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Olimpic Graphics: il nuovo millennio

30 aprile 2014 • Olympic Graphics

Fig. 105Fig. 107Fig. 106

 

2002 Salt Lake City – Giochi invernali

di Paolo Cagnotto. Per i primi giochi olimpici invernali del nuovo millennio fu la cittadina di Salt Lake City ad aggiudicarsi l’organizzazione dell’evento. Fu scelta l’agenzia Landor / Publicis per impostare la comunicazione. Accanto ad un bel logo: una stilizzazione fra un fiocco di neve, un esplosione di ghiaccio e una scintilla sprizza dinamismo e l’azzeccato connubio di colori caldi e freddi mette in evidenza una seconda stilizzazione della torcia olimpica. L’impatto è convincente e gradevole. Meno convincente il poster. L’immagine sembra un po’ la celebrazione della conquista del K2… più che un’olimpiade. Il soggetto principale è una bandiera bianca, da ospedale militare su fondo cielo intenso e cima di montagna innevata. Ricorda un po’ troppo alcun manifesti degli anni 30. “Polvere”, “carbone” e “Copper”, furono invece le mascotte proposte per quell’edizione. Personaggi simpatici di effetto, però usati in triade con dimensioni diverse e diverse suggestioni. La motivazione della scelta fu che le mascotte dovessero riflettere il motto olimpico “Citius, Altius Fortius“: Faster alto, più forte. Quindi vennero realizzati tre animali, una lepre con sciarpa da neve, un coyote e un orso nero. Ed ecco la disanima poetica alla base delle scelte degli autori. Snowshoe Hare “Polvere” (Swifter): «Un tempo, il sole bruciava la terra. La lepre corse rapidamente sulla cima della montagna. Riprese la sua freccia verso il sole, e cadde più in basso nel cielo e raffreddato la terra. Coyote “Copper” (superiore): Quando il mondo si oscurò e si congelò, il coyote, dopo aver scalato la montagna più alta rubò la fiamma dal popolo del fuoco. Portò il calore di nuovo alla terra. Orso nero americano “Coal” (Stronger): i cacciatori più coraggiosi lasciarono i loro villaggi per seguire l’orso potente, ma l’orso sopravvisse ai cacciatori. Negli anni a seguire figli dei cacciatori continuarono la caccia nel cielo notturno.

 

Fig. 108Fig. 109Fig. 110

 

2004 Atene

Come successe anche ad Atlanta, anche ad Atene parteciparono tutte le nazioni con un Comitato olimpico e, anche se non per il centenario, i Giochi tornarono ad Atene dopo la prima edizione del 1896. Per le cerimonie di apertura e chiusura vennero ingaggiati Apollo e Dioniso. A loro vennero infatti dedicate le coreografie. Per l’Italia rimarranno fra le Olimpiadi più belle, oltre che per i vari ori di Juri Chechi e degli altri atleti, per la vittoria finale di Stefano Baldini nella Maratona. Per piazzare un atleta azzurro sull’ultimo podio e sentire suonare l’inno nazionale proprio prima dell’inizio della cerimonia di chiusura. La maratona è sempre una gara speciale alle Olimpiadi, ad Atene aveva un significato particolare, si correva proprio sul percorso di Filippide, il leggendario soldato morto dopo aver corso da Maratona ad Atene per portare la notizia della vittoria dei greci sui persiani. Il tracciato della maratona ateniese partiva infatti da Maratona per arrivare allo stadio dei Giochi Olimpici del 1896, il Panathinaikon rimesso a nuovo per l’occasione. Singolare che l’allenatore di Baldini era lo stesso che aveva portato alla vittoria nella maratona di qualche anno prima Gelindo Bordin.

La grafica efficace è frutto della capacità creativa di Wolff Olin, inglese (che studierà anche il logo per Londra 2012), che in collaborazione con l’agenzia Red Design Consultans riuscì nell’intento di creare uno dei logo più apprezzati delle’intera storia dei Giochi, proprio per la sua semplicità. “Abbracciare il mondo” era il messaggio che si voleva dare, quindi non solo l’inpronta del paese ospitante, ma qualcosa di più grande, universale. E infatti la leggerezza dell’ulivo, che richiama i primi giochi e sottolinea l’origine dei Giochi, La scelta dei colori, ecologici e puliti, che richiamano il mare, ma anche l’acqua, l’aria. Il perimetro in cui il quadrato bianco con i bordi irregolari, che sembra una bandiera svolazzante su un pennone contribuiscono davvero a dare l’idea di abbracciare il mondo. Il manifesto non è che l’enfatizzazione del logo. Discorso a parte invece per la serie di manifesti commissionati ad una serie di artisti greci che hanno reinterpretato i pittogrammi moderni con figure che si rifanno alle antiche decorazioni dei vasi greci Quasi duecento fra aziende e singoli designer da tutto il mondo parteciparono al bando di gara per la mascotte dei Giochi. Oltre un centinaio le proposte selezionate. Ad aggiudicarsi la realizzazione di Spyros Gogos per lo studio greco Paragrafo Design Ltd. Atena e Phevos sin dalla prima presentazione al pubblico nel 2002 registrarono un grande impatto positivo nell’opinone pubblica. Atena e Phevos erano una sorella e un fratello, relativi alla Grecia antica. La fonte della loro ispirazione non era altro che una antica bambola greca del 7 ° secolo a. C. La campana a forma di bambola di terracotta con arti mobili ed indossa una tunica. Queste bambole erano conosciuti come “daidala”. I loro nomi sono stati ispirati dagli dei dell’Olimpo: Atena, dea della saggezza e patrona della città di Atena e Phevos, il dio dell’Olimpo della luce e della musica, conosciuto come Apollo. I due bambini simboleggiavano l’ideale olimpico, la concorrenza nobile e l’ uguaglianza, attraverso la creatività e lo sport. Le due “campane animate” riscossero un notevole successo di mercato, un numero impressionante di licenziatari e oggetti di vario tipo fecero il giro del mondo. Un successo dovuto soprattutto al sorriso stampato sul volto dei due personaggi che vennero disegnati e proposti in più di cento pose diverse.

 

Fig. 111Fig. 112Fig. 113

 

2006 Torino – Giochi invernali

Nel 2000 lo studio Husmann-Benincasa brand design vinse il concorso per l’immagine delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 sbaragliando oltre 1400 concorrenti. Per la seconda edizione italiana dei giochi olimpici invernali esattamente cinquant’anni dopo Cortina, venne scelta la città di Torino per un progetto ambizioso. Torino non è una città alpina, ma il suo circondario sì e quindi Torino capofila di un network di località. Il risultato fu positivo e anche dal punto di vista sportivo l’Italia vinse il maggior numero di medaglie della propria storia, culminata con l’oro olimpico nella finale di fondo dei 50 km con Giorgio Di Centa. La silhouette della Mole Antonelliana è il punto di forza del marchio e del manifesto. Il ogo positivo e dinamico, moderno e invernale allo stesso tempo, dinamico, racchiude tutti i significati e le esigenze che il bando del comitato olimpico richiedeva. Tutti entusiasti i componenti della giuria che hanno identificato il brand ideale proposto da una coppia di creativi conosciutisi all’Università di tedesca di Schwaebisch Gmuend l’italiano Antonio Benincasa e la californiana Nicole Husmann. Tutti i docenti degli autori del manifesto di Torino provenivano dalla famosa scuola di Ulm (il già citato movimento di artistico Bauhaus che ha influenzato tutto il novecento).

Fra i docente oltre ad un autore di fama come Olt Aicher, anche altri professori di grafia e di immagine si erano occupati del brand di Monaco 1972. Interessante anche la grafica che ha accompagnato tutte le visualizzazioni dell’immagine dei giochi. Nel manifesto l’ombra della mole è molto evidente con i colori iridati che segnano discese di in un gioco di proiezioni e e dinamismi. Per la prima volta, nel manifesto compare il “motto” dell’edizione dei giochi “Passion lives here” e a disegnarlo fu chiamata la calligrafa Francesca Biasetton. Neve e Gliz erano le mascotte ufficiali dei Giochi Olimpici invernali di Torino 2006, create dal designer portoghese Pedro Albuquerque. Neve rappresenta una pallina di neve, mentre Gliz è un cubetto di ghiaccio. Le due mascotte vennero scelte dalla giuria del Toroc nel settembre del 2003 tra le 5 candidature finaliste selezionate nella prima fase del concorso internazionale, svoltasi nel maggio del 2003. Non incontrarono il massimo della popolarità nonostante nella pagina ufficiale di Torino 2006 vennero indicate come: “(…) la coppia più originale della storia delle olimpiadi. Lei, morbida simpatica ed elegante pallina di neve. Lui, cubetto di ghiaccio vivace e giocherellone. Neve e Gliz evocano nelle loro forme e nei loro nomi i due elementi indispensabili per lo svolgimento delle discipline invernali: la neve e il ghiaccio. Insieme sintetizzano il meglio dei valori italiani e olimpici: amicizia ed entusiasmo, lealtà e divertimento, design e capacità di innovare. Le mascotte danno vita al sogno e alla sfida di un evento planetario ricco di valori universalmente riconosciuti”.

 

Fig. 114Fig. 115

 

2008 Pechino

La cerimonia di apertura della XXIX Olimpiade si tenne presso lo Stadio Nazionale di Pechino. Si svolse l’otto agosto 2008 a partire dalle ore venti e zero otto del fuso orario cinese (scelta derivante dalla superstizione di molti cinesi secondo i quali il numero otto è un numero fortunato). La cerimonia fu co-diretta dal regista cinese Zhang Yimou e dal coreografo cinese Zhang Jingang. Per la cerimonia, che ancor oggi è considerata “la miglior cerimonia di apertura delle Olimpiadi mai prodotta”, vennero impiegate oltre 15.000 persone. Inizialmente 2008 cinesi fecero il conto alla rovescia battendo dei luminosi tamburi “Fou” secondo l’antica tradizione cinese. Per la grafica del logo ufficiale delle Olimpiadi di Pechino, è indispensabile entrare nella logica degli ideogrammi. Letteralmente era Pechino Danzante, con l’ideogramma stilizzato del carattere jing che significa “capitale” in cinese nella forma di un uomo danzante. Infatti un’omino stilizzato bianco su fondo rosso, in un riquadro arrotondato che sempre più una sintesi di un ritrovamento rupestre (se visto con gli occhi di un grafico occidentale). Il colore rosso era evidentemente un richiamo alla bandiera cinese. La scritta Beijing (Pechino) e la data 2008 sono un mix fra la grafia occidentale e le pennellate che sapientemente sanno dare i cinesi per disegnare i loro ideogrammi.

Lo slogan aggiuntivo o il motto dei Giochi cinesi era “One World, One Dream”, “Un mondo, un sogno”. Un discorso approfondito lo meritano le cinque mascotte dell’evento. Intanto erano addirittura cinque, il gruppo più numeroso di tutte le edizioni dei Giochi (al secondo posto le quattro civette di Nagano). Avevano anche una precisa identificazione: Fuwa, mutuate dalle bambole della fortuna cinesi (opera di Han Meilin), ognuna caratterizzata da uno dei cinque colori dei cerchi olimpici ed è associata a un elemento e a un animale della cultura cinese. Le prime sillabe dei loro nomi lette di seguito formavano la frase Běijīng huānyíng nǐ che in cinese mandarino significa “Pechino vi dà il benvenuto”.

Fig. 116Le Fuwa vennero scelte per il fatto che “cinque” è il numero dei cinque elementi (nella dottrina cinese dei cinque elementi), il legno, il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra. Potevano corrispondere così ai cinque cerchi olimpici, ognuna con un colore corrispondente. Venne indetto un concorso dove a contendere il ruolo di mascotte alle cinque bamboline furono gli animali classici: la tigre, il drago, il panda, il Re Scimmiotto (personaggio popolare in Cina), così come il tamburino e il bimbo Afu. Ognuna di esse ha una propria personalità e una rappresentatività per blocchidi discipline in una coralità di intenti dallo stampo tutto cinese. Bèibei rappresenta l’anello Olimpico di colore blu e l’elemento del mare. Nell’attuale elemento del Fengshui, Bèibei rappresenta l’acqua. Si comporta come un leader, ma in realtà la sua personalità è molto gentile. Bèibei rappresenta la prosperità ed è la mascotte ufficiale per gli sport acquatici. Inoltre Bèibei è una pittura che rappresenta il pesce e il loto, usata per il tradizionale nuovo anno Cinese. Nella cultura tradizionale cinese, il pesce rappresenta la prosperità; l’ideogramma per la parola pesce si pronuncia come quello per la parola abbondanza. Esiste una allegoria tradizionale per indicare l’inseguimento e l’avveramento dei propri sogni chiamata. Il disegno del copricapo di Beibei, viene da artefatti ritrovati a Banpo, sito archeologico di un villaggio neolitico della cultura Yangshao. Jīngjing rappresenta l’anello Olimpico di colore nero e l’elemento della foresta. Per l’attuale elemento del Fengshui, Jīngjing rappresenta il legno. Jīngjing sarebbe un Panda gigante, specie in via d’estinzione in Cina e la sua personalità è onesta ed ottimista e, inoltre, augura felicità. È la mascotte ufficiale per gli sport tipo il Judo e il Sollevamento pesi. Il panda è sia un simbolo nazionale cinese, che espressione del movimento ambientalista mondiale. Huānhuan è un disegno del fuoco delle grotte Mogao e perciò come elemento rappresenta il fuoco. Anche per l’attuale elemento del Fengshui, Huānhuan rappresenta il fuoco. Huānhuan è stato ideato per rappresentare anche la Torcia olimpica. La sua personalità è estroversa ed entusiasta e augura passione. Huānhuan è la mascotte ufficiale per gli sport in cui si usa la palla. Huānhuan rappresenta la passione per lo sport, lo spirito olimpico del più veloce, più in alto, più forte, e la passione delle Olimpiadi di Pechino. Il copricapo della mascotte deriva dal disegno di un fuoco nelle Grotte Mogao, le più famose grotte buddiste cinesi. Yíngying è un’antilope tibetana, sempre in via d’estinzione, ed è anche il costume etnico Tibetano e Xinjiang e rappresenta l’anello giallo dei cinque anelli Olimpici. Come elemento, anche del Fengshui, Yíngying rappresenta il cuore ed è anche la mascotte ufficiale dell’atletica leggera. La personalità di Yíngying è vivace e indipendente ed augura la salute a tutti gli atleti. L’antilope cinese è, come il panda, una specie in via d’estinzione; nativa dell’altopiano del Tibet è conosciuta per la sua velocità. Il copricapo di Yingying racchiude il disegno tipico dei costumi tibetani. La selezione di un animale tibetano come simbolo di un’olimpiade cinese è stata oggetto di discussioni e controversie, essendo il Tibet attualmente occupato militarmente dal governo di Pechino. Nīni, oltre ad essere una rondine, rappresenta anche gli aquiloni di shayan di Pechino. L’anello Olimpico che rappresenta è quello verde, ma come elemento, Nini rappresenta il cielo. Nel Fengshui, Nīni è il metallo. Augura sempre la buona fortuna, non solo agli atleti, ma a tutto il popolo mondiale. Inoltre Nīni è la mascotte per la ginnastica. La rondine nella cultura cinese è messaggera di primavera e di felicità. L’ideogramma cinese per rondine è utilizzato anche nell’antico nome di Pechino, Yanjing. Il copricapo di Nini è un riferimento ai coloratissimi aquiloni cinesi.

 

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2010 Vancouver – Giochi invernali

Il design riprende il tema della foglia d’acero canadese ma invece del tradizionale rosso l’immagine presenta un richiamo a quello che sarebbe stato il Look of the Games, i simboli naturali e urbani nelle tinte dell’inverno e delle montagne della Columbia Britannica. L’idea vincente fu quella, di utilizzare per la prima volta due poster, uno per le Olimpiadi e uno per le Paralimpiadi che si uniscono in una sola immagine a simboleggiare l’universalità del messaggio olimpico. Nell’aprile del 2005 venne presentato il logo ufficiale della XXI Olimpiade Invernale, che fu chiamato Ilaanaq, termine della lingua inuktitut parlata dagli Inuit che significa “amico”, e rappresenta un inukshuk, una figura formata da sassi impilati usata per segnalare una direzione o come pietra miliare dalle popolazioni del Canada artico (analogo all’ometto utilizzato dagli escursionisti e dagli alpinisti). L’inukshuk olimpico è formato da cinque parti, tante quanti sono i cinque cerchi olimpici, di cui riprende anche i colori: la testa è verde, la linea delle braccia è nera, il tronco è blu, la gamba sinistra è rossa mentre la destra è gialla. Le mascotte vennero invece presentate alla stampa il nel novembre 2007. Rappresentano, in stile anime, i personaggi tradizionali delle Prime Nazioni, ovvero i popoli indigeni dell’odierno Canada. Le mascotte sono: Miga – Un orso marino mitologico, metà orca e metà orso Kermode. Quatchi – Un bigfoot o “sasquatch” dal quale prende il nome, una leggendaria creatura scimmiesca che dovrebbe vivere nelle foreste canadesi. Sumi – Un animale guardiano dello spirito con ali dell’Uccello di Tuono (Thunderbird) e le gambe di un orso bruno che indossa un cappello di un’orca. Vive nelle montagne del British Columbia. In più vi è una mascotte non ufficiale, Mukmuk, una marmotta di Vancouver, descritta come piccola e amichevole. Ha esordito come peluche. Miga e Quatchi sono le mascotte dei Giochi Olimpici mentre Sumi lo è di quelli Paralimpici. Le mascotte sono state disegnate da uno studio di Vancouver, Meomi Design.

 

Fig. 120Fig. 121Fig. 122

 

 

2012 Londra

Durante la cerimonia di chiusura dei Giochi di Pechino, venne “svelata” la città dell’edizione 2012, con la presenza sul terreno dello stadio costruito come un nido d’uccello del famoso Bus rosso a due piani che nella sua unicità rappresenta Londra. In sede di scelta la capitale inglese prevalse di poco su Parigi, lasciando a bocca asciutta anche Madrid, New Yprk e Mosca che si erano candidate. Si poteva pensare che i simboli classici della città, dal bus, al Big Ben, dalla Guardia reale all’omino in bombetta e ombrello, alla cabina rossa del telefono pubblico potessero essere presi come spunto per la nuova mascotte. magari di nuovo il leone, come per i mondiali di calcio del 1966 (prima mascotte per tale tipo di evento), invece no. Le mascotte che viaggiano in coppia, per la prima volta in un discorso univoco fra Olimpiadi e Paralimpiadi (i Giochi per i disabili) sono due gocce di acciaio, le ultime due gocce rimaste in fonderia dell’acciaio utilizzato per costruire la trave portante del nuovo stadio olimpico. Si chiamano Wenlock e Mendeville. Il nome di Wenlock è ispirato dal villaggio di Much Wenlock, nello Shropshire, dove si tenevano i “Giochi di Wenlock”, una delle fonti di ispirazione che hanno spinto il barone Pierre de Coubertin a creare i moderni Giochi Olimpici. Il nome di Mandeville è ispirato da Stoke Mandeville, nel Buckinghamshire, dove nacquero i Giochi di Stoke Mandeville, precursori delle paralimpiadi, dovute al dottor Ludwig Guttman che fondò nell’ospedale di Stoke Mandeville una nuova unità di cure per i pazienti affetti da lesioni al midollo spinale. Fu lui, fra i vari trattamenti a proporre come aiuto lo svolgimento di attività sportive. Ad ispirare le due mascotte, che hanno un occhio solo e sono concepite in modo moderno, sono state ispirate dal racconto “Una storia d’amore” scritta dall’autore per ragazzi Michael Morpurgo.

Già un anno prima dell’inizio delle Olimpiadi, sul sito ufficiale, esiste la versione in cartoon della nascita delle due mascotte. Che sono pensate per un merchandising estremo e ancor prima dell’inizio dei Giochi stanno ottenendo un discreto successo per il loro accattivante modo di porsi che richiama i fantasiosi personaggi delle infinite raccolte di figurine di mostri, mostricciatoli con poteri in stile Pokemon e discendenti. Ma anche i Teletubbies o Tinky Winky. Tutto questo in contraddizione con le speranze dei bookmaker inglesi che scommettevano addirittura sulla sostituzione in corsa delle mascotte a cuasa dell’insuccesso di immagine dei personaggi. Anche il logotipo di Londra 2012 non ha attraversato periodi di successo di pubblico, ma critiche notevoli. D’altronde il limite e il fascino di progettare un logo con sette/otto anni di anticipo ipotizzando tendenze e mode che sono influenzabili da diversi fattori non è semplice. Quindi ogni ipotesi appare sempre troppo azzardata e molte volte non in linea con la grafica dell’anno effettivo. In genere se il lavoro di studio è fatto bene, da persone capaci e lungimiranti e senza troppi limiti imposti dai vari comitati dei paesi organizzatori, il logo regge e addirittura fa tendenza esso stesso. Ci fu subito una raccolta di firme per cancellare il nuovo logo, costato (è una delle critiche negative costanti) quasi 600.000 euro, il logo di Londra 2012 è una stilizzazione dei numeri che compongono la cifra dell’anno. Un quadrato grafico, molto colori acidi e vivaci che pesca nella ormai tradizionale grafica dei murales e si spinge in una interpretazione originale di un lettering facile, che non esiste e che darà vita sicuramente ad un alfabeto… il 2 e lo zero si sorreggono l’un l’altro a riempire i vuoti e a loro volta sono poggiati sull’1 e sul 2 sottostanti. Curioso che i 2 non siano uguali fra loro, ma dinamicamente prendono forma a seconda di dove si trovano, svetta il 2 in alto, si schiaccia sotto il peso dello zero, il 2 della parte bassa. In più è duttile per diverse esigenze di utilizzo grafico cartaceo o digitale televisivo. Sia per la realizzazione in supporti espositivi di materiali diversi. L’autore è lo stesso del logo di Atene 2004 Wolff Olin.

 

Fig. 123Fig. 124Fig. 125

 

 

2014 Sochi – Giochi invernali

I Giochi Invernali di Sochi 2014, che si sono svolti dal 7 al 23 febbraio, hanno rappresentato la ventiduesima edizione di questa manifestazione. La città russa – posta nella zona Sud, sul Mar Nero – ha raccolto il testimone da Vancouver 2010. E’ stata la prima volta che la Russia ha ospitato le Olimpiadi Invernali. Lo ha fatto in grande stile, coniugando le peculiarità di una città di mare, capitale dell’estate, con quelle delle vicine località di montagna. E’ stato il leopardo delle nevi la mascotte delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014. Al termine di una serata, in diretta tv, il pubblico russo ha scelto il pupazzo che ha sbaragliato la concorrenza di altri novi finalisti. Il prescelto era anche il preferito dal premier russo Vladimir Putin. Il leopardo delle nevi ha conquistato la maggioranza dei voti (28%) battendo l’orso polare (18%) e la lepre (16%). Il pubblico ha votato con un meccanismo molto simile al “televoto” italiano, tramite sms o telefonata, nel corso di una trasmissione in diretta tv sul primo canale. Le dieci mascotte finaliste erano state selezionate tra oltre 24mila idee presentate durante un concorso nazionale, aperto a tutti i cittadini russi. In lizza, assieme a leopardo, orso e lepre, c’erano: il delfino sciatore (12%), il pettirosso (10%), il sole (8%), il ragazzo sole con la snegurocka (la nipotina del Babbo natale russo). Le atlete matrioska si sono fermate, invece, al 5%.

“Il leopardo è forte, potente, veloce e bello. I leopardi sono stati sterminati qui, nel Caucaso, e ora stanno ripopolandosi, “Se il progetto olimpico coinvolgesse almeno in parte la rinascita di un elemento della natura che era stato eliminato a causa delle attività umane, ciò sarebbe simbolico”. Aveva affermato a Sochi il premier Putin abbracciando la causa ecologista. Ma alla fine anche l’Orso e la Lepre hanno affiancato il Leopardo, ognuno accaparrandosi una fetta di discipline sportive. Questi gli scenari e che la fantasia degli autori hanno immaginato per le tre mascotte: “Al di là del circolo polare artico su una mensola di ghiaccio vive un orso polare. Nella sua casa, tutto è fatto di ghiaccio e neve: la doccia di neve, il suo letto, il suo computer e persino la sua per il sollevamento pesi. L’orso polare è stato portato in Russia da esploratori artici a partire da un’età molto precoce. Furono loro che gli insegnarono lo sci, il pattinaggio di velocità e curling. Ma soprattutto l’orso polare è si diverte sulle slitte sportive. diventato un vero e proprio pro bob, mentre i suoi compagni di orsi, insieme con i sigilli e le guarnizioni di pelliccia, piace guardare i suoi successi sportivi. In questi giorni spesso organizza competizioni di bob insieme e durante le lunghe notti artiche, non c’è mai un momento di noia! La lepre è la più attiva creatura nel bosco invernale. I suoi amici sono sempre stupiti: proprio non capiscono come faccia a trovare il tempo per fare così tante cose! La piccola lepre non solo sta frequentando gli studi presso l’Accademia Forest (dove ottiene ottimi voti) e aiuta sua mamma nel ristorante di famiglia, “The Dam Forest”, ma partecipa anche a tutti i tipi di eventi sportivi. La piccola lepre ama semplicemente lo sport con tutto il cuore. E ama anche cantare e ballare. Il Gattopardo è un soccorritore e alpinista che vive tra i rami più alti di un albero enorme, sulla cima più alta delle montagne innevate del Caucaso. E’ sempre pronto ad aiutare chi ha bisogno, e in moltedi occasioni ha salvato villaggi vicini dalle valanghe. Il Gattopardo è uno snowboarder esperto e ha insegnato tale disciplina a tutti i suoi amici. E ‘un personaggio allegro che gode della compagnia degli altri e ama andare a ballare”.

 I giochi del prossimo futuro.

 

Fig. 126Fig. 127Fig. 128b

 

Fig. 128a2016 Rio de Janeiro

Dopo che Rio de Janeiro fu scelta come sede per i giochi Olimpici del 2016, il comitato olimpico brasiliano diede mandato all’agenzia grafica “Tàtil” di disegnare un logo che rappresentasse sia il Brasile che lo spirito olimpico. Il logo ritrae un anello di multi-figure colorate che si tengono per mano, che è un’evocazione del famoso quadro di Matisse “La Danza”. Ma il grande pubblico lo criticò parecchio. Alcuni erano del parere che il design sia “deprezzato” a causa del modo in cui i colori sfumano l’un l’altro. Inoltre molti attenti osservatori hanno notato che questo logo somigli un pò troppo a quello della “Telluride Foundation”.

In teoria, il design di questo logo dovrebbe visualizzare la parola “Rio”, ma non è molto visibile. Ecco quanto dichiarato dal presidente del Comitato organizzatore in fase di presentazione alla stampa del logo: “Abbiamo scelto un’idea semplice ma potente: ciò che rende unica la nostra città e rende le Olimpiadi un evento davvero prezioso sono, al tempo stesso, il popolo, la natura, i sentimenti e le aspirazioni. Così abbiamo creato un marchio che rappresenta essenzialmente questa dimensione umana, dando così il benvenuto a tutto il mondo con un abbraccio, accogliendo le persone di ogni religione, razza ed età. Condividiamo in amicizia, il nostro cielo, il nostro mare, il nostro popolo felice. Il calore del marchio è quello di Rio ed è stato forgiato dalla natura esuberante di una città che ci ispira a vivere con passione e leggerezza, ci spinge alla socializzazione e alla condivisione”.

Il marchio e il brand sono stati realizzati dallo studio Tatil che ha chiaramente puntato sull’unione tra diverse culture e lo sport, rappresentando tre uomini che si tengono per mano. Il marchio è stato scelto dopo una selezione di 139 progetti da una commissione composta da 15 membri. Richiama il dipinto di Patisse “la Dance” ed è chiaramente un riferimento agli uomini che danzano in cerchio tenendosi per mano. La scimmia murichi è una specie in via d’estinzione della foresta pluviale amazzonica nota per il suo spirito di cooperazione e per la sua agilità: per questo alcuni ambientalisti la vorrebbero come mascotte delle Olimpiadi 2016. Pubblichiamo anche una proposta della scuola di grafia Creatole con due pappagallini. Regna ancora l’invertezza sulla mascotte e sul manifesto ufficiale a due anni dall’inizio dei giochi. Lo studio Dalton Maag è invece l’artefice del carattere messo a punto per Rio 2016. Un carattere sinuoso, moderno, che prende forma ispirandosi alla morfologia di alcune rocce del Messico.

 

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2018 PyeongChang – Giochi invernali

I giochi invernali del 2018 sono stati assegnati alla Corea del Sud, esattamente a Pyeongchang dal 9 al 25 febbraio 2018. Ideogrammi a volontà con colori olimpici e ispirazione invernale per il logo di presentazione alla candidatura. Buio assoluto sul progetto per il Poster ufficiale e le mascotte che scenderanno in campo.

 

 

 

 

 

 

Fig. 1322020 Tokyo

Di nuovo Tokyo si è aggiudicata le olimpiadi del 2020. Il logo di città candidata è ancor il manifesto ufficiale dove una girandola di petali di fiore, in etrema sintesi formano un solo cerchio olimpico, ma colorato con i diversi colori olimpici. Circolano già mascotte legate alle varie discipline, fin’ora il testionial di Tokyo in fase di selezione delle città olimpiche è il gatto azzurro Doraemon, realizzato da Takashi Muratami, che incarna i valori olimpici ed incoraggia i giovani ad attuare i propri sogni attraverso lo sport. Il logo di Tokyo 2020 è composto da fiori di ciliegio , il più famoso fiore del Giappone e incoraggia la città di Tokyo nei suoi sforzi per ospitare i Giochi Paralimpici nel 2020. Questo logo rappresenta un mondo unito, sostenendo le aspirazioni il sogno di portare i Giochi 2020 a Tokyo e ospitare un grande evento dedicato allo sport, la cultura e la pace nel mondo. Il logo è stato progettato per simboleggiare i concetti di amicizia e di pace e il motivo floreale illustra un senso di profonda gratitudine, che si riferisce all’abitudine del Giappone di inviare ciliegie in tutto il mondo per questo scopo. Oltre ai colori olimpici rosso, blu, giallo e verde logo introdotto una tonalità di viola tradizionale datazione al periodo Edo (1603-1867) ed è ampiamente utilizzato nelle feste giapponesi e altri eventi culturali. Ogni petalo e la corona disegnano insieme rappresentano i legami e le interdipendenze del nostro mondo. Perché questo anello non ha inizio né fine, il logo evoca l’ idea di eternità, felicità e un ciclo ininterrotto continuo. Il design incarna anche l’ardore del desiderio. Trasmette anche la profonda convinzione che i Giochi saranno un catalizzatore per rivitalizzare e ricostruire il paese. Il logo è stato disegnato da Ai Shimamine, uno studente giapponese vincitore di un concorso per la progettazione del logo dell’applicazione.

© Paolo Cagnotto 2014

Fonti: rapporti ufficiali vari comitati olimpici, reportage originali, ritagli di giornali d’epoca, archivi storici e rete web. I logos ufficiali e i marchi riprodotti sono di proprietà del Cio Comitato Internazionale Olimpico, così come i manifesti ufficiali delle singole manifestazioni.

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