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Gli heròis venuti dal Brasile

24 luglio 2014 • Te lo dò io il Brasile

di Nazareno Giusti. La partecipazione della Forza di Spedizione Brasiliana alla Campagna d’Italia è ancora una storia poco conosciuta. Solo negli ultimi anni le vicende dei “pracinhas” è divenuta nota grazie anche al libro di Andrea Giannasi uscito qualche anno fa e che ora è stato riedito in una nuova edizione rivista e aggiornata dall’editore romano Carocci. Nei prossimi mesi approfondiremo questa storia grazie ad esperti e testimoni intanto abbiamo intervistato Giannasi, storico ed editore, che per il suo importante lavoro ha ricevuto una medaglia

Giannasi, perché ha deciso di scrivere un libro sulla Feb?

“Lo studio sulla formulazione e costituzione del Corpo di spedizione brasiliano che combatté in Italia durante la seconda guerra mondiale, nasce dall’esigenza di mettere in luce i passaggi storici che spingono un paese, storicamente populista e vicino ad una sponda con caratteristiche politiche autoritarie, ad intraprendere la via scelta dalle storiche democrazie mondiali”.

Quindi, un saggio che affronta l’esercizio politico messo in atto dai governi di Washington e Rio de Janeiro…

“Non solo, a interessare è anche il cammino militare studiato sia nel settore tecnico, sia in quello tattico. Come è stato possibile, per esempio, trasformare in truppa statunitense, in pochi mesi, un esercito preparato con dottrine di guerra francesi ed equipaggiato prevalentemente con armamento tedesco, francese e italiano. Preparare gli ufficiali che dovevano abbandonare la struttura di un esercito complesso, corposo e fortemente burocratizzato, per una più snella e pronta al combattimento in movimento, non fu impresa semplice”.

Ma non solo vero?

“Così come sono state affrontate le diversità linguistiche, di formazione culturale, culinarie, di equipaggiamento, di abitudini, che caratterizzarono fin dai primi giorni in Italia il cammino del contingente sudamericano. Il saggio affronta quindi la costituzione di un contingente militare, il suo primo addestramento, il trasferimento verso le zone di operazioni e il suo impiego sui differenti scenari bellici”.

Già, dove combatté la Forza di Spedizione?

“La partecipazione del Brasile alla Seconda guerra mondiale appartiene alla sezione della memoria storica rimossa. Eppure nell’estate del 1944 giunsero in Italia, sul fronte della Linea Gotica, 25.000 soldati che formarono la Forza di Spedizione Brasiliana conosciuta come Feb (Força Expedicionária Brasileira). Dopo innumerevoli difficoltà di preparazione – l’esercito del paese sudamericano seguiva tecnica e tattica legate alla scuola di guerra francese – i brasiliani entrarono in linea di combattimento nella zona di Vecchiano a Pisa alla fine del mese di agosto del 1944. Dopo aver liberato Massarosa e Camaiore, e aver tenuto un buon comportamento nella fase di inseguimento delle truppe naziste in ritirata, i soldati al comando del maresciallo Mascarenhas de Moraes furono spostati in Valle del Serchio. Qui, dopo aver superato Borgo a Mozzano, liberarono Barga e Gallicano trovando per la prima volta le rigide posizioni della linea tedesca. Spostati nel settore centrale degli Appennini subirono la dura sconfitta di Monte Castello, che superarono solo a febbraio, quando il corpo di spedizione, dopo aver ricevuto un adeguato e completo addestramento, riuscì ad avanzare catturando più di ventimila prigionieri a Fornovo”.

Come si è mosso per le ricerche?

“Ho consultato numerosi archivi, comparando poi i documenti ufficiali con la memorialistica brasiliana, i libri editi in Italia che interessavano e vedevano coinvolta in parte anche la Feb, documenti conservati pressi gli Istituti storici della Resistenza e dell’Età contemporanea e infine le testimonianze dirette dei reduci (in patria chiamati semplicemente pracinhas)”.

Da dove viene la maggior parte dei documenti?

“Il corpo maggiore dei documenti è conservato presso il Public Record Office di Londra  – fondo War Office – che ha copie di file americani che si trovano custoditi al National Archives and Record Administration. Per la parte tedesca è stato consultato il Bundesarchiv Militararchiv di Friburgo.
In Brasile il materiale è giunto dalla disponibilità dell’archivio dell’Associazione nazionale dei veterani della FEB (ANVFEB) che ha sede a Rio”.

Ha consultato anche archivi italiani?

“Sì, Numerosi gli archivi comunali consultati. Tra questi quello di Tarquinia, di Barga e di Porretta Terme. In alcuni sono stati trovati interessanti documenti, in altri note utili al corpo documentale.
Importante anche il supporto per la parte bibliografica concesso dalla biblioteca dell’Ambasciata del Brasile a Roma che ha sede in Piazza Navona. Prezioso il lavoro degli Istituti storici della Resistenza e dell’Età contemporanea di Modena e di Lucca, presso i quali ho potuto ricostruire i rapporti tra i partigiani e i militari sudamericani. Per una lettura umana – che comunque rientra nella casistica dei “ricordi” e non in quella della memoria storia – sono state raccolte testimonianze di numerosi pracinhas”.

Per esempio?

“Miguel Pereira, sergente marconista che al termine della guerra rimase in Italia diventando custode del Cimitero brasiliano di Pistoia, e Wadil Mendes de Muros, che dopo 50 anni nel 1995 è tornato in Italia per far visita alla famiglia di Fornaci di Barga che lo aveva ospitato durante il conflitto”.

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