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La grafica dei Mondiali di Calcio dal 1960 al 1970

11 giugno 2014 • Senza categoria

Arrivano le mascotte

di Paolo Cagnotto

Fig. 24Fig. 25.bInghilterra 1966

L’Inghilterra al centro dell’attenzione negli anni ’60 per tanti fenomeni di costume, finalmente riesce a portare in patria lo svolgimento della competizione nello sport che, nella chiave moderna, è stato inventato proprio dagli inglesi e non poteva non svolgersi là dove è stato creato. In quel periodo furoreggiava la Mini, intesa come auto, ma anche la mini gonna…  lanciata proprio in quegli anni. L’attenzione dei media in quel periodo  era anche concentrata sulla sfida dei due complessi musicali che si contendevano il primato dei dischi in classifica, ma anche il merito di aver dato una svolta alla musica e al costume di quegli anni: i Beatles e i Rolling Stones.  E il nuovo modo di vivere scanzonato di quel periodo venne trasportato mirabilmente dal pittore britannico Carvosso, che nel manifesto fece apparire non più un calciatore in carne ed ossa, ma un personaggio antropomorfo, un “cartoon”, un leoncino che voleva essere un elemento di “rottura” con il vecchiume del passato ma che inconsapevolmente divenne subito una mascotte, la prima mascotte in assoluto dei grandi eventi sportivi. Anche alle Olimpiadi le mascotte arrivarono dopo Willie. Era infatti questo il nome del leoncino che vestito con la maglia con i colori della bandiera inglese, si impose subito per la sua simpatia. Anche la criniera spettinata ricorda un po’ la nuova capigliatura dei gruppi musicali, anticipa i “capelloni” degli anni successivi. Ma non solo, Willie è il protagonista indiscusso del poster, è lui il motivo trainante per tutta la comunicazione… Un leoncino calciatore che scende in campo lanciando la sfera calcistica che si riposiziona allo stesso posto dei poster del 1958 e del 1962. I tratti spigolosi ma simpatici richiamano il design della Mini, i caschi dei coloni inglesi… e come detto, la capigliatura dei Beatles e di George Best.

Fig. 26Il logo, di autore sconosciuto, è semplice nella sua costruzione, una bandiera inglese con al centro il globo rappresentato dal pallone a spicchi e la coppa. Un richiamo militare per chi ha sempre sognato di conquistare il mondo e che almeno in termini calcistici in quell’edizione giocata in casa, finalmente realizzato. Un secondo manifesto, più fieristico, realizzato per la finale è sempre opera dello stesso autore, Carvosso.

 

 

 

Fig. 27Fig. 28

Mexico 1970

Due anni dopo le Olimpiadi, il Mexico si ripresenta sulla scena internazionale proponendo uno dei Mondiali che per gli italiani ha fatto storia. Fu in Mexico che si giocò la famosa partita Italia Germania 4 a 3, per la quale si sono scritte chilometri di pagine e programmi televisivi, film, addirittura piece teatrali… Per i tifosi di calcio fu un po’ un riscatto morale dopo la brutta figura degli anni precedenti, in Brasile, in Cile, e soprattutto in Inghilterra con l’eliminazione subita dalla nazionale coreana.

Fig. 29Finalmente un’Italia grintosa che combattè fino alla fine soccombendo contro il più forte Brasile. Fu anche il mondiale del polemiche sulla famosa staffetta che divise l’Italia sportiva come ai tempi di Coppi e Bartali e forse fu antesignana, nel costume italiano di quel compromesso storico fra le due fazioni che politicamente continua ancora ai giorni nostri. Fu l’ultimo anno che si disputò la Coppa Rimet. Il Brasile se la conquistò definitivamente per i tre titoli conquistati.

Fig. 30Dal punto di vista grafico il brand è ripreso dagli studi effettuati da Lance Wyman già nel 1968 con i Giochi Olimpici. Il nuovo design della scritta, la pulizia del segno degli spicchi del pallone (uguali al logo), il rigore grafico del pallone con spicchi esagonali, usato per la prima volta è ben sintetizzato. Per il fondo è stata utilizzata la  tonalità  del rosa messicano. Il pallone, nuovo, al centro dell’universo… Sintesi di comunicazione con le indicazioni strettamente necessarie.

Fig. 31Per la mascotte, venne scelto un bambino, non un pupazzo, ma il disegno di un giovane messicano con sombrero, un piccolo calciatore con la maglia della nazionale messicana e la scritta stampata su un lembo del sombrero. Fu una delle mascotte più apprezzate di tutti i mondiali e il suo nome era Juanito Maravilla.

 

 

 

Fig. 32

Fig. 33 Germania 1974

Con gli anni ’70 si entra già nel clima del calcio moderno. Ad aggiudicarsi l’organizzazione del mondiale fu la Germania Ovest, paese già in pieno sviluppo economico, che, dopo le olimpiadi di due anni prima in cui accaddero i gravi fatti di terrorismo, voleva come “riscattarsi” a livello organizzativo per la buona riuscita della manifestazione e per “rifarsi” della sonfitta in finale ad opera degli inglesi nel 1966. I tedeschi della Germania Ovest riuscirono in tutti i loro intenti neutralizzando ogni forma di terrorismo e vincendo l’edizione di quell’anno.

Fig. 34Dal punto di vista dell’immagine, la cosa più evidente fu la nuova coppa, il nuovo trofeo che sostituiva la coppa Rimet. Quindi già dal nuovo “look” del trofeo ci fu grande cambiamento nel design dell’evento. Il manifesto fu affidato al pittore Fritz Gankinger, molto noto in Germania e apprezzato non solo a Stoccarda ma anche in Francia dove insegnò all’Accademia di Parigi e in alcuni paesi del sudamerica. Pochi anni fa Gankinger, appassionato di calcio, dedicò una serie di quadri proprio al gioco del calcio. Il gusto personalissimo dell’autore del manifesto fanno del manifesto dei campionati mondiali il primo di una serie di poster “griffati” da artisti (tranne qualche ecezione). La grafica rigida delleindicazioni, l’inserimento del logo fanno da contrasto alla dinamicità del soggetto, pur con tecnica spatolata coglie l’essenza del movimento del calciatore in azione.

Fig. 36Il logo molto rigido  compone il secondo pezzo della triade iconografica dell’evento. Passa un po’ inosservato e il movimento della palla sintetizzata in un bollo un po’ coreano/nipponico viene ingentilito solo dall’uso del colore verde – campo di calcio. Due le mascotte presentate che rappresentano sempre in stile cartoon le due tipologie ariane della fisiognomica tedesca un ragazzo alto e biondo e l’altro più mediterraneo, basso e scuro di capelli, vestiti con i colori della nazionale tedesca occidentale viaggiano abbracciati a simboleggiare l’amicizia e qualcuno ha voluto vedere il messaggio subliminale dell’unione di due tedeschi di due Germanie diverse divise dal “muro”. Oltre ai nomi inutili Tip e Tap, mutuati dai nipotini di Topolino, molti rimproverarono agli autori il fatto che non apparisse alcun elemento che caratterizzasse il paese ospitante. Comunque altri due personaggi da mettere in campo nell’ipotetica nazionale delle mascotte.

 

 

 

Fig. 38Argentina 1978

Un mondiale dichiaratamente ospitato in clima dittatoriale. Nonostante le finte proteste, poi tutti i paesi parteciparono alla competizione. Proteste ci furono anche in virtù di presunti arbitraggi favorevoli nei confronti del paese organizzatore, l’Argentina che poi vinse il trofeo.

Fig. 39Gauchito Mundialito era la mascotte scelta, sulla scia di Juantio il messicano era una bambino delle Pampas, un Piccolo Gaucho appunto, vestito da calciatore, con le maglie dell’Argentina e due elementi identificativi, il cappello tipico dei Gauchos e il frustino da cavallerizzo. Un ragazzo che esprimeva gioia e vitalità, in contrasto con il clima dittatoriale del paese del generale Videla, che operava arresti di massa che si conclusero con omicidi, torture e massacri. I tristemente famosi desaparecidos. La coniazione dell’evento venen affidata all’agenzia americana Burson & Marsteller che cercò mediaticamente di non far trapelare nulla di ciò che accadeva realmente nel paese.

Fig. 40Fig. 41Il logo ricorda la nuova coppa del mondo con due mani stilizzate che reggono e alzano al cielo in simbiosi una coppa stilizzata. I colori sono quelli della nazionale argentina a strisce azzurre.  Un tentativo di rifarsi alla pop art con qualche rielaborazione tardiva per la tecnica usata nel manifesto… il gioco di contrasto in bianco e nero / chiaro scuro che ricorda un po’ la stessa tecnica delle foto bruciate o solarizzate come l’icona del Che Guevara trattato con i colori della nazionale e i segni iterati del retino ingigantito ad elemento grafico. Solo che visto a posteriori l’abbraccio fra i due giocatori colti ad esultare somigliano maggiormente ad un arresto con il prigioniero con le mani alzate e i “puntini” ingranditi sembrano una traccia di una raffica di mitragliatrice su sagome di cartone. Se non fosse per il numero sulla schiena di uno dei due atleti, non si capirebbe, in quel tragico contesto, che si tratta di una partita di calcio.  Micidiale la caricatura grottesca che pubblichiamo con ritocco al logo dove invece del pallone appare la testa di un prigioniero politico dietro le sbarre.

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