MENU

James Rodriguez, “diez” e lode

21 ottobre 2014 • Sport news

di Lorenzo Zacchetti. Fa davvero una certa impressione pensare che la stella dell’ultimo mondiale sia stato vicinissimo ad indossare la maglia della Sampdoria. E non una sola volta, bensì due.

Il primo ammiccamento tra il colombiano e i blucerchiati fu nel 2010, quando il Banfield era pronto a cederlo per 4,5 milioni di euro. Un prezzo decisamente stracciato, rispetto agli 80 milioni investiti questa estate dal Real Madrid, ma all’epoca la dirigenza doriana giudicò la richiesta eccessiva e l’affare sfumò. Il secondo contatto avvenne l’anno successivo, quando Garrone era alla ricerca dell’erede di Cassano. Rodriguez nel frattempo era passato al Porto e i lusitani avevano capito di avere per le mani un potenziale gioiello del quale non era saggio privarsi. Ancora una volta, non se ne è fatto nulla.

Con la conquista di tre campionati, tre supercoppe, una coppa del Portogallo e una Europa League, la profezia dei dirigenti del Porto si è avverata: nell’estate del 2013, appena riconquistato il suo posto in Ligue 1, l’ambizioso Monaco ha dovuto investire ben 45 milioni di euro per portare il trequartista colombiano nel Principato.

Appena un anno dopo, la sua quotazione si è quasi raddoppiata, grazie allo straordinario mondiale nel quale ha vinto il titolo di capocannoniere con 6 gol, dei quali il secondo al Giappone è stato considerato unanimemente il più bello della manifestazione. Al di là dell’assurdo premio assegnato dalla Fifa a Lionel Messi, il mondo del calcio non ha avuto dubbi nell’indicare in Rodriguez e Neuer le vere stelle di Brasile 2014. Insieme a Toni Kroos, fresco vincitore del titolo iridato con la sua Germania, “El Diez” è andato ad arricchire il firmamento dei “Galacticos” madrileni, la cui bulimia di campioni pare davvero incurabile.

Per inserire in squadra il colombiano, Carlo Ancelotti ha modificato l’assetto tattico con il quale era riuscito a conquistare la storica decima Champions League nella storia del Real. Dal 4-3-3 è quindi passato al 4-2-3-1, con Bale, Rodriguez e Ronaldo alle spalle di Benzema, protetti alle spalle da due centrocampisti da scegliere a rotazione nell’abbondante rosa stipendiata da Florentino Perez. Il nuovo ciclo delle “merengues” è cominciato alla grandissima: la vittoria della Supercoppa europea contro il Siviglia è stata fin troppo facile e dopo la doppietta di Cristiano Ronaldo il Real è parso addirittura tirare i remi in barca per non infierire sui malcapitati connazionali. Sulla carta, sembra davvero difficile trovare una squadra che possa contendere la supremazia continentale ad Ancelotti e i suoi ragazzi. Gli unici problemi potrebbero derivare dalla quadratura tattica, perché contro avversari meglio attrezzati del Siviglia potrebbe non risultare semplicissimo schierare contemporaneamente i quattro moschettieri e mantenere il necessario equilibrio.

Con la scelta di acquistare Rodriguez si è però posto con chiarezza un tema che il 4-3-3 escludeva per sua natura, ovvero la presenza di un classico numero 10. “Un giocatore deve fare quello che gli chiede l’allenatore, nell’interesse della squadra”, dice James. “Fin da giovanissimo ho imparato a giocare in diverse posizioni, dalla fascia laterale al ruolo di attaccante puro, ma per mia natura sono un dieci. Al mondiale ho dato il massimo nel trio offensivo, giocando alle spalle delle due punte pure”. Forse Pekerman lo avrebbe utilizzato in un’altra zona del campo se non avesse dovuto fare a meno di Radamel Falcao, compagno di squadra di Rodriguez nel Monaco, escluso dal mondiale per via di un grave infortunio al ginocchio. Senza il principale realizzatore della nazionale colombiana, il c.t. ha voluto rinforzare il reparto offensivo concedendo maggiore libertà d’azione al talentuoso ventitreenne.

I risultati sono noti. Dopo uno straordinario mondiale, Rodriguez ha realizzato il sogno lungamente cullato di giocare nel Real Madrid, la squadra che accendeva la sua fantasia “fin da quando c’erano campioni straordinari come Ronaldo (quello brasiliano), Zinedine Zidane, David Beckham, Roberto Carlos e Fernando Hierro”. Il feeling con le “merengues” si è consolidato lo scorso 24 maggio a Lisbona: James non solo è andato a tifare per la squadra dei suoi sogni, ma si è fatto anche fotografare con il match-winner Sergio Ramos.

“Giocare con gente come lui è un grande onore”, ammette il giovane campione. “Toni Kroos lo conosco dai tempi del mondiale Under 17, nel quale siamo stati avversari, e rappresenta un grande colpo per il Real Madrid. Un altro che già conoscevo è Cristiano Ronaldo, perché abbiamo lo stesso procuratore, Jorge Mendes, ed ho già avuto modo di apprezzarlo per la grande persona che è. La prima volta che sono stato al Bernabeu ne sono rimasto letteralmente incantato e sognavo che un giorno sarebbe diventato il mio stadio. L’ambiente mi piace moltissimo, anche perché tutti hanno fatto del loro meglio per farmi sentire il benvenuto. Qui ci sono così tanti grandi calciatori che nessuno può sentirsi indispensabile. Siamo tutti chiamati a contribuire in ugual misura al successo della squadra e nessuno può sentirsi certo del posto da titolare. Rispetto molto tutti i miei compagni, a partire da quelli che erano qui prima di me, e per ritagliarmi uno spazio sono disposto a giocare anche in altre posizioni, se Ancelotti me lo chiederà”. Nell’affollato spogliatoio dei “blancos” potrebbe presto arrivare anche Falcao: “Ne sarei felice. Ho giocato tanto tempo insieme a lui e sono certo che meriterebbe un posto in questa grande squadra”.

James è figlio d’arte. Suo padre Wilson ha giocato con Independiente Medellin, Cucuta, Tolima e le nazionali giovanili colombiane, ma senza mai arrivare alla prima squadra dei “Cafeteros”. Giocava da professionista anche suo zio Antonio, ucciso in circostanze mai chiarite. Dopo la separazione dei genitori, James è cresciuto con la mamma ad Ibaguè, dove ha iniziato a giocare nell’Academia Tolimense. Da bambino ha sofferto a lungo di balbuzie, problema che ha risolto con l’aiuto di un logopedista. Sul campo, invece, non ha mai mostrato la minima incertezza. A soli 15 anni ha debuttato da professionista con l’Envigado, per poi vincere il titolo argentino con il Banfield e quindi spiccare il fatidico salto verso il calcio europeo. E’ sposato con Daniela, sorella del portiere David Ospina, suo compagno in nazionale recentemente acquistato dall’Arsenal. E’ padre di una bambina, Salomè, e dopo ogni gol festeggia baciando il tatuaggio col suo nome sul polso destro. Segue con passione anche il basket ed ha un debole per LeBron James, anche per via dell’omonimia. Nonostante il successo ottenuto sul campo, non trascura l’istruzione e infatti sta studiando Ingegneria dei Sistemi seguendo corsi a distanza dell’Universidad Nacional. Il vero ingegnere dovrà però essere Carletto Ancelotti. Scorrendo la lista dei giocatori del Real in ordine di numero, si resta davvero impressionati: 7 Ronaldo, 8 Kroos, 9 Benzema, 10 James, 11 Bale. Ci sarebbe talento a sufficienza per tre o quattro grandi squadre. Comprimerlo tutto nella stessa richiederà l’acume tattico dell’entrenador, ma anche la massima disponibilità da parte dei diretti interessati.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »