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La grafica nelle Olimpiadi

11 febbraio 2014 • Olympic Graphics

di Paolo Cagnotto. Ogni manifestazione moderna, ogni evento di medio o grande richiamo, è caratterizzato da una grafica che la identifica. Ogni occasione di spettacolo, business, interesse generale ha bisogno di una riconoscibilità che passa attraverso un segno grafico distintivo che sia il marchio di fabbrica, il vestito, la rappresentazione visiva in sintesi di tutti i meccanismi mediatici che gli ruotano attorno, ma anche fonte di investimento e di guadagno, attraverso royalty o diritti d’autore o di concessione o di utilizzo.

La manifestazione organizzata più importante del mondo è senza dubbio l’olimpiade moderna.

Le olimpiadi, iniziate nel 1896 e volute dal Barone De Coubertin hanno una storia che, dopo aver toccato il diciannovesimo secolo, attraversa tutto il ventesimo secolo e giunge fino a quello attuale con l’edizione invernale di Sochi del 2014, e del 2016 a Rio.Cinque cerchi Fig. 2

Da una serie di studi e ricerche, che ogni tanto si rinnovano, il logo più riconosciuto al mondo è quello che raffigura i cerchi olimpici. Cinque anelli intrecciati che la tradizione vuole rappresentino i cinque continenti della terra legati da un vincolo di unione e fratellanza, pur nella distinzione dei colori che li raffigurano. La versione ufficiale dice che si tratta dei cinque colori utilizzati in tutte le bandiere del mondo, collocati su uno sfondo bianco. Anche se non riconosciuta come versione ufficiale dal CIO, il Comitato Internazionale Olimpico, l’organismo che organizza i Giochi, i colori sarebbero associati ai continenti con i seguenti abbinamenti: azzurro – Oceania; nero – Africa; rosso – America; giallo – Asia e verde – Europa.

L’iconografia ufficiale dei giochi utilizza non solo i cinque cerchi, ma di volta in volta, vengono scelti alcuni strumenti che caratterizzano il paese ospitante, in base a diversi parametri. Molto causali e naif nelle prime edizioni, anche se rigorosamente rispettosi e molto più coordinati per tutti gli utilizzi nelle edizioni più moderne. Per quasi tutto il novecento, per esempio, non esisteva la tecnica 3D, la computer grafica quindi certe soluzioni non erano nemmeno ipotizzate. Così come l’utilizzo intensivo dei mezzi di comunicazione e delle dirette televisive. Ora l’immagine coordinata di ogni edizione abbraccia tutto lo scibile della conoscenza delle comunicazioni di massa e utilizza la sapienza tecnologica, artistica e di advertising dei vari professionisti della comunicazione nei vari comparti, dai grafici ai webmaster, alla post-produzione, al merchandising.

Per le prime edizioni la scelta cadeva inesorabile sulle cose essenziali che dovevano rappresentare in modo simbolico l’evento. Quindi, accanto all’immagine forte e trainante (l’unica che è rimasta dalla prima all’ultima edizione e rimarrà per sempre), quella dei cinque cerchi. Dapprima apparve un manifesto/marchio che si sdoppia in poster e logo. A questi furono affiancati: il motto, l’inno (che viene utilizzato ancor oggi) e la fiamma olimpica. Quella che serve per accendere il braciere olimpico nelle cerimonie di apertura dei giochi. Alla fiamma olimpica non venne da subito riconosciuto un valore visivo, ma si trattava solo di un gesto simbolico. Se si riesce a sfogliare qualche raccolta fotografica delle olimpiadi si vedrà che le fiaccole utilizzate nelle prime edizioni non si distinguevano per un particolare design, ma frutto della capacità di singoli artigiani e scelte in modo spesso casuale. Le medaglie sono l’altro elemento che nel corso degli anni ha subito un’evoluzione migliorativa dal punto di vista dell’immagine. Dal semplice oggetto di conio (differenziate in oro, argento e bronzo) con dicitura dell’anno, della manifestazione, della disciplina e del luogo, sono diventate pian piano, veri oggetti di design e di ricordo nell’immaginario collettivo. Fra le più riuscite in termini moderni si possono citare le medaglie studiate per le olimpiadi invernali del 2006 di Torino: una soluzione che prevedeva una medaglia con il buco all’interno, che ne facevano una sorta di disco; di Vancouver con un conio non tradizionale a circonferenza sfaccettata irregolare.

Medaglia Vancouver fig. 3

Medaglia Torino Fig. 4Dal 1968, mutuate dalle squadre statunitensi, fecero il proprio debutto fra le simbologie olimpiche, anche le mascotte. La prima mascotte era rappresentata da uno sciatore stilizzato, utilizzata all’inizio come ìportafortunaî per identificare anche con un segno grafico meno serioso del poster/manifesto o del logo, la nazione ospitante, in quell’anno fu la Francia con un’omino, uno sciatore stilizzato di nome Schuss ad aprire la serie di questi pupazzi/animaletti. La prima mascotte apparsa a livello internazionale, va ricordato, era di due anni prima per un evento sportivo secondo solo alle olimpiadi, i mondiali di calcio del 1966 in Inghilterra con il leoncino Willy.

Discorso a parte che segue un po’ il filone del conio per le medaglie, meritano i francobolli e gli annulli filatelici. I francobolli, sempre a corso legale, richiamano in genere i manifesti ufficiali o sono divisi in serie dedicate alle varie discipline, fra quelle più seguite.

In questo nuova sezione del sito faremo una carrellata dei segni grafici riguardanti il manifesto, il logo e la mascotte olimpica per ogni edizione dell’evento estivo e di quello invernale, in comparazione con l’arte della comunicazione e della grafica predominanti in ogni periodo per le oltre 30 edizioni dell’Olimpiade estiva e per le oltre venti dei giochi invernali.

L’intera storia del ventesimo secolo può anche essere vista attraverso la visione analitica dei manifesti celebrativi, pur nel loro limite dell’ambito grafico/semiologico. Il messaggio dei manifesti olimpici ha come destinatario l’intera umanità occidentalizzata. E’ un messaggio semplificato, con una simbologia tale da poter essere decifrata da tutti. Deve comunque cercare di coniugare i concetti di fratellanza, di pace, della celebrazione dello sport, dei suoi ideali. L’amicizia fra i popoli ma deve anche esprimere le capacità organizzative del paese che ospita la manifestazione. Una scoperta fra le tendenze socio-culturali dei vari lustri e una panoramica del gusto e dei cambiamenti delle varie epoche.

 

 

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