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La grafica dei Mondiali di Calcio dal 1982 al 1990

19 giugno 2014 • Senza categoria

di Paolo Cagnotto

Fig. 44Notti magiche: Spagna 1982

Per gli italiani Spagna ’82 è il ricordo della vittoria mondiale dopo 44 anni di astinenza e la vittoria sfumata in finale nell’edizione messicana del 1970. Per tutti gli altri e per quanto concerne l’immagine è l’anno del “poster” di Joan Mirò e della mascotte Naranjito. L’idea di affidare a un grande autore come Mirò, quasi alla soglia dei novanta anni, pittore espressionista, surrealista e scultore celebrato in tutto il mondo significò per la Spagna, mandare in pensione tutta la vecchia classica iconografia del torero, delle corride e presentarsi con un’immagine fresca, dove anche la grafica della scritta España ’82 è stata personalizzata nell’arte di Mirò. Una scelta coraggiosa, quella degli organizzatori, che si rivelò vincente. Negli anni successivi le campagne pubblicitarie turistiche spagnole utilizzarono la grafica di Mirò fino all’esasperazione, richiamando l’avvenimento mondiale a una nuova fruizione dell’intero Paese. L’artista spagnolo morì nel 1983 e fece appena in tempo a godersi il riconoscimento mondiale alle sue opere. Nel manifesto non si fa riferimento al logo ufficiale, già modesto di suo, che sparirà nel confronto con il poster di Mirò.

Fig. 43Altro discorso per la mascotte. Naranjito fu la mascotte della Coppa del Mondo di Calcio Spagna 1982. Il personaggio rappresentava un’arancia, frutta tipica della zona di Valencia e Murcia, per evitare iconografie obsolete di tori e toreri come immagine del paese. Vestiva con i colori della nazionale spagnola di calcio e con un pallone sotto il braccio sinistro. Naranjito ebbe una popolarità anche oltre confini grazie alla serie tv realizzata da Estudio Equipe per la tv nazionale spagnola e animato in stile japan. Finì ovviamente anche in fumetti e libri per bambini oltre ai gadget e alel spille tradizionali che accompagnano ogni edizione delmondiale. Nella serie di cartoni animati “Fútbol en acción” Naranjito era accompagnato da altri personaggi, come la fidanzatina Clementina e l’amico Citronio. Il logo, semplice e lineare si adattò alle varie circostanze di utilizzo e consisteva in un pallone a spicchi in movimento dove la scia era colorata con i colori della bandiera spagnola. L’unico appunto è la poca sinergia fra il tipo di pallone rappresentato e la grafica del nuovo pallone ufficiale Tango che avrebbe potuta essere incorporata nel logo.

Fig. 45Fig. 46

 

 

 

 

 

Fig. 47Mexico 1986

Nel 1986 fu di nuovo il Mexico a ospitare la manifestazione calcistica in quanto la Columbia, dovette dare forfait. La scelta del Mexico però, affidabile e con le strutture di soli 16 anni prima fu in dubbio fino all’ultimo per via del disastroso terremoto che colpì il paese sudamericano. Proprio per dare un ulteriore aiuto economico al Mexico venne deciso di dare un’opportunità all’intera popolazione. Dal punto di vista calcistico l’edizione del 1986 verrà ricordata come la consacrazione di Diego Armando Maratona, che da solo trascinò alla vittoria finale l’Argentina.Fig. 48
Anche in questa edizione la terna iconografica visse su tre binari paralleli ch non si incontrano che all’infinito. Il poster “d’autore” venne realizzato per la prima volta con tecnica fotografica. Dalla genialità di Annie Leibovitz, fotografa glamour di fama mondiale negli anni ’80 del novecento, nacque questo connubio fra l’antica arte azteca magistralmente resa nella foto contrastata delle colonne e l’ombra di un soggetto fuori campo proiettata su una di queste a formare un’osmosi fra le ombre dei gloriosi guerrieri aztechi e il moderno calciatore. Il pallone ai piedi della proiezione è invece reale, l’antico e il moderno che si richiamano l’un l’altro. La grafia richiama la precedente edizione del 1970 leggermente rivisitata e poggia inun angolo, come una firma su un fondo ocra messicano su cui appoggia tutta l’immagine. Il logo, come detto riprende la grafia olimpica del 1968 e del mondiale di due anni dopo. Al centro, con i colori della bandiera messicana, un pallone stilizzato divide i due emisferi del globo terrestre, il gioco della sfera fra pallone e mondo viene ancora riproposto in chiave moderna.
Fig. 49..Piquè, “piccante” era il nome della mascotte: un peperoncino verde antropomorfizzato, come l’arancia spagnola, che indossa la casacca della propria nazionale e la cui punta si mimetizza con il sombrero. Confezionata con un paio di baffoni e un sorriso la mascotte di Mexico 86 scelta fra 600 soggetti venne creata da un’equipe grafica fra cui spiccavano i nomi di Segundo Perez ed Emma Rosa Ramirez Valle.

 

 

 

 

Fig. 54Fig.53Italia 1990

Dopo cinquantasei anni il mondiale si svolse di nuovo in Italia. Dodici stadi tutti rimodernati e alcuni nuovi. Vinse la Germania Ovest, al suo terzo titolo. Per la cerimonia inaugurale la nazione Italia mise in campo moda e spettacolo, Montezemolo presidente del Comitato Olimpico con il brand Ferrari… tutto il made in Italy. “Notti magiche” fu l’inno intepretato da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato e visti i risultati della nazionale (solo terza) la canzone si adattò più al mundial spagnolo più che a quello italiano. Per l’immagine logo e mascotte viaggiarono quasi in sincrono. Il mosso fuori sìncrono degli spicchi stilizzati del pallone, sottolineati in rosso e verde su fondo bianco e una scritta in prospettiva da titolo da film hanno accompagnato spesso con buoni risultati cromatici la mascotte, creata dal designer lombardo Lucio Boscardin, attraverso un concorso. La mascotte, unica nel suo genere, rappresentava una sintesi del design italiano. Un omino, un burattino snodato che richiamava un po’ il Pinocchio collodiano con il corpo fatto a bastoncini tricolori, segmenti che separati formavano la parola Italia e una testa fatta con un pallone a spicchi. La scelta del nome “ciao” che è il saluto italiano venne affidata ad un concorso tramite le schedine del totocalcio. Tutto questo però non appare nella grafica del manifesto, affidato ad un pittore italiano Alberto Burri che, con Lucio Fontana, come dicono i “critici d’arte”, diede il maggior contributo al panorama artistico italiano del secondo dopoguerra. Burri, noto per la sua ricerca e le applicazioni materico-astratte, non si limitò a proporre la propria iconografia, ma la reinterpretò trasformandosi in grafico: la sua serie di sei poster hanno immaginato un monumento tradizionale come il Colosseo, smbolo italiano conosciuto in tutto il mondo, come arena, in una vista fotografia dall’alto in bianco e nero. Il colore viene dato dal centro dell’arena dove viene sovrapposto un campo di calcio colorato, il gioco cromatico richiama subito al football… Con l’antica Roma a fare da sfondo e legame con la competizione sportiva fra i vecchi e nuovi gladiatori a combattere fra di loro.Fig. 55

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