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Mi mangio i mondiali

12 giugno 2014 • Mi mangio i mondiali

Mi mangio i Mondiali

Diario semiserio di una dieta fatta in un momento sbagliato

 

Conto alla rovescia

 

Sono a dieta. Sì, sono a dieta. Volete che ve lo dica un’altra volta, tanto per chiarezza? Nessun problema: sono a dieta. Però c’è un problema: un bel problema. Stasera iniziano i mondiali di calcio. E questo mi turba, e non poco. Perché è risaputo: la dieta e i mondiali non vanno d’accordo.

grassoPer favore, non rispondetemi come il Gino, l’altra sera al Circolino. “Ma che cosa c’entra la dieta con i mondiali? Sono due cose diverse. Quello che dici non ha un nesso”. Eh no, caro, un nesso ce l’ha, eccome. Soprattutto se le partite sono in notturna. Me lo spiegate come si fa a mettersi davanti al televisore, con il caldo che vi spacca in quattro, e non mangiucchiare qualcosa mentre Neymar salta cinque difensori e la mette in mezzo all’area affollata di verdeoro? O intanto che Higuain stampa la sfera sulla traversa, con quei tiri che fanno “spemmmm”? O nel momento in cui la Russia scende in campo contro il Belgio, con Capello che sogna di vendicare il colonnello Lobanovsky, sconfitto ai supplementari nel 1986 in Messico? Partita notturna anche quella: mentre l’Unione Sovietica (si chiamava così, allora) provava a riequilibrare il match e i belgi si barricavano in area, io finivo la mia scorta di salami di Varzi, accompagnati da un buon gutturnio di quelli che mussano, quando li versi.

Notte tra il 15 e il 16 giugno 1986, Temnaya noč… Allora lavoravo, ero giovane. La mattina seguente (si fa per dire) mi svegliai senza problema alle sei, nonostante la notte di calcio e bagordi. Ed era lunedì mattina. Oggi, le notti davanti al televisore mi provocano uno scompenso, le mie giornate sono regolari. A nanna alle dieci, salvo partite o avvenimenti eccezionali, e sveglia molto presto al mattino. Vado al quarto piano, dal signor Villa. Sua moglie mi prepara un tè, poi prendo in prestito il Fufi, il loro cagnolino bianco, e lo porto un po’ in giro. A lui – al cagnolino, dico – piace quando mi fermo a commentare i lavori stradali, praticamente tutti i giorni. Gli piace perché tutti gli operai si fermano e lo coccolano come fosse un pupazzo, e lui se la gode, si sente protagonista. L’accordo tacito è: io ve lo lascio accarezzare, voi vi sorbite una mia concione sesquipedale sull’andamento del lavori e su come dovrebbero procedere, e su come una volta bla, e bla, e bla. Eh sì, perché quando mi ci metto…
Ma torniamo a Bomba. Anzi, alla bomba di pancetta che mi ritrovo, e che deve ridursi assolutamente, a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e. Ormai non entro più nei vestiti, e non è che possa rifarmi il guardaroba. E’ stata questa la prima motivazione che mi ha spinto a misurarmi con il centimetro e la bilancia. Lo avevo deciso lo scorso gennaio: mi metto a dieta, un paio o tre di mesi, perdo dieci chili e sono a posto. Così, il prossimo inverno entro in tutti i pantaloni che sfoggiavo quando avevo quarant’anni. O almeno in quelli che indossavo prima di andare in pensione. Che poi è due anni fa, eh, non sto mica parlando dei tempi di Carlo Cudega.

Ma questo non è l’unico motivo che mi ha spinto a dimagrire. C’è anche il timore che pende come una spada di Damocle su almeno metà della popolazione europea: la prova costume. Già… perché ad agosto, alla piscina comunale, che tra l’altro ho proprio dietro casa, voglio sfoggiare una forma da ginnasta, o da saltatore in lungo. Voglio proprio fargliela vedere al ragionier Motta, quello del quarto piano: “siamo ingrassatini, eh?”, è la prima cosa che mi ha detto quando ha saputo che ero in pensione. E non perde occasione per ricordarmelo. Tutta invidia, la sua: io ho smesso di lavorare prima dei sessanta, lui ne dovrà mangiare, di minestrone, prima di smettere di lavorare. Se li tenga lui, i suoi 65 chili. Io mi tengo la libertà.

E poi c’è l’ingegner Pedrini, l’atleta, il vegano, quello che se la tira con la sua forma fisica, quarant’anni e non sentirli, eccetera (lo voglio vedere alla soglia dei sessanta, però). Ma lui, ormai, è inoffensivo. Una volta, quando lo incontravo per le scale, mi attaccava dei bottoni mai visti, e la carne fa male, e lei è grasso, e provi una dieta vegana, e bim, e bum, e bera.

cevapciciFinché non accade qualcosa di davvero clamoroso, che rovescia la situazione a mio favore. Sono a Vienna, a una gita di pensionati. Entriamo in un ristorantino, vocianti e spensierati. Io precedo il gruppo, scorgo una saletta piccola, ci entro, curioso, perché ho visto un caminetto molto bello. Ci entro, dicevo, e chi mi vedo? L’ingegner Pedrini. Stupefacente che ci incontriamo a Vienna -. sarà qui per lavoro, penso a botta calda. Lo fisso. Colgo un lampo di imbarazzo nei suoi occhi. Guardo il piatto, dove lui stava affondando forchetta e coltello fino a pochi secondi prima, con il fare metodico di una casalinga che sferruzza a maglia. Torno sui suoi occhi. L’imbarazzo si è mutato in terrore. Terrore puro. Limpido. Inequivocabile.

L’ho beccato sul fatto. Altro che vegano: nel suo piatto c’è un gustosissimo cevapcici. Polpettine buonissime di manzo e agnello, con carne trita e speziata. La verdura, lì, è solo un contorno, un coprotagonista. Una comparsa. Dire guest star, come si vede nei film americani, è sin troppo.

Non ci diciamo nulla, io e il ragionier Pedrini. E’ tutto un gioco di sguardi, una comunicazione non verbale. “Ti ho beccato, eh?”, dicono chiaramente i miei occhi. I suoi alzano bandiera bianca. So che, d’ora in poi, quando mi incontrerà per le scale, non mi stresserà più. Parlerà di calcio, di politica, di chissachecosa. Ma non di abitudini alimentari. Il cibo diventerà un argomento tabù. Abbandono la saletta mentre entra la cameriera. Mi abbandono alla più classica delle provocazioni. “Mi scusi”, le chiedo, “ma servite cevapcici vegetariano?”. “No”, mi risponde ridendo. Me ne esco bello tronfio, gustando la vittoria. Casuale, certo, come quando Mourinho ha fatto entrare due giocatori e quelli hanno segnato. Ma il Chelsea è andato in semifinale, ed è questo che conta. E io mi sento in semifinale di Champions.
Eliminato, dunque, l’ingegner Pedrini dalla lista degli scocciatori, e messe da parte le battutine del ragionier Motta, devo confidarvi l’unica vera aspettativa che mi fa sperare in un passaggio dell’esame-costume. E’ la signorina Emma, mia dirimpettaia. Quarant’anni, portati neppure benissimo, bruttina e neppure molto simpatica, è però Miss Condominio, anche per mancanza di avversarie (lo avrete capito da soli: è di gran lunga la più giovane e l’unica nubile). E’ una frequentatrice assidua della piscina – non perché rinunci alle ferie, ma perché ci va in febbraio, ai Caraibi, sperando di trovare un ventenne locale e portarselo a casa. “Lo fanno gli uomini, non lo possiamo fare noi donneee?”, si giustifica con la moglie del custode, quando si fermano a chiacchierare del più e del meno. Insomma, mi farebbe piacere farmi vedere in forma dalla signorina Emma, strapparle un sorrisetto. Quando gli anni passano, ci si accontenta di poco. Ma almeno, da quando lei è qui, ho un motivo in più per andare alle assemblee. Una volta ci andavo solo per lottare contro i “fondamentalisti della facciata”, quelli che vorrebbero fare lavori di spessore ogni anno, quelli che i soldi gli escono da ogni parte.

Queste, e scusate se sono stato prolisso, le ragioni della mia dieta. Ma le cose, mese dopo mese, non vanno come previsto. Calo, sì, ma non a sufficienza. Se ho perso cinque chili è già tanto. E passa il tempo. I mondiali si avvicinano sempre di più.
Stasera c’è Brasile-Croazia. Ce la farò? Non ce la farò? Riuscirò a cavarmela con due carotine e una bottiglietta d’acqua, rigorosamente naturale? Sono curioso anch’io di saperlo. E’ una sfida a me stesso, un po’ come quando un quarantaduenne Francesco Moser se ne andò a Città del MoserMessico, dieci anni dopo aver battuto il record dell’ora (poi “declassato” a miglior prestazione umana sull’ora”, perché le biciclette ipertecnologiche avevano smesso di piacere all’Uci). Moser era ormai un ex corridore, aveva già lasciato il ciclismo da sei anni. Ma voleva capire se sarebbe riuscito ad avvicinarsi ai primati stabiliti quando era in attività. E riuscì addirittura a batterli, stabilendo il secondo tempo di sempre.

Bene: se penso a stasera mi sento un po’ come Moser. Riuscire a mantenere un regime di dieta durante i mondiali di calcio è un quasi come battere il record dell’ora in un’ora e mezza di partita. A farmi davvero paura è il vento contrario.

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