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Senna e Schumi: storie di piloti

24 gennaio 2014 • Oltre i cerchi

Chissà cosa ha pensato Ayrton Senna da Silva, mentre tentava un’ultima, drammatica frenata al Tamburello. Chissà cosa gli è passato per la testa, in quei secondi. Chissà se aveva capito di essere arrivato alla sua ultima curva. O se, invece, credeva che quello fosse un incidente come tanti. In fondo non era l’unico a uscire al Tamburello a tutta velocità. Nel 1987, per esempio, era toccato a Nelson Piquet, in prova: era uscito illeso dall’abitacolo. Forse è stato proprio così: forse, mentre cercava di frenare, Ayrton il pilota ha semplicemente pensato “ecco, sono fuori gara, Schumacher ce la fa anche questa volta”.

Già, Ayrton il pilota e Schumi il pilota. Due generazioni di fuoriclasse del volante che venivano a contatto. Una rivalità quasi scontata, che stava gradualmente sostituendo il tradizionale antagonismo fra il brasiliano e Alain Prost.

Già, Senna e Prost. Dopo il ritiro del francese, quel lungo e sofferto dualismo che era sfociato anche in contrasti personali aveva lasciato il passo alla stima e alla rinnovata amicizia. “La vita è troppo breve per avere dei nemici”, diceva Senna. Dopo il ritiro di Prost, le chiacchierate telefoniche tra i due si erano intensificate. Non tanto per parlare dei bei vecchi tempi, quanto per affrontare un argomento prioritario: la sicurezza.

Roland Ratzenberger (FotoSgozzi, freeware citando l'autore)

Roland Ratzenberger (FotoSgozzi, freeware citando l’autore)

Poco prima di partire per il suo ultimo circuito, Senna aveva omaggiato il vecchio rivale: “ci manchi, Alain”, il suo messaggio al “professore”. L’ultimo. Avrebbero dovuto incontrarsi la settimana dopo quel drammatico Gran Premio di Imola: era appena morto Roland Ratzenberger in prova.

Senna era sconvolto da quella tragedia. Angelo Orsi, fotografo e amico del brasiliano, ricorda: “dopo l’incidente a Roland, Ayrton era andato sul posto dove la Simtec era uscita di pista, aveva parlato con la gente, aveva cercato di capire. E i commissari per questo lo avevano ammonito. Aveva paura, è vero”. Paura e angoscia. Angoscia per Roland, quel ragazzo che se ne era andato durante le prove di un gran premio. Ayrton aveva imbarcato nella monoposto una bandiera austriaca, pronto a sventolarla dopo il gran premio, in un abbraccio simbolico con lo sfortunato collega. Non ci arrivò, al traguardo. La sua corsa – e la sua vita – furono spezzate al Tamburello. La bandiera fu trovata intrisa nel sangue, tra le lamiere. Prost avrebbe dovuto incontrare Ayrton dopo pochi giorni. Gli rese, invece, l’ultimo omaggio portando a spalla la sua bara, al cimitero di Morumbi, insieme ad altri vecchi amici e compagni di motori del brasiliano. I resti di Senna furono deposti nella tomba numero 11. Margherite, la bandiera del Brasile, un passo della Lettera ai Romani: “Nada pode me separar do amor do Deus“. “Nulla mi può separare dall’amore di Dio”. Nulla, Ayrton, nulla.

 

Una storia di assi del volante, la rivalità Prost-Senna, finita tra le lacrime sulla direttrice Imola e San Paolo. Una rivalità forte, a tratti cruda, insopportabile. Ma lo aveva scritto anche Enzo Ferrari: “Piloti, che gente!” – ne aveva fatto addirittura il titolo di un suo libro. E il Drake era uno che di campioni del volante ne capiva, e anche parecchio.

La copertina di "Piloti, che gente", di Enzo Ferrari

La copertina di “Piloti, che gente”, di Enzo Ferrari

Gli assi delle quattro ruote, a volte, sono un po’ come i pugili: si provocano, se ne dicono di tutti i colori, ma alla fine interpretano un ruolo. Avevano anche sfiorato la rissa, Ayrton e Schumi, spintonandosi a Hockenheim nel 1992. E non era stata l’unica lite tra il vecchio campione e la stella emergente. Ma questo vuol dire ben poco: la tensione dei 300 all’ora carica a mille. Persino un uomo tranquillo come Piquet aveva preso a pugni Salazar, che lo aveva buttato fuori pista. Sempre a Hockenheim, ma nel lontano 1982. Tensione ad alta velocità, e un ruolo da interpretare: ecco come nascono le rivalità sui circuiti. Quella tra Senna e Prost. E quella tra Senna e Schumi.

Dopo la morte di Ayrton, il giovane campione tedesco era stato visto piangere.

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