MENU

Ottavi, partite-fiume e nessuna sorpresa

2 luglio 2014 • Sport news

La griglia dei quarti di finale, che si è formata poche ore fa con la fine dei supplementari fra Belgio è Stati Uniti, non presenta particolari sorprese: nessuna tra le sfavorite della vigilia ha fatto il colpaccio. Singolare, tuttavia, il modo in cui sono maturati i risultati. A partire dal numero di incontri che si sono conclusi oltre il tempo regolamentare: cinque, ed è già questo un record. Eguagliato, per la verità – ma Brasile 2014 condivide il primato con il lontano torneo di Francia 1938, vinto dall’Italia di Vittorio Pozzo. Altri ritmi in campo, altra formula, altro calcio.
Si è partiti con un Brasile-Cile che prima dei Mondiali sarebbe stata definita una partita senza storia, ma che dopo la prima fase si presentava come un match ben più equilibrato. E così è stato: nel primo “ottavo”, sabato 28 giugno, il Cile ha sfiorato il colpaccio con una Brasile-Ciletraversa di Pinilla a fine supplementari – proprio ieri, l’attaccante del Cagliari si è fatto tatuare il fotogramma del gol sfiorato, aggiungendo una “didascalia” molto eloquente: “A un centimetro dalla gloria”. Ancora centimetri, questa volta ai rigori: l’ultimo penalty cileno – battuto da Jara – si è stampato sul palo, decretando il passaggio del turno dei padroni di casa. Cile davvero sfortunato.
Più netta la vittoria della Colombia nella partita serale di sabato scorso: Uruguay spazzato via da una doppietta di James Rodríguez (che, comunque vada, lascerà i Mondiali con un valore di mercato molto alto, per la gioia del Monaco) e Cafeteros sempre più lanciati. Una vera macchina da guerra, che finora ha sempre convinto e dato spettacolo – e pensate se ci fosse anche la “stella” della Selección colombiana, Radamel Falcao.
Drammatica, invece, la partita tra Olanda e Messico la prima di domenica 29 giugno. Che si è conclusa secondo pronostico (2-1 per i tulipani), ma con una rimonta pazzesca, quasi disperata degli Orange: messicani in vantaggio con Giovani dos Santos al 48′, impatta l’ex interista Wesley Sneijder all’88’ e al quarto di recupero Huntelaar trasforma un rigore “cercato” e ottenuto da quel fuoriclasse che è Arjen Robben: decisivo il fallo ingenuo del pur esperto Rafa Márquez. In quella che avevamo definito una “finale anticipata”, il Messico avrebbe meritato di più: l’Olanda si è conquistata il passaggio del turno con scaltrezza e nervi saldi, oltre che sfruttando la maggiore esperienza. Chapeau al Messico, che avrebbe meritato un cammino ben più lungo.Olanda-Messico
L’ottavo di domenica sera, tra Costarica e Grecia, era forse l’unico senza un favorito. Dopo una partita non bella e con poche emozioni, l’hanno spuntata i centroamericani ai rigori – ma quanti errori ellenici in fase di conclusione.
Su Francia-Nigeria, prima partita di lunedì 30 giugno, il 2-0 è bugiardo: un po’ perché è maturato verso la fine, quando i transalpini hanno nettamente alzato i ritmi; un po’ per un arbitraggio che certamente non ha favorito i nigeriani. Stephen Keshi, allenatore delle “Aquile”, si è scagliato contro la direzione di gara dell’americano Geiger, sostenendo che il fallo di Blaise Matuidi su Eddy Onazi (che è costato al laziale la frattura di tibia e perone) avrebbe dovuto essere sanzionato in modo ben più pesante: “era da espulsione”, ha detto il 52enne allenatore dei “verdi”. Invece, solo cartellino giallo. “In più c’erano due rigori per noi”, ha aggiunto Keshi, che ha annunciato ieri il suo addio alla nazionale nigeriana, che guidava dal 2011.  ”E’ il momento per me di tornare dalla mia famiglia”, ha dichiarato, “e di confrontarmi con nuove sfide”. I rumours parlano di una possibile avventura sulla panchina del Sudafrica.
NigeriaLa Nigeria, comunque, lascia il Brasile con una vittoria: gli sportivi di tutto il mondo hanno ancora negli occhi le “Aquile” che, nel prepartita, pregano insieme. Cristiani e Musulmani. Un forte appello alla pace e all’unità che non piace ai terroristi di Boko Aram, quelli che rapiscono le ragazze “colpevoli” di voler studiare, come le loro coetanee di tutto il mondo, quelli che dell’odio religioso fanno un’ideologia. Per questo motivo, la Nigeria esce sul campo, ma il suo Mondiale lo ha vinto. Giocatori e tifosi, che hanno esposto bandiere nigeriane con un messaggio eloquente: bring back our girls, “riportateci le nostre ragazze”.
Anche la seconda africana approdata agli ottavi, l’Algeria, è uscita, secondo pronostico, contro la Germania. Ma la squadra di Löw, la qualificazione, se la deve sudare: i nordafricani dominano il primo tempo, dando spettacolo; i tedeschi crescono alla distanza, ma non riescono a evitare i tempi supplementari. Finisce poi 2-1, ma le “volpi del deserto” escono tra gli applausi. E’ singolare che la corazzata germanica non abbia mai vinto contro l’Algeria ai tempi regolamentari: due sconfitte (una in amichevole, nel 1964, e una ai Mondiali del 1982) e un successo, lunedì scorso, ai supplementari.
E’ finita al 120′ più recupero anche Argentina-Svizzera, partita di apertura del 1 luglio. 1-0 per l’albiceleste, ma il risultato non riflette l’andamento del match: una Nati sfortunata e sprecona, ma messa molto bene in campo, tiene bene, “cedendo” ai più quotati avversari soltanto il secondo tempo regolamentare. Decisivo l’errore “fantozziano” di Lichtsteiner, che a due minuti dai calci di rigore perde incredibilmente una palla innocua a centrocampo. Questa palla origina, poi, l’azione del gol: assist di Messi, Argentina-Svizzeratrasforma Di Maria, migliore dei suoi. Chissà cosa avrebbe detto Renato Cesarini, italo-argentino e giocatore della Juventus, a vedere un calciatore bianconero favorire, con un errore marchiano, la nazionale albiceleste proprio nella “zona” inventata dai suoi gol segnati in extremis.
Quello di Lichsteiner non è l’unico svarione di una Svizzera che, per il resto, si è dimostrata precisa, quadrata e tatticamente quasi perfetta: anche il poco incisivo Drmić (unico errore nella formazione schierata da Hitzfeld): l’attaccante del Bayer Leverkusen, nel primo tempo, servito da un eccellente Shaqiri, arriva a tu per tu con il portiere ma, invece che produrre un facile pallonetto che avrebbe sancito il vantaggio elvetico, spara tra le braccia di Romero. Decisamente meno colpevole, invece, per Blerim Dzemaili, che dopo il gol argentino, nel recupero, colpisce il palo di testa, a Romero battuto, con tap in annesso che va fuori di pochissimo. Un’ottima Svizzera esce quindi fra gli applausi, conscia che due errori clamorosi in una partita memorabile le hanno negato i quarti (per i rossocrociati, mancano dal 1954). Delusi anche i brasiliani, che hanno tifato forte per la Nati (per questo motivo, gli elvetici hanno praticamente giocato in casa) alternando gli applausi per la Svizzera ai fischi per Messi e compagni e alle schermaglie verbali con i rivali argentini presenti in massa all’Itaquerão.
Infine, più difficile del previsto l’ultimo ottavo, quello tra Belgio e Stati Uniti. Nettamente superiore la squadra di Wilmots – e questo si sapeva; ma, diversamente da quanto si pensava, Kompany e compagni non riescono a passare ai tempi regolamentari. In particolare, il secondo tempo mostra un assedio prolungato del Belgio, le cui continue occasioni da gol sono rintuzzate da una squadra americana asserragliata stile-Padova di Nereo Rocco, con alcuni contropiede non troppo pericolosi. Eroe statunitense è Tim Howard, estremo difensore dell’Everton, che prende praticamente tutto e permette alla sua squadra di conquistare l’extra-time; poi cede a de Bruyne e a Romelu Lukaku, che è suo compagno di squadra in quel di Goodison Park. Inutile il 2-1 del neo-entrato Julian Green: Klinsmann torna a casa, ma il calcio americano, per la prima volta, sembra aprire una finestra sul futuro. Non ce l’aveva fatta la conquista della semifinale del 1930, non ce l’avevano fatta i Cosmos di Pelé e Beckenbauer, non ce l’avevano fatta i Mondiali in casa del 1994 a entusiasmare gli americani per il calcio: al massimo, una nicchia di tifosi a stelle e strisce seguiva le donne (vincenti). Ora, qualcosa sembra cambiato. Spinti dalla passione calcistica di Barack Obama, gli americani hanno vissuto questa Coppa del mondo come non mai. Entusiasmo alle stelle, battage mediatico, tifosi presenti in massa in Brasile al seguito della loro nazionale (sembra incredibile, ma i supporter Usa hanno conquistato il secondo posto – dopo i brasiliani – per numero di biglietti acquistati). Certo: da un paese che il calcio lo chiama soccer anziché football, e che con quest’ultimo termine individua un altro sport non ci si può aspettare troppo. Sarà, dunque, difficile che la popolarità del calcio superi quella del baseball, del football americano, della pallacanestro o dell’hockey. Sarà anche difficile, almeno in tempi brevi, vedere la squadra di Klinsmann raggiungere la semifinale di un Mondiale, come avvenne nel 1930. Ma la strada verso la passione-calcio sembra tracciata.

A. Z.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »