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Apre il rösti, chiude il ćevapčići

16 giugno 2014 • Mi mangio i mondiali

Svizzera-Ecuador 2-1

Francia-Honduras 3-0

Bosnia-Argentina 1-2

 

 

Alle 18 gioca la Svizzera: è obbligatorio il rösti. Io ho scelto la variante con l’uovo all’occhio di bue. Per il bue vero, c’è tempo: Argentina-Bosnia è in programma a mezzanotte. E lì, di manzo. ne scorrerà a fiumi.
Diamo tempo al tempo: parlavamo del rösti. Ho iniziato a grattugiare le patate in padella non molto tempo prima della partita, quando avevo appena finito di preparare il ceviche ecuadoregno: pesce crudo, gamberi, molluschi e calamari. Olio e limone, al momento di mangiarlo, non prima. Squadre in campo, inni, inizio partita. Decido di partire con il rösti, perché è caldo caldo. Bevo acqua, al momento: il vino – un fendant del Vallese – me lo tengo per il pesce. Quando l’Honduras passa in vantaggio (punizione di Ayovi e colpo di testa di Enner Valencia, mentre i difensori elvetici fanno le belle statuine) sto pensando di attingere al bianco, ma resto Cevichefermo, come Djourou, ghiacciato come il freezer. In empatia con quello che sta accadendo in campo, ci metto un po’ a riprendermi; poi agguanto la bottiglia (che non era in freezer, ma nel frigor) e inizio a versare.
Verso la mezz’ora, il Ceroni racconta che i giocatori ecuadoregni (o ecuadoriani? Non lo capirò mai) hanno ordinato i 12 tipi di banane che crescono nel loro paese per inserirle nella dieta quotidiana per tutto il periodo dei Mondiali. Eh, caro Armando, sicuramente tu non lo sai, ma io le banane (per di più fritte) me le sono già mangiate durante la notturna Giappone-Costa d’Avorio, e sono riuscito a farmene avanzare anche un po’. Non volutamente, neh… è stata una dimenticanza: ne avevo messe un po’ in frigor per “ripescarle” in seguito, e poi – complice la lunga nottata di calcio, che mi ha notevolmente straccato – me ne sono completamente dimenticato. Le riutilizzerò più tardi; come non ve lo dico ancora, vi lascio la sorpresa.
Attacco con il ceviche. Un piatto che io conosco bene: l’ho già gustato più volte – l’avevo mangiato anche in Messico, quando ero andato in vacanza molti anni fa: ho ancora in bocca il suo sapore pieno e fresco. Certo, non ci sono i musicisti che mi cantano El Jinete, e il mio ceviche non sarà altrettanto buono, ma dalle prime forchettate direi che ho fatto un buon lavoro. Mi verso un altro bicchiere. Penso che è l’ennesima tipologia di vino che sto bevendo, in questi giorni. Con la cantina che mi sto formando, come mi comporterò quando ricomincerò la dieta? Avrò bottiglie di ogni tipo da finire. Regalarli via già aperti, non si può. Almeno in questo caso, però, sono fortunato: il fendant era già iniziato e me ne resta sì e no un bicchiere e mezzo. All’intervallo posso andare al contenitore del vetro e posare lì la bottiglia.
Ma non lo faccio. Perché sono riuscito a mangiarmi il ceviche “al rallentatore” – cosa più unica che rara, dato che tutti mi criticano (giustamente) per le mie abitudini sbagliate di masticazione: più che mangiare, divoro, sembro un’idrovora. Al pareggio di Mehmedi (praticamente identico al vantaggio dell’Ecuador – stessa punizione, stesso colpo di testa, stessa porta) non l’ho ancora finito: mi congratulo con me stesso, oltre che con il nuovo entrato.
Sulla mia tavola, la Svizzera batte l’Ecuador per 2-1: marcatori, rösti e fendant per i rossocrociati, ceviche per gli andini. Incredibilmente, anche il risultato finale rispecchia quello del mio desco: Behrami rompe l’offensiva sudamericana con un intervento tosto sulla palla, accenna al contropiede, viene atterrato, prosegue l’azione, l’arbitro lascia correre per la norma del vantaggio, il ticinese prosegue, appoggia a Shaqiri, che cambia gioco per Rodriguez; il tigurino del Wolfsburg avanza come in un’autostrada, crossa per Seferovic: l’ex viola non può far altro che metterla dentro, a tempo scaduto. E’ 2-1 anche in campo!escargots
Dalla Svizzera alla Francia, dall’Ecuador all’Honduras, dal rösti alle escargots parigine, dal ceviche al plato tipico honduregno: fagioli, riso, tortillas, carne o pesce (ho scelto il secondo, per non pastrugnare troppo), patate, salsa, formaggio, un’insalata di cavoli e pomodori. E banane fritte. Ebbene sì: ecco che cosa ne ho fatto, durante l’ora abbondante tra Svizzera-Ecuador e Francia-Honduras. Da bere, un sauvignon: a volte ritornano. Escargots stratosferiche, ma anche il plato tipico è favoloso: se dovessi scegliere il “migliore in campo” gastronomico delle due partite farei davvero fatica. Ma perché fare per forza una graduatoria? Tutto ottimo, e io – scusate l’immodestia – mi sono riscoperto un cuoco più che decente. Il plato tipico non lo conoscevo, ma sono ben felice di essermelo aggiudicato: pensare che era una “riserva” – il “titolare” era la sopa de caracol… ma non volevo esagerare con le lumache, mi sembrava troppo. Non volevo nausearmi, né indebitarmi.
La partita non ha storia, ed è segnata dal 45′, quando Benzema segna su rigore e, contemporaneamente, l’espulsione di Palacios riduce l’Honduras in dieci uomini; 3-0 il finale, con il madridista autore anche del terzo gol. Con una novità: la seconda rete è stata la prima nella storia del calcio a essere assegnata con i nuovi marchingegni tecnologici introdotti in questi mondiali: il goal-no goal che vediamo anche in televisione. Ecco come l’informatica irrompe negli stadi. E potrebbe andare ancora meglio: Blatter, da sempre contrario alla moviola in campo, pare che (in caso di rielezione) cambi radicalmente su questo punto. Sono due i commenti che mi balzano in testa: il primo è “almeno plato tipicosuccedesse!”; il secondo, “che cosa non si fa per conservare la poltrona”. Lo penso quando, a fine partita, attenuo il vino un po’ con un licuado, il frullato di latte e frutta fresca tipico di molti paesi dell’America Latina. Poi un bicchier d’acqua e subito ai fornelli: non c’è tempo da perdere. Fra un’ora abbondante è la volta dell’Argentina, che inizierà a mezzanotte il suo esordio contro la Bosnia-Erzegovina. E qui si cambia con un’inversione a u: dal pesce si passa alla carne. Un bis regale: da una parte il gran bife argentino, dall’altro il cevapcici. Già: pensavo all’ingegner Pedrini, il vegano a intermittenza, che ho beccato a Vienna con la bella carnina tenera e macinata, e ho pensato: perché non mangiare un cevapcici? Che è sì un cibo tipico austriaco – ma più nel senso di Impero absburgico: la ricetta deriva da Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina, ma anche dalla confinante Serbia. Il termine “cevapcici” (in Bosnia si scrive ćevapčići) deriva dal persiano kebab (avete capito?), ed è chiaro che ha qualche connessione con la dominazione turca nei balcani. Oggi è considerato piatto tipico in Austria superiore, Austria inferiore, Carinzia, Stiria, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, a Trieste e nel Goriziano, oltre che nei territori più prossimi. Io, un ottimo cevapcici me l’ero mangiato a Venezia, per dirla tutta.bife
Televisore ormai in cucina, così non devo preoccuparmi di eventuali ritardi, e parte l’ultima tappa del tour enogastronomico odierno. Stappo il malbec argentino, giusto il tempo di versarlo e l’albiceleste è già in vantaggio. Sembra una partita spumeggiante, l’Argentina parte bene, ma è solo un’illusione: il match cala, la Bosnia sembra partire, ma in fase offensiva non va proprio.
Mi consolo con la carne, che stasera si è presa una bella rivincita sul pesce. Incontro in parità, e ad altissimo livello. In Argentina-Bosnia, invece, l’unica gemma sopraffina è il gol di Messi, dopo un’iniziativa personale: sembra che la palla sia attaccata ai suoi piedi con il bostik, finché non la scaglia sul palo, e di lì in gol. In tavola non c’è il bostik, ma il baklava, la pasta sfoglia ripiena di noci inzuppato in miele che è tipico di molte cucine mediterranee: di solito, è facile imbattersi un questo dessert dolcissimo nei ristoranti greci. E, lo ammetto, è lì che l’ho preso…
Slivovitz Quando la Bosnia accorcia, è troppo tardi: l’Argentina vince (ma non convince) per 2-1. Io segno il mio gol particolare per la Bosnia bevendomi un bicchiere di slivovitz. Poi, prima di andare a dormire, mi guardo allo specchio. Temo, in pochi giorni di mondiali, di aver ripreso quasi tutti quei chili che avevo faticosamente smaltito in mesi di dieta. Menomale che i Mondiali si giocano ogni quattro anni…

 

 

 

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