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La grafica dei Mondiali di Calcio: dal 1950 al 1962

7 giugno 2014 • Senza categoria

di Paolo Cagnotto

1950  Brasile Fig. 12

Pausa di 12 anni a causa della guerra mondiale che impoverì l’intero pianeta e soprattutto il mondo occidentale, area di sviluppo, nel tempo del “football”. Per organizzare il quarto torneo venne recuperata la coppa, tenuta nascosta per dodici anni da Ottorino Barassi (dirigente calcistico italiano) che la custodì come rappresentante della nazionale detentrice del titolo e la nascose agli appetiti pre e post bellici del nostro paese. La squadra azzurra partecipò alla competizione solo un anno dopo la tragedia di Superga dove perirono tutti i giocatori del “grande Torino”. Quindi per una forma di scaramanzia la spedizione italiana raggiunse il Brasile in nave, affrontando un viaggio di 15 giorni e allenandosi sul ponte della nave che li trasportava. Una curiosità nelle cronache di quel tempo annota che gli azzurri arrivarono oltre che stanchi, impreparati perché i palloni in dotazione per allenarsi finirono tutti nell’oceano… La disputa del mondiale di calcio in Brasile contribuì al rilancio mondiale di tutto il paese. Venne costruito per l’occasione il Maracana, lo stadio più grande e famoso del mondo, capace di contenere duecentomila persone. Il ritmo della samba fu la colonna sonora della manifestazione che per le cronache calcistiche vide affermarsi l’Uruguay proprio in finale con il Brasile lasciando sugli spalti e nel paese carioca uno sgomento senza pari. Per la prima volta si comincia a parlare di logo: una riproduzione al tratto del manifesto, dove si aggiunge un fondo giallo e una doppia striscia di verde e azzurro a sostituire il fondo acquarellato del manifesto. Quindi un sovrapporsi del poster al logo, senza nuove ricerche ma in sintonia.

Per la scelta del poster fu bandito un concorso sponsorizzato (per la prima volta) dalla Shell Petroleum, vincitore risultò Joseph Ney. Viene colto il momento dell’avanzamento dell’azione di gioco, con un particolare della gamba con scarpe chiodate in primo piano che spinge la palla in avanti. La composizione, lineare, attraversa tutto il manifesto rendendolo pulito. L’aspetto internazionale dell’evento viene evidenziato sul calzettone con la distribuzione delle varie bandiere dei competitori, ma a contarle sono di più delle tredici squadre partecipanti. I due elementi in primo piano sono gli strumenti principali del gioco del calcio: il pallone di cuoio e le scarpe chiodate. Nel fondo due pennellate di acquarello danno una nota di poesia e freschezza rispetto alla cupezza dei manifesti delle due edizioni precedenti. Un segno più marcato sembra far intravedere anche il Pan di zucchero.

Fig. 13Fig. 14

1954  Svizzera

Per celebrare i 50 anni della Fifa, la Federazione Internazionale del Calcio, la cui sede è sempre stata a Zurigo, si propose la Svizzera come paese ospitante. E’ come i suoi inimitabili orologi l’organizzazione fu puntualissima fino alla fine: basti pensare anche alla finale dove si affrontarono l’Ungheria , data per vincitrice sin dalla vigilia del torneo, che schierava effettivamente una delle squadre più forti di tutti i tempi e la Germania Ovest (già divisa dopo la spartizione con quella dell’Est). Dal 2 – 0 per gli ungheresi al 3-2 per i tedeschi, con la rete segnata negli ultimi minuti, l’escalation della suspense sembrava scandita proprio da un orologio super preciso made in Swisse. Il 1954 per l’Italia fu l’anno dell’introduzione della televisione e possedere una tv per i locali pubblici di allora fece aumentare gli affari e i consumi a dismisura.

Fig. 15Fig. 16Rimanendo ai temi della grafica, finalmente appare un logo pensato per l’occasione, anche se in termini di grafica quello che sembra un timbro postale, in realtà è una specie di sigillo. Con la croce svizzera iscritta in un pallone di calcio a sovrastare l’emisfero fitto di meridiani e paralleli… Una buona sintesi con le scritte nelle tre lingue ufficiali della svizzera: italiano, francese e tedesco. Non un grande slancio stilistico, ma rigida precisione e pragmatismo tipiche del paese ospitante. Più fantasia per il manifesto che però riprende il gesto del portiere già visto in edizioni precedenti e, come si evince dalla storia della filatelia, dal 1925 nei francobolli dedicati al calcio, il portiere è quasi sempre raffigurato, il fascino del numero 1, dei suoi guanti, del suo berretto con visiera che ne fanno un giocatore atipico rispetto agli altri dieci che sgambettano e corrono in mezzo al campo. Il gesto atletico del portiere che afferra il pallone con un balzo, qui però non è contemplato: qui il portiere è “beffato” e la palla entra in rete con suo sgomento. L’occhio torvo con cui guarda l’esito del tiro evoca un po’ i ritratti dell’ultimo ricasso… C’è chi ha voluto attribuire un doppio significato al pallone con macchia di luce che ricorda la palla del sole (i cartellonisti della scuola svizzera hanno messo il sole quasi dappertutto…) e la maglia insolitamente bianca del portiere, non serve solo da contrasto al blu acqua del fondo, ma a simboleggiare la bianca colomba della pace… In ogni modo è centrato il momento più atteso di ogni partita di calcio, il gol.

Fig. 17

1958  Svezia

Furono 102 i palloni arrivati al notaio scelto dalla federazione svedese per scegliere il pallone che doveva essere usato per la manifestazione che si svolse in Svezia dall’8 al 29 giugno 1958. Dopo una severa selezione vinse il Top Star prodotto dalla Sydsvenska Läder – och Remfabriken di Ängelholm in due tinte giallo e bianco. Il mondiale del 1958 viene ricordato per la prima vittoria del Brasile e per l’esordio del fenomeno Pelè a soli diciassette anni. L’organizzazione dell’evento viene ricordata come rigorosa e severa. La Svezia venne scelta per l’organizzazione perché in quel periodo erano poche le nazioni che potevano permetterselo, i danni del conflitto mondiale non erano ancora stati assorbiti del tutto in Europa, ma la Svezia in quegli anni esportava fenomeni calcistici a ripetizione e fu il momento migliore dal punto di vista calcistico, per il calcio svedese.

Fig. 18La nazionale arrivò in finale e sconfitta dai fortissimi brasiliani. Anche per questa edizione il logo non è altro che la ripresa dell’immagine del manifesto adattata a logo. Rispetto al manifesto originale il fondo diventa giallo e l’ombra proiettata sopra la stilizzazione del calciatore da un pallone calciato in aria e blu, proprio come i colori della bandiera svedese. Giganteggia a rovinare un po’ il tutto la scritta VM che è la sigla della parola Världsmästerskapet i fotboll (che significa in svedese “Campionato del mondo di calcio”. Nel manifesto invece il fondo è aranciato sfumato verso l’alto, il controluce del calciatore molto stilizzato e quasi cartoon dà il senso del movimento e della calciata che ha portato un pallone ad un’altezza considerevole tanto da formare un cono d’omba sul giocatore stesso come se fosse il piedistallo di un soldatino.

Fig. 19Il pallone (probabilmente il Top Star) è sormontato da un festone, una sciarpa colorata con l’allegoria di tutte le bandiere partecipanti all’evento. Una curiosità, il poster fu realizzato da Saul Bassi, art director statunitense che successivamente firmò anche il logo per le olimpiadi di Los Angeles nel 1974, diventando poi uno dei più creativi e conosciuti art director, avendo realizzato anche i loghi per AT&T, United Airlines, Minolta… e che fu anche regista dopo aver realizzato per il cinema una serie di celebri manifesti e delle sigle introduttive animate, lavorando con i migliori registi di Hollywood. Preminger, Wilder, Hitchock, Kubrick e Spielberg sono alcuni dei registi con cui collaborò. Saul ha realizzato i poster pubblicitari per le cerimonie degli Oscar dal 1991 al 1996.

Fig. 20

 

1962  Cile

Fig. 21Sembra che ad appoggiare la scelta di far disputare i campionati del mondo in Cile, nel 1962, ci fu proprio il Brasile, detentore del titolo, a scapito dei “nemici” dell’Argentina che pensavano toccasse a loro ospitare il torneo nell’anno del ritorno in Sud America della competizione nell’alternanza con l’Europa. Il Cile era stato colpito due anni prima dal terremoto più violento del secolo. Fu ancora vittoria del Brasile che bissò il titolo vinto quattro anni prima. Il Brasile dei vari Didì, Vavà, Pelè e Garrincha entrò nella storia del calcio e nei cuori di tutti gli sportivi del mondo.

Fig. 22I suoni del Brasile, i coloro delle maglie e i giocatori più forti del mondo in quel momento crearono un effetto “Brazil” anche nella società non calcistica, diventano per un decennio un vero fenomeno popolare di massa, con canzoni ispirate alle vicende del gruppo e al Brasile in generale. Il manifesto scelto è molto semplice, anche concettualmente. Il globo terrestre viene sovrastato da un satellite… un pallone che gli gira attorno. Bello il contrasto su fondo blu delle due sfere, che sembrano pianeti allineati e sospesi nel vuoto cosmico. Vincitore della selezione per i manifesti fu lo scultore cileno Galvarino Ponce Morel. Più tradizionale, come è giusto che sia, il logo che invece richiama in un tondo le scritte di rito e due semisfere che sovrappongo il concetto di mondo e pallone… Spezzate al centro da uno spaccato tridimensionale dello stadio della finale.

Fig. 23

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