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La grafica dei Mondiali di Calcio dal 1994 al 2006

22 giugno 2014 • Senza categoria

Italia forever: dalla finale persa ai rigori del 1994 alla coppa del 2006

Fig. 57Fig. 58

di Paolo Cagnotto

USA 1994

Dopo Italia ’90, tocca agli Usa organizzare i Mondiali di calcio. E’ la prima volta di un paese non tradizionale, dove il “Soccer”, il calcio come lo chiamano gli americani non è lo sport nazionale e nelle preferenze del pubblico statunitense viene dopo il basket, il baseball, il rugby e ad altri sport. Quella americana verrà ricordata per gli azzurri come la seconda finale persa in finale contro il Brasile dopo l’edizione di Mexico 1970. Ma mentre nell’edizione del ’70 la sconfitta fu palese, negli Stati Uniti il Brasile ebbe la meglio sugli azzurri allenato da Arrigo Sacchi solo nei calci di rigore e a fallire il penalty decisivo fu proprio il campione più osannato del momento: Roberto Baggio che vivrà il resto della sua carriera con quella “macchia” che deluse tutto il paese.
Per quanto riguarda l’immagine, il logo è quanto di più banale potesse esprimere la creatività dell’advertising americano. Un pallone a spicchi, nemmeno in sintonia con il pallone ufficiale, che prende slancio attraversando la bandiera a stele e strisce e si colloca con gli spicchi dove dovrebbero esserci le stelle… Per la mascotte gli organizzatori si fecero servire addirittura dalla Warner Bros, il colosso della comunicazione che partorì un cagnolino, Stricker, vestito da calciatore con tanto di scarpe bullonate e maglietta della nazionale americana. Una mascotte semplice, in stile Hanna & Barbera che, anche se simpatico e ben disegnato, dopo un primo approccio favorevole, non ebbe il seguito di popolarità che altre mascotte anche meno piacevoli ebbero nel passato.
Il manifesto fu affidato al guru grafico del momento, l’artista Peter Max, che l’anno prima disegnò il poster del Superbowl. Illustratore che utilizzava in modo massiccio colori psichedelici che prendevano vita e si illuminavano già su carta… Il soggetto focalizza l’attenzione su una semirovesciata del calciatore in movimento, una figura che si solleva da terra così tanto che il nostro globo appare in basso a destra e l’atleta finiva in orbita assieme al pallone. Solo la scritta psichedelica World Cup 1994 fungeva da richiamo, senza data e altre indicazioni, logo e mascotte non fanno parte della composizione: non convocati dall’artista.

Fig. 59

Fig. 60

 

 

 

 

 

Fig. 61Fig. 62Francia 1998

La stessa distonia fra logo, poster e mascotte la si riscontra nel manifesto per i Mondiali del 1998, disputatisi in Francia e vinti dalla nazionale del paese ospitante. Venne istituito un contest per scegliere il manifesto ufficiale. La gloria per la realizzazione e la stampa fu appannaggio di una studentessa della “Scuola Superiore di Belle Arti di Montpellier”, Natalie Le Galle. Un lavoro fatto a texture dove, su fondo elegante con i colori sociali della nazionale di calcio, è stilizzato uno stadio visto dall’alto, con il campo di calcio, gli spalti, le coperture… Un buon cromatismo e una certa vivacità lo pongono come uno dei più bei poster degli ultimi anni del novecento. Non brilla per creatività e modernità nemmeno il logo di France ’98. Lo sforzo di di arrotondare uno spicchio di pallone in un’ipotetica sfera crea invece un effetto ala da compagnia aerea.

Fig. 63

Positivo il galletto, animale simbolo dei francesi. Il gallo appare anche nello scudetto sulle maglie della nazionale. Blu quasi come un puffo, Footix aveva una cresta rossa e un becco giallo indimenticabili. Le forme erano adatte alle personalizzazioni su diversi materiali e la vendita dei gadget toccò picchi di vendita molto importanti, segno del successo della mascotte che deve il suo nome al connubio fra la desinenza di football e il richiamo ad un eroe francese dei cartoni, Asterix. Fra logo e mascotte la componente del pallone ufficiale felicemente ripreso in entrambi casi. Il pallone di quell’anno era il Tricolore. Fig. 64Fig. 65Il primo pallone ufficiale di una coppa del mondo a sfoggiare un motivo a colori. In omaggio allo spirito della Francia, riprende il blu, il bianco e il rosso della bandiera francese con il tradizionale disegno triangolare dei palloni Adidas. La grafica sul pallone venne valorizzata al massimo e personalizzata con i simboli della Francia del passato e del futuro. Il gallo, uno dei simboli tradizionali intrecciato con delle immagini molto moderne del TGV e della turbina.
Fig. 68Corea/Giappone 2002

Anche l’Asia voleva la propria parte da protagonista nel mondiale del pallone. Venne accontentata nel 2002 quando si disputarono i Mondiali di calcio addirittura in due nazioni diverse. Korea e Giappone si divisero equamente i venti stadi messi a disposizione e divisero tutto in due, come se l’organizzazione fosse stata tagliata in due parti precise da una spada di samurai. Un’edizione che vide trionfare sul campo i campioni del Brasile, per la quinta volta nella loro storia. Ma anche un’edizione minata da una serie di arbitraggi che favorirono la squadra di casa, soprattutto contro la nostra nazionale.

 

Fig. 66 Fig. 69Rimarrà negli annali l’arbitraggio di un certo Moreno che come i cattivi dei film d’azione, dopo un momento di gloria negativa avrà una vita privata negativa a compensazione del suo operato. Rimanendo in campo grafico il manifesto di quell’edizione venne realizzato da due artisti, uno per nazione, che collaborarono assieme nella stilizzazione di un segno grafico dinamico, moderno, con le pennellate a sottolineare gli elementi del calcio, il rettangolo di gioco, le aree di pertinenza… L’area di centrocampo addirittura richiama il logo e ne fa parte; l’uso sapiente della distribuzione dei colori con un tratto che richiama la grafia dei caratteri e dei simboli di scrittura orientali.

Gli autori furono Byun Choo Suk per la Corea del Sud e Hirano Sogen per il Giappone. Si narra che i due ci misero due giorni interi nel confrontarsi e proporre soluzioni fino ad arrivare a quella utilizzata.
Il logo è forse il migliore in assoluto di tutta la storia dei mondiali di calcio, appropriato, sintetico e in sintonia con i colori del manifesto. Una stilizzazione perfetta dello spirito che anima la scultura del trofeo, accomunato ad un lettering accattivante, solenne e un po’ “olimpico”.
Non tutte le ciambelle riescono con il buco e quindi accanto alle due opere più belle di tutte le edizioni ecco spuntare gli Speriks, le mascotte più insignificanti fuori luogo di tutti i tempi. Fig. 67Volendo riprendere il concetto di mascotte multipla ecco tre personaggi che non sono né umani, né animali, erano proprio tre alieni monocolori e informi. Quello più alto di colore giallo si chiamava Ato e nella mente di chi l’aveva creato era l’allenatore, mentre gli altri di forma più sferica Niki e Kaz erano i giocatori della scuola di Atmoball (gioco simile al nostro sul pianeta di Armozone) dal quale provenivano e forse sono ritornati nei loro colori acido fluorescente.

Fig. 71Fig. 72
Germania 2006

Il cielo è azzurro sopra Berlino!”. Ripeteva con enfasi il telecronista Rai che commentava la finale fra Italia e Germania nel Mondiale 2006 quando gli “azzurri” italiani, dopo aver sconfitto nelle semifinali i padroni di casa, vinsero ai rigori contro la Francia aggiundicadosi per la quarta volta il prestigioso trofeo. Il poster di quell’edizione ricorda un po’ la notte magica e azzurra di quella serata di festa conclusasi on i fuochi d’artificio ed classico tripudio di tricolori italiani sventolanti. L’autore del manifesto, che fu progettato dall’agenzia grafica berlinese We Do Comunication più che a un cielo azzurro aveva pensato ad un blu notte con astri e costellazioni ben luminose e a risplendere al centro dell’universo la “costellazione” del calcio con un pallone “astro” formato dal congiungimento visivo di tante stelle a brillare nel cielo. Il logo invece, difficile da interpretarlo nel vero significato propone tante faccine, tanti “smile” supersorridenti ed in buona salute a formare uno 06 che identifica l’anno e tre spicchi di movimento colorato a personalizzare la bandiera tedesca della Germania che stavolta si presentava unita come unica nazione. Il font fu creato per l’occasione e si prestò con efficacia alle diverse soluzioni grafiche.

Fig. 73

Sotto le tre sfere occupate dalle faccine, una sfera che richiama con qualche piccola differenza di colore il logo stilizzato quattro anni prima dai giapponesi e dai coreani. Altra storia invece per Goleo VI, il leone-mascotte di quell’edizione, che fu creata appositamente dallo staff della Henson Company, quelli dei Muppets. Quindi un Muppets, un burattino in peluche, spugna e con tutti i materiali possibili per dar vita ad un leone gigantesco, con le dimensioni di un orso, che indossava una maglietta bianca e aveva fra le mani “Pille” un pallone parlante. Fig. 75Un personaggio scanzonato e poco serioso in perfetto stile dei creatori dei Muppets. Era stato ideato con la possibilità di avere all’interno una persona che potesse muoversi attraversi telecamera e piccolo monitor invece dei soliti buchi per gli occhi. Il pallone veniva comandato a distanza. Entrambi dovevano cantare e ballare come i personaggi del Muppet Show. Non fu una grande scelta perché il personaggio non era adatto al tipo di manifestazione e anche graficamente non era mai ben rappresentato… Venne proposta solo l’immagine fotografica.Fig. 74

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