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La nuova vita di SuperPippo

1 Ottobre 2014 • Sport newsComments (0)

Per avere successo come allenatore non è necessario aver giocato ad alto livello. Però aiuta. Lo si vede chiaramente anche scorrendo l’elenco dei 20 tecnici ai nastri di partenza della Serie A: soltanto Zeman (Cagliari) e Ventura (Torino) non hanno un passato da calciatore. Fenomeni come Sacchi e Mourinho sono eccezioni che confermano la regola, ma se è raro diventare allenatori senza passare dal campo, non è detto che il pedigree basti per arrivare lontano. Alcuni grandissimi campioni sono infatti stati allenatori mediocri. Platini, Baresi, Romario, Gullit, Matthaus e Shearer hanno presto capito che non era un mestiere per loro e quindi hanno cambiato carriera. Al mitico Maradona lasciamo ancora per qualche tempo il beneficio del dubbio.

Un esempio negativo, almeno per il momento, è certamente quello di Seedorf, passato forse troppo rapidamente dal centro del campo ad una panchina importante come quella del Milan. Eppure, i rossoneri hanno deciso di proseguire sulla strada degli ex con Inzaghi, fortemente voluto dai vertici societari. Nevio Scala, che lo ha allenato a Parma, è tra i più sorpresi: “Non avrei mai immaginato che scegliesse questo mestiere, è davvero incredibile. Però è un ragazzo intelligente, con delle grandi qualità e che proviene da una famiglia straordinaria, quindi affronterà questa avventura facendo tesoro delle sue esperienze da calciatore. Nel settore giovanile ha fatto benissimo e porterà tanto entusiasmo, ma solo il tempo ci dirà se il Milan ha fatto la scelta giusta”.
A proposito della famiglia Inzaghi, il fratello Simone ha giocato un ruolo fondamentale nella decisione di Pippo di smettere di giocare per dedicarsi alle giovanili del Milan: “Avevo capito subito che mio fratello sarebbe diventato un grande allenatore, quindi gli ho suggerito di non perdere l’occasione che gli era stata offerta dalla società, anche se lui avrebbe preferito prolungare la carriera ancora di qualche stagione”. Simone gli ha parlato con sincerità della sua esperienza con gli Allievi della Lazio: “Guidare i ragazzi dà enormi soddisfazioni… ma quando inizi ad allenare, smetti di dormire”. Curiosamente, è la stessa cosa che gli ha detto un suo ex compagno nella Juventus, Antonio Conte: “La notte non riesci a chiudere occhio, perché quello dell’allenatore è un lavoro stressante. I calciatori che a fine carriera pensano che il passaggio in panchina sia un fatto automatico si sbagliano di grosso. C’è ancora tanta strada da fare”.
La strada è ancora più tortuosa quando si comincia ad allenare la stessa squadra nella quale si è giocato, come spiega Gianluca Vialli: “Quando il Chelsea mi nominò allenatore/giocatore, ebbi le stesse difficoltà che Seedorf ha avuto nella gestione del Milan. Di colpo di trovi ad allenare i tuoi ex compagni e i rapporti personali cambiano di colpo, generando malumore”.
Secondo Marchioro (un altro Pippo che ha allenato il Milan), il blasone calcistico non fa che aumentare questi problemi: “E’ difficile che un grande campione diventi anche un grande allenatore, perché la sua aspettativa è che i suoi giocatori facciano le stesse cose che faceva lui”. Lo stesso Platini, rievocando la sua breve esperienza da c.t. della Francia, ammette il suo smarrimento: “Da allenatore, non riuscivo a comprendere il motivo per cui i miei giocatori non riuscissero ad eseguire certe giocate che a me riuscivano naturali”.
Nella sua nuova carriera, Inzaghi ha scelto la linea della massima rigidità per quanto riguarda l’alimentazione e la disciplina nello spogliatoio. Tutto bene finché si tratta di giovani da forgiare, ma Pippo riuscirà a ottenere lo stesso rispetto da campioni già affermati e in particolare dai suoi ex compagni, che certamente ricorderanno alcune delle sue mitologiche notti brave? Secondo Giancarlo Camolese, ex tecnico di Torino e Livorno, è importante saper distinguere tra i vari ambiti: “Allenare una Primavera o una prima squadra non è la stessa cosa. E’ molto diverso anche se guidi una formazione che punta allo scudetto o una che deve salvarsi. Sta all’abilità del tecnico comprendere la situazione ed adeguare i propri metodi”. Nel suo caso, però, il passaggio dal campo alla panchina è stato abbastanza agevole: “Non ci sono stati particolari scossoni, perché negli ultimi tempi mi ero preparato molto al grande salto, visto che volevo fortemente rimanere nel mondo del calcio. La cosa più difficile da imparare quando si diventa allenatore è pensare al bene comune e non più soltanto a se stessi. Un calciatore ragiona in maniera individuale, mentre un allenatore deve tenere insieme un gruppo di trenta persone. E’ un mestiere con molte sfaccettature e che richiede una certa abilità nel rapportarsi con la gente. Se hai questa qualità, parti avvantaggiato e la tua esperienza da calciatore può risultare utilissima”.

Se c’è un aspetto caratteriale di Pippo del quale nessuno può dubitare, è la sua straordinaria voglia di vincere. Così come da calciatore viveva per il gol, adesso che sta a bordocampo punta sempre al massimo e si preparara con una cura maniacale per ogni partita, studiando gli avversari in ogni dettaglio. Se solo riuscirà a trasmettere al suo Milan la stessa fame di vittoria, sarà a già buon punto di un percorso per nulla facile, dopo le recenti sofferenze patite dai tifosi rossoneri.

Lorenzo Zacchetti

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Crisi del Napoli sulle spalle del trequartista senza posizione?

26 Settembre 2014 • Sport newsComments (0)

De Laurentiis ha parlato apertamente di un Napoli determinato a lottare per lo scudetto, ma l’avvio di stagione è stato tutt’altro che soddisfacente e il destino della sua squadra dipende in larga parte dalla soluzione degli equivoci tattici che hanno sin qui caratterizzato il rapporto tra Rafa Benitez e Marek Hamsik. Per quanto il giovane slovacco sia idolatrato dal pubblico del San Paolo, l’arrivo dell’ex tecnico di Inter e Liverpool ha coinciso con una crisi di rendimento in parte dovuta a problematiche fisiche, ma molto più significativamente correlata alla sua posizione in campo. A Empoli, con Mario Somma a guidarlo dalla panchina, Hamsik partiva dalla posizione di centrale di centrocampo, mentre con Walter Mazzarri si è esibito in più ruoli, da quello di interno a quello di supporto alle spalle delle punte. Con Benitez, l’adozione del 4-2-3-1 ha comportato la sua collocazione nel più delicato ruolo di trequartista, dietro “El PipitaHiguain.

Questo sistema di gioco, che fino a qualche anno fa era tipico del calcio spagnolo e francese, si è rapidamente diffuso un po’ in tutta Europa per la sua estrema versatilità. Consente infatti di passare in maniera semplice da un atteggiamento fortemente offensivo in fase di possesso palla a uno di rigida copertura quando si tratta di difendere. L’ago della bilancia è proprio il trequartista: se per le due ali è tutto sommato intuitivo modificare la propria posizione in base alla fase di gioco, dai movimenti del perno centrale dipende la possibilità di ribaltare l’azione, sorprendendo gli avversari con il movimento tra le linee. Per svolgere questo compito, l’estro individuale è sicuramente necessario, ma non certo sufficiente. Al trequartista moderno, erede del numero 10 degli anni Settanta e Ottanta, serve infatti avere un ottimo senso della posizione e una sviluppata intelligenza tattica, al fine di cogliere il momento giusto nel quale spingersi in avanti e quello invece in cui è meglio aiutare i due compagni di centrocampo. La sua natura ibrida, a metà strada tra il centrocampo e l’attacco, consente di allungare la squadra avversaria creando spazio per l’inserimento dei compagni (o per il proprio) nella zona pericolosa del campo.

Nell’affidare questo compito ad Hamsik, Benitez pensava di farne un nuovo Steven Gerrard, anche perché ci sono delle caratteristiche che effettivamente accomunano i due giocatori: velocità di corsa, rapidità di esecuzione, precisione nei lanci in profondità ed ottime doti balistiche nel tiro da fuori. Almeno fino a ora, però, l’operazione non ha prodotto i risultati sperati, fino a far sentire “Marekiaro” un corpo estraneo alla squadra della quale è diventato capitano dopo la cessione di Paolo Cannavaro. Il problema è nato con lo spostamento in avanti, perché Hamsik rende al massimo quando parte dalle retrovie e si proietta a tutta velocità nell’area avversaria, mentre fa una certa fatica se deve giocare spalle alla porta o se deve usare il dribbling per saltare gli avversari piazzati negli ultimi trenta metri. Non trovare la giusta posizione in campo è quanto di peggio possa capitare a un centrocampista, che finisce con l’essere scavalcato costantemente dal pallone, risultando così completamente avulso dalla manovra collettiva e scarsamente inutile sia in fase di impostazione che di contrasto.

Il gioco di Marek è cambiato molto anche in relazione all’arrivo di Higuain, che si muove in maniera decisamente diversa rispetto al suo precedessore Edinson Cavani. L’uruguagio gioca sempre in direzione della porta avversaria, rientra raramente verso il centrocampo e le sue penetrazioni in verticale costringono i difensori a seguirlo in maniera affannosa. Con un giocatore del genere davanti, Hamsik ha quindi goduto di ampi corridoi nei quali inserirsi partendo da dietro e risultando spesso letale in zona-gol.

Al contrario, Higuain ama il fraseggio con i tre alfieri che Benitez gli ha messo alle spalle, che peraltro è una delle caratteristiche di questo modulo di gioco. Ma se per Callejon e Martens è come un invito a nozze, il numero 17 finisce col trovarsi soffocato negli spazi angusti creati dall’avanzamento dei difensori avversari, permesso dai ritenti dell’argentino. Non a caso, Hamsik e tutto il Napoli si esprimono al massimo quando sorprendono gli avversari con le ripartenze, mettendo a frutto la rapidità dei quattro giocatori offensivi.

Per una squadra con ambizioni di scudetto non è però possibile affidarsi sempre e solo al contropiede e nemmeno si può pensare di snaturare uno dei suoi talenti più fulgidi.

Spetta quindi a Benitez trovare una soluzione tattica che consenta di giungere alla quadratura del cerchio. Le ipotesi praticabili sono sostanzialmente due: o Hamsik viene schierato nel duo in mediana (magari affiancandogli un compagno che compensi alcune sue lacune in interdizione) o lo spagnolo trova il coraggio di cambiare il sistema di gioco che conosce a memoria, avendolo adottato per la maggior parte della sua carriera. Un 4-3-3, ad esempio, esalterebbe al meglio le qualità del terzetto offensivo, permettendo ad Hamsik di giocare in un centrocampo nel quale verrebbe coadiuvato da due compagni in fase di contenimento, per poi ripartire in maniera esplosiva una volta riconquistato il pallone.

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Selección, Maradona punta al ritorno in panchina

7 Agosto 2014 • Sport newsComments (0)

Diego Armando Maradona torna alla carica e si candida alla guida della Selección. L’esternazione del Pibe de oro, rilasciata al quotidiano Olé, non è certo buttata lì per caso. Anzi: l’ex napoletano ha scelto perfettamente i tempi per riproporsi sulla panchina albiceleste. Oggi, infatti, Luis Segura si insedia al vertice della Federazione calcistica argentina, mentre Carlos Dunga torna commissario tecnico del Brasile. Segura sostituisce al vertice dell’Afa Julio Grondona, il nemico giurato di Maradona, scomparso lo scorso 30 luglio per un aneurisma aortico. Il tutto mentre il Ct uscente, Alejandro Sabella, si è dimesso. Facile il ragionamento dell’ex napoletano: da una parte, il nuovo vertice dell’Afa potrebbe essere più morbido nei suoi confronti; dall’altra, il ritorno di Dunga ispira un facile parallelismo. L’ex viola, infatti, aveva lasciato la panchina della Seleção dopo la sconfitta ai quarti (1-2 contro l’Olanda) nei Mondiali 2010. Proprio come l’Argentina di Maradona, eliminata il giorno prima dalla Germania per 4-0. “Visto che oggi l’Argentina non ha un allenatore mentre il Boca Juniors ce l’ha, mi accollo la Selección. Se hanno dato il Brasile a Dunga, perché non danno l’Argentina a me? Altrimenti resto tranquillo a Dubai”. Le speranze di Dieguito sono, però, destinate a naufragare: sembra sicuro che Sabella sarà sostituito da Gerardo Martino, el Tata, che non a caso ha lasciato la guida del Barcellona.

A. Z.

 

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Seleção, il ritorno del “toscano” Dunga

21 Luglio 2014 • Sport newsComments (0)

La notizia era nell’aria da alcune ore, ma adesso è ufficiale: Carlos Dunga sostituirà il dimissionario Felipe Scolari sulla panchina della Seleção. Un déjà vu, dato che l’ex centrocampista difensivo e capitano del Brasile campione del mondo 1994 aveva allenato i verdeoro dal 2006 al 2010, portandosi a casa una Copa América (2007) e – per il rotto della cuffia – una Confederations Cup (2009), ma uscendo nei quarti ai Mondiali sudafricani del 2010. La scelta di Dunga farà storcere il naso a molti brasiliani: un po’ perché il suo 4-4-2 non ha mai entusiasmato i tifosi della Seleção, un po’ perché il nome del tecnico era uscito pochi giorni fa nell’ambito di un inchiesta legata a un presunto caso di bagarinaggio (in cui sarebbero coinvolti anche il padre di Neymar – già al centro dell’affaire Santos-Barcellona -, Roberto de Assis, fratello di Ronaldinho, Júnior Baiano e addirittura Carlos Alberto e Jairzinho, campioni del mondo del 1970).

Il nuovo tecnico verrà presentato domani.

Il ritorno di Dunga riporta un pizzico di Toscana in Brasile: il nuovo Ct – che ha origini piemontesi – da giocatore fu portato in serie A dal vulcanico Romeo Anconetani (1987-88); dal Pisa passò, quindi, alla Fiorentina, dove giocò fino al 1992, per poi transitare per un anno a Pescara.

A. Z.

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Lahm alza la Coppa e dice addio alla nazionale

18 Luglio 2014 • Sport newsComments (0)

Philipp Lahm, capitano della Germania neocampione del mondo, appende la fascia al chiodo e lascia la Mannschaft a soli 30 Lahmanni. Lo ha comunicato l’agente del difensore tedesco alla Bild. D’ora in poi il calciatore, che ha al suo attivo 113 presenze con cinque reti, giocherà solo nel suo club di appartenenza, il Bayern Monaco. L’ultima dichiarazione di Lahm da capitano, rilasciata ieri a Stern, aveva rivelato il suo stato d’animo dopo il 7-1 contro il Brasile. Non così esaltante come ci si potrebbe aspettare. “È stato angosciante, non ero affatto euforico”, aveva dichiarato. “Nessuno vuole che gli avversari facciano errori del genere, che a questi livelli non accadono mai”

Lahm è il secondo capitano della nazionale campione del Puyol 1mondo in carica a lasciare la selezione in poco più di due mesi: lo scorso 11 maggio, infatti, anche il 36enne Carles Puyol, leader della Spagna vincitrice in Sudafrica (ma soprattutto del Barcellona), aveva annunciato l’addio. Con una differenza: il catalano (che ha simbolicamente portato la Coppa del Mondo in Brasile) ha lasciato il calcio, e non solo le Furie Rosse. L’annuncio dell’abbandono di Puyol aveva seguito di un paio di mesi la notizia del suo addio al Barcellona, che era stata accolta dai tifosi con un hashtag su Twitter (#GraciesPuyol) rimasto nei trend mondiali per parecchio tempo. Ora è la volta di #DankeLahm.

A. Z.

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Top 11 Fifa: Kroos il migliore. E Messi non c’è

15 Luglio 2014 • Sport newsComments (0)

Quando Messi, frastornato per il freschissimo risultato della finale, è salito sul palco per ricevere il premio di miglior giocatore del Mondiale, molti sportivi sono rimasti a bocca aperta. Il valore dell’asso blaugrana è indiscusso, ma nessuno ha ritenuto che meritasse questo riconoscimento. Nessuno tranne la giuria che lo ha scelto per il Golden Ball. Perplessi giornalisti, tifosi, giocatori e allenatori – compreso il suo ex ct Maradona. E poco convinto persino Sepp Blatter, per cui Leo è un vero e proprio pupillo. “Devo essere diplomatico o dire la verità?” , è stata la domanda retorica che si è posto il Colonnello in conferenza stampa. “Io stesso sono rimasto un po’ sorpreso quando ho visto salire Messi sul palco per ritirare il trofeo. Certamente, se si confronta l’inizio del torneo e si guardano i gol di Messi che sono stati decisivi…”. Insomma: il massimo dissenso consentito al cerchiobottismo blatteriano.

Tutti d’accordo, invece, sul “guanto d’oro” assegnato al portiere tedesco Manuel Neuer. Anche i potenti computer della Fifa che, basandosi su passaggi riusciti, movimenti, contrasti, fair play e utilità di ogni tocco per l’economia della squadra, hanno assegnato un indice numerico per ogni giocatore, scegliendo poi la formazione ideale dei Mondiali. Neuer, come si è detto, è dentro questo top 11, che non include, invece, Messi. Miglior giocatore in assoluto è stato Toni Kroos, con una media di 9,79, seguito da Robben con 9,76. Nella formazione ci sono ben cinque tedeschi, e c’è spazio persino per due brasiliani. Ecco il top 11 con i relativi rating:

Neuer (Germania, 9,33); De Vrij (Olanda, 9,70), Hummels (Germania, 9,66), Thiago Silva (Brasile, 9,54), Rojo (Argentina, 9,51); Kroos (Germania, 9,79), Oscar (Brasile, 9,57), Lahm (Germania, 9,39), Rodriguez (Colombia, 9,37); Robben (Olanda, 9,74), Müller (Germania, 9,63).

Oltre che il numero uno dei Mondiali (almeno per i computer della Fifa), Kroos potrebbe diventare anche il re del mercato: il tedesco è molto vicino al Real Madrid, che per aggiudicarselo sgancerebbe al Bayern 25 milioni di euro.

A. Z.

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Blatter: “è stato un Mondiale eccezionale”

15 Luglio 2014 • Sport newsComments (0)

“È stata una Coppa davvero speciale. Ogni Mondiale è diverso. Ma questo, dentro e fuori dal campo, è stato eccezionale. Anche sul piano della sicurezza è andato tutto in modo ottimo: i Mondiali sono stati organizzati molto bene sotto tutti i punti di vista”. Sono le parole di Sepp Blatter, entusiasta dell’edizione brasiliana, sia sotto il profilo sportivo, sia organizzativo. Il presidente della Fifa ha assegnato un voto molto alto al torneo iridato: 9,25. E ha aggiunto: “Anche il Papa mi ha detto che è stato un Mondiale meraviglioso. Anche se non era contento del risultato”.

A. Z.

La foto di Blatter è di Ricardo Stuckert/ABr, licenza Creative Commons

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Pronostici: i lettori di Buongiorno Brasile fanno centro

15 Luglio 2014 • Sport news, Te lo dò io il BrasileComments (0)

“Chi vincerà i Mondiali”? Era questa la domanda del nostro sondaggione, messo in rete lo scorso dicembre – cioè poco dopo il nostro ingresso nel mare magnum di internet. Un vernissage virtuale che – non è certo un caso – è stato organizzato in coincidenza con il sorteggio dei gironi di Brasile 2014. Le risposte sono giunte a una a una: prima con il contagocce, poi sempre più frequenti. Alla vigilia dei Mondiali, il risultato appariva un pochino sorprendente: nei pronostici dei nostri lettori guidava l’Italia, seguita dal Brasile favoritissimo della vigilia e dalla Svizzera, appaiata alla Germania. Un pronostico, questo, che era un misto fra previsioni e speranze: Italia, Brasile e Svizzera (in quest’ordine) sono i paesi da cui provengono i maggiori contatti per il nostro giornale, mentre la Germania, in questa graduatoria, occupa la quinta posizione (quarta è la Norvegia, la cui nazionale, però, non partecipava alla fase finale della Coppa del Mondo). Dopo il girone iniziale, abbiamo deciso di mantenere il sondaggio in rete, e di cancellare volta per volta le squadre eliminate. E i singoli voti dal conteggio totale. Sono sparite, quindi, prima l’Italia – tristemente eliminata dal gruppo D da Costarica e Uruguay – poi la Svizzera, che è uscita al 118′ degli ottavi con l’Argentina. E’ stata, infine, la volta del Brasile, con la semifinale-choc di Belo Horizonte. A questo punto, eliminata con un colpo di penna la Seleção – e credeteci: nonostante la nostra stretta neutralità, questa operazione è stata molto dolorosa – abbiamo bloccato il voto. Ed ecco i risultati “cristallizzati” prima della seconda semifinale: Germania 44%, Argentina 38%, Olanda 18%. L’ennesima rivincita della finale 1978 ha premiato, ai rigori, la squadra albiceleste. E la corazzata tedesca ha poi conquistato la Coppa del Mondo, pur faticando fino al secondo tempo supplementare.
Alla fine, quando la patina del tifo si è dissolta, l’opinione dei nostri lettori si è incanalata verso il risultato che, alla fine, si è rivelato quello esatto. Prima Germania, seconda Argentina, terza Olanda.
Ora, archiviati i Mondiali, abbiamo in serbo per voi altri sondaggi. Sullo sport, certo, ma anche su economia, politica, e quanto altro ancora. Naturalmente, siamo aperti a qualsiasi consiglio, a qualsiasi imbeccata. Perché Buongiorno Brasile è soprattutto vostro. Até logo, amigos!

A. Z.

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Berlino, una marea umana accoglie la Coppa del Mondo

15 Luglio 2014 • Sport newsComments (0)

La Coppa del Mondo ha lasciato il Brasile e ha raggiunto Berlino. Ad accoglierla, Coppaoltre mezzo milione di persone, che hanno tributato un’ovazione alla nazionale tedesca e al simbolo del primato calcistico mondiale.

La Mannschaft è sfilata tra due ali di folla  per le vie della capitale. Non sul classico autobus a due piani, ma sul tetto di un camion. Sulla fiancata del “bestione della strada”, gli anni dei quattro successi: 1954, 1974, 1990 e 2014. Non c’è che dire: il numero quattro porta fortuna Germania 1alla squadra tedesca.

Lo sbarco della Coppa su suolo tedesco e il giro d’onore tra i berlinesi non è che l’ultimo atto di una festa ininterrotta, iniziata alle 23.36 di domenica 13 luglio: al triplice fischio, l’urlo liberatorio delle folle davanti ai maxischermi (in tutte le città tedesche) ha dato l’avvio a un “carnevale estivo” improvvisato, che ha coinvolto milioni di persone.

 

 

Di tutt’altra natura la situazione a Buenos Aires: dopo la consegna della Coppa del Mondo alla Germania, la capitale argentina è stata teatro di scontri tra manifestanti e polizia, con tanto di sassaiole. Frustrazione per la finale persa a supplementari Argentina 2avanzati, ma non solo. Anzi: la delusione calcistica, in questo caso, è parsa un alibi – o, al massimo, la goccia che fa strabordare un vaso già all’orlo. L’Argentina è al centro di un malcontento generale per la nuova, grave crisi economica. Come se non bastasse,  Cristina Kirchner è sotto indagine, accusata di abuso di autorità: i giudici contestano la legittimità dell’atto, firmato dalla presidenta, che dà il via libera alla Chevron per lo sfruttamento del giacimento petrolifero di Vaca Muerta. Un’operazione che, secondo l’avvocato ecologista Enrique Viale e l’onorevole Alejandro Bodart, del Movimento socialista dei lavoratori (i due personaggi che hanno denunciato il fatto) inciderebbe sia sulla salute degli abitanti della zona, sia sulla sovranità nazionale ed economica dell’Argentina.

Calcio, economia e politica hanno, quindi, formato un mix esplosivo. Risultato: negozi saccheggiati, intifada contro la polizia, vetrine delle banche infrante, vandalismo contro le unità mobili dei network televisivi; famiglie e bambini in fuga dal centro della capitale. Oltre 500 le persone coinvolte nei tafferugli, circa 60 arresti. Le televisioni di tutto il mondo hanno enfatizzato gli scontri, anche se gran parte degli argentini se n’è comunque tornata a casa normalmente, oppure addirittura festeggiando per il risultato comunque acquisito. In ogni caso, la situazione a Baires è tornata tranquilla. Ma le inquietudini economiche e politiche sono, comunque, alte in tutta l’Argentina.

E in Brasile? A parte gli scontri post partita tra tifosi brasiliani e argentini, la serata A tardadella finale ha visto manifestazioni di tipo sociale represse dalla polizia. Ci si chiede, ora, se finiti i Mondiali le dimostrazioni proseguiranno, magari per contestare le nuove spese in vista dei Giochi Olimpici 2016 e il recente arretramento dell’economia. Intanto, tornando al calcio, i brasiliani non hanno fatto mistero di aver tifato Germania. E più di un giornale ha ringraziato Götze, l’autore del gol, o la Mannschaft. Il titolo “Obrigado Alemania” (“grazie, Germania”) del quotidiano A Tarde, dice tutto: per i brasiliani (sportivamente parlando) tutto è andato malissimo, ma poteva andare ancora peggio.

A. Z.

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La Germania è campione del mondo

13 Luglio 2014 • Maracanà, Sport newsComments (0)

La Germania è campione del mondo. A decidere una finale molto tattica e non certo entusiasmante, un gol di Götze al 113′, pescato molto bene da Schürrle dalla sinistra. I 120 minuti di gioco hanno visto una Germania con maggior possesso palla, ma imbrigliata da marcature asfissianti argentine. Più occasioni per l’albiceleste (ma quanti sprechi!), mentre i tedeschi sono andati vicinissimi al gol con un palo di Howedes. Un gol annullato per fuorigioco a Higuain. Grande Schweinsteiger, in ombra Messi.

La Mannschaft vince il suo quarto titolo, il primo da quando la Germania è tornata unita. Inoltre, è la prima volta che una squadra europea vince un Mondiale in America. A Rio tristezza argentina, festeggiano i brasiliani.

A. Z.

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