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Ai Navigli, per vedere gli azzurri affondare

24 Giugno 2014 • Maracanà, Sport news

Non è tutto: nell’intervallo, un temerario a torso nudo si butta nel Naviglio. Salta subito fuori: probabilmente pensava che l’acqua fosse meno fredda.

Si riparte, e noi ci spostiamo sull’altra ripa. Ma anche lì il tifo è molto tiepido. Balotelli viene sostituito. “Ha avuto coraggio”, commenta un signore di mezza età, riferendosi a Prandelli. “”Ciao ciao”, dice un altro spettatore, evidentemente soddisfatto. La partita inizia e, in quel momento, passa un battello di linea, che fa un po’ ondeggiare la chiatta. Molte persone continuano a passeggiare, alcuni alla ricerca dello schermo che offre una miglior visibilità, altri guardando qui e là pezzi sconnessi di partita, altri poco interessati a una sonnacchiosa Italia-Uruguay.

NavigliLa Celeste sembra giocare ancora peggio dell’Italia, e un tiro clamorosamente sbagliato viene commentato con un “buu”, che si riflette da una parte all’altra del canale.

Finché arriva l’espulsione di Marchisio. Il primo replay causa disappunto, ma al secondo un giovane commenta: “gli ha alzato il piede sul ginocchio”. E chiosa: “se l’arbitro vede, ti manda fuori”. L’Italia è chiamata a mezz’ora in dieci uomini. Molti ancora vanno a strusa, mentre le nuvole nere si addensano sopra i Navigli.  Qualcuno guarda nervosamente lo schermo, poi replica, controllando altrettanto nervosamente il cielo. A un certo punto, un fulmine. “Ahi”, commenta un isolato spettatore.

L’Uruguay insiste: nel primo tempo ha subito, ma ora, 11 contro 10, sta facendo la partita. E, inevitabilmente, il gol arriva. Nella lounge due spettatori applaudono. Nella rive gauche, invece, c’è chi se la prende con Prandelli, invitandolo ad andare “a pelare le patate”.

L’ultima, vera ovazione arriva quando il quarto uomo espone il recupero. Cinque minuti. Ma l’unico cambiamento è quello atmosferico: si cominciano a sentire gocciole di pioggia.

Il temporale arriva giusto giusto poco dopo il fischio finale. Piovono cats and dogs, come dicono gli inglesi – gli stessi che hanno appena pareggiato 0-0 contro il Costarica. Mentre i commercianti della zona guardano sconsolati la pioggia ormai torrenziale. “Dopo la partita, speravamo che la gente si fermasse a mangiare qualcosa”, dice il gestore di un take away. “E invece scappano. Non bastava l’eliminazione dell’Italia: anche la pioggia ci voleva”. Si capisce: i più delusi del fallimento azzurro sono proprio loro, i commercianti, che vedono sfumare incassi potenziali. E, insieme a loro, i brasiliani, che speravano nella cancellazione di un incubo. Quello uruguagio, che li perseguita dal 1950.

A. Z.

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