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Il sindaco di Manaus: “non siamo un posto da incubo”

11 dicembre 2013 • Sport news

Il Daily Mail aveva definito Manaus come un posto da incubo, pericoloso e dominato dalla criminalità, avvertendo i tifosi di Sua Maestà che, in quella città, si può anche rischiare la pelle. Le informazioni sciorinate erano decisamente da incubo: 945 omicidi l’anno, 70% legati al traffico di droga (dato 2012) e rapine a mano armata in strada, che contribuirebbero a piazzare la capitale dello stato di Amazonas all’undicesimo posto nella graduatoria delle città più pericolose del mondo. E poi, aveva proseguito l’articolo, serpenti velenosi, tarantole, scorpioni, zanzare in grado di trasmettere febbre gialla e dengue; ma anche pericoli per le strade, per i bassi standard di guida dei cittadini locali. Informazioni false e tendenziose, ha ribattuto Arthur Virgilio Neto, sindaco di Manaus. “Chiunque abbia scritto queste cose era veramente male informato”, ha affermato Virgilio Neto. Che ha invitato l’autore dell’articolo – e chiunque voglia scrivere qualcosa – a verificare di persona. “Visiterò l’Inghilterra a breve e terrò una conferenza stampa per parlare di Manaus e della coppa del mondo. Come ogni città abbiamo i nostri problemi ma, nonostante ciò che l’articolo scrive, non ci sono serpenti velenosi e tarantole che girano per le strade e cadono dagli alberi”. Il sindaco ha anche ricordato che, a Manaus, si giocheranno anche Camerun-Croazia, Stati Uniti-Portogallo e Honduras-Svizzera, ma le uniche descrizioni catastrofiche sono venute dall’Inghilterra.

La polemica è partita da lontano: prima dei sorteggi, il Ct inglese Roy Hodgson aveva espresso l’auspicio che la sua squadra non dovesse giocare a Manaus, essenzialmente per ragioni climatiche; anche in quell’occasione, il sindaco aveva risposto esternando la speranza che l’Inghilterra non fosse assegnata nella sua città.

In realtà, a essere davvero preoccupata di Manaus è la Fifa. Ma non per fantomatici animali pericolosi provenienti dalla vicina giungla, o incidenti stradali. Il timore della federazione internazionale è, piuttosto, legata allo stadio: i lavori di costruzione sono in forte ritardo, e gli operai stanno procedendo a ritmi forzati.

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