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Al Matricola, tra milanisti e neofiti del football

15 giugno 2014 • Sport news

Fuori piove che è un piacere: avvicinarsi al Bar Matricola a piedi non è così agevole, dato che ogni volta che si deve attraversare la strada ci si ritrova un florilegio di pozzanghere che sembrano laghi. L’alternativa è: o cercare un guado dove c’è un po’ meno acqua, oppure improvvisarsi saltatori in lungo. E poi i sono i fulmini, che fanno davvero paura, soprattutto perché il quartiere milanese di Città Studi è pieno di alberi – che con le saette ci vanno notoriamente d’accordo. Va molto meglio per gli “automuniti”, che però devono affrontare il pur breve percorso fra il posteggio e l’entrata del bar. E, ombrello o non ombrello, si bagnano comunque.

Il bar Matricola è un locale che ha la sua storia: come dice il suo nome, è vicino a un’università (il Politecnico di Milano), e anni fa ha deciso di reinventarsi come Irish pub. Per anni è stato uno dei punti di riferimento della comunità irlandese di Milano: si dice che fosse frequentato anche da Eddie Irvine, ai tempi della Ferrari. Ci si aspetta, per Inghilterra-Italia, di trovare sudditi di Sua Maestà da una parte e dall’altra supporter azzurri, magari affiancati dagli stessi irlandesi (che – recita un famoso detto – tifano per due squadre: l’Irlanda e chi gioca contro l’Inghilterra). E invece no: il gestore del locale ci rivela che le prenotazioni sono tutte azzurre: né Union Jack, né tricolore irlandese a tifargli contro. Solo qualche sparuta presenza – si scoprirà dopo – dal “resto del mondo”.
Le prime maglie azzurre spuntano prima di Uruguay-Costarica: sono ragazzi molto giovani, e tifano per i centroamericani – considerandoli evidentemente meno pericolosi dei più blasonati platensi. Chissà se ora hanno cambiato idea.
Pian piano affluisce la gente, e 40 minuti prima della partita lo stadio – pardon, il bar – è pieno pieno. C’è chi mangia, c’è chi si prende solo la sua birra: i camerieri trottano come cavalli da corsa.
C’è di tutto: calciofili abituali, gruppi di amici che, probabilmente, hanno approfittato della partita per passare un po’ di tempo insieme, tifosi a cadenza biennale (cioè, che si ricordano della noble art of football solo in occasione di Europei e Mondiali) e neofiti. Molte ragazze – vicino a noi, c’è un gruppo tutto al femminile, che si siede nello stesso tavolo dei giovani arrivati per Uruguay-Costarica: non ci è dato di sapere se siano lì per scelta, o se il tutto sia casuale.
Mezzora prima del match, un coup de théatre. Forse complice il temporale, si spegne tutto. Luci e schermi. La folla rumoreggia, ma sembra più divertita che terrorizzata di non vedere la partita. Un cliente commenta che, in fondo, “manca mezz’ora”: passano pochi secondi e le luci si riaccendono. Ma gli schermi no. Deve intervenire lo staff del bar, e in poco tempo è tutto sistemato.
Le squadre non sono ancora in campo, ma già comunicano le formazioni. Non c’è Buffon, c’è Balotelli, preferito a Immobile. Salgono i cori per l’attaccante bresciano: è facile che, nel locale, ci sia un’alta presenza di milanisti.
Risuona God save the Queen, e – a parte due fischi isolati – tutti rispettano l’inno inglese. Partiti, e subito il primo brivido: Sterling calcia all’esterno della rete, ma qualcuno (anzi: più di qualcuno) la vede dentro, e il bar è percorso da un attimo di gelo. Poco dopo, c’è un doppio errore di Chiellini: due tifosi lo apostrofano, “Gobbo! Gobbo!”. A pochi minuti dal fischio d’inizio, la “tregua azzurra” sembra già svanita. All’8′, Johnson tocca con la mano: è involontario, ma molti gridano al rigore. La partita si spegne un po’: sarà il caldo, sarà l’assenza dei time out; se non che, a metà primo tempo il tifo è già svanito; negli occhi di alcuni avventori (soprattutto ragazze) c’è stanchezza, più che tensione: evidentemente, non tutti sono abituati a fare le ore piccole il sabato sera.
Il silenzio è rotto al 22′, quando Balotelli spara alto: si leva qualche applauso indulgente, con un solitario “Bravo, Balo!”.
Il mix di noia e stanchezza viene rotto dal gol di Marchisio, che ha l’effetto di una sveglia, di una sferzata di acqua fredda. Ma l’entusiasmo dura poco: passano solo due minuti e pareggia Sturridge. A poco dalla fine, una conclusione di sinistro di Darmian, dopo una bella iniziativa personale, va fuori, ma scatena un’applausone, un po’ per la bella discesa palla al piede del difensore granata, un po’ per il coraggio.
Il primo tempo termina 1-1, e i tifosi si avviano verso il bagno. “Troppe birre”, commenta un ragazzo. La coda non è chilometrica, ma non riesce a smaltirsi per la ripresa del gioco, e così qualcuno si perde l’inizio (in coda, ça va sans dire, sono soprattutto ragazze).
Il secondo tempo è decisamente migliore del primo, e la tensione sale. Al 2-1 di Balotelli tutti sono ormai comodamente seduti, e l’esultanza sembra più forte rispetto a quella per il gol che aveva sbloccato il risultato. Ci sono anche i cori per il milanista.
A fine partita, il bar si svuota rapidamente. Nessun gruppo si ferma per commentare la partita: è effettivamente molto tardi. Qualche commento dai “calciofili”, che rimarcano come molte persone, soprattutto ragazze, forse hanno visto una partita di calcio per la prima volta. E’ anche probabile: sapete quanti amori per il football sono nati con i Mondiali del 1982?
Ma erano altri tempi. La serie A giocava tutta in contemporanea, le squadre pullulavano di “giocatori bandiera” e la Rai trasmetteva tutte le partite dei Mondiali. Tutte le partite, gratuitamente, per tutti. O tempora, o mores, direbbe probabilmente Cicerone…

 

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