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I brasiliani di Milano ritrovano la loro Seleção

5 luglio 2014 • Sport news

Manca un quarto d’ora all’inizio di Brasile-Colombia, ma il “villaggio” del festival Latinoamericando sembra quasi un deserto. E questo Foto0007nonostante due iniziative lanciate dall’organizzazione dell’evento in programma dal 17 giugno al 19 agosto nell’area adiacente al Forum di Assago (Mi): la prima, Latino Vale Doble, consente ai nativi o ai cittadini di un paese latinoamericano di far entrare gratuitamente un amico, di qualsiasi cittadinanza; la seconda offre l’ingresso gratuito a chi ha il passaporto della Selezione calcistica che gioca in serata, purché entri non oltre le 20.00 (ma attenzione ai supporter milanesi dei verdeoro o della Germania: se non avete in tasca un documento brasiliano o tedesco, la promozione non vale).
Foto0005Poche persone, dunque, mentre la partita si approssima. Probabilmente è colpa della pioggia, che fino a poco tempo prima ha martellato tutto il Milanese, e ha forse dissuaso molte persone dal prendere l’automobile (o la metropolitana) per visitare questo angolo di America Latina che lambisce la Milano-Genova. Inoltre, la partita è trasmessa della Rai (sì, ogni tanto nella repubblica del calcio televisivo privatizzato succede anche questo), e questo può aver contribuito a trattenere la gente a casa. Si vede qui e là qualche gruppo di brasiliani imbandierati, più un’esigua rappresentanza colombiana; i ristorantini dei vari paesi del’America LatinaFoto0008 sono pronti a intercettare i pochi clienti potenziali che passeggiano per il villaggio del Festival (ormai giunto alla 24esima edizione: l’anno prossimo, “nozze d’argento”); alcuni hanno i monitor televisivi pronti per trasmettere il quarto di finale. In teoria, ci sono anche due maxischermi che dovrebbero proporre il match. Il primo è vicino al palco, solitamente adibito ai concerti di musica sudamericana, alcuni entrati nella storia (uno su tutti, l’esibizione della grande Mercedes Sosa nel 2008, poco più di un anno prima della sua morte); il secondo si trova in uno spazio coperto, solitamente dedicato al ballo.

Alla fine, solo quest’ultimo si collega con il match, forse perché la gente è troppo poca, e conviene radunarla il più possibile. Al fischio d’inizio, gli spettatori nel capannone-balera sono meno di 70: si sono portati le sedie e qualche tavolino da altri locali con déhors. Altri sportivi (non molti, per la verità) stanno preparandosi al match nei ristorantini del “villaggio”.
Il pubblico si divide tra brasiliani e “neutrali” – neutrali per modo di dire, dato che, alla fine, tifano quasi tutti per i verdeoro. La torcida è in grande maggioranza femminile. Nessuna sorpresa: in Brasile il calcio è un fenomeno popolare, culturale e identitario: difficile resistere al suo fascino. Tre tifose, che indossano i colori della Seleção  stanno mangiando e Foto0014bevendo qualcosa a un tavolino: la loro leader si chiama Linda, e in pochi minuti inizia a chiacchierare con altre connazionali sedute accanto, compattando il gruppo.
La partita inizia e nel Brasile c’è subito una novità: Maicon al posto di Dani Alves, mentre la Colombia (in rosso, per motivi facilmente comprensibili) schiera, a sorpresa, Ibarbo. Fin da subito, il Brasile sembra avere un approccio diverso da quello, confusionario e poco efficace, delle ultime tre partite. Al 7′, Thiago Silva la mette dentro: sventolio di bandiere – per il vantaggio, certo, ma anche per una Seleção, che finalmente convince. L’ambiente si scalda: a ogni errore della Colombia, c’è chi esulta come a un gol. Le trombette offrono un’atmosfera da stadio, nonostante i pochi appassionati accorsi, e ogni tanto i torcedores battono i piedi sul linoleum. E’ chiaro che sono saltati gli schemi: sono soprattutto le individualità a condurre la partita, ma lo fanno bene e il Brasile piace, mentre la Colombia sembra quasi in stato di choc. La Seleção continua a macinare occasioni e i suoi tifosi se ne accorgono. Non sarà certo la squadra del 2002, e tanto meno quella del 1982, per non parlare delle “macchine da guerra” del 1970 o del quadriennio 1958-62, ma finalmente si vedono impegno e concretezza. Gli errori non sono pochi, ma il ritmo della partita resta molto alto.
Finisce il primo tempo e la gente si alza, mentre lo schermo torna a dare le immagini “istituzionali” del festival. Il collegamento è ripristinato quando le squadre sono a pronte a battere il calcio d’inizio. Finalmente si avverte laFig. 83 presenza anche di supporter Cafeteros: si sente a più riprese una voce profonda che grida “¡vamos, Colombia!”. E, quando la squadra ospite la mette dentro, qualcuno esulta. Ma il gol non viene convalidato. E’ invece il Brasile a far esultare i suoi tifosi: un gol su punizione di David Luiz scatena la torcida e sembra scacciare i suoi incubi. Che però tornano quando viene assegnato un rigore alla Colombia, trasformato da James Rodríguez, mentre un uomo molto alto e apparentemente un po’ alterato (non ci è dato di sapere se fosse quello che incitava i Cafeteros prima) si avvicina ai brasiliani e biascica qualche parola, in atteggiamento ostile: non si capisce se stia scherzando oppure no. La Colombia oraattacca, e c’è tensione. Le ragazze della torcida, alcune imbandierate, altre con magliette d’ordinanza, si erano distratte a più riprese durante il secondo tempo, ma ora ora sono più attente, tese: esprimono disappunto per i cinque minuti di recupero, esultano anche per un salvataggio in corner. I minuti di recupero stanno svanendo come neve al sole, e la tifoseria brasileira fa il conto alla rovescia. E al fischio finale si scatena: il disc jockey è pronto a mettere un samba, e i tifosi (soprattutto le tifose), già scattate in piedi per esultare, iniziano a festeggiare ballando. Una voce fuori campo ricorda agli spettatori di rimettere le sedie al loro posto: qualcuno esegue prontamente l’indicazione, ma lo fa continuando a ballare.

Facile prevedere che i festeggiamenti andranno avanti fino all’ora di chiusura, cioè alle 2 di notte, e forse finiranno per protrarsi anche oltre, fuori dall’area del Festival. Alla stazione del metro, dove poche persone attendono l’ultimo treno della linea verde (che parte troppo presto, a mezzanotte e 27) si sentono ancora, in lontananza, le trombette dei torcedores. Una notte di festa. Ma dal Brasile sale già la preoccupazione per la semifinale contro la Germania, che si è dimostrata molto solida nel match contro la Francia. Tanto più che mancheranno il leader della squadra (Thiago Silva, ammonito e quindi squalificato per un turno) e soprattutto Neymar, che si è rotto una vertebra dopo uno scontro con il colombiano Zúñiga. L’asso del Barcellona ne avrà per un mese. Dovrà gioire per la finale conquistata, o piangere per l’occasione persa, lontano dall’erba dell’Arena Corinthians.

Guido Berger

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