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Quella partita che non finiva più

5 agosto 2013 • Cinque cerchi e un pallone, Maracanà, Senza categoria

Non finiva più, quella partita. Per qualcuno – ne era sicuro – la responsabilità era sua, dell’arbitro messicano Arturo Yamasaki Maldonado: aveva concesso il recupero, permettendo al terzino Schnellinger di impattare il gol di Boninsegna: 1-1. Persino un telecronista posato come Nando Martellini lo aveva chiamato “questo Yamasaki”, mostrandosi seccato per i “tre minuti di recupero” concessi.Ma anche i tedeschi avevano protestato: reclamati due rigori, di cui uno piuttosto netto su Franz Beckenbauer. Insomma, 90 minuti non bellissimi e arbitrati non benissimo, con recriminazioni da una parte e dall’altra.

E ora non finiva più, quella partita. Non tanto perché si stavano giocando i supplementari: sapete, nella storia del calcio, quante partite erano finite ai supplementari? No, non per quello. Ma perché i colpi di scena si materializzavano davanti agli spettatori dell’Azteca come chicchi di ghiaccio durante una grandinata. E il finale era incerto, impossibile da prevedere. 1-2 Müller. 2-2 Burgnich (un altro terzino!). 3-2 Riva. 3-3 Müller. 4-3 Rivera.

Non finiva più, quella partita. Sembrava quasi un delitto, gettare alto nel cielo di Città del Messico il triplice fischio. Ma anche per Arturo Yamasaki giunse il momento di dire basta, proprio come succede quando un direttore d’orchestra regala agli ascoltatori l’ultima, lunga nota dell’ultimo bis.

 

 

 

Molti anni dopo, quel match assurdo e incredibile, affascinante e alterno, bello e irripetibile, sarebbe stato chiamato Partita del secolo, Jahrhundertspiel, Partido Del Siglo. Centoventi minuti (più recupero) entrati di diritto nella storia. L’altalena palpitante dei gol e dei colpi di scena. Le segnature di due terzini. Beckenbauer con il braccio al collo. La doppietta di Gerd Müller, L’errore difensivo di Rivera, che poi si riscatta decidendo le sorti della partita. Le cronache di Nando Martellini e Ernst Huberty, cantori di quel momento unico: dalle due parti della barricata, i due avevano trasformato in poesia le tensioni e le emozioni del match, mentre spingevano le loro voci dal caldo pomeriggio messicano alla notte europea.

Un crocevia di emozioni, di sensazioni che ha fatto del 4-3 un punteggio leggendario. Ma nulla di questo sarebbe esistito se Arturo Yamasaki, quell’arbitro dal nome giapponese, nato in Perù e naturalizzato messicano, non avesse decretato un inaspettato recupero al novantesimo. Trasformando una mediocre semifinale nella partita del secolo.

 

Ora, anche per Yamasaki è arrivato il triplice fischio. Scommettiamo che si troverà bene, ora, ad arbitrare su, tra gli stadi del Paradiso, dove le polemiche non esistono. E dove le partite, davvero, non finiscono mai.

 

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