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Rousseff gioca in difesa: “I contestatori del mondiale hanno fallito”

19 maggio 2014 • Economia Real

Dilma Rousseff, presidentessa del Brasile, ha giudicato fallimentare la protesta contro i mondiali di calcio, organizzata venerdì 16 maggio in diverse città del Paese. In particolare a San Paolo e a Rio de Janeiro ci sono stati dei momenti di forte tensione, con scontri tra manifestanti e polizia, roghi per le strade e alcuni danneggiamenti a vetrine ed automobili in sosta. La sollevazione popolare è stata organizzata per protestare contro gli elevati costi per la collettività derivanti dall’organizzazione del mondiale, a discapito di alcune urgenze sociali come la sanità e l’istruzione, che invece avrebbero bisogno di forti investimenti.
Tra i bersagli della protesta ci sono anche alcune icone brasiliane come Pelè e Ronaldo, accusati di aver prestato la loro immagine come testimonial di Brasile 2014, invece che sposare la causa del popolo in rivolta. La sede della Odebrecht, multinazionale delle costruzioni che ha realizzato diverse opere contestate per il loro impatto ambientale, è stata circondata dai numerosi senzatetto brasiliani, che hanno manifestato il loro dissenso per una politica che esclude i più bisognosi. Secondo Rousseff, la portata di queste proteste non è nemmeno paragonabile a quelle andate in scena un anno fa, quando la Confederations Cup divenne il palcoscenico per manifestazioni davvero oceaniche. “La giornata antimondiali è stata un vero e proprio flop”, ha dichiarato l’esponente del Partito dei Lavoratori, che ha anche voluto precisare come alcune spese sostenute in questo periodo non siano da imputare alla coppa del mondo, ma ad un programma di investimenti a beneficio dei brasiliani. In particolare, la presidentessa si è riferita all’ampliamento della rete metropolitana in corso in diverse città del Brasile: durante una cena, ha affermato che questo intervento “è per i cittadini, non per i mondiali”, aggiungendo di non aver gradito la presenza di Blatter e del comitato organizzatore agli incontri pubblici sul tema. La buona riuscita dei mondiali sarà decisiva per il futuro politico della “Presidenta“, come la chiamano in Brasile. I sondaggi danno Rousseff in netto calo e, se si votasse oggi, il suo vantaggio sul socialdemocratico Aècio Neves sarebbe così basso da costringerla al ballottaggio. Ciò che preoccupa maggiormente i laburisti è il trend negativo e la rapidità della perdita di consensi: appena un mese fa, la presidentessa in carica avrebbe rivinto al primo turno che, per il complicato sistema elettorale brasiliano, significa prendere più voti di tutti gli avversari messi insieme. Oggi il gap tra Rousseff e Neves è appena di dieci punti percentuali, il che rende le elezioni del prossimo ottobre ancora più incerta di una partita di calcio che si decide ai calci di rigore. Persino il fatto che in molti stadi sede del mondiale i lavori siano ancora ben lontani dall’essere completati, con i conseguenti rischi di sicurezza, rappresenta un’incognita che spaventa gli strateghi politici del Partito dei Lavoratori. Se Rousseff non fosse in grado di invertire il trend, si potrebbe addirittura aprire uno scenario sorprendente: il ritorno di Lula, ex presidente molto amato per aver fatto uscire dalla povertà 40 milioni di brasiliani. Ancora una volta, in Brasile il destino della politica e quello del calcio si intrecciano in maniera pervasiva.
LZ

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