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Storie Mondiali – Amsterdam 1928

27 maggio 2014 • Bordate d'autore

Storie mondiali

2a puntata

 

Amsterdam, 1928. I Giochi della nona Olimpiade – quelli che vedranno le prime atlete sui campi di gara – non sono ancora iniziati. Ma il congresso della Fifa, tenuto proprio nella città ospitante, decide che il calcio organizzerà Mondiali autonomi. L’edizione olandese dei Giochi sarà, dunque, l’ultima ad assegnare anche il titolo di campione del mondo: dal 1930, il football si muoverà con le sue gambe.

Virgilio Levratto

Virgilio Levratto

Gli azzurri, agli ordini di Augusto Rangone, affrontano questa grande occasione con un gran pavese di punte di diamante. Come Virgilio Levratto, lo “sfondareti” del Genoa (anzi: del “Genova”, come era stato rinominato d’imperio dalla dittatura fascista). O Combi, Rosetta, Caligaris, il micidiale trio difensivo della Juventus dei cinque scudetti. Antonio Janni, cuore Toro, fatto esordire da Vittorio Pozzo quando era allenatore dei granata. Elvio Banchero, dell’Alessandria, soprannominato “l’uomo del fango” perché i terreni pesanti sono la sua specialità. L’interista Fuffo Bernardini, futura bandiera della Roma del primo scudetto. Il bolognese Angelo Schiavio, che neppure parte da titolare. L’altro genoano, il portiere Giovanni De Prà, che proprio con Gianpiero Combi si gioca il presidio dei pali. E due stelle del Torino: Gino Rossetti e il capitano azzurro Adolfo Baloncieri, quelli che, con l’argentino “oriundo” Julio Libonatti (non convocato perché a rischio-professionismo) formano il “trio delle meraviglie” del Toro anni ’20. Alcune di queste stelle erano già presenti a Parigi, nel 1924. Ma ora sono giocatori più maturi, e pronti per sfidare persino il fortissimo Uruguay campione olimpico e mondiale uscente.
Il torneo parte con gli ottavi di finale (dopo la “scrematura” di un turno preliminare che vede il Portogallo prevalere sul Cile). Ottavi che si preannunciano già molto duri. L’avversaria è la Francia, e dopo 17 minuti la partita sembra già compromessa: gli uomini di Rangone sono già sotto di due reti. Ma la rimonta è formidabile: al 19′ accorcia Rossetti, impatta Levratto e, a fine primo tempo, l’Italia è già davanti, grazie a una rete di Banchero; al 60′ allunga Baloncieri, mentre il transalpino Dauphin fissa il risultato sul 4-3.

Da sinistra a destra, Baloncieri, Libonatti e Rossetti

Da sinistra a destra, Baloncieri, Libonatti e Rossetti

Gli ottavi registrano due eliminazioni eccellenti. La Svizzera vicecampione uscente è strapazzata (4-0) dalla Germania, che ai Giochi di Parigi 1924 non era stata invitata. L’Olanda padrone di casa e semifinalista uscente ha, invece, la sfortuna di imbattersi (ancora) nell’Uruguay: perde 2-0 ed è obbligata al torneo di consolazione.
Arrivano i quarti e si ripropone Italia-Spagna, come a Parigi 1924. Avversario temibile, la squadra iberica, ma senza il portiere Zamora. Il match finisce 1-1 dopo i supplementari (gol azzurro di Baloncieri): secondo i regolamenti dell’epoca, bisogna ripetere la partita. Tre giorni dopo, dunque, si rigioca. Gli azzurri danno qualche ritocchino alla formazione, gli iberici, invece, la cambiano radicalmente. La scelta “conservativa” dà ragione a Rangone: la Spagna viene asfaltata con un umiliante 7-1. Nel tabellino entrano Magnozzi, Schiavio, Baloncieri, Bernardini, Rivolta e Levratto, quest’ultimo con due marcature (una di queste fu molto singolare: la castagna del cannoniere genoano mandò in porta due avversari, per poi entrare in porta e bucare la rete).
Arrivano le semifinali. La prima è una pura formalità: l’Argentina passeggia sull’Egitto, archiviando la pratica con un sonante 6-0. Il giorno seguente è la volta di Italia-Uruguay.

E’ il primo match tra le due squadre – e anche un incontro che appare proibitivo per gli azzurri. Eppure, la partita si mette bene: è Baloncieri a portare avanti l’Italia al 9′. Gli uruguagi, però, partono in progressione e chiudono il primo tempo avanti per 3-1, con reti di Cea, Campolo e Scarone. Nella ripresa accorcia Levratto, e il match si chiude con un assalto azzurro, che costringe la Celeste nella sua area. A fine partita c’è persino una recriminazione: l’uruguagio Canavesi atterra in area il

La formazione  azzurra ai Giochi del 1928

La formazione azzurra ai Giochi del 1928

bomber genoano, ma il direttore di gara, l’olandese Eymers, sorvola. Finisce 3-2 per i campioni uscenti, ma gli azzurri ne escono vincitori morali. Tanto più che The Telegraph titola “Evviva il perdente!”. Per l’Italia, la consolazione di un bronzo, conquistato prendendo a pallonate (11-3) l’Egitto: vanno in rete Schiavio, Banchero e Magnozzi (autori di una tripletta) e Baloncieri (due gol all’attivo). Mentre l’Uruguay conquista il suo secondo titolo sull’Argentina, in un anticipo della finale 1930, gli azzurri sono la vera rivelazione di questi “Mondiali olimpici” che – dirà lo svizzero con passaporto italiano, nonché interista, Ermanno Aebi – “levarono sugli scudi Baloncieri come il miglior attaccante europeo del torneo”. Un riconoscimento diviso con il compagno di squadra Levratto.

Sopra, una sintesi della seconda partita di finale tra Uruguay e Argentina, finita con il risultato di 2-1. Il primo match si era concluso in parità, 1-1; si era così resa necessaria la ripetizione dell’incontro.

 

 

I due bomber entreranno presto nell’immaginario popolare. Il granata sarà definito da Brera “il più classico prodotto del calcio italiano negli anni 20 e uno dei più classici di sempre”, pari solo a Valentino Mazzola e a Giuseppe Meazza: non per niente, dal 1928, il settore giovanile del Torino sarà chiamato “Balon Boys” proprio in suo onore. Il genoano, da parte sua, ispirerà persino una canzone eseguita dal Quartetto Cetra: per raccontare le gesta immaginarie di un tale Spartaco, troveranno proprio nello “sfondareti” la pietra di paragone. Tutto questo nel 1959, quando l’ex genoano si è ritirato da più di 15 anni dai campi di calcio e da oltre 30 dalla nazionale. “Oh oh oh oh che centrattacco!”, canta il Quartetto, “Oh oh oh oh tu sei un cerbiatto! Sei meglio di Levratto, ogni tiro va nel sacco”.


Per la cronaca, il protagonista della canzone arriva a vestire l’azzurro, segnando ben 18 gol a Brasile e Portogallo, Ma poi, sul più bello, si sveglia. Tutto un sogno. E Spartaco si consola… con le “foto di Levratto e Nicolè”. Meglio di niente…

 

Roderick Lewis

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