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La grafica dei Mondiali di Calcio dal 2010 al 2022….

3 luglio 2014 • Senza categoriaComments (0)

di Paolo Cagnotto

Fig. 76Sud Africa 2010
Per la manifestazione del 2010 si cambia decisamente continente, anche l’Africa fa il suo debutto. Merito di Nelson Mandela, l’uomo che sconfisse l’apharteid. Di quell’edizione vinta per la prima volta dalla Spagna, rimangono il ricordo della cerimonia di inaugurazione, la canzone ufficiale, il tormentone Waka Waka e il rumore delle fastidiosissime Vuvuzela, che vennero addirittura proibite dagli stadi in Europa. Il bel manifesto fu realizzato da Paul Dale per l’agenzia Switch Design e su sfondo caldo dei colori africani ripropone la sagoma del continente “nero” che si plasma in un volto di un calciatore che colpisce il pallone. La simbiosi del palleggio di testa fra pallone e testa, per chi è amante del gioco del calcio, non solo richiama le atmosfere del paese in cui si svolse la manifestazione, ma anche dell’accresciuta abilità sportiva dei suoi atleti. Nel fondo il pallone con i classici spicchi a esagoni e quindi non a seguire la moda del pallone ufficiale. Il tutto visto come in controluce con le sfumature dei caldi colori africani che contornano le figure. Un cromatismo moderno e perfetto.
Il font utilizzato richiama un po’ i cartelloni dei film degli anni ’50 e ‘ e sessanta del secolo scorso, ma non stonano in una memoria visiva fatta poi per noi occidentali. Il logo, molto dinamico con il calciatore stilizzato come i dipinti e i segni delle maschere africane colto in rovesciata per lo scudetto Fifa World Cup.

Fig. 77Fig. 78Zakumi, il nome della mascotte creata dal designer Andries Odendaal, che ha scomodato un leopardo per rappresentare lo spirito selvaggio e l’agilità del popolo sudafricano e la sua cultura. Un leopardo con i capelli verdi come l’erba dei campi di calcio. Un sudafricano orgoglioso di esserlo, il suo nome deriva dalle parole Za (Sud Africa) e kumi che significa dieci. Dieci come l’anno in cui si svolsero i mondiali 2010. Jabulani era invece il pallone simbolo di quell’edizione.Fig. 80

 

 

 

 

 

 

Fig. 82

Brasile 2014
Dopo i mondiali del 1950, la competizione torna in Brasile, la “patria ufficiale” del calcio. Il governo brasiliano ha investito un mucchio di risorse per portare all’attenzione del globo il nuovo Brasile, dal punto di vista economico è una delle potenze in ascesa e gli scambi commerciali con il resto del mondo sono una realtà in un paese dalle mille contraddizioni dove le sacche di povertà ai margini delle grandi città sono sempre più evidenti. Fino all’ultimo si è rischiato che il mondiale non si potesse giocare a causa dei ritardi nei lavori e negli ammodernamenti delle strutture. All’ultimo momento il miracolo brasiliano si è avverato anche perché in coda al mondiale di calcio ci si aspetta anche il lavoro più impegnativo per le Olimpiadi del 2016, un’accoppiata di grandi eventi mondiali che farà decollare il paese anche per le nicchie più povere.
Dal punto di vista dell’immagine ci occupiamo solo di manifesto, logo e mascotte, con qualche curiosità sulla grafica legata al pallone ufficiale, ma il mondiale brasiliano è stato un tripudio di colore e vitalità. Con il ritmo della samba nelle orecchie si potevano seguire cartelloni nelle strade, scenografie all’interno e all’esterno degli stadi, siglette televisive. La grafica coordinata delle immagini multicolori ha permesso che tv e media di tutto il mondo abbiano potuto attingere dai vari elementi grafici senza mai annoiare. Una grafica in cui ci si perdeva dentro quasi come avventurandosi nella foresta amazzonica.
Secondo la Fifa, il poster raffigura la bellezza e la diversità del Brasile attraverso un design colorato, emotivo e vivace. Il concept creativo alla base del manifesto è “Un intero paese al servizio del calcio – Brasile e il calcio: un’identità condivisa“.
Fig. 83Il poster (foto in alto in questo articolo) è stato progettato da Karen Haidinger illustratrice e designer brasiliana ed è un evidente inno alla natura brasiliana. Erano stati presentati due bozzetti identici e diversi solo nei colori, quello scartato era un po’ troppo femminile e meno centrato di quello scelto, dove l’atto di gioco e il movimento dei due calciatori che si contendono la palla non li vede come avversari ma con la stessa tinta, con il texture utilizzato pieno di simboli e iconografie brasiliane tutte da scoprire nelle tinte arancio oro al verde della nazionale brasileira. Ottimo moderno e appassionato il font utilizzato e inventato per l’occasione, con un segno grafico massiccio e colorato che richiama l’atmosfera brasiliana ad ogni sguardo. Ci si vedono le foglie dei frutti tropicali, il becco e il piumaggio di certi pappagalli… in contrasto con la leggerezza della cornice e dell’azione di gioco.
L’agenzia di comunicazione che ha seguito l’immagine coordinata è la Crema. Il logo è perfettamente coordinato con le immagini, anche se di parte, considerando l’ispirazione al trofeo e “le mani sul trofeo con il colore giallo oro e verde è chiaramente un auspico alla vittoria finale dei Carioca. Fuleco il nome della mascotte che si era presentata già in Africa nella cerimonia di chiusra a promuovere il Brasile. Il nome Fuleco deriva dall’unione delle due parole portoghesi Futebol ed ecologia (calcio più ecologia). E’ stato tratto dalla antropomorfizzazione di un armadillo tipico delle zone del nord est brasiliano. La sua caratteristica è quello di chiudersi a palla nella propria Fig. 84corazza. Non a caso viene chiamato Tatu Bola (la capacità di chiudersi a palla)-Nella mascotte la corazza marrone è diventata blu per rappresentare il cielo e le acque limpide del Brasile.Fig. 85

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Russia 2018
Fig. 86La disputa del mondiale del 2018 avrà come terreno di gioco la Russia.
Ecco i primi simboli grafici distribuiti durante la candidatura. Non è detto che rimangano gli stessi.Fig. 87

 

 

 

 

 

 

 

Qatar 2022

Fig. 88Anche il Qatar si è aggiudicato con anticipo l’organizzazione dle campionato del Mondo di calcio della FIFA. Ecco oltre a logo e grafica anche il primo approccio di un altro leone come mascotte.Fig. 89

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mondiali 2026

Fig. 90Perù, Ecuador e Colombia, si stanno organizzando per proporre la propria candidatura al mondiale del 2026 organizzando assieme la manifestazione. Così come il Cile. Ma anche l’Italia sembra intenzionata a presentarsi.Fig. 91

 

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La grafica dei Mondiali di Calcio dal 1994 al 2006

22 giugno 2014 • Senza categoriaComments (0)

Italia forever: dalla finale persa ai rigori del 1994 alla coppa del 2006

Fig. 57Fig. 58

di Paolo Cagnotto

USA 1994

Dopo Italia ’90, tocca agli Usa organizzare i Mondiali di calcio. E’ la prima volta di un paese non tradizionale, dove il “Soccer”, il calcio come lo chiamano gli americani non è lo sport nazionale e nelle preferenze del pubblico statunitense viene dopo il basket, il baseball, il rugby e ad altri sport. Quella americana verrà ricordata per gli azzurri come la seconda finale persa in finale contro il Brasile dopo l’edizione di Mexico 1970. Ma mentre nell’edizione del ’70 la sconfitta fu palese, negli Stati Uniti il Brasile ebbe la meglio sugli azzurri allenato da Arrigo Sacchi solo nei calci di rigore e a fallire il penalty decisivo fu proprio il campione più osannato del momento: Roberto Baggio che vivrà il resto della sua carriera con quella “macchia” che deluse tutto il paese.
Per quanto riguarda l’immagine, il logo è quanto di più banale potesse esprimere la creatività dell’advertising americano. Un pallone a spicchi, nemmeno in sintonia con il pallone ufficiale, che prende slancio attraversando la bandiera a stele e strisce e si colloca con gli spicchi dove dovrebbero esserci le stelle… Per la mascotte gli organizzatori si fecero servire addirittura dalla Warner Bros, il colosso della comunicazione che partorì un cagnolino, Stricker, vestito da calciatore con tanto di scarpe bullonate e maglietta della nazionale americana. Una mascotte semplice, in stile Hanna & Barbera che, anche se simpatico e ben disegnato, dopo un primo approccio favorevole, non ebbe il seguito di popolarità che altre mascotte anche meno piacevoli ebbero nel passato.
Il manifesto fu affidato al guru grafico del momento, l’artista Peter Max, che l’anno prima disegnò il poster del Superbowl. Illustratore che utilizzava in modo massiccio colori psichedelici che prendevano vita e si illuminavano già su carta… Il soggetto focalizza l’attenzione su una semirovesciata del calciatore in movimento, una figura che si solleva da terra così tanto che il nostro globo appare in basso a destra e l’atleta finiva in orbita assieme al pallone. Solo la scritta psichedelica World Cup 1994 fungeva da richiamo, senza data e altre indicazioni, logo e mascotte non fanno parte della composizione: non convocati dall’artista.

Fig. 59

Fig. 60

 

 

 

 

 

Fig. 61Fig. 62Francia 1998

La stessa distonia fra logo, poster e mascotte la si riscontra nel manifesto per i Mondiali del 1998, disputatisi in Francia e vinti dalla nazionale del paese ospitante. Venne istituito un contest per scegliere il manifesto ufficiale. La gloria per la realizzazione e la stampa fu appannaggio di una studentessa della “Scuola Superiore di Belle Arti di Montpellier”, Natalie Le Galle. Un lavoro fatto a texture dove, su fondo elegante con i colori sociali della nazionale di calcio, è stilizzato uno stadio visto dall’alto, con il campo di calcio, gli spalti, le coperture… Un buon cromatismo e una certa vivacità lo pongono come uno dei più bei poster degli ultimi anni del novecento. Non brilla per creatività e modernità nemmeno il logo di France ’98. Lo sforzo di di arrotondare uno spicchio di pallone in un’ipotetica sfera crea invece un effetto ala da compagnia aerea.

Fig. 63

Positivo il galletto, animale simbolo dei francesi. Il gallo appare anche nello scudetto sulle maglie della nazionale. Blu quasi come un puffo, Footix aveva una cresta rossa e un becco giallo indimenticabili. Le forme erano adatte alle personalizzazioni su diversi materiali e la vendita dei gadget toccò picchi di vendita molto importanti, segno del successo della mascotte che deve il suo nome al connubio fra la desinenza di football e il richiamo ad un eroe francese dei cartoni, Asterix. Fra logo e mascotte la componente del pallone ufficiale felicemente ripreso in entrambi casi. Il pallone di quell’anno era il Tricolore. Fig. 64Fig. 65Il primo pallone ufficiale di una coppa del mondo a sfoggiare un motivo a colori. In omaggio allo spirito della Francia, riprende il blu, il bianco e il rosso della bandiera francese con il tradizionale disegno triangolare dei palloni Adidas. La grafica sul pallone venne valorizzata al massimo e personalizzata con i simboli della Francia del passato e del futuro. Il gallo, uno dei simboli tradizionali intrecciato con delle immagini molto moderne del TGV e della turbina.
Fig. 68Corea/Giappone 2002

Anche l’Asia voleva la propria parte da protagonista nel mondiale del pallone. Venne accontentata nel 2002 quando si disputarono i Mondiali di calcio addirittura in due nazioni diverse. Korea e Giappone si divisero equamente i venti stadi messi a disposizione e divisero tutto in due, come se l’organizzazione fosse stata tagliata in due parti precise da una spada di samurai. Un’edizione che vide trionfare sul campo i campioni del Brasile, per la quinta volta nella loro storia. Ma anche un’edizione minata da una serie di arbitraggi che favorirono la squadra di casa, soprattutto contro la nostra nazionale.

 

Fig. 66 Fig. 69Rimarrà negli annali l’arbitraggio di un certo Moreno che come i cattivi dei film d’azione, dopo un momento di gloria negativa avrà una vita privata negativa a compensazione del suo operato. Rimanendo in campo grafico il manifesto di quell’edizione venne realizzato da due artisti, uno per nazione, che collaborarono assieme nella stilizzazione di un segno grafico dinamico, moderno, con le pennellate a sottolineare gli elementi del calcio, il rettangolo di gioco, le aree di pertinenza… L’area di centrocampo addirittura richiama il logo e ne fa parte; l’uso sapiente della distribuzione dei colori con un tratto che richiama la grafia dei caratteri e dei simboli di scrittura orientali.

Gli autori furono Byun Choo Suk per la Corea del Sud e Hirano Sogen per il Giappone. Si narra che i due ci misero due giorni interi nel confrontarsi e proporre soluzioni fino ad arrivare a quella utilizzata.
Il logo è forse il migliore in assoluto di tutta la storia dei mondiali di calcio, appropriato, sintetico e in sintonia con i colori del manifesto. Una stilizzazione perfetta dello spirito che anima la scultura del trofeo, accomunato ad un lettering accattivante, solenne e un po’ “olimpico”.
Non tutte le ciambelle riescono con il buco e quindi accanto alle due opere più belle di tutte le edizioni ecco spuntare gli Speriks, le mascotte più insignificanti fuori luogo di tutti i tempi. Fig. 67Volendo riprendere il concetto di mascotte multipla ecco tre personaggi che non sono né umani, né animali, erano proprio tre alieni monocolori e informi. Quello più alto di colore giallo si chiamava Ato e nella mente di chi l’aveva creato era l’allenatore, mentre gli altri di forma più sferica Niki e Kaz erano i giocatori della scuola di Atmoball (gioco simile al nostro sul pianeta di Armozone) dal quale provenivano e forse sono ritornati nei loro colori acido fluorescente.

Fig. 71Fig. 72
Germania 2006

Il cielo è azzurro sopra Berlino!”. Ripeteva con enfasi il telecronista Rai che commentava la finale fra Italia e Germania nel Mondiale 2006 quando gli “azzurri” italiani, dopo aver sconfitto nelle semifinali i padroni di casa, vinsero ai rigori contro la Francia aggiundicadosi per la quarta volta il prestigioso trofeo. Il poster di quell’edizione ricorda un po’ la notte magica e azzurra di quella serata di festa conclusasi on i fuochi d’artificio ed classico tripudio di tricolori italiani sventolanti. L’autore del manifesto, che fu progettato dall’agenzia grafica berlinese We Do Comunication più che a un cielo azzurro aveva pensato ad un blu notte con astri e costellazioni ben luminose e a risplendere al centro dell’universo la “costellazione” del calcio con un pallone “astro” formato dal congiungimento visivo di tante stelle a brillare nel cielo. Il logo invece, difficile da interpretarlo nel vero significato propone tante faccine, tanti “smile” supersorridenti ed in buona salute a formare uno 06 che identifica l’anno e tre spicchi di movimento colorato a personalizzare la bandiera tedesca della Germania che stavolta si presentava unita come unica nazione. Il font fu creato per l’occasione e si prestò con efficacia alle diverse soluzioni grafiche.

Fig. 73

Sotto le tre sfere occupate dalle faccine, una sfera che richiama con qualche piccola differenza di colore il logo stilizzato quattro anni prima dai giapponesi e dai coreani. Altra storia invece per Goleo VI, il leone-mascotte di quell’edizione, che fu creata appositamente dallo staff della Henson Company, quelli dei Muppets. Quindi un Muppets, un burattino in peluche, spugna e con tutti i materiali possibili per dar vita ad un leone gigantesco, con le dimensioni di un orso, che indossava una maglietta bianca e aveva fra le mani “Pille” un pallone parlante. Fig. 75Un personaggio scanzonato e poco serioso in perfetto stile dei creatori dei Muppets. Era stato ideato con la possibilità di avere all’interno una persona che potesse muoversi attraversi telecamera e piccolo monitor invece dei soliti buchi per gli occhi. Il pallone veniva comandato a distanza. Entrambi dovevano cantare e ballare come i personaggi del Muppet Show. Non fu una grande scelta perché il personaggio non era adatto al tipo di manifestazione e anche graficamente non era mai ben rappresentato… Venne proposta solo l’immagine fotografica.Fig. 74

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La grafica dei Mondiali di Calcio dal 1982 al 1990

19 giugno 2014 • Senza categoriaComments (0)

di Paolo Cagnotto

Fig. 44Notti magiche: Spagna 1982

Per gli italiani Spagna ’82 è il ricordo della vittoria mondiale dopo 44 anni di astinenza e la vittoria sfumata in finale nell’edizione messicana del 1970. Per tutti gli altri e per quanto concerne l’immagine è l’anno del “poster” di Joan Mirò e della mascotte Naranjito. L’idea di affidare a un grande autore come Mirò, quasi alla soglia dei novanta anni, pittore espressionista, surrealista e scultore celebrato in tutto il mondo significò per la Spagna, mandare in pensione tutta la vecchia classica iconografia del torero, delle corride e presentarsi con un’immagine fresca, dove anche la grafica della scritta España ’82 è stata personalizzata nell’arte di Mirò. Una scelta coraggiosa, quella degli organizzatori, che si rivelò vincente. Negli anni successivi le campagne pubblicitarie turistiche spagnole utilizzarono la grafica di Mirò fino all’esasperazione, richiamando l’avvenimento mondiale a una nuova fruizione dell’intero Paese. L’artista spagnolo morì nel 1983 e fece appena in tempo a godersi il riconoscimento mondiale alle sue opere. Nel manifesto non si fa riferimento al logo ufficiale, già modesto di suo, che sparirà nel confronto con il poster di Mirò.

Fig. 43Altro discorso per la mascotte. Naranjito fu la mascotte della Coppa del Mondo di Calcio Spagna 1982. Il personaggio rappresentava un’arancia, frutta tipica della zona di Valencia e Murcia, per evitare iconografie obsolete di tori e toreri come immagine del paese. Vestiva con i colori della nazionale spagnola di calcio e con un pallone sotto il braccio sinistro. Naranjito ebbe una popolarità anche oltre confini grazie alla serie tv realizzata da Estudio Equipe per la tv nazionale spagnola e animato in stile japan. Finì ovviamente anche in fumetti e libri per bambini oltre ai gadget e alel spille tradizionali che accompagnano ogni edizione delmondiale. Nella serie di cartoni animati “Fútbol en acción” Naranjito era accompagnato da altri personaggi, come la fidanzatina Clementina e l’amico Citronio. Il logo, semplice e lineare si adattò alle varie circostanze di utilizzo e consisteva in un pallone a spicchi in movimento dove la scia era colorata con i colori della bandiera spagnola. L’unico appunto è la poca sinergia fra il tipo di pallone rappresentato e la grafica del nuovo pallone ufficiale Tango che avrebbe potuta essere incorporata nel logo.

Fig. 45Fig. 46

 

 

 

 

 

Fig. 47Mexico 1986

Nel 1986 fu di nuovo il Mexico a ospitare la manifestazione calcistica in quanto la Columbia, dovette dare forfait. La scelta del Mexico però, affidabile e con le strutture di soli 16 anni prima fu in dubbio fino all’ultimo per via del disastroso terremoto che colpì il paese sudamericano. Proprio per dare un ulteriore aiuto economico al Mexico venne deciso di dare un’opportunità all’intera popolazione. Dal punto di vista calcistico l’edizione del 1986 verrà ricordata come la consacrazione di Diego Armando Maratona, che da solo trascinò alla vittoria finale l’Argentina.Fig. 48
Anche in questa edizione la terna iconografica visse su tre binari paralleli ch non si incontrano che all’infinito. Il poster “d’autore” venne realizzato per la prima volta con tecnica fotografica. Dalla genialità di Annie Leibovitz, fotografa glamour di fama mondiale negli anni ’80 del novecento, nacque questo connubio fra l’antica arte azteca magistralmente resa nella foto contrastata delle colonne e l’ombra di un soggetto fuori campo proiettata su una di queste a formare un’osmosi fra le ombre dei gloriosi guerrieri aztechi e il moderno calciatore. Il pallone ai piedi della proiezione è invece reale, l’antico e il moderno che si richiamano l’un l’altro. La grafia richiama la precedente edizione del 1970 leggermente rivisitata e poggia inun angolo, come una firma su un fondo ocra messicano su cui appoggia tutta l’immagine. Il logo, come detto riprende la grafia olimpica del 1968 e del mondiale di due anni dopo. Al centro, con i colori della bandiera messicana, un pallone stilizzato divide i due emisferi del globo terrestre, il gioco della sfera fra pallone e mondo viene ancora riproposto in chiave moderna.
Fig. 49..Piquè, “piccante” era il nome della mascotte: un peperoncino verde antropomorfizzato, come l’arancia spagnola, che indossa la casacca della propria nazionale e la cui punta si mimetizza con il sombrero. Confezionata con un paio di baffoni e un sorriso la mascotte di Mexico 86 scelta fra 600 soggetti venne creata da un’equipe grafica fra cui spiccavano i nomi di Segundo Perez ed Emma Rosa Ramirez Valle.

 

 

 

 

Fig. 54Fig.53Italia 1990

Dopo cinquantasei anni il mondiale si svolse di nuovo in Italia. Dodici stadi tutti rimodernati e alcuni nuovi. Vinse la Germania Ovest, al suo terzo titolo. Per la cerimonia inaugurale la nazione Italia mise in campo moda e spettacolo, Montezemolo presidente del Comitato Olimpico con il brand Ferrari… tutto il made in Italy. “Notti magiche” fu l’inno intepretato da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato e visti i risultati della nazionale (solo terza) la canzone si adattò più al mundial spagnolo più che a quello italiano. Per l’immagine logo e mascotte viaggiarono quasi in sincrono. Il mosso fuori sìncrono degli spicchi stilizzati del pallone, sottolineati in rosso e verde su fondo bianco e una scritta in prospettiva da titolo da film hanno accompagnato spesso con buoni risultati cromatici la mascotte, creata dal designer lombardo Lucio Boscardin, attraverso un concorso. La mascotte, unica nel suo genere, rappresentava una sintesi del design italiano. Un omino, un burattino snodato che richiamava un po’ il Pinocchio collodiano con il corpo fatto a bastoncini tricolori, segmenti che separati formavano la parola Italia e una testa fatta con un pallone a spicchi. La scelta del nome “ciao” che è il saluto italiano venne affidata ad un concorso tramite le schedine del totocalcio. Tutto questo però non appare nella grafica del manifesto, affidato ad un pittore italiano Alberto Burri che, con Lucio Fontana, come dicono i “critici d’arte”, diede il maggior contributo al panorama artistico italiano del secondo dopoguerra. Burri, noto per la sua ricerca e le applicazioni materico-astratte, non si limitò a proporre la propria iconografia, ma la reinterpretò trasformandosi in grafico: la sua serie di sei poster hanno immaginato un monumento tradizionale come il Colosseo, smbolo italiano conosciuto in tutto il mondo, come arena, in una vista fotografia dall’alto in bianco e nero. Il colore viene dato dal centro dell’arena dove viene sovrapposto un campo di calcio colorato, il gioco cromatico richiama subito al football… Con l’antica Roma a fare da sfondo e legame con la competizione sportiva fra i vecchi e nuovi gladiatori a combattere fra di loro.Fig. 55

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Le mascotte dei Mondiali scendono in campo

13 giugno 2014 • Senza categoriaComments (0)

I calciatori, gli allenatori, i tifosi… ma vogliamo parlare delle mascotte? Sapete, vero, che forse anche loro – almeno una volta nella vita – avrebbero voglia di diventare protagonisti? Di calcare i campi verdi? Di cercare un gol in rovesciata o una parata spettacolare?

Bene: Buongiorno Brasile ha esaudito questo desiderio di fiaba. E abbiamo creato la formazione ideale delle mascotte che ci hanno accompagnato per così tante edizioni dei campionati del mondo.

Certo, qualche giocatore è un po’ arrugginito, perché arriva direttamente dai “mitici” anni ’60. Altri, invece, sono ragazzi. O addirittura bambini. Ecco, dunque, ruolo per ruolo i vari giocatori e le relative caratteristiche.

Modulo inedito 2,-2-3-3

Portiere: Ciao. La mascotte tricolore di Italia ’90, con il suo corpo snodato, può confondere gli attaccanti avversari con la sua testa/pallone.

Terzino destro: Juanito, la mascotte di Mexico 70, a cui si alternerà nel secondo tempo Pique, del 1986. Battono un po’ la fiacca e durano solo un tempo ciascuno: entrambi portano il sombrero, pronti per la siesta.

Terzino sinistro: Per chi batte la fiacca a destra, una coppia in staffetta di tedeschi d’annata: Tip e Tap. In campo danno tutto, ma durano solo un tempo ciascuno. I due calciatori di Germania ’74 sono intercambiabili.

Centrocampista arretrato destro: Gauchito il ragazzo di Argentina 78. Con tanto di frustino e grinta per spronare il forte attacco a tre punte e pronto a retrocedere a dar man forte alla difesa sulla fascia destra.

Centrocampista arretrato sinistro: Footix, il galletto di Francia 1998. Resistente, efficace nel gioco corto, fa la spola fra i tedeschi (dietro di lui) e la mascotte spagnola sulla fascia sinistra.

Centrocampo di veri leoni: Goleo, di Germania 2006, pronto ad allungare le migliori palle ai tre attaccanti e a difendere con grinta. Al centro l’altro leone, Willie (Inghilterra ’66), il giocatore più anziano in campo che, non a caso, ha la fascia da capitano. Gioca tutto anche sulla sua esperienza, pronto a mandare in rete le punte. Sulla sinistra un globetrotter di scuola sudamericana: lo spagnolo Naranjito. Con la sua forma rotonda, il simpatico arancio del 1982 anticipa spesso il pallone e appoggia le azioni sulla fascia sinistra.

Centravanti: il cagnolino americano Stryker (Usa ’94). La sua velocità lo porta a mettere scompiglio nella difesa avversaria, con colpi di testa e di tacco.

Le due ali: I due ragazzi più giovani e più grintosi. A sinistra Zakumi, il leopardo di Sudafrica 2010, che da buon felino è pronto  a carpire i palloni che arrivano dal centrocampo e a ghermirli per infilarli in rete. A destra l’ultimo arrivato: Fuleco, l’armadillo mascotte di Brasile 2014; con la sua corazza gialla, sfonda la difesa avversaria palla al piede per finire in rete il più delle volte.

Nella formazione non trovano posto i tre alieni dell’edizione Corea-Giappone 2002, perché gli “Spheriks” Ato, Niki e Kaz non hanno trovato la forma necessaria per scendere in campo. Ma in panchina fanno un tifo infuocato e… tanto colore. Una domanda sorge spontanea: ma contro chi giocheranno?

 

Paolo Cagnotto

 

Le mascotte dei mondiali di calcio sono marchi registrati della FIFA world cup

 

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Fan zone di Brasilia: tutto tranquillo

13 giugno 2014 • Senza categoriaComments (0)

In molte città del Brasile, l’inizio dei mondiali ha coinciso con l’intensificarsi di incidenti a sfondo sociale. Una strana atmosfera, quella che vede una parte dei brasiliani protestare contro le altissime spese per i Mondiali,

La fan zone di Brasilia

La fan zone di Brasilia

lamentando che gli investimenti prioritari non erano stadi e “cattedrali nel deserto”, e un’altra entusiasmarsi per la Seleção e per i Mondiali. In mezzo, molti cittadini che, in tutta probabilità, sono combattuti fra questi due sentimenti.

Polizia dappertutto...

Polizia dappertutto…

In ogni caso, i tifosi stranieri sono trattati bene. Ce lo testimonia Paolo Cremonesi, un tifoso volato a Brasilia per assistere a Svizzera-Ecuador. “Grande popolo i brasiliani”, ci whatsappa dalla fan zone della capitale, che sta scaldando i motori per la prima partita allo stadio nazionale dedicato al grande Mané Garrincha. Ci manda anche qualche foto, che ci mostra il maxischermo avveniristico, mentre il cielo sopra Brasilia è parecchio nuvoloso…

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Quattro amici e una scommessa

12 giugno 2014 • Senza categoriaComments (0)

E così siamo arrivati al calcio d’inizio. Oggi prendono il via i Mondiali di Calcio Brasile 2014. I Campionati rappresentano il principale motivo, insieme alle Olimpiadi del 2016, per cui un gruppetto di giornalisti – in una chiara e fresca sera di settembre, in una piccola pizzeria del centro di Milano, si sono inventati questo sito. All’inizio solo qualche vaga idea. Poi man mano che il tempo passava il progetto prendeva sempre più spazio nelle nostre conversazioni. Non che non avessimo nient’altro da fare. Anzi. Alcuni colleghi seguivano giornali con distribuzione nazionale e io da più di un anno ero il direttore del quotidiano economico online www.btboresette.com –  dopo essere stato capo redattore di un mensile economico per oltre dieci anni. Eppure… Eppure il progetto ci piaceva tanto. Soprattutto ci piaceva l’idea di essere, allora, tra i primi a pensare una cosa del genere. E come per tutti i progetti le idee volavano alte. Senza dare limiti alla fantasia ben consapevoli che le risorse economiche sarebbero state, almeno inizialmente, solo le nostre. E in un certo senso lo sono ancora. Gli ostacoli sono stati tanti. Molte le incomprensioni. Alcuni collaboratori iniziali hanno lasciato ma altri sono arrivati. E altri arriveranno. Il primo, faticoso, pezzo di strada è stato percorso. Per cui da oggi godiamoci insieme questi Mondiali. Da parte nostra resta l’impegno di commentare, raccontare e comunicare ciò che accadrà. Senza strafare, senza promettere cose che non potremmo assicurare. Un grazie agli sponsor – pochi per la verità – che in questi mesi ci hanno sostenuto perchè hanno capito che un sito dedicato interamente al Brasile in tutte le sue forme con un giornalismo che spazia dall’attualità allo sport, dall’economia alla cultura, dagli appuntamenti ai viaggi, in Italia ancora non c’è!  E un grazie a chi vorrà credere in questo progetto nei prossimi giorni e mesi.

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La grafica dei Mondiali di Calcio dal 1960 al 1970

11 giugno 2014 • Senza categoriaComments (0)

Arrivano le mascotte

di Paolo Cagnotto

Fig. 24Fig. 25.bInghilterra 1966

L’Inghilterra al centro dell’attenzione negli anni ’60 per tanti fenomeni di costume, finalmente riesce a portare in patria lo svolgimento della competizione nello sport che, nella chiave moderna, è stato inventato proprio dagli inglesi e non poteva non svolgersi là dove è stato creato. In quel periodo furoreggiava la Mini, intesa come auto, ma anche la mini gonna…  lanciata proprio in quegli anni. L’attenzione dei media in quel periodo  era anche concentrata sulla sfida dei due complessi musicali che si contendevano il primato dei dischi in classifica, ma anche il merito di aver dato una svolta alla musica e al costume di quegli anni: i Beatles e i Rolling Stones.  E il nuovo modo di vivere scanzonato di quel periodo venne trasportato mirabilmente dal pittore britannico Carvosso, che nel manifesto fece apparire non più un calciatore in carne ed ossa, ma un personaggio antropomorfo, un “cartoon”, un leoncino che voleva essere un elemento di “rottura” con il vecchiume del passato ma che inconsapevolmente divenne subito una mascotte, la prima mascotte in assoluto dei grandi eventi sportivi. Anche alle Olimpiadi le mascotte arrivarono dopo Willie. Era infatti questo il nome del leoncino che vestito con la maglia con i colori della bandiera inglese, si impose subito per la sua simpatia. Anche la criniera spettinata ricorda un po’ la nuova capigliatura dei gruppi musicali, anticipa i “capelloni” degli anni successivi. Ma non solo, Willie è il protagonista indiscusso del poster, è lui il motivo trainante per tutta la comunicazione… Un leoncino calciatore che scende in campo lanciando la sfera calcistica che si riposiziona allo stesso posto dei poster del 1958 e del 1962. I tratti spigolosi ma simpatici richiamano il design della Mini, i caschi dei coloni inglesi… e come detto, la capigliatura dei Beatles e di George Best.

Fig. 26Il logo, di autore sconosciuto, è semplice nella sua costruzione, una bandiera inglese con al centro il globo rappresentato dal pallone a spicchi e la coppa. Un richiamo militare per chi ha sempre sognato di conquistare il mondo e che almeno in termini calcistici in quell’edizione giocata in casa, finalmente realizzato. Un secondo manifesto, più fieristico, realizzato per la finale è sempre opera dello stesso autore, Carvosso.

 

 

 

Fig. 27Fig. 28

Mexico 1970

Due anni dopo le Olimpiadi, il Mexico si ripresenta sulla scena internazionale proponendo uno dei Mondiali che per gli italiani ha fatto storia. Fu in Mexico che si giocò la famosa partita Italia Germania 4 a 3, per la quale si sono scritte chilometri di pagine e programmi televisivi, film, addirittura piece teatrali… Per i tifosi di calcio fu un po’ un riscatto morale dopo la brutta figura degli anni precedenti, in Brasile, in Cile, e soprattutto in Inghilterra con l’eliminazione subita dalla nazionale coreana.

Fig. 29Finalmente un’Italia grintosa che combattè fino alla fine soccombendo contro il più forte Brasile. Fu anche il mondiale del polemiche sulla famosa staffetta che divise l’Italia sportiva come ai tempi di Coppi e Bartali e forse fu antesignana, nel costume italiano di quel compromesso storico fra le due fazioni che politicamente continua ancora ai giorni nostri. Fu l’ultimo anno che si disputò la Coppa Rimet. Il Brasile se la conquistò definitivamente per i tre titoli conquistati.

Fig. 30Dal punto di vista grafico il brand è ripreso dagli studi effettuati da Lance Wyman già nel 1968 con i Giochi Olimpici. Il nuovo design della scritta, la pulizia del segno degli spicchi del pallone (uguali al logo), il rigore grafico del pallone con spicchi esagonali, usato per la prima volta è ben sintetizzato. Per il fondo è stata utilizzata la  tonalità  del rosa messicano. Il pallone, nuovo, al centro dell’universo… Sintesi di comunicazione con le indicazioni strettamente necessarie.

Fig. 31Per la mascotte, venne scelto un bambino, non un pupazzo, ma il disegno di un giovane messicano con sombrero, un piccolo calciatore con la maglia della nazionale messicana e la scritta stampata su un lembo del sombrero. Fu una delle mascotte più apprezzate di tutti i mondiali e il suo nome era Juanito Maravilla.

 

 

 

Fig. 32

Fig. 33 Germania 1974

Con gli anni ’70 si entra già nel clima del calcio moderno. Ad aggiudicarsi l’organizzazione del mondiale fu la Germania Ovest, paese già in pieno sviluppo economico, che, dopo le olimpiadi di due anni prima in cui accaddero i gravi fatti di terrorismo, voleva come “riscattarsi” a livello organizzativo per la buona riuscita della manifestazione e per “rifarsi” della sonfitta in finale ad opera degli inglesi nel 1966. I tedeschi della Germania Ovest riuscirono in tutti i loro intenti neutralizzando ogni forma di terrorismo e vincendo l’edizione di quell’anno.

Fig. 34Dal punto di vista dell’immagine, la cosa più evidente fu la nuova coppa, il nuovo trofeo che sostituiva la coppa Rimet. Quindi già dal nuovo “look” del trofeo ci fu grande cambiamento nel design dell’evento. Il manifesto fu affidato al pittore Fritz Gankinger, molto noto in Germania e apprezzato non solo a Stoccarda ma anche in Francia dove insegnò all’Accademia di Parigi e in alcuni paesi del sudamerica. Pochi anni fa Gankinger, appassionato di calcio, dedicò una serie di quadri proprio al gioco del calcio. Il gusto personalissimo dell’autore del manifesto fanno del manifesto dei campionati mondiali il primo di una serie di poster “griffati” da artisti (tranne qualche ecezione). La grafica rigida delleindicazioni, l’inserimento del logo fanno da contrasto alla dinamicità del soggetto, pur con tecnica spatolata coglie l’essenza del movimento del calciatore in azione.

Fig. 36Il logo molto rigido  compone il secondo pezzo della triade iconografica dell’evento. Passa un po’ inosservato e il movimento della palla sintetizzata in un bollo un po’ coreano/nipponico viene ingentilito solo dall’uso del colore verde – campo di calcio. Due le mascotte presentate che rappresentano sempre in stile cartoon le due tipologie ariane della fisiognomica tedesca un ragazzo alto e biondo e l’altro più mediterraneo, basso e scuro di capelli, vestiti con i colori della nazionale tedesca occidentale viaggiano abbracciati a simboleggiare l’amicizia e qualcuno ha voluto vedere il messaggio subliminale dell’unione di due tedeschi di due Germanie diverse divise dal “muro”. Oltre ai nomi inutili Tip e Tap, mutuati dai nipotini di Topolino, molti rimproverarono agli autori il fatto che non apparisse alcun elemento che caratterizzasse il paese ospitante. Comunque altri due personaggi da mettere in campo nell’ipotetica nazionale delle mascotte.

 

 

 

Fig. 38Argentina 1978

Un mondiale dichiaratamente ospitato in clima dittatoriale. Nonostante le finte proteste, poi tutti i paesi parteciparono alla competizione. Proteste ci furono anche in virtù di presunti arbitraggi favorevoli nei confronti del paese organizzatore, l’Argentina che poi vinse il trofeo.

Fig. 39Gauchito Mundialito era la mascotte scelta, sulla scia di Juantio il messicano era una bambino delle Pampas, un Piccolo Gaucho appunto, vestito da calciatore, con le maglie dell’Argentina e due elementi identificativi, il cappello tipico dei Gauchos e il frustino da cavallerizzo. Un ragazzo che esprimeva gioia e vitalità, in contrasto con il clima dittatoriale del paese del generale Videla, che operava arresti di massa che si conclusero con omicidi, torture e massacri. I tristemente famosi desaparecidos. La coniazione dell’evento venen affidata all’agenzia americana Burson & Marsteller che cercò mediaticamente di non far trapelare nulla di ciò che accadeva realmente nel paese.

Fig. 40Fig. 41Il logo ricorda la nuova coppa del mondo con due mani stilizzate che reggono e alzano al cielo in simbiosi una coppa stilizzata. I colori sono quelli della nazionale argentina a strisce azzurre.  Un tentativo di rifarsi alla pop art con qualche rielaborazione tardiva per la tecnica usata nel manifesto… il gioco di contrasto in bianco e nero / chiaro scuro che ricorda un po’ la stessa tecnica delle foto bruciate o solarizzate come l’icona del Che Guevara trattato con i colori della nazionale e i segni iterati del retino ingigantito ad elemento grafico. Solo che visto a posteriori l’abbraccio fra i due giocatori colti ad esultare somigliano maggiormente ad un arresto con il prigioniero con le mani alzate e i “puntini” ingranditi sembrano una traccia di una raffica di mitragliatrice su sagome di cartone. Se non fosse per il numero sulla schiena di uno dei due atleti, non si capirebbe, in quel tragico contesto, che si tratta di una partita di calcio.  Micidiale la caricatura grottesca che pubblichiamo con ritocco al logo dove invece del pallone appare la testa di un prigioniero politico dietro le sbarre.

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La grafica dei Mondiali di Calcio: dal 1950 al 1962

7 giugno 2014 • Senza categoriaComments (0)

di Paolo Cagnotto

1950  Brasile Fig. 12

Pausa di 12 anni a causa della guerra mondiale che impoverì l’intero pianeta e soprattutto il mondo occidentale, area di sviluppo, nel tempo del “football”. Per organizzare il quarto torneo venne recuperata la coppa, tenuta nascosta per dodici anni da Ottorino Barassi (dirigente calcistico italiano) che la custodì come rappresentante della nazionale detentrice del titolo e la nascose agli appetiti pre e post bellici del nostro paese. La squadra azzurra partecipò alla competizione solo un anno dopo la tragedia di Superga dove perirono tutti i giocatori del “grande Torino”. Quindi per una forma di scaramanzia la spedizione italiana raggiunse il Brasile in nave, affrontando un viaggio di 15 giorni e allenandosi sul ponte della nave che li trasportava. Una curiosità nelle cronache di quel tempo annota che gli azzurri arrivarono oltre che stanchi, impreparati perché i palloni in dotazione per allenarsi finirono tutti nell’oceano… La disputa del mondiale di calcio in Brasile contribuì al rilancio mondiale di tutto il paese. Venne costruito per l’occasione il Maracana, lo stadio più grande e famoso del mondo, capace di contenere duecentomila persone. Il ritmo della samba fu la colonna sonora della manifestazione che per le cronache calcistiche vide affermarsi l’Uruguay proprio in finale con il Brasile lasciando sugli spalti e nel paese carioca uno sgomento senza pari. Per la prima volta si comincia a parlare di logo: una riproduzione al tratto del manifesto, dove si aggiunge un fondo giallo e una doppia striscia di verde e azzurro a sostituire il fondo acquarellato del manifesto. Quindi un sovrapporsi del poster al logo, senza nuove ricerche ma in sintonia.

Per la scelta del poster fu bandito un concorso sponsorizzato (per la prima volta) dalla Shell Petroleum, vincitore risultò Joseph Ney. Viene colto il momento dell’avanzamento dell’azione di gioco, con un particolare della gamba con scarpe chiodate in primo piano che spinge la palla in avanti. La composizione, lineare, attraversa tutto il manifesto rendendolo pulito. L’aspetto internazionale dell’evento viene evidenziato sul calzettone con la distribuzione delle varie bandiere dei competitori, ma a contarle sono di più delle tredici squadre partecipanti. I due elementi in primo piano sono gli strumenti principali del gioco del calcio: il pallone di cuoio e le scarpe chiodate. Nel fondo due pennellate di acquarello danno una nota di poesia e freschezza rispetto alla cupezza dei manifesti delle due edizioni precedenti. Un segno più marcato sembra far intravedere anche il Pan di zucchero.

Fig. 13Fig. 14

1954  Svizzera

Per celebrare i 50 anni della Fifa, la Federazione Internazionale del Calcio, la cui sede è sempre stata a Zurigo, si propose la Svizzera come paese ospitante. E’ come i suoi inimitabili orologi l’organizzazione fu puntualissima fino alla fine: basti pensare anche alla finale dove si affrontarono l’Ungheria , data per vincitrice sin dalla vigilia del torneo, che schierava effettivamente una delle squadre più forti di tutti i tempi e la Germania Ovest (già divisa dopo la spartizione con quella dell’Est). Dal 2 – 0 per gli ungheresi al 3-2 per i tedeschi, con la rete segnata negli ultimi minuti, l’escalation della suspense sembrava scandita proprio da un orologio super preciso made in Swisse. Il 1954 per l’Italia fu l’anno dell’introduzione della televisione e possedere una tv per i locali pubblici di allora fece aumentare gli affari e i consumi a dismisura.

Fig. 15Fig. 16Rimanendo ai temi della grafica, finalmente appare un logo pensato per l’occasione, anche se in termini di grafica quello che sembra un timbro postale, in realtà è una specie di sigillo. Con la croce svizzera iscritta in un pallone di calcio a sovrastare l’emisfero fitto di meridiani e paralleli… Una buona sintesi con le scritte nelle tre lingue ufficiali della svizzera: italiano, francese e tedesco. Non un grande slancio stilistico, ma rigida precisione e pragmatismo tipiche del paese ospitante. Più fantasia per il manifesto che però riprende il gesto del portiere già visto in edizioni precedenti e, come si evince dalla storia della filatelia, dal 1925 nei francobolli dedicati al calcio, il portiere è quasi sempre raffigurato, il fascino del numero 1, dei suoi guanti, del suo berretto con visiera che ne fanno un giocatore atipico rispetto agli altri dieci che sgambettano e corrono in mezzo al campo. Il gesto atletico del portiere che afferra il pallone con un balzo, qui però non è contemplato: qui il portiere è “beffato” e la palla entra in rete con suo sgomento. L’occhio torvo con cui guarda l’esito del tiro evoca un po’ i ritratti dell’ultimo ricasso… C’è chi ha voluto attribuire un doppio significato al pallone con macchia di luce che ricorda la palla del sole (i cartellonisti della scuola svizzera hanno messo il sole quasi dappertutto…) e la maglia insolitamente bianca del portiere, non serve solo da contrasto al blu acqua del fondo, ma a simboleggiare la bianca colomba della pace… In ogni modo è centrato il momento più atteso di ogni partita di calcio, il gol.

Fig. 17

1958  Svezia

Furono 102 i palloni arrivati al notaio scelto dalla federazione svedese per scegliere il pallone che doveva essere usato per la manifestazione che si svolse in Svezia dall’8 al 29 giugno 1958. Dopo una severa selezione vinse il Top Star prodotto dalla Sydsvenska Läder – och Remfabriken di Ängelholm in due tinte giallo e bianco. Il mondiale del 1958 viene ricordato per la prima vittoria del Brasile e per l’esordio del fenomeno Pelè a soli diciassette anni. L’organizzazione dell’evento viene ricordata come rigorosa e severa. La Svezia venne scelta per l’organizzazione perché in quel periodo erano poche le nazioni che potevano permetterselo, i danni del conflitto mondiale non erano ancora stati assorbiti del tutto in Europa, ma la Svezia in quegli anni esportava fenomeni calcistici a ripetizione e fu il momento migliore dal punto di vista calcistico, per il calcio svedese.

Fig. 18La nazionale arrivò in finale e sconfitta dai fortissimi brasiliani. Anche per questa edizione il logo non è altro che la ripresa dell’immagine del manifesto adattata a logo. Rispetto al manifesto originale il fondo diventa giallo e l’ombra proiettata sopra la stilizzazione del calciatore da un pallone calciato in aria e blu, proprio come i colori della bandiera svedese. Giganteggia a rovinare un po’ il tutto la scritta VM che è la sigla della parola Världsmästerskapet i fotboll (che significa in svedese “Campionato del mondo di calcio”. Nel manifesto invece il fondo è aranciato sfumato verso l’alto, il controluce del calciatore molto stilizzato e quasi cartoon dà il senso del movimento e della calciata che ha portato un pallone ad un’altezza considerevole tanto da formare un cono d’omba sul giocatore stesso come se fosse il piedistallo di un soldatino.

Fig. 19Il pallone (probabilmente il Top Star) è sormontato da un festone, una sciarpa colorata con l’allegoria di tutte le bandiere partecipanti all’evento. Una curiosità, il poster fu realizzato da Saul Bassi, art director statunitense che successivamente firmò anche il logo per le olimpiadi di Los Angeles nel 1974, diventando poi uno dei più creativi e conosciuti art director, avendo realizzato anche i loghi per AT&T, United Airlines, Minolta… e che fu anche regista dopo aver realizzato per il cinema una serie di celebri manifesti e delle sigle introduttive animate, lavorando con i migliori registi di Hollywood. Preminger, Wilder, Hitchock, Kubrick e Spielberg sono alcuni dei registi con cui collaborò. Saul ha realizzato i poster pubblicitari per le cerimonie degli Oscar dal 1991 al 1996.

Fig. 20

 

1962  Cile

Fig. 21Sembra che ad appoggiare la scelta di far disputare i campionati del mondo in Cile, nel 1962, ci fu proprio il Brasile, detentore del titolo, a scapito dei “nemici” dell’Argentina che pensavano toccasse a loro ospitare il torneo nell’anno del ritorno in Sud America della competizione nell’alternanza con l’Europa. Il Cile era stato colpito due anni prima dal terremoto più violento del secolo. Fu ancora vittoria del Brasile che bissò il titolo vinto quattro anni prima. Il Brasile dei vari Didì, Vavà, Pelè e Garrincha entrò nella storia del calcio e nei cuori di tutti gli sportivi del mondo.

Fig. 22I suoni del Brasile, i coloro delle maglie e i giocatori più forti del mondo in quel momento crearono un effetto “Brazil” anche nella società non calcistica, diventano per un decennio un vero fenomeno popolare di massa, con canzoni ispirate alle vicende del gruppo e al Brasile in generale. Il manifesto scelto è molto semplice, anche concettualmente. Il globo terrestre viene sovrastato da un satellite… un pallone che gli gira attorno. Bello il contrasto su fondo blu delle due sfere, che sembrano pianeti allineati e sospesi nel vuoto cosmico. Vincitore della selezione per i manifesti fu lo scultore cileno Galvarino Ponce Morel. Più tradizionale, come è giusto che sia, il logo che invece richiama in un tondo le scritte di rito e due semisfere che sovrappongo il concetto di mondo e pallone… Spezzate al centro da uno spaccato tridimensionale dello stadio della finale.

Fig. 23

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Da Immobile a Destro: lo shopping del Borussia si tinge d’azzurro

23 maggio 2014 • Senza categoriaComments (0)

Vendere i pezzi migliori per cambiare pelle e conquistare la vetta. E’ questa la filosofia del Borussia Dortmund, che con Jurgen Klopp ha sfiorato la conquista della Bundesliga e della Champions League. I tedeschi hanno compiuto un passo determinante nel duello con il Chelsea per arrivare a Ciro Immobile, capocannoniere dell’ultima Serie A.
Juventus e Torino, comproprietarie del cartellino del bomber, sono pronte a spartirsi i milioni di euro (cash) che il club della Westfalia intende investire per il suo acquisto. La prima offerta di 16 milioni è stata considerata troppo bassa, ma nel gioco delle parti va da se’ che gli emissari tedeschi siano pronti a ritoccarla. Inoltre conta molto anche la volontà del giocatore, che ha scelto di abbandonare la diplomazia per aprire la porta al Borussia: “E’ un club importantissimo e la possibilità di andare a sostituire Lewandowski mi intriga. Sono un tipo ambizioso e, dopo una grande stagione, è normale puntare in alto. Il Borussia Dortmund è una squadra in grado di puntare alla Champions League. Il mio procuratore si sta guardando intorno, ma Caldirola e Donati, che hanno giocato con me nell’Under 21, mi hanno garantito che la Bundesliga è un campionato bellissimo”.
La Germania vanta anche una delle economie più solide, non solo in seno all’Unione Europea, ma anche per quanto riguarda le vicende squisitamente calcistiche. Il tipico rigore tedesco ha portato risultati tangibili come società con i bilanci in ordine e stadi sempre piene. Il Borussia, lasciatosi alle spalle la drammatica crisi economica che alcuni anni fa mise in rischio persino la sua sopravvivenza, è una delle poche squadre in grado di competere con il rullo compressore Bayern Monaco, che da Hitzfeld a Guardiola non ha perso il vizio di asfaltare gli avversari.
Per rilanciare la sfida ai supercampioni bavaresi, Klopp sta guardando con grande interesse al campionato italiano, che invece non sta vivendo un momento di uguale spolvero. Oltre ad Immobile, che comunque rimane un obiettivo anche per il Chelsea, gli osservatori tedeschi sono rimasti impressionati da diversi giocatori che fanno parte del giro della nazionale azzurra. In cima alla lista c’è un altro giocatore del Torino, ovvero Matteo Darmian. Il difensore ha stupito Klopp per la sua crescita tecnica e tattica, che ha oltretutto alimentato voci su un suo possibile ritorno al Milan, la società dove è cresciuto calcisticamente. Per il reparto difensivo piace molto anche Davide Astori, sebbene il giocatore del Cagliari sia sorprendentemente rimasto fuori dalle convocazioni provvisorie di Prandelli per il mondiale. Al contrario di quanto deciso dal c.t. azzurro, Astori è la prima scelta per il ruolo di centrale, mentre l’interista Ranocchia rappresenta al momento solo una possibile alternativa.
A centrocampo, piace molto la duttilità di Candreva: il Borussia sta pensando di aiutare la Lazio a riscattarlo dall‘Udinese e quindi acquistarlo eludendo la concorrenza della Juventus. In cambio, ai biancazzurri andrebbe una contropartita tecnica ancora in via di definizione. Un altro elemento molto gradito a Klopp sarebbe Romulo: il Verona sta per riscattarlo dalla Fiorentina per soli 3 milioni, ma il prezzo finale del suo cartellino è ancora tutto da discutere e, visto il numero dei corteggiatori, anche nel suo caso potrebbe essere decisivo mettere in campo un giocatore gradito alla dirigenza gialloblu.
Per l’attacco, oltre ad Immobile viene seguito da tempo anche Mattia Destro, ma la quotazione di circa 18 milioni di euro che ne fa la Roma è considerata eccessiva dalla dirigenza tedesca. Una possibile alternativa è Gabbiadini, anch’egli escluso da Prandelli, ma stimato da Klopp per via della sua duttilità. Qui c’è di nuovo in mezzo la Juventus, crocevia di diverse trattative, ma soprattutto si conferma il feeling tra il carismatico allenatore del Borussia e il calcio italiano. Dietro ai successi della squadra di Dortmund c’è infatti la sconfinata ammirazione di Klopp per Arrigo Sacchi. “Ho imparato tutto dal suo Milan”, afferma senza problemi il quarantasettenne, ma quelli, per il calcio italiano, erano anni decisamente più felici dell’epoca che stiamo vivendo.

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La BBC ingaggia Seedorf per i Mondiali

7 maggio 2014 • Senza categoria, Sport newsComments (0)

La BBC ha comunicato l’ingaggio di Clarence Seedorf come commentatore tecnico per l’intero periodo dei mondiali, a fianco di Gary Lineker e vari altri ex campioni. Questa notizia potrebbe rivelare ciò che era nell’aria da tempo: la probabile separazione anticipata tra il Milan e il suo tecnico. Perché è vero che, in passato, vari allenatori in attività hanno effettuato il commento tecnico di Mondiali o Europei, che si svolgono a stagione ferma. Tuttavia, la situazione della squadra rossonera è particolare: l’estate milanista sarà all’insegna della ricostruzione, e in una fase di questo tipo la consulenza e l’interazione quotidiana di un tecnico è fondamentale. Ciò che, invece, non sarà possibile con il Mister rossonero, impegnato ai microfoni della televisione inglese. Intanto, a Milanello già si parla di un ballottaggio Donadoni-Inzaghi per sostituire Seedorf…

A. Z.

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