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Expo 2015, il Brasile va in rete

24 aprile 2015 • Eventi, Te lo dò io il BrasileComments (0)

La rete. E’ questo il fil rouge scelto dal Brasile per Expo 2015. Attenzione: non “rete” in senso di “gol” – non stavolta, almeno. Ma “rete” con il significato di insieme, di intreccio, di struttura. Di collegamento fra le varie realtà del paese: etniche, culturali, in qualche caso anche linguistiche e, naturalmente, geografiche dalle foreste amazzoniche alle spiagge di Rio, fino al clima “freddino” di Porto Alegre. Realtà che si sono mixate (anche grazie al calcio, alla musica e alla straordinaria cultura legata al Carnevale, aggiungiamo noi) e che hanno fatto del Brasile il paese che oggi conosciamo. Rete come intreccio, dunque, ma anche rete come E come esempio di “flessibilità”. Come network, in senso tecnologico. Non può mancare – ça va sans dire – un collegamento al cibo, tema dell’Expo milanese. In questo caso, la “rete” ha una valenza profondamente sociale e anche politica: un impegno che le porti le risorse a essere accessibili a tutti gli abitanti del Pianeta Terra. Un approccio alla nutrizione pienamente democratico.

Una connessione molto profonda, quella fra tecnologia e cibo. Perché, ha detto Arthur Casas, architetto che ha progettato il padiglione, in un intervento al Politecnico di Milano, “nel ventunesimo secolo grazie alla tecnologia abbiamo portato le coltivazioni anche nelle zone aride. Il Brasile è diventato quello che è grazie all’unione delle diverse forze che lo compongono, grazie alle sue diversità”.

Il padiglione del Brasile, esteso 4.133 metri quadrati, è costato 10 milioni di euro e si dividerà in due parti: una aperta, più grande, dedicata alle visite, e una chiusa, che servirà per gli appuntamenti ufficiali, gli incontri e le esposizioni. La prima area, in particolare, sarà dedicata alla vegetazione del paese. Una “rete verde” avvolgerà l’intera costruzione e i visitatori potranno toccarla, arrampicarsi e calpestarla, attivando suoni e luci: ” in questo modo saranno le persone a creare l’atmosfera all’interno del padiglione”, ha spiegato Casas.

 

A. Z.

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2015, salta Latinoamericando

23 aprile 2015 • Eventi, Te lo dò io il BrasileComments (0)

Latinoamericando salta un’edizione. Lo ha comunicato una nota dell’organizzazione. La ragione è legata a Expo 2015: la fondatrice del festival, Franca De Gasperi, è stata infatti cooptata dall’esposizione universale come ambasciatrice di Women for Expo e altre manifestazioni che si svolgeranno durante la kermesse milanese, anche grazie alla sua vasta esperienza di cultura latinoamericana. Per questo motivo, dunque, si è ritenuto opportuno “saltare” un anno. L’ormai tradizionale festival che si svolge nell’area esterna del Forum di Assago tornerà regolarmente nel 2016.

A. Z.

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Il 7 e 8 ottobre appuntamento a Roma per conoscere il Brasile

7 ottobre 2014 • Affari & Persone, EventiComments (0)

L’Ambasciata del Brasile in Italia e l’Ufficio Brasiliano del TurismoEmbratur  – www.embratur.gov.br –  organizzano a Roma nei giorni 7 e 8 ottobre “Il Brasile ti Chiama”, evento per promuovere le destinazioni turistiche brasiliane e le  relazioni economiche e d’affari tra il Brasile e l’Italia. L’evento rappresenta la maggiore azione promozionale del governo di Brasilia in Italia nel 2014 e vede la partecipazione di rappresentanti degli stati di Amazonas, Bahia, Mato Grosso do Sul, Rio de Janeiro, Santa Catarina e Pernambuco, oltre a importanti nomi del settore turistico nazionale, delle compagnie aeree Alitalia, AirFrance/Klm, Tap Portugal e Latam Airlines Group, dei principali operatori turistici italiani, di agenti di viaggio, giornalisti, autorità governative.

Nella “due giorni” saranno presenti specialisti nei settori commercio e investimenti, educazione, tecnologia, gastronomia; in programma alcuni specifici seminari sulle opportunità di investimenti in Brasile, biotecnologia al servizio dello sviluppo, il Brasile come meta di studi, musica, letteratura e cachaça. L’iniziativa ha il format di una fiera di turismo, realizzata nel patio dello storico Palazzo Pamphilj, sede dell’ambasciata del Brasile a Roma, in piazza Navona. Si stima la presenza di circa duemila persone tra operatori e pubblico. Al fine di favorire la cooperazione e la concretizzazione di affari nel segmento turistico, le segreterie di turismo brasiliane e i rappresentanti del settore ricettivo saranno a disposizione per realizzare incontri e presentare i loro prodotti a operatori e aziende italiane.

L’obiettivo de “Il Brasile ti Chiama” è mostrare il paese a 360 gradi. L’iniziativa servirà a presentare le trasformazioni che il Brasile sta attraversando, la sua rilevanza come porta d’ingresso per l’America Latina, la vocazione territoriale delle diverse regioni e le opportunità concrete per imprenditori italiani interessati al paese latino americano.

Antonio Barbangelo

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Usa-Belgio ha vinto la gara degli sms

16 luglio 2014 • EventiComments (0)

Durante il Campionato Mondiale di Calcio 2014 abbiamo assistito a gol spettacolari, giocate memorabili, pronostici disattesi e vittorie insperate. Momenti vissuti intensamente in tutto il mondo, anche da un punto di vista d’interazione digitale. Le soluzioni SAP Social Meter Analytics e SAP Lumira hanno calcolato il traffico di sms durante le partite dai sedicesimi di finale all’ultimo match e il net sentiment di tutti i commenti pubblicati sui social network in lingua inglese, tedesca e spagnola durante il torneo.

I risultati dell’analisi, riportati anche nell’infografica di sopra, svelano ad esempio che i momenti topici delle partite – come ad esempio il cartellino rosso a Pepe durante Germania-Portogallo del 16 giugno, o il morso di Luis Suarez a Giorgio Chiellini del 24 giugno – hanno coinciso con i più elevati picchi di conversazioni in rete. Mentre la Germania avanzava nel campionato, la net sentiment di tutti i post pubblicati in lingua tedesca cresceva, raggiungendo l’apice nella storica semi-finale contro il Brasile con performance addirittura migliori di quelle registrate durante la finale.

Subito dopo la partita USA – Belgio il traffico di sms a livello globale è aumentato del 4912% rispetto alla media e per 14 minuti dopo il gioco il traffico di sms dal Belgio è rimasto il 1000% più alto del solito. Per Costa Rica – Olanda, invece, nel minuto successivo alla vittoria ai rigori, il traffico di sms dall’Olanda è incrementato del 3641% rispetto al normale. E infine per Germania – Argentina dopo la vittoria della Germania ai supplementari, il traffico di sms dalla Germania ha subìto un picco fino al 1006% superiore al trend abituale.

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Su Facebook le conversazioni sui Mondiali battono qualsiasi grande evento precedente

20 giugno 2014 • EventiComments (0)

World Cup on Facebook Global MapCommenti, pensieri, ovazioni, foto e video stanno spopolando su Facebook e portando tutto il mondo del torneo di calcio brasiliano sulla piattaforma. I tifosi stanno vivendo l’evento calcistico più atteso dell’anno con ancora coinvolgimento, passione e condivisione ai massimi storici, e hanno già reso Facebook il più grande stadio mobile del mondo! Sulla piattaforma in una sola settimana 141 milioni di persone attive che hanno parlato delle partite di calcio, per un totale di 495 milioni di interazioni, fra post, commenti e like condivisi sul social network, superando tutti gli eventi più discussi su Facebook quest’anno del calibro del Super Bowl, Sochi e degli Oscar del cinema.

Numeri da record delle persone che ogni giorno dal fischio di inizio che ha aperto ufficialmente il campionato del mondo stanno andando su Facebook per scoprire contenuti e avere tutti gli aggiornamenti sulle squadre preferite e i giocatori amati: il pallone è protagonista su Facebook con 141 milioni di persone attive con 495 milioni di interazioni, un risultato che, rispetto a tutti gli eventi seguiti sulla piattaforma, rappresenta già un successo se confrontato con i livelli di engagement raggiunti in occasione del Super Bowl (50 milioni di persone e 185 milioni di interazioni) Sochi (45 milioni di persone e 120 milioni di interazioni) e infine la cerimonia degli Oscar (11,23 milioni di persone e 25,4 milioni di interazioni). Sommando infatti le conversazioni di questi 3 grandi eventi nel complesso non si raggiunge il dato registrato per la coppa del mondo in una sola settimana dall’inizio dell’evento.

In tutti i Paesi si registra una grande partecipazione social durante i match ma le conversazioni più numerose su base giornaliera provengono dal Brasile, seguito da Stati Uniti, Regno Unito, Indonesia e Messico.
Un trend, che conclama il calcio come una passione sempre più social, è inoltre confermato da una ricerca da cui emerge che nel mondo Facebook viene utilizzata come prima piattaforma per seguire gli eventi sportivi, e in particolare in Italia il 68% delle persone accede al social network come prima scelta per informarsi, condividere e commentare lo sport, insieme agli Sms (fonte: e-marketer, campione di 1000 persone residenti negli Stati Uniti).
Momenti speciali più commentati, calciatori più menzionati, personaggi famosi più attivi e azioni con più interazioni sono le attività che stanno animando Facebook durante i match in questi giorni.

… Quelli che sostengono le squadre

Vip e celebrità di tutto il mondo si stanno appassionando alle partite e sostenendo le squadre con messaggi, foto e ovazioni su Facebook. Durante la cerimonia di apertura dei mondiali due post hanno appassionato gli utenti: la foto della performance di Pitbull postata sul suo profilo con oltre 1,2 milioni di interazioni e il video di Jennifer Lopez che si riscalda ballando nel camerino prima di esibirsi con oltre 600,000 interazioni.

Inoltre la modella Alessandra Ambrosio ha ricevuto 10.000 mi piace e più di 100 commenti e 100 condivisioni del suo post in cui sosteneva la squadra brasiliana, mentre a sostegno degli inglesi arriva lo scatto che ritrae l’atterraggio della brand inglese Vamps giusto in tempo per il calcio di inizio della nazionale control l’Uruguay con 30.000 like, oltre 150 condivisioni e più di 250 commenti, lo status di Mick Jagger che incoraggia la sua squadra con 11.000 like, più di 1.000 condivisioni e oltre 1.000 commenti e il post del campione di Formula 1 Lewis Hamilton con 8.000 like, più di 100 condivisioni e oltre 800 commenti.

Non mancano i sostenitori degli Azzurri: Alena Šeredová, ex compagna del portiere della Nazionale Buffon, che ha postato recentemente la foto alla partenza con i suoi due figli in direzione Brasile con oltre 55.000 mi piace e 655 condivisioni, Madonna che ha postato un selfie speciale incitando gli italiani “Go Italy go” il giorno dopo la vittoria contro l’Inghilterra con oltre 157.000 like e 7.845 condivisioni e gli stilisti Dolce & Gabbana che incoraggiano la Nazionale con uno scatto del team al massimo dello stile della moda italiana che ha ottenuto oltre 4.300 like e 319 condivisioni.

Le partite più commentate

I match giocati sui campi brasiliani stanno riempiendo i News Feed di tutto il mondo, in particolare dall’inizio dell’evento ad ora, alcuni appuntamenti si sono distinti su tutti per il livello di coinvolgimento generato su Facebook. La partita ad oggi più postata sul social network è quella che ha aperto i giochi dove lo scontro tra Brasile e Croazia (3-1, 12 giugno) ha raggiunto a livello globale oltre 58 milioni di persone attive e più di 140 milioni di interazioni attraverso Facebook. Seguita subito dopo dal match tra Brasile e Messico (0-0, 17 giugno) con oltre 33 milioni di persone nel mondo connesse a Facebook durante il match e un totale di oltre 68 milioni di interazioni.

I calciatori più chiacchierati

In vetta alla classifica dei giocatori più menzionati nei post dei fan durante le partite dall’inizio dell’evento ad oggi ci sono invece i brasiliani Neymar Jr e Oscar, il messicano Guillermo Ochoa, il tedesco Thomas Müllerm e il portoghese Cristiano Ronaldo. Inoltre alcuni scatti postati dai calciatori coinvolti nel torneo stanno facendo il giro del mondo attraverso Facebook come la foto pubblicata sul suo profilo da Mario Balotelli che, per scherzo, ha riempito l’album delle figurina con la sua immagine e ha generato 250.000 interazioni, e il post di Neymar con il fotomontaggio della sua immagine unita a quella di David Luiz che ha raggiunto 1,2 milioni di interazioni. infine 498.000 è il numero di interazioni del selfie che il calciatore tedesco Lucas Podolski ha scattato insieme Angela Merkel dopo la vittoria contro il Portogallo, 100.000 like, 16.000 condivisioni e 10.000 commenti sono i risultati ottenuti in solo un’ora dal video postato da giocatore dell’Uruguay Luis Suarez subito dopo i due goal segnati all’Inghilterra e 28.000 like, 600 condivisioni e oltre 700 commenti sono i numeri della foto in cui Carlos Bacca si congratula con Juan Quintero per il suo goal.

Tutti gli appassionati di calcio possono continuare a seguire in tempo reale gli aggiornamenti sulle partite, le squadre del cuore e i calciatori preferiti attraverso l’hub di Facebook Trending World Cup che include un feed speciale con i post degli amici che stanno seguendo le partite, gli aggiornamenti su squadre e giocatori e una mappa interattiva che mostra da dove provengono i tifosi dei top player del torneo.
Inoltre, sulla pagina del Ref, è possibile conoscere il punto di vista sulle azioni di gioco direttamente dall’arbitro ufficiale Facebook; se per esempio alla squadra del cuore viene assegnato un rigore a sfavore o il proprio beniamino viene espulso, tutti i tifosi possono affidarsi al punto di vista dell’arbitro ufficiale Facebook che posterà commenti durante le partite, dando la propria opinione sui momenti salienti e sugli episodi dubbi, che possono generare pareri discordanti tra le tifoserie.
Alcuni link da non perdere:
Alessandra Ambrosio
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152476239639826&set=a.361995759825.151768.353199739825&type=1&theater
Vamps https://www.facebook.com/photo.php?fbid=442278139250069&set=a.125187294292490.32470.102847299859823&type=1&theater
Mick Jagger https://www.facebook.com/mickjaggerofficial/posts/780674861966365
Lewis Hamilton https://www.facebook.com/LewisHamilton/posts/674553539292644
Madonna https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152510995429402&set=a.10151969572164402.1073741833.10584534401&type=1&theater
Alena Šeredová
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=692796790756306&set=a.418635714839083.85063.376265875742734&type=1&theater
Dolce & Gabbana
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150483584564977&set=a.10150483584559977.1073741980.26696569976&type=1&theater
Pitbull https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152137549762401&set=a.130126687400.112951.95051637400&type=1
Neymar https://www.facebook.com/neymarjr/photos/a.148480921854266.16269.148456285190063/704655846236768/?type=1
Jennifer Lopez
https://www.facebook.com/photo.php?v=10152442558190768
Mario Balotelli
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1430946300511595&set=a.1427766484162910.1073741830.1421605904778968&type=1
Lukas Podolski https://www.facebook.com/LukasPodolski/photos/a.689898931021426.1073741832.119757088035616/921215501223100/?type=1
Luis Suarez https://www.facebook.com/photo.php?v=833428486682221&set=vb.167866666571743&type=2&theater
Carlos Bacca https://www.facebook.com/carlosbaccaoficial/photos/a.629567083789278.1073741841.290004957745494/666153870130599/?type=1&theater

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Carlo Petrini e i Mondiali dell’82 nei libri di Massimo Del Papa

6 giugno 2014 • EventiComments (0)

di Nazareno Giusti. Mentre sale la febbre dei mondiali, Massimo Del Papa, giornalista di origini milanesi, ha fatto uscire due interessanti e-book sul calcio. Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio questi lavori.

Partiamo da “Sopra un prato malato”…

“Il libro è dedicato a Carlo Petrini morto il 16 aprile 2012. Petrini, attaccante del Milan di Nereo Rocco, poi del Torino e del Bologna, rimase coinvolto nello scandalo del calcio scommesse e chiuse la sua carriera nelle serie minori, in Liguria”.

Quel Petrini che poi divenne scrittore…

“Sì, il suo libro più famoso è l’autobiografia “Nel fango del dio pallone” ma è da ricordare (e leggere) anche “Il calciatore suicidato” in cui indaga sulla misteriosa morte di Donato Bergamini”.

“Sopra un prato malato”, alla fine, raccoglie il testo integrale del monologo teatrale Sport in vena”. Come è nato questo spettacolo?

“È nato per impulso di Andrea Franchi che sta con me sul palco e, nel finale, esegue anche due pezzi cantati. Ci sentivamo spesso, ci chiedevamo cosa reciprocamente stessimo facendo; quando lui ha saputo di questo monologo, che in partenza doveva essere solo un ebook , ebbe questa idea di farne uno spettacolo completo. Ed è stato sempre lui a “stanarmi”, coinvolgendomi, contagiandomi col suo entusiasmo. Abbiamo per un po’ confrontato il rispettivo materiale via internet, e poi ci siamo trovati per provarlo”.

Lei conosceva personalmente Petrini?

“Sì, l’ho conosciuto Carlo intervistandolo per il Mucchio; poi è nata un’amicizia, fatta anche di occasioni comuni: ebbi occasione di invitarlo ad un convegno che organizzai nel 2006 ad Abbadia San Salvatore, per i ragazzi delle scuole e non solo. Poi ci furono ulteriori occasioni”.

Quale il suo giudizio sull’uomo?

“Petrini è  stato un uomo solo, coraggioso, di grande dignità. Uno che, dopo aver perduto tutto, riconquistò se stesso e il suo destino raccontando per primo, contro ogni silenzio ed ogni boicottaggio, tutto il malaffare nel calcio. Scrivere questo monologo è stato riprendere la sua voce e continuare a farla girare, a dispetto di chi non la voleva sentire. E’ come un impegno per me. Carlo non smette di avere ragione ad ogni nuovo scandalo, ad ogni nuova morte di sport”.

Passiamo al secondo e-book: “Quelli erano tempi” dedicato ai Mondiali ’82…

“Quest’altro lavoro rievoca invece la breve cronistoria di un momento di trapasso dalla fine della società industriale all’inizio del “post”. Un momento sportivo, calcistico, che per l’ultima volta riuscì a coinvolgere gli italiani in una liturgia festosa realmente nazional popolare”.

Lei dice che è stata l’unica volta che abbiamo vinto qualcosa. Perché?

“In quel caso tutti vincemmo qualcosa, ci sentimmo parte di qualcosa. Fu una festa collettiva, popolare. Dopo no”.

Quella magica sera del 5 luglio, per lei suscita anche ricordi intimi…

“Sì, la mia vita allora si schiudeva, mi avevano appena regalato un braccialetto in cuoio, la targhetta dorata col mio nome, per i diciotto anni. Passai la sera a festeggiare con gli amici del mare, la notte a rivedere tutto, da solo. La vita si schiudeva, ma era una pianta carnivora pronta a divorarmi. Adesso sono qui, sull’orlo di un’altra estate, i capelli sempre più bianchi e non ho ancora capito tutto quello che è successo. Scrivo di quelle partite, di quei diciott’anni, di quella vita che pareva schiudersi, scrivo e torno a rivedere Italia Brasile, 3-2 e tutte le lacrime sono fiumi che scorrono per cascate diverse, si mescolano, si confondono. Solo io so distinguerle. Conosco ogni ragione di quelle lacrime. Nostalgia, tenerezza e ferite. L’unica cosa che non posso fare, è trattenerle ancora”.

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The German Doctor: il pellegrinaggio sudamericano di Josef Mengele

30 maggio 2014 • EventiComments (1)

di Nazareno Giusti. Tra i vari ufficiali nazisti, probabilmente, Josef Mengele è tra i più famosi, tristemente noto come “angelo della morte” a causa degli “esperimenti” sui prigionieri di Auschwitz. Nel campo polacco rimase per 21 mesi portando avanti (sperimentando senza regole) il suo folle sogno eugenetico. I suoi esperimenti furono condotti, quasi sempre, sui gemelli. Un suo assistente, il dottore Miklos Nyiszli, testimoniò di quando, in una sola notte, uno dopo l’altro, uccise, personalmente, 14 gemelli di origine zingara. Alla fine della guerra, come alcuni altri ufficiali nazisti, riuscì a scappare.

Di lui, per lungo tempo, si persero le tracce. Nel 1949, si imbarcò da Genova per l’America con il passaporto e i documenti di “Helmut Gregor, nato nel comune di Termeno in Alto Adige”. Arrivato in Paraguay, per un periodo soggiornò in  Argentina e poi in Brasile, sempre in fuga. Braccato dal Mossad (il servizio segreto israeliano), con sulla testa, una taglia da tre milioni di dollari. Morì nel 1979 stroncato da un attacco cardiaco mentre nuotava a pochi metri dalla riva dell’oceano Atlantico. Fu sepolto nel cimitero di Nostra Signora del Rosario, a Embu das Artes, sotto la falsa identità di Wolfgang Gerhard. Un esame del Dna, effettuato nel 1985, però, rivelò che si trattava di lui: l’imprendibile “angelo della morte”.

Proprio il periodo brasiliano ispirò allo scrittore statunitense Ira Levin il suo romanzo “I ragazzi venuti dal Brasile”, da cui fu poi tratto un omonimo film del regista Franklin James Schaffner con Gregory Peck e Laurence Olivier. Suggestiva e inquietante la trama: finanziato da un potente “nostalgico”, Mengele, alcuni anni dopo la fine della guerra, crea 94 cloni di Adolf Hitler affidandoli e facendoli crescere da varie famiglie sparse tra il Nord America e l’Europa, inconsapevoli, di esser stati selezionati secondo rigidi criteri: ad esempio, in tutte le famiglie, tra i coniugi c’è una notevole differenza d’età, il padre è spesso assente e molto rigido, la madre molto presente e troppo affettuosa. Come lo erano gli autentici genitori di Hitler. Proprio per rispettare e ricreare le condizioni in cui crebbe il “caporale austriaco” (a cui, Mengele, prima che morisse, aveva  prelevato, un lembo di pelle e un campione di sangue che ha iniettato nei 94 bambini), dei sicari hanno avuto ordine di eliminare il padre quando i ragazzi avranno compiuto 14 anni. Se l’esperimento andrà bene, uno di quei 94, potrà divenire il nuovo Führer, per ricostruire il Reich “millenario”.

 https://www.youtube.com/watch?v=ZP3elgQW8NE

Ma mentre le cose iniziano a non andare bene Mengele, inconsapevolmente, è braccato da Yakov Lieberman, il temuto cacciatore di nazisti… Il film, realizzato nel 1978, divenne, nel corso del tempo, un piccolo cult. Durante gli ultimi decenni, la figura del medico nazista è stata affrontata anche in film come “Il Maratoneta” o, il più recente, “La zona grigia”. Ora, ritorna di scottante attualità grazie a un film della regista argentina Lucia Puenzo: “The German Doctor”. La pellicola racconta la storia di Lilith una bambina di 12 anni che, però, a causa di un’anomalia della crescita, è molto più bassa di quello che dovrebbe essere (“la nana” la chiameranno le compagne di classe in maniera dispregiativa, alienandola).

Assieme alla sua famiglia, si trasferisce a Bariloche, dove i genitori (il padre Enzo, costruttore di bambole e la madre Eva di origini tedesche) hanno ereditato un bellissimo albergo immerso nella natura più pura e affacciato sul lago Nahuel Huapi in cui si specchiano le Ande innevate. Durante il viaggio di andata, attraverso il deserto, però, segue la famiglia uno strano uomo, elegante e misterioso: il dottor Helmut Gregor che, sin da subito, si interessa ai problemi della bambina. Quando, poi, scoprirà che la madre è in attesa di due gemelli il suo interesse per la famiglia aumenterà, divenendo quasi ossessivo.

Guadagnandosi la fiducia della madre, il medico, riuscirà a  inoculare una cura ormonale nel corpo di Lilith, senza che il padre, sempre diffidente nei suoi confronti, ne sappia nulla. E a ben vedere, Enzo avrà ragione. Eppure pure lui quasi cadrà nella “rete” del dottore che, grazie a una buona conoscenza della psicologia umana e alle sue fonti economiche, gli proporrà di produrre le sue bambole in serie. Tutte uguali, senza difetti. Perfette. Proprio questa metafora (bambole perfette come la razza sognata  da Mengele) è uno dei punti più forti del lungometraggio che, meglio di tanti pedanti libri e sconfinati saggi sul nazismo, fa capire la follia dell’ideologia “ariana”. Un film (in Italia è uscito l’8 maggio nelle sale) che suscita forti emozioni nello spettatore (ciò che dovrebbe fare un buon film) che parte come un sofisticato noir (non a caso ha vinto un importante premio al festival di Courmayeur), per poi assumere toni prettamente drammatici, quasi da incubo, fino alla fine che lascia l’amaro in bocca (non potrebbe essere altrimenti per una così in-giusta vicenda). Una pellicola che non annoia ma scorre via benissimo complice la bravura degli attori, la sapiente regia che ben ha saputo “sfruttare” i superbi paesaggi argentini. Ma soprattutto, quest’opera, invita alla riflessione. Cosa rara di questi tempi.

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Camera di Commercio Italo-Brasiliana: 60 anni spesi al servizio delle aziende

22 maggio 2014 • Economia news, EventiComments (0)

Venerdì 29 la Camera di Commercio Italo-Brasiliana CCIB festeggia i suoi primi 60 anni. La Camera in questi anni di attività ha svolto numerose attività a favore dello sviluppo commerciale tra Italia e Brasile. Ha aiutato numerose aziende a orientarsi nei mercati brasiliani. Grandi e piccole imprese che hanno potuto pianificare le loro relazioni commerciali e industriali appoggiati dalla Camera. “Il Brasile è un Paese diverso da ogni altra realtà sud americana” dice il presidente della Camera Feletto. “Per non perdere occasioni, tempo e investimenti, per prima cosa bisogna avere le idee chiare su che cosa si vuole fare. Poi è necessario acquisire informazioni precise sulle dogane, sul regime fiscale e la fiscalità del paese, sulla gestione societaria, diritto del lavoro, import ed export dei capitali e degli utili. Evitando un fai da te che rischia di bruciare opportunità e investimenti”.
Com-Tech Italia da alcuni anni è presente con Com-Tech do Brasil nello Stato di Sao Paulo e più precisamente a Bragança Paulista dove produce e vende componenti passivi per la trasmissione del segnale televisivo. “Ci siamo avvicinati alla Camera di Commercio Italo-Brasiliana dopo aver contattato diversi enti istituzionali sia italiani che brasiliani: dai consolati agli istituti di commercio estero”, dice il ceo dell’azienda Davide Valenti. “Abbiamo chiesto loro di affiancarci nell’avvio della società in Brasile con un sostegno nell’internazionalizzazione e servizi di consulenza”.

Quali sono state le problematiche che avete riscontrato per l’espansione della vostra azienda in Brasile?

“Le principali problematiche si sono rivelate essere quelle di ordine burocratico-legale. In particolar modo ci riferiamo all’incertezza riguardo alle tempistiche di conclusione delle pratiche di autorizzazione. A queste si possono aggiungere le difficoltà legate alla diversità culturale con il nostro paese, soprattutto per quanto riguarda il mondo del lavoro. Ad esempio ci siamo dovuti confrontare con la bassa se non inesistenze, fidelizzazione, legame dei dipendenti verso l’azienda”.

Quali sono i principali ostacoli per poter lavorare oggi  in Brasile?

La mutevolezza delle politiche doganali  federali e le difficoltà culturali nella gestione dei rapporti di lavoro con le risorse umane locali.

600_fareva2-2-33a53Nel luglio del 2010 Chromavis Fareva leader nel settore cosmetico ha deciso di entrare in Brasile con un sito produttivo situato a Cotia nello Stato di San Paolo, per portare nel paese tecnologie e prodotti che altrimenti per problematiche di dazi ed eccessiva distanza non avrebbero potuto esportare direttamente dall’Europa. Prima di sondare il terreno l’azienda ha deciso di rivolgersi alla CCIB, “che ci era stata raccomandata da un azienda di un settore differente ma che aveva già potuto approcciare il Paese grazie e con i servizi offerti dalla Camera”, dice Roberto Petrucci, coo/cfo dell’azienda. L’idea di praticare la strada Brasile è stata il frutto di un’attenta analisi di quel mercato da cui è emerso in modo chiaro la presenza di pochi produttori locali di make-up; la presenza sul  mercato di prodotti non all’avanguardia rispetto alle esigenze europee e nord americane e una grandissima richiesta di prodotti innovativi.

Come è stato il vostro approccio con il Paese e quali sono stati i supporti della CCIB?

“Inizialmente abbiamo commesso un errore come molte altre realtà grandi e piccole che siano”, prosegue Petrucci. “Chromavis è entrata nel mercato brasiliano pensando di poter affrontare le problematiche e la burocrazia del paese direttamente con le proprie competenze, ma viste le difficoltà riscontrate, in particolare riguardo alla necessità di dover finanziare la nascente filiale ha iniziato a cercare possibili aiuti e da qui siamo arrivati alla collaborazione con CCIB nel 2011, collaborazione che continua tuttora in modo proficuo”. Chromavis opera  nel settore B2B cosmetico e produce praticamente per tutte le aziende del settore.” La nostra caratteristica è che noi siamo formulatori, vale a dire che il nostro mestiere non è quello del filler, in quanto i clienti vengono da noi (e da aziende simili alla nostra) perché vogliono il prodotto che siamo in grado di produrre e non invece per farci produrre qualcosa da loro ed esternalizzato per pura convenienza di costi”, prosegue Petrucci.

Quali sono stati i servizi essenziali utilizzati?

” Siamo partiti da una esigenza specifica, cioè trovare una soluzione alla nostra necessità di finanziare la filiale, poi abbiamo iniziato a chiedere il supporto per tematiche specifiche legali e doganali, per poi trasformarsi in un accordo quadro per un’attività di supporto a 360°.

Vi servite di maestranze locali per gestire la sede brasiliana o avete trasferito personale italiano?

“Attualmente abbiamo tre persone  –  middle management – che sono state trasferite in Brasile per un periodo di 2-3 anni”, prosegue Petrucci. “In questi anni abbiamo inviato task force temporanee per supportare l’attività (in media 5-6 persone per un paio di mesi). Questo è stato necessario durante la fase di start up dell’attività produttiva e quando c’è stata una crescita importante di volumi, in modo da poter garantire un adeguato livello di servizio ai clienti locali. Inoltre il board  è presente in maniera costante nella sede brasiliana con alcuni suoi componenti. Per semplicità possiamo dire che un membro della direzione di corporate a rotazione è presente tutti i mesi per almeno una settimana”. Tutto questo è necessario per garantire l’integrazione della filiale con il Gruppo, per creare una cultura comune e nel contempo per assicurare ai clienti brasiliani gli stessi standard di prodotto e servizio che Chromavis garantisce in tutto il mondo.

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Compleanni: il calcio internazionale festeggia Fifa e Uefa

11 maggio 2014 • EventiComments (0)

Hanno una certa età, ma il loro fascino è indiscutibile. Il 21 maggio la Fifa compie 110 anni, mentre il 15 giugno sarà il turno della Uefa spegnere le candeline, che sono già 60. La Fifa, il governo del calcio mondiale, venne fondata a Parigi e infatti la sua denominazione è la sigla di Fédération Internationale de Football Association, in lingua francese. La Uefa, invece, è nata a Zurigo e il suo nome è stato coniato durante un convegno a Copenhagen, quando i padri fondatori proposero l’acronimo dell’insegna inglese Union of the European Football Associations.

Inizialmente presieduta dal francese Guèrin, la Fifa nei primi anni di vita si è occupata prevalentemente dei tornei di calcio alle Olimpiadi. In seguito, grazie al leggendario Jules Rimet ha dato alla luce i campionati del mondo. La prima edizione della storia si è svolta nel 1930 in Uruguay, con la vittoria dei padroni di casa. La seconda e la terza edizione sono state conquistate dall’Italia di Pozzo, il cui ciclo è stato interrotto dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Al termine del conflitto, la Coppa del mondo è ripartita dal Brasile, dove nel 1950 l’Uruguay ha realizzato il celeberrimo “Maracanazo”, strappando il titolo ai padroni di casa. La voglia di lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra e di sfruttare la ripresa dell’economia spinse le federazioni locali a lavorare per aumentare il numero di sfide internazionali. In particolare, era la vecchia Europa ad avvertire la febbre del pallone, anche in vista dei campionati del mondo che nel 1954 si sarebbero svolti in Svizzera.

Da due anni, le operazioni erano coordinate da un terzetto composto da Ottorino Barassi, presidente della federazione italiana, José Crahay, segretario della federazione ed Henri Delaunay, suo omologo francese. Nel 1953, i tre dirigenti riuscirono ad ottenere dalla Fifa l’autorizzazione alla creazione di confederazioni continentali e la svolta permise ai padri fondatori di ottenere l’appoggio di altri paesi importanti come l’Inghilterra, la Scozia, l’Ungheria e la Danimarca. L’anno successivo, anche l’Europa poteva vantare il proprio governo autonomo del calcio. Il primo congresso Uefa si svolse a Vienna, dove venne discussa l’ipotesi di dare vita a dei tornei continentali sia per squadre nazionali, sia per squadre di club. Delaunay fu l’ideatore degli europei per nazionali, torneo che prese il posto della Coppa Internazionale, precedentemente riservate alle rappresentative della parte centrale del continente. La prima edizione si disputò in Francia nel 1960 e il trofeo, intitolato proprio a Delaunay, fu sollevato al cielo dall’Unione Sovietica. In quanto al torneo per club, la Uefa si è posta il problema di dare un degno seguito ai primi esperimenti realizzati da singole federazioni, come la Coppa dell’Europa centrale del 1927, la Coppa Latina del 1949 e la Coppa Grasshoppers del 1952.

La crescita di popolarità del calcio alimentava la rivalità tra le diverse scuole europee, che si contendevano un primato tecnico puramente fatto di opinioni, visto che le occasioni di sfidarsi sul campo erano rarissime. I vari giornali dell’epoca giocarono un ruolo decisivo, con il Daily Mail che parlava del Wolverhampton come della migliore squadra del pianeta e le altre testate internazionali che, per compiacere i propri lettori, rispondevano esaltando le imprese del Real Madrid, del Milan e dell’Honved, a secondo del paese di appartenenza. Furono i francesi de L’Equipe ad uscire dall’impasse, proponendo a Fifa e Uefa la creazione di un torneo con le migliori squadre di ogni paese. La dirigenza della Uefa inizialmente preferiva concentrarsi sul torneo per nazioni, in fase embrionale, ma le rigide indicazioni della Fifa la convinsero a tirarsi su le maniche e ad inaugurare nel 1955 la Coppa dei campioni, in francese Coupe des clubs champions européens. Gli inglesi la chiamavano “European Cup”, ma per le prime edizioni si limitarono ad osservarla, visto che i padri fondatori del calcio si consideravano troppo nobili per abbassarsi al confronto con il resto del mondo. Sempre nel ’55, debuttò la Coppa delle Fiere, riservata alle città sedi di fiere campionarie.

Nel 1971 questa manifestazione assunse la denominazione di “Coppa Uefa”, ospitando le squadre piazzatesi immediatamente alle spalle dei vari campioni nazionali. Nel 2009 cambiò ulteriormente il nome per diventare “Europa League” ed assumere una formula a gironi più simile a quella della principale Coppa europea. La Coppa dei Campioni, infatti, dal 1992 si è reincarnata nella Champions League, aprendo le porte a più squadre per nazione (in numero proporzionale al ranking del paese di appartenenza) ed aumentando il numero di incontri per garantire maggiori incassi e, soprattutto, più diritti televisivi alle partecipanti. Nel calderone di queste riforme, nel 1999 si è deciso di chiudere la storia della Coppa delle Coppe, competizione nata nel 1960 per mettere a confronto le squadre detentrici delle rispettive coppe nazionali: con lo sviluppo degli altri due tornei, era diventata poco più che una sgradita appendice. Il rapido sviluppo del calcio moderno ha fatto sì che i valori economici diventassero spesso preponderanti rispetto a quelli tecnici. Negli ultimi anni, Fifa e Uefa hanno dovuto spendere molte energie per difendere il criterio del fair-play anche in campo economico e le loro sanzioni hanno avuto vittime davvero illustri. La Fifa ha bloccato per due stagioni il mercato del Barcellona, reo di aver commesso delle irregolarità nell’ingaggio di alcuni calciatori minorenni.

La Uefa ha invece imposto una multa di 60 milioni di euro (spalmabili in tre anni) e una rosa bloccata a soli 21 giocatori per la Champions League della prossima stagione al Manchester City e al Paris Saint Germain, i cui conti non sono in ordine perché tanto i buchi vengono ripianati dai ricchissimi sceicchi che possiedono i club. Questo, però, determina un’ingiusta disparità con le rivali europee ed è compito della Uefa vigilare perché ciò non si verifichi. Il lavoro non è certo finito, perché diverse altre squadre sono sotto la lente di ingrandimento per via del loro comportamento disinvolto. Ed anche la Fifa ha il suo daffare, soprattutto con i numerosi casi di “naturalizzazioni” sospette di calciatori nati in un paese e poi valorizzati in un altro, dove hanno conquistato la maglia della nazionale. Dopo aver costruito il calcio internazionale, Fifa e Uefa hanno il compito di tutelarlo e di preservarne la magia. Con i mondiali alle porte, non possiamo che augurare loro di farlo sempre in modo efficace, per l’interesse dei calciomani del pianeta. Buon compleanno, bellissime vecchie signore. L.Z.

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L’architetto brasiliano Mendes da Rocha in mostra a Milano

7 maggio 2014 • Eventi, Te lo dò io il BrasileComments (0)

a616cc76d8804e4d16a2724c4b50c1fdAperta alla Triennale di Milano la mostra dedicata all’architetto brasiliano Paulo Mendes da Rocha, curata da Daniele Pisani. La mostra, che si potrà visitare fino al prossimo 31 agosto, vuole presentare l’opera dell’architetto che fu insignito nel 2006 del Pritzker Prize, il riconoscimento consegnato ogni anno alle figure più rilevanti dell’architettura contemporanea internazionale. L’esposizione della Triennale meneghina – www.triennale.it – fa luce su aspetti culturali e sociali molto significativi in Brasile, dove urbanistica e architettura hanno prodotto tendenze che hanno fatto scuola ovunque grazie a maestri di fama mondiale.

L’evento di Milano evidenzia come Mendes da Rocha si sia confrontato con le varie tipologie architettoniche e quali siano i suoi suoi principi di progettazione attraverso un percorso tematico. Grande attenzione è rivolta ai disegni (oltre 200): i disegni tecnici dei progetti, gli schizzi a fondamento di questi progetti e i disegni sinora rimasti ignorati, apparentemente lontani dall’architettura. Ai disegni si affiancano fotografie, documenti, volumi dello studio, riviste d’epoca e alcuni plastici delle opere di Mendes da Rocha. Gran parte del materiale proviene dallo studio dell’architetto.

Mendes da Rocha nacque nel 1928 a Vitória, capitale dello stato di Espírito Santo. Studiò architettura alla facoltà di San Paolo e iniziò a progettare edifici dal 1957. Fu influenzato dal lavoro di João Batista Vilanova Artigas, il più importante architetto modernista brasiliano, e divenne uno dei principali esponenti della scuola Paulista. Il movimento prendeva a modello gli insegnamenti di Mies van der Rohe, si contrapponeva alle linee curve della scuola carioca, impersonata per esempio da Oscar Niemeyer, e realizzava edifici in cemento armato e acciaio caratterizzati da forme massicce e linee geometriche.

Le creazioni architettoniche di Mendes da Rocha sono presenti ovunque nel paese che a metà giugno ospiterà il Campionato del mondo di calcio: da Porto Alegre a Rio de Janeiro, fino Salvador, Brasilia, Manaus, Curitiba, Belo Horizonte; ma anche in altri continenti e in Italia. Figura ben nota in Brasile, l’architetto di Vitória è diventato famoso a livello internazionale soprattutto dopo il 2000; l’anno successivo ha vinto l’importante premio Mies van der Rohe per l’America Latina per il progetto di ristrutturazione della Pinacoteca dello stato di San Paolo.

Antonio Barbangelo

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