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Gignac come Pruzzo: “Addio sogno mondiale”

10 maggio 2014 • Sport news

Cosa può fare un attaccante per guadagnarsi un posto nella sua nazionale? Risposta facile: segnare tanti gol. Non sempre, però, bucare i portieri avversari è sufficiente, come dimostra la storia di Andre-Pierre Gignac, bomber dell’Olympique Marsiglia. Il ventottenne finora ha segnato 22 gol in stagione, dei quali 16 nel solo campionato, dove nella classifica dei cannonieri ha davanti soltanto un mostro sacro come Zlatan Ibrahimovic.

Eppure, è lui stesso a pronosticare la sua esclusione dalla lista dei convocati che il commissario tecnico Didier Deschamps sta per diramare. Con una sincerità non consueta tra i suoi colleghi, Gignac ammette di non considerarsi indispensabile: “Quella che si sta concludendo è stata certamente la miglior stagione della mia carriera, ma in tutta onestà anche Gomis, Lacazette e Gameiro hanno fatto benissimo. Da parte mia, mi ero ripromesso di fare di tutto per fare in modo che Deschamps mi prendesse in considerazione e quindi non ho rimpianti. Il c.t. mi ha fatto giocare in nazionale lo scorso settembre contro la Georgia, ma nei trenta minuti che ho avuto a disposizione non ho fatto una bella figura. Ho giocato con troppa timidezza, il che non è da me, e non siamo riusciti ad andare oltre lo 0-0″. Se Deschamps probabilmente non è il primo fan di Gignac, l’attaccante spera di stabilire un rapporto più proficuo con l’argentino Marcelo Bielsa, che dalla prossima stagione guiderà il club del Velodrome. Soprannominato “El Loco”, l’ex tecnico della nazionale argentina pretende dai suoi giocatori la massima applicazione e una costante forma fisica. Esistono quindi alcune perplessità sulla considerazione che potrà avere di Gignac, che per il suo fisico non certo filiforme viene spesso irriso dai tifosi avversi con il coro: “un Big Mac per Gignac”.

Ancora una volta, però, l’attaccante nato a Martigues intende giocarsi tutte le carte a sua disposizione: “Il mio contratto scadrà tra un anno e quindi sto riflettendo sul mio futuro. Istintivamente, credo che io e Bielsa andremo d’accordo. Leggo sui giornali che i suoi metodi non sarebbero adatti alle mie caratteristiche, ma io prima vorrei conoscerlo personalmente. A me piacerebbe rimanere a Marsiglia ed anche allungare il mio contratto, ma sono cose che potremo discutere soltanto alla fine della stagione”. Una stagione che, salvo sorprese, si concluderà senza la vetrina del mondiale in Brasile, nonostante i numerosi gol messi a segno. La situazione un po’ curiosa di Gignac non rappresenta certo un fatto inedito nella storia e non soltanto nel calcio transalpino. In Italia, è capitato per ben tre volte che il capocannoniere della stagione appena conclusa non venisse convocato per il mondiale. Il primo caso fu anche il più clamoroso.

Il romanista Roberto Pruzzo fu escluso da Spagna ’82 pur avendo vinto la classifica dei cannonieri sia nel 1981 che nel 1982. L’allora c.t. Bearzot fu determinato nell’insistere sul suo pupillo Paolo Rossi, sebbene fosse reduce da una lunga squalifica per il calcio scommesse, e i fatti gli diedero ragione, perché “Pablito” fu il miglior realizzatore dello storico mondiale vinto dagli azzurri. Allo stesso modo, quattro anni dopo Bearzot difese il suo gruppo storico, escludendo nuovamente Pruzzo, che era riuscito ancora a segnare più di tutti. Messico ’86 fu però un’esperienza molto meno esaltante per l’Italia, un gruppo ormai logoro ed eliminato dalla Francia di Platini senza troppe difficoltà. L’ultimo caso azzurro risale al 2002, quando Dario Hubner vinse la classifica dei cannonieri segnando 24 gol con la maglia del Piacenza, ma fu estromesso dal c.t. Trapattoni a beneficio di Inzaghi, Del Piero, Totti, Delvecchio, Montella e Vieri. Ciro Immobile e Luca Toni, che si stanno sfidando per il titolo del miglior bomber italiano dell’anno, sperano vivamente di non essere il prossimo della lista. L.Z.

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