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Storie Mondiali – Parigi 1924

26 maggio 2014 • Bordate d'autore

Storie Mondiali

1a puntata

UruguayOsservate con attenzione la maglietta dell’Uruguay. Quante stelle vedete? Quattro, vero? Sì, quattro. Come i quattro Mondiali vinti. Gli albi d’oro, tuttavia, ci mostrano che la Celeste ha conquistato due tornei iridati: quello del 1930, giocato in casa, e quello del 1950, con il famoso Maracanazo (o Maracanaço, fate voi) che a più di mezzo secolo di distanza fa ancora piangere i brasiliani. Che cosa c’è sotto? Assolutamente nulla: effettivamente, gli uruguagi, di Mondiali, ne hanno portati a casa quattro. Alle due Coppe del Mondo ricordate qui sopra, occorre infatti aggiungere i Giochi Olimpici del 1924 e del 1928, che furono gli unici a essere riconosciuti dalla Fifa come Mondiali.

Il gioco del football era entrato nel programma a cinque cerchi fin dal 1900, e aveva preso parte anche all’edizione dei Giochi Intermedi. Ma la Fifa aveva deciso di riconoscere il torneo olimpico come campionato del mondo solo nel 1924 (sempre a Parigi), poco dopo l’elezione di Jules Rimet alla presidenza (ci resterà per 33 anni). Furono, però, solo due i Giochi equiparati dalla Fifa ai Mondiali: Parigi 1924 e Amsterdam 1928. Quando il comitato organizzatore di Los Angeles 1932 decise di escludere il calcio dall’appuntamento olimpico (ci sarebbe rientrato, definitivamente, nel 1936), il massimo organismo calcistico decise, infatti, di di fare da sé. Nacque la Coppa del Mondo.
Parigi 1924I Giochi Olimpici di Paavo Nurmi e di “Tarzan” Johnny Weissmuller aprirono, come detto, l’era dell’Uruguay. Lo stesso Vittorio Pozzo, nominato commissario unico azzurro pochi mesi prima della cerimonia di apertura, avrebbe ammesso che “nessuno poteva battere l’Uruguay”. Al torneo del 1924, la Celeste travolse la Jugoslavia (7-0), gli Stati Uniti (3-0) e la Francia padrona di casa (5-1), per poi regolare di stretta misura l’Olanda e battere con un rotondo 3-0 la Svizzera, nella finale dello stadio Colombes (eh sì, pochi lo sanno, ma la Nati è stata vicecampione del mondo). La “prima stelletta” ebbe un’eco fortissima in Uruguay: il 9 giugno – giorno della finale – fu addirittura proclamato festa nazionale.

(nel video, una breve sintesi della partita)

Se il match tra la squadra uruguagia e quella elvetica è stata la finale ufficiale del torneo, è opinione comune che si sia giocata anche la partita clou dei… “terrestri”: il quarto Svizzera-Italia (senza sottovalutare, naturalmente, la resistenza posta dall’Olanda in semifinale). Gli azzurri avevano raggiunto i quarti di finale battendo per 1-0 l’ostica Spagna del grande Zamora, beffato da un’autorete di Vallana su tiro di Baloncieri, e per 2-0 il facile Lussemburgo; i rossocrociati avevano, invece, spazzato via la Lituania (9-0) ed eliminato, con una certa difficoltà, la Cecoslovacchia (1-1, poi 1-0 elvetico nella ripetizione della partita). Lo scontro tra gli azzurri di Vittorio Pozzo e la Svizzera allenata dall’inglese Teddy Duckworth, disputata allo stadio Bergeyre di Parigi, terminò a favore dei rossocrociati: primo vantaggio elvetico di Sturzenegger, pareggio azzurro di Della Valle, definitivo 2-1 svizzero firmato Abegglen. Una rete che fu contestata da Pozzo per sospetto fuorigioco: il Ct presentò addirittura un reclamo ufficiale, che fu respinto.

La Svizzera fece in tempo a vincere per 2-1 la sua semifinale contro la Svezia (una squadra “tutt’altro che imbattibile”, l’avrebbe definita Pozzo) per poi incontrare la corazzata-Celeste. Oltre all’oro, l’Uruguay si portò a casa anche il titolo di capocannoniere, vinto da Pedro Petrone (7 gol), davanti allo svizzero Abegglen e allo svedese Rydell, con sei reti.

Roderick Lewis

 

In alto, la formazione dell’Uruguay, campione olimpico e mondiale 1924

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