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La cavalcata di Hattestad

11 febbraio 2014 • Sport news

Ola Vigen Hattestad non doveva neppure partecipare, a queste olimpiadi. I selezionatori avevano deciso di non convocarlo, nonostante i risultati ottenuti nelle ultime gare. Si dice che il fondista norvegese sia rientrato in squadra grazie all’intervento di re Harald V.  Questo aneddoto fa comprendere quanta aspettativa ci fosse dietro a questo sciatore. Hattestad, d’altra parte, è stato il dominatore dello sprint in questa stagione, e si è presentato a Sochi con i pronostici dalla sua parte. Dopo aver facilmente vinto le prove a eliminazione, si è presentato alla finale da grande favorito: come possibili avversari venivano indicati lo svedese Emil Jönsson, che aveva dato una buona impressione nelle batterie, e il connazionale Marcus Hellner. Che hanno, invece, visto la clamorosa eliminazione del rossocrociato Dario Cologna ai quarti. Un’eliminazione rocambolesca: il grigionese cade due volte da solo e si pregiudica il passaggio in semifinale. Semifinale in cui, invece, approda l’azzurro Federico Pellegrino, ma l’aostano viene eliminato.

La finale, dunque, parte, e parte a tutta. E, dopo le prime fasi, si capisce che Jönsson non ce la può fare. E’ troppo affaticato. Va in acido lattico. Ha dato troppo nelle eliminatorie, e ora non ce la fa più. Si stacca, anche se inizia la parte in discesa. La sua gara sembra finita, lo si intravede “passeggiare”, mentre gli altri vanno. Ma, proprio in discesa, accade la svolta: il norvegese Gløersen cade, Hellner, per evitarlo, va per terra e il russo Ustiogov li travolge entrambi, rompendo anche un bastoncino. Restano davanti Hattestad e lo svedese Teodor Peterson, che da quel momento fanno gara a sé. Sembra che rallentino, per fare un po’ di pretattica, ma è solo un’impressione. Nel rettilineo finale, la volata è emozionante: Hattestad parte, Peterson cerca di rimontare, dà tutto e sembra resuperare a una manciata di metri dal traguardo, ma il norvegese dà il guizzo finale e si aggiudica l’oro. Finale che non ti aspetti, spunta al terzo posto Emil Jönsson, che si era già rialzato, ma che dopo la caduta dei tre avversari è riuscito a sopravanzarli. E, pur con poche energie, acciuffa per i capelli il bronzo. E’ lui il più stanco – anzi: è distrutto al traguardo. Precede, nell’ordine, Gløersen, Ustiogov e Hellner.

Con la vittoria di Hattestad – preceduta dall’oro della connazionale Maiken Falla nello sprint – la Norvegia si riporta in testa al medagliere: supera nuovamente il Canada, che si era portato a quota quattro dopo l’oro di Dara Howell nel freestyle slopestyle. Secondo oro, invece, per la Svizzera: a portarlo a casa è Iouri Podladtchikov. Il 25enne moscovita cresciuto a Davos ha vinto la gara di snowboard halfpipe, di cui è campione del mondo in carica. Delusione per Shaun White, oro di Torino e di Vancouver nella specialità (e 13 volte iridato tra superpipe e slopestyle), che si prende la medaglia di legno. A  27 anni, è già il più anziano atleta della finale, a cui partecipa persino un 15enne. La dichiarazione del ragazzo di San Diego, soprannominato The Flying Tomato per i suoi folti e lunghi capelli rossi, ha quasi il sapore di una resa. “Ora torno a casa e parlo con la mia famiglia. Poi deciderò del mio futuro”. Non è uno sport per vecchi.

Clemente Isola

 

 

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