscito a trattenere un “la vedo ingrassato”. “Sì, vero, ieri ho mangiato un cevapcici”, ho risposto prontissimo, e lui ha subito cambiato discorso. State tranquilli che la tregua non la rompe più. Ma io sono preoccupato, perché non solo ho messo su chili, ma si vede anche. Mi sa che la prova costume è fallita ancor prima che inizi.
Quattro passi e via con Iran-Nigeria: partita non certo esaltante e primo pareggio (0-0) di questi Mondiali. L’abbinamento gastronomico è stato più sostanzioso del match. Per l’Iran ho scelto la Irza Ghasemi, cioè la crema di melanzane. Ecco gli ingredienti, che ho trovato on line: una melanzana di quelle piccole e mirza ghasemilunghe, 80 grammi circa di polpa di pomodoro, uno spicchio di cipolla e uno spicchio d’aglio, un “sorso” di uovo (se lo mettete intero va bene per la ricetta per cinque persone!), olio e sale, spezie persiane – io le ho sostituite con il curry, che avevo in casa. La ricetta: prima occorre grigliare la melanzana in forno, fino a quando non diventi morbida e bruciacchiata all’esterno. Poi, bisogna sbucciarle e tagliuzzare la polpa in pezzi piccoli.  Fatto questo, versare in padella cucchiaio di olio e aggiungere la cipolla (che sia sminuzzata, mi raccomando). Quando diventa dorata, aggiungete l’aglio tritato e far soffriggere per due minutini. A questo punto, aggiungete le spezie – non troppe, mi raccomando – e, dopo un minuto, le melanzane, e friggere fin quando non perdano metà della loro acqua. A questo punto aggiungete il pomodoro. Mescolate lasciando cuocere per una mezz’oretta. Capite che ci siete quando vedete una bella cremina omogenea. Alla fine, chiudete in bellezza con un po’ di sale e le uova, mescolando (per far amalgamare la crema) per altri cinque minuti. Capito? Da parte nigeriana ho invece optato per il puff puff, cioè le polpette locali. Che ho preparato ieri mattina sul tardi – apuff puff mezzogiorno non ho mangiato, capirete anche voi il motivo. Anche qui, voglio comunicarvi la ricetta, anche questa trovata sul web (internet serve – ma ricordatevi: verificate sempre!). Ingredienti: una tazza di farina, una tazza d’acqua, un quarto di tazza di zucchero, un cucchiaino di lievito. Ed ecco cosa bisogna fare.
Miscelare tutti gli ingredienti fino a ottenere un impasto  bello morbido; aspettare la lievitazione per due ore e mezza ciorca. Capito perché mi ci sono messo di mattina? Ma non divaghiamo: dopo, mettere in una casseruola un po’ d’olio (possibilmente vegetale), fino a 5 centimetri dal fondo del tegame.
Quando l’olio sarà caldo abbastanza, utilizzare un cucchiaio per prendere l’impasto e buttarlo nell’olio ottenendo così delle palline.
Friggere per qualche minuto finché il lato inferiore sarà dorato. Girare, poi, la pallina e friggere per qualche altro minuto l’altro lato.
Con un grosso cucchiaio estrarre le palline e passarle su un carta da cucina per scolare l’olio in eccesso. Ho ottenuto una ventina di polpette che ho messo in piramide, tipo professor Birkenmeier, a consolarmi per il secondo tempo sotto tono. E per la scelta di bere acqua gassata, per smaltire un po’ il vino (e il vinho), ma anche la birra e i liquori, bevuti in questi giorni, fino a Germania-Portogallo.

cous cousPer Ghana-Stati Uniti, lo ammetto, ho mangiato cibi acquistati fuori. Cous cous per il Ghana, una cheese cake per gli Usa. E ho bevuto ancora acqua: lo ripeto. devo iniziare a calare sul vino, per poi tornare a farlo sul cibo. Non posso andare avanti così per troppo. Va bene i gustosi e sostanziosi apporti della cultura ai miei Mondiali, ma c’è un limite a tutto. Sto pensando a queste cose quando vedo una chiamata cheese cakesu Skype. Che fino a quando mia figlia non si è trasferita in Nuova Zelanda per motivi di studio, neppure sapevo che cos’era. Ho dovuto adattarmi per non spendere patrimoni, e tutto sommato è abbastanza semplice. E qui apro una parentesi: mia figlia voleva assolutamente frequentare l’università in lingua inglese, e ha scelto proprio il posto più lontano in assoluto. Le ho detto: ma non puoi andare in Inghilterra, che è qui vicina? No: vuole l’altro capo del mondo. Che, se vogliamo, nel quotidiano costa molto meno di Londra: però il volo incide. Finora, di viaggio aereo ne ha fatto uno solo, quello di andata. Però, questo vuol dire che in un anno non è mai tornata a casa. Forse l’anno prossimo, chissà. Ha scelto la città di Invercargill, quella più a sud di tutte, che è quasi (ho detto Invercargillquasi), meridiani permettendo) agli antipodi con casa mia.
Ora è in vacanza in Australia. Mi aveva detto: “non ti chiamerò per un po’”, e invece mi ha fatto la sorpresa. Ha avuto la delicatezza di chiamarmi quando la partita era finita, e gli americani festeggiavano per un 2-1 ormai insperato. “Ciao, papà”, mi dice. “Scommetto che ti starai facendo una scorpacciata di partite, eh…”. Eh sì, avrei voluto dirle, e non solo di quelle…

 

 

 

 

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