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Béla Guttmann tra Kafka, Puskás, Eusébio e uno strano incantesimo

23 Maggio 2014 • Bordate d'autore

Prossima destinazione, la serie A. Dove non smette di fare il girovago, ma tra le “stanze” della vecchia casa dei suoi antenati: tutte le squadre che allena risiedono in città che, fino al cent’anni prima, erano municipi della vecchia Austria. Prima va a Padova, che di lì a poco avrebbe segnato l’affermazione di un altro mago delle panchine, di un altro austro-ungarico doc: Nereo Rocco – quello che per mandare qualcuno a quel paese gli diceva “traditor de l’Impero”. Poi, dopo Padova, Trieste, la “Vienna con il mare”, la città che secoli prima che si dedicò agli Asburgo e divenne una delle

La pagina del Corriere dello Sport che annuncia l'ingaggio di Guttmann da parte del Milan

La pagina del Corriere dello Sport che annuncia l’ingaggio di Guttmann da parte del Milan

più importanti città dell’Austria. Nella “città del , del da e dello ja”, Guttmann viene anche coinvolto in uno scandalo: accusato di tangenti per il trasferimento del portiere croato Monsider al Padova durante la sua gestione, viene poi assolto dalla Caf.
Quando se ne va da Trieste, se ne torna in Ungheria, per una breve parentesi in nazionale, alla cui guida affianca Gusztáv Sebes. E’ il 1952, e due anni dopo – con Sebes ma senza Guttmann – l’Aranycsapat (“squadra d’oro”, come fu soprannominata quella selezione magiara) raggiungerà la finale dei Mondiali di Svizzera, perdendo incredibilmente una finale già vinta contro la Germania. Ma ai tempi del “miracolo di Berna” (per i tedeschi), Guttmann se n’è già andato via, e ha già passato tre squadre: il Quilmes (dove trova il giovanissimo Humberto Maschio, futuro “oriundo”), l’Apoel Nicosia e il Milan – il cui interessamento lo induce a chiudere la breve esperienza cipriota. A San Siro resta per due stagioni non complete: porta il suo modulo 4-2-4 nella “Scala del calcio” nel bel mezzo del campionato 1953-54: sostituisce Arrigo Morselli in novembre, quando iniziano a cadere le foglie, e viene esonerato (e sostituito dal suo vice, Hector Puricelli) nel febbraio 1955. A esonerarlo è il presidente Angelo Rizzoli, quando il Milan è in testa alla classifica, nonostante un calo causato dai molti infortuni. A fine campionato, ça va sans dire, i rossoneri si mettono lo scudetto sul petto. A Milano, Guttmann allena campioni del calibro di Nordahl, Liedholm, Schiaffino e Ricagni. E lancia un giovane difensore triestino, un certo Cesare Maldini.
Si trasferisce al Lanerossi Vicenza, e viene coinvolto in un brutto fattaccio: è a Milano, in auto, e investe un bambino, forse a causa della velocità troppo alta. Guttmann non affronta le sue responsabilità e scappa per evitare il processo.

 

(continua a pag. 5)

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