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Germania-Algeria, 32 anni dopo

27 giugno 2014 • Bordate d'autore, Sport news

Gijón, 16 giugno 1982. La Germania inaugura la sua nuova avventura mondiale contro l’Algeria. Una partita che, sulla carta, non è certo proibitiva. E invece i nordafricani, presi sotto gamba dai loro più qualificati avversari, danno spettacolo e si impongono per 2-1, trascinati da Rabah Madjer e Lakhdar Belloumi. La sorpresa è grande: in Germania, il risultato viene visto come un completo disastro; Edmondo Fabbri dedica al tecnico tedesco Jupp Derwall un fondo sulla Gazzetta, rievocando la dolorosa sconfitta dei “suoi” azzurri a opera della Corea del Nord di Pak Doo-Ik e offrendogli una scontata solidarietà.

 

 

Nel video qui sopra, una breve sintesi di Germania-Algeria 1-2 dei Mondiali del 1982

 

 

Le “volpi del deserto” non si ripetono con l’Austria, ed escono sconfitti per 2-0; poi, nella terza partita, il 24 giugno, regolano il Cile per 3-2, dopo essere stati in vantaggio per 3-0. Il meccanismo di Spagna ’82 non prevede che l’ultimo turno di ciascun gruppo preliminare si giochi in contemporanea: così il giorno seguente, sempre a Gijón, Austria e Germania si affrontano conoscendo già il risultato dell’Algeria. Un pareggio qualificherebbe gli austriaci e condannerebbe i tedeschi, mentre una vittoria per 1-0 (o per 2-0) di Rummenigge e compagni promuoverebbe entrambe, a scapito degli africani.
La rivalità ancestrale fra Austria e Germania è cosa nota: quattro anni prima, a Córdoba (Argentina), gli austriaci già eliminati avevano giocato come forsennati per battere i “vicini di casa”, festeggiando la vittoria per 3-2 (che aveva negato ai campioni del mondo in carica la possibilità di disputare la finale per il terzo e quarto posto) come fosse la conquista della Coppa del mondo (cliccare qui per il racconto di quella partita). L’incontro era stato soprannominato das Wunder von Córdoba (il “miracolo di Córdoba”) da parte austriaca e die Schmach von Córdoba (l'”umiliazione di Córdoba”) da parte tedesca.
Ora, le due squadre si ritrovano di fronte: per l’Austria la possibilità di giocare un nuovo scherzetto ai rivali. Ma spesso nel calcio la convenienza arriva prima di tutto. Così, dopo un inizio scoppiettante, Hrubesch porta in vantaggio la Germania. E’ solo il 10′. Di lì a poco, la partita cambia faccia: entrambe le squadre, paghe del risultato, rinunciano a giocare. Continui passaggi in orizzontalee frequenti appoggi al portiere. Pochissime emozioni. Una melina irritante fino a fine partita. L’intenzione di portare a casa la qualificazione senza combattere è talmente palese che, già alla mezz’ora di gioco, gli spettatori di Gijón iniziano a rumoreggiare, a fischiare e a sventolare fazzoletti, in segno di protesta nella classica pañolada. Gridano: “fuera, fuera” e “¡Que se besen! ¡Que se besen!” (“Che si bacino! Che si bacino”). E ancora: “Argelia, Argelia” (Algeria, Algeria). Si racconta che anche molti tifosi tedeschi e austriaci presenti allo stadio si uniscano a questo coro.

Anche i telecronisti “di parte” sono scandalizzati: il tedesco Eberhard Stanjek, dell’emittente Ard, sbotta: “quello che sta succedendo qui è vergognoso, non ha nulla a che vedere con il calcio. Potete dire ciò che volete, ma non tutti i fini giustificano i mezzi”. Poi smette di commentare per qualche minuto. Anche l’austriaco Robert Seeger parla apertamente di “vergogna”, invitando gli spettatori a spegnere la televisione. Finisce 1-0, entrambe le squadre passano e l’Algeria è ingiustamente fuori, nonostante due vittorie su tre. Questa volta, gli austriaci e i tedeschi chiamano l’avvenimento nella stessa maniera: der Nichtangriffspakt von Gijón (“il patto di non aggressione di Gijón”) o, meno prosaicamente, die Schande von Gijón (“la vergogna di Gijon”).

 

 

Nel video qui sopra, il commento di Eberhard Stanjek al “patto di non aggressione” in campo

 

Anche le reazioni del giorno dopo sono furiose: Willy Schulz, nazionale tedesco ai Mondiali del 1966 e del 1970, parla di “accordo silenzioso di 22 gangster sportivi”. Franz Beckenbauer, che segue i Mondiali come giornalistica, è meno “diretto”, ma ugualmente scandalizzato: “E’ una brutta giornata per il calcio tedesco e austriaco, anzi per il calcio di tutto il mondo”, dichiara senza mezzi termini. “Ma la colpa è dei regolamenti”, aggiunge per indorare la pillola, “che quasi impongono alle squadre di cercare certi risultati».
gijonLa Bild si scaglia contro i giocatori, invitandoli a vergognarsi; un giornale spagnolo parla addirittura di “Anschluss”, mentre il presidente della federazione calcio algerina, Hadj Benali Sekkal, chiede la squalifica delle due squadre. Non avverrà: non ci sono prove, anche se l’accordo (sia esso tacito o chiaro) è sotto gli occhi di tutti.
Ma la Fifa ha imparato la lezione: dai Mondiali successivi, il governo calcistico mondiale ristabilirà la contemporaneità delle ultime partite di ciascun gruppo preliminare. “La nostra prestazione forzò la Fifa a fare quel cambiamento, e questo fu ancora meglio di una vittoria”, avrebbe dichiarato anni dopo Lakhdar Belloumi, bomber delle volpi del deserto. “Questo significa che l’Algeria ha lasciato un marchio indelebile nella storia del calcio”.
Ora, dopo altri due tentativi andati a vuoto (1986 e 2010), ora la selezione biancoverde: per la prima volta nella sua storia, ha passato il girone iniziale, giocando bene e divertendo (unica, brutta macchia, il laser puntato da un tifoso sul portiere russo Igor Akinfeev, non visto dall’arbitro, che potrebbe aver deconcentrato l’estremo difensore e favorito il gol-qualificazione della squadra di Vahid Halilhodžić). La prima qualificazione della storia regalerà all’Algeria un avversario molto particolare: la Germania. Trentadue anni e qualche giorno dopo quelle strambe e incredibili giornate di Gijón.

Guido Berger

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