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Messico, quel pareggio che vale una vittoria

18 giugno 2014 • Sport news

Il Messico è, storicamente, un avversario ostico per la Seleção. Lo sanno i brasiliani, lo sanno anche i tricolores. Ma questa volta sembra tutto

©AngelinaEscobar

diverso: la partita più attesa del gruppo A si gioca in casa dei brasiliani. E, come se non bastasse, il Messico si è qualificato a questi Mondiali con difficoltà. Tuttavia, è ancora recente il ricordo della finale dei Giochi Olimpici del 2012, dove Peralta e compagni hanno afferrato una vittoria insperata contro un Brasile stellare, privando i verdeoro del trofeo (quello a cinque cerchi) che ancora manca nella loro bacheca. Alcuni brasiliani schierati a Wembley sono lì, a Fortaleza: Hulk, Thiago Silva, Oscar, Marcelo e soprattutto la “stella” Neymar. Sono pronti a prendersi la loro rivincita.
I messicani aspettano, indossando le loro magliette, sgranocchiando qualche snack. Gruppi di amici si danno appuntamento a casa, nei bar, ai maxischermi o al cinema, per vedere insieme la partita dell’anno. “Speriamo in una vittoria, anche se è molto dura”, dice Roberto, 23 anni, che sta attendendo il fischio d’inizio.

©AngelinaEscobar

I minuti passano e lo stress si accumula. La partita finisce 0-0, un pareggio che per i messicani vale una vittoria. Molti tricolores, ricordando il gioco non convincente – e le tante partite perse – della squadra durante i preliminari, non ci speravano neanche un po’. E invece il Messico ha persino rischiato di vincere. Ma lo ripetiamo: i tifosi sono comunque soddisfatti del pareggio. Talmente soddisfatti da addensarsi felici, dopo la partita, all’Ángel de la Independencia, il monumento della vittoria che domina il Paseo della Riforma, a Città del Messico, e che è il tradizionale ritrovo per i festeggiamenti post-partita). “La verità è che non me l’aspettavo”, dice Luis Alberto, 31 anni, “Il risultato è molto buono, ed è solo l’inizio”. Alejandra, 25 anni, imita Obama: “Yes, we can”, dice, soddisfatta del risultato. “Sono sorpresa”, aggiunge: “pensavo davvero di perdere, e di molto: temevo che il Brasile ci sotterrasse di gol”, sostiene, da parte sua, il diciottenne John, pessimista pentito.
Eroe della giornata, il portiere Guillermo Ochoa, che ha salvato il risultato almeno in quattro occasioni. Definito “strepitoso” dal Ct Miguel Herrera, è il vero protagonista di molti cori, che si alzano dalla città in festa. “E’ lui l’uomo del match, Ochoaaaaaaaaaaa”, grida Alicia, 22 anni. Ma davanti? Meglio Chicharito Hernandez oppure Oribe Peralta, il mattatore di Londra 2012, che andò ai Giochi proprio per la rinuncia dell’attaccante in forza al Manchester United? “Sono diversi”, dice Jesus, en el zocalo apenas terminar37 anni. “Peralta ha già segnato in questa Coppa del mondo: in questa occasione preferisco lui”. Alberto, 28 anni, la pensa diversamente: pur giovane (ha quattro anni in meno di Peralta), “Chicharito ha già un’ottima carriera alle spalle. Il problema è che non c’è nessuno che lo affianca. Sono d’accordo che Peralta ha già segnato a questi Mondiali e ai Giochi Olimpici del 2012 (ne ha messi dentro quattro, di cui due al Brasile, ndr). Ma preferisco ancora Chicharito”.
Parole che si dicono e svaniscono in un mare di sorrisi e canti. Su Peralta o Chicharito deciderà Herrera: ora per il Messico è semplicemente tempo di sognare.

 

Angelina Escobar

 

 La foto in alto ritrae i festeggiamenti davanti all’Ángel de la Independencia di Città del Messico

 

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