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Storie Mondiali – Uruguay 1930

30 maggio 2014 • Bordate d'autore

Storie Mondiali

terza puntata

 

La prima Coppa del Mondo

La prima Coppa del Mondo

Genova, 21 giugno 1930. Il Conte Verde – nave costruita presso i cantieri William Beardmore&Co di Dalmuir, presso Glasgow, per la compagnia di navigazione zeneise Lloyd Sabaudo – salpa dal porto della Superba. Destinazione, Montevideo. A bordo, la nazionale romena che parteciperà ai Mondiali. Che viene presto affiancata da altri protagonisti del primo torneo iridato non olimpico della storia; al porto di Villefranche-sur-Mer, in Costa Azzurra, sale la Francia, con i tre arbitri europei e un gruppo di delegati Fifa, guidati dal presidente Jules Rimet. Il padre dei Mondiali porta in valigia nientemeno che la Coppa, disegnata dal transalpino Abel

Jules Rimet

Jules Rimet

Lafleur, che dal 1946 porterà proprio il suo nome. A Barcellona sale poi la nazionale belga: il piroscafo lascia la capitale catalana con a bordo tre squadre europee su quattro partecipanti (la quarta, cioè la Jugoslavia, ha scelto di viaggiare a bordo del Florida, salpato da Marsiglia). Alla fine, è la volta della delegazione brasiliana, che sale a Rio de Janeiro. La “cittadinanza” genovese del Conte Verde è un po’ una simpatica rivincita della Superba: per scoprire le Americhe, la Santa Maria di Cristoforo Colombo o fontanin era partito da Palos. Ora il football riscopre le Americhe imbarcando la Coppa Alata proprio dalla Vegia Zena.
Sulla nave – approdata a Montevideo il 4 luglio – “non si parlava di tattiche o cose simili”, avrebbe rivelato la mezzala sinistra francese Lucien Laurent. E l’unico allenamento consisteva nel “correre qui e là sul ponte della nave. Correre, sempre correre”. Sotto coperta si facevano gli esercizi. “C’era anche una piscina”, e persino l’intrattenimento di attori o di un quarterro d’archi. Sempre con le parole di Lucien Laurent, “era come un villaggio turistico. Non capivamo pienamente la grandezza del motivo per cui stavamo andando in Uruguay. Solo anni e anni dopo ci siamo resi conto del nostro posto nella storia. In quel momento era solo avventura. Eravamo giovani che si stavano divertendo”.

Lucien Laurent

Lucien Laurent

Quel nugolo di calciatori, arbitri e dirigenti della Fifa stavano scrivendo un capitolo fondamentale della storia del calcio. E di un evento che sarebbe diventato un grande fenomeno di massa – oltre che un business milionario. Ma loro non lo immaginavano neppure lontanamente.
Qualche giorno dopo, Lucien Laurent scrive la storia in prima persona. Ma, neanche in questo caso, capisce l’importanza di quello che ha fatto. E’ il 13 luglio 1930: al Parque Central di Montevideo si gioca Francia-Messico. La partita è ferma sullo 0-0, finché, al 19′, un traversone di Alexandre Villaplane viene raccolto, di prima, da Laurent, che trafigge il portiere messicano Bonfiglio. Quella rete ha una grandissima importanza: è il primo gol assoluto nella storia della Coppa del Mondo. Il francese batte di quattro minuti l’americano Bart McGhee, unico marcatore della partita Usa-Belgio, giocata in contemporanea (gli Stati Uniti, è bene osservarlo, sono però infarciti di immigrati scozzesi naturalizzati: ben sette).

Sopra, Lucien Laurent racconta la Coppa del Mondo del 1930

 

Laurent anticipa quindi McGhee di pochi minuti. Ma lui – come già scritto – non sembra rendersi conto di essere entrato nel libro dei record. Ecco il suo racconto della segnatura. “Stavamo affrontando il Messico e nevicava, dato che nell’emisfero sud era inverno. Uno dei miei compagni crossò il pallone e io ne seguii con attenzione il movimento, colpendolo al volo di destro. Fummo tutti contenti, ma non esultammo neppure: nessuno capì che eravamo passati alla storia. Una veloce stretta di mano e proseguimmo l’incontro. Non ci fu neanche assegnato un compenso: all’epoca eravamo dilettanti a tutti gli effetti”. In quella partita, terminata 4-1 per la Francia, Laurent ha ancora i suoi minuti di gloria, ma come portiere. Sostituisce, infatti, tra i pali l’estremo difensore transalpino Thépot, obbligato a uscire dal campo per un infortunio (nel 1930, come si sa, non esistono le sostituzioni). Poi, nessun gol fino alla fine dei Mondiali (che si concludono con l’eliminazione a opera dell’Argentina, nel girone: nel 1930, passa solo la prima dei gruppi preliminari).

Guillermo Stábile

Guillermo Stábile

Il primo capocannoniere è, invece, l’argentino Guillermo Stábile, detto El Filtrador, con otto reti. E’ però l’Uruguay a portarsi a casa la coppa: terza stelletta consecutiva. Ma la finale, a onor di cronaca, è preceduta da episodi poco chiari: si parla di minacce e controminacce, da una parte e dall’altra, per influenzare, in maniera non lecita, l’esito della partita. Il fischietto belga John Langenus – arbitro professionista, nonché giornalista sportivo di una testata tedesca – è designato per la finale, ma dopo essere stato minacciato, tenta di sfangarla. Poi chiede e ottiene una polizza sulla vita e una nave pronta a partire non appena lui si imbarcherà – cioè a partita conclusa. E, dopo aver fischiato la fine (4-2 per l’Uruguay), l’arbitro se ne va al porto senza neanche cambiarsi: mentre il capitano uruguagio, l’olimpionico uscente

José Nasazzi

José Nasazzi

José Nasazzi è il primo ad alzare la Coppa del Mondo, il direttore di gara è già in marcia. Ma, colpo di scena, non può partire subito: il piroscafo resterà bloccato nella nebbia. Comunque, ne uscirà sano e salvo, senza problemi.

 

 

 

 

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