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Il campionato del mondo… della risata

29 gennaio 2014 • Bordate d'autore

La coppa del mondo del 2010 sarà ricordata per l’esordio di uno stato africano come paese organizzatore. Ma anche come la prima edizione social del massimo torneo calcistico. E’ vero: nel 2006 i più popolari network 2.0 esistevano già, ma non erano così diffusi. Twitter era stato fondato da pochi mesi, YouTube da poco più di un anno, Facebook non era ancora un fenomeno di massa e MySpace stentava a diventarlo. Il mondiale sudafricano, invece, è stato costantemente affiancato da hashtag, post, commenti e video. Alla particolare atmosfera che si crea nelle città ospitanti e alla tradizionale copertura di giornali, radio, televisione, si sovrapponeva così un “villaggio globale” della coppa del mondo, popolato dalle miriadi di utenti attivi e passivi dei social network. Per un giornale, o un emittente televisiva, riprendere un tweet (e magari aprire un dibattito sull’ultimo post) diventava una prassi normale.

In questa situazione, anche quei video che in passato restavano circoscritti ad aree geografiche ben delimitate hanno abbattuto tutti i confini. E, grazie alla “viralità” del web, si sono guadagnati una visibilità su scala planetaria. Il fenomeno ha accomunato le clip “ufficiali”, con quelle “fatte in casa”: a giudicarne la popolarità, le views e i commenti degli utenti.

Così, già fin da prima dei mondiali sudafricani, si sono diffuse immagini sul tale giocatore, o allenatore, o funzionario federale, o tifoso celebre: fossero essi provenienti da una televisione, o da un gruppo musicale oppure da un singolo utente, i filmati si sono “mischiati” nel calderone di YouTube e degli altri social media.

Nel grande mondo dei video dedicati ai mondiali, c’è stato spazio anche per quelli ironici e utopistici, che hanno guadagnato valanghe di click e che ora – a quattro anni di distanza – continuano ad accumularne. Soprattutto se considerati attuali anche per i mondiali brasiliani.

E partiamo proprio dal País tropical, con un video ritrae la versione corinthiana (cioè, interpretata dai tifosi del Corinthians) dell’inno nazionale.

 

Un tentativo, questo,  accolto con qualche sorriso e  con le solite, inevitabili schermaglie tra tifosi, ma generalmente non con accuse di mancanza di rispetto nei confronti dell’inno. Nonostante le evidenti e frequenti stonature. Perché i brasiliani, si sa, ci tengono, e molto, al loro inno, ma sono in grado anche di fare dell’autoironia.
(prosegue a pag. 2)

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