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Te lo dò io il Brasile


Expo 2015, il Brasile va in rete

24 aprile 2015 • Eventi, Te lo dò io il BrasileComments (0)

La rete. E’ questo il fil rouge scelto dal Brasile per Expo 2015. Attenzione: non “rete” in senso di “gol” – non stavolta, almeno. Ma “rete” con il significato di insieme, di intreccio, di struttura. Di collegamento fra le varie realtà del paese: etniche, culturali, in qualche caso anche linguistiche e, naturalmente, geografiche dalle foreste amazzoniche alle spiagge di Rio, fino al clima “freddino” di Porto Alegre. Realtà che si sono mixate (anche grazie al calcio, alla musica e alla straordinaria cultura legata al Carnevale, aggiungiamo noi) e che hanno fatto del Brasile il paese che oggi conosciamo. Rete come intreccio, dunque, ma anche rete come E come esempio di “flessibilità”. Come network, in senso tecnologico. Non può mancare – ça va sans dire – un collegamento al cibo, tema dell’Expo milanese. In questo caso, la “rete” ha una valenza profondamente sociale e anche politica: un impegno che le porti le risorse a essere accessibili a tutti gli abitanti del Pianeta Terra. Un approccio alla nutrizione pienamente democratico.

Una connessione molto profonda, quella fra tecnologia e cibo. Perché, ha detto Arthur Casas, architetto che ha progettato il padiglione, in un intervento al Politecnico di Milano, “nel ventunesimo secolo grazie alla tecnologia abbiamo portato le coltivazioni anche nelle zone aride. Il Brasile è diventato quello che è grazie all’unione delle diverse forze che lo compongono, grazie alle sue diversità”.

Il padiglione del Brasile, esteso 4.133 metri quadrati, è costato 10 milioni di euro e si dividerà in due parti: una aperta, più grande, dedicata alle visite, e una chiusa, che servirà per gli appuntamenti ufficiali, gli incontri e le esposizioni. La prima area, in particolare, sarà dedicata alla vegetazione del paese. Una “rete verde” avvolgerà l’intera costruzione e i visitatori potranno toccarla, arrampicarsi e calpestarla, attivando suoni e luci: ” in questo modo saranno le persone a creare l’atmosfera all’interno del padiglione”, ha spiegato Casas.

 

A. Z.

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2015, salta Latinoamericando

23 aprile 2015 • Eventi, Te lo dò io il BrasileComments (0)

Latinoamericando salta un’edizione. Lo ha comunicato una nota dell’organizzazione. La ragione è legata a Expo 2015: la fondatrice del festival, Franca De Gasperi, è stata infatti cooptata dall’esposizione universale come ambasciatrice di Women for Expo e altre manifestazioni che si svolgeranno durante la kermesse milanese, anche grazie alla sua vasta esperienza di cultura latinoamericana. Per questo motivo, dunque, si è ritenuto opportuno “saltare” un anno. L’ormai tradizionale festival che si svolge nell’area esterna del Forum di Assago tornerà regolarmente nel 2016.

A. Z.

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Dilma Rousseff, riconferma sul filo di lana

27 ottobre 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

Dilma Rousseff ha ottenuto la riconferma per un pelo. Il ballottaggio ha visto la presidenta uscente prevalere sul suo avversario con il 51,6%. Non ce l’ha fatta, quindi, Aécio Neves a rosicchiare il divario che lo separava dalla pupilla di Lula. E questo nonostante la campagna elettorale aggressiva, il sostegno aperto dei mercati, l’endorsement di Marina Silva, acerrima rivale della Rousseff, e gli echi della débacle sportiva della Seleção ai recenti Mondiali casalinghi. Un avvenimento che,  nella maggior parte dei paesi del mondo, non influirebbe neppure minimamente sulla politica, ma che certamente ha il suo peso in Brasile. Il ballottaggio delle elezioni 2014 è il più combattuto dalla fine della dittatura militare, e ricorda (come esito finale) le presidenziali del 1989, quando Fernando Collor de Mello (poi destituito con procedimento di impeachment) e Lula avevano concluso il duello con un 53% a 47%.

Un paese ancora spaccato, insomma: con il nipote di Tancredo Neves molto votato nelle zone industrializzate e la Rousseff mattatrice nel nord e nelle aree più povere delle città.

Appena ottenuta la sicurezza della vittoria, Dilma ha inviato un ringraziamento via Twitter a suoi elettori: un chiaro e semplice muito obrigada. La prima a congratularsi con la Rousseff è stata un’altra presidenta: l’argentina Cristina Kirchner.

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Il 7 e 8 ottobre appuntamento a Roma per conoscere il Brasile

7 ottobre 2014 • Affari & Persone, EventiComments (0)

L’Ambasciata del Brasile in Italia e l’Ufficio Brasiliano del TurismoEmbratur  – www.embratur.gov.br –  organizzano a Roma nei giorni 7 e 8 ottobre “Il Brasile ti Chiama”, evento per promuovere le destinazioni turistiche brasiliane e le  relazioni economiche e d’affari tra il Brasile e l’Italia. L’evento rappresenta la maggiore azione promozionale del governo di Brasilia in Italia nel 2014 e vede la partecipazione di rappresentanti degli stati di Amazonas, Bahia, Mato Grosso do Sul, Rio de Janeiro, Santa Catarina e Pernambuco, oltre a importanti nomi del settore turistico nazionale, delle compagnie aeree Alitalia, AirFrance/Klm, Tap Portugal e Latam Airlines Group, dei principali operatori turistici italiani, di agenti di viaggio, giornalisti, autorità governative.

Nella “due giorni” saranno presenti specialisti nei settori commercio e investimenti, educazione, tecnologia, gastronomia; in programma alcuni specifici seminari sulle opportunità di investimenti in Brasile, biotecnologia al servizio dello sviluppo, il Brasile come meta di studi, musica, letteratura e cachaça. L’iniziativa ha il format di una fiera di turismo, realizzata nel patio dello storico Palazzo Pamphilj, sede dell’ambasciata del Brasile a Roma, in piazza Navona. Si stima la presenza di circa duemila persone tra operatori e pubblico. Al fine di favorire la cooperazione e la concretizzazione di affari nel segmento turistico, le segreterie di turismo brasiliane e i rappresentanti del settore ricettivo saranno a disposizione per realizzare incontri e presentare i loro prodotti a operatori e aziende italiane.

L’obiettivo de “Il Brasile ti Chiama” è mostrare il paese a 360 gradi. L’iniziativa servirà a presentare le trasformazioni che il Brasile sta attraversando, la sua rilevanza come porta d’ingresso per l’America Latina, la vocazione territoriale delle diverse regioni e le opportunità concrete per imprenditori italiani interessati al paese latino americano.

Antonio Barbangelo

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Rousseff-Neves: il ballottaggio che non ti aspetti

6 ottobre 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

Pochi se lo aspettavano: il centrista Aécio Neves conquista il ballottaggio per la presidenza brasiliana, a scapito della candidata socialista Marina Silva. Il figlio del primo presidente del Brasile post-regime, che scomparve senza riuscire a insediarsi ufficialmente, ha infatti ottenuto il 33,55% dei voti (i sondaggi lo accreditavano del 21%), a non molta distanza dalla presidentessa uscente Dilma Rousseff (41,59%), mentre Marina si è fermata al 21,32%. Il clamoroso risultato, che è sfuggito a qualsiasi previsione, lascia aperto ogni scenario per il ballottaggio del 26 ottobre: se si verificasse una molto probabile alleanza tra la candidata sconfitta e il leader del partito socialdemocratico, Dilma non dormirebbe sonni tranquilli.
Intanto, mentre si profila lo scontro Rousseff-Neves, il partito di Aécio incassa una vittoria nello stato di San Paolo, dove il suo candidato governatore, Geraldo Alckmin, ha evitato il ballottaggio, incassando la riconferma con il 57,31%. Nulla di deciso, invece, a Rio, dove ci sarà bisogno di un secondo turno di votazioni: a giocarsela, Luiz Fernando Pezão (Partido do Movimento Democrático Brasileiro, alleato con il movimento di Dilma Rousseff), che ha ottenuto il 40,57%, e il vescovo evangelico Marcelo Bezerra Crivella (Partido Republicano Brasileiro, democratico cristiano), che ha ottenuto il 20,26%, battendo sul filo di lana il governatore uscente Anthony Garotinho (19,73%). Sono 13, in totale, i governatori già eletti al primo turno.

A. Z.

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Elezioni, testa a testa tra Marina e Aécio per il ballottaggio

4 ottobre 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

Tutto pronto per la prima fase delle elezioni brasiliane, con il primo turno delle presidenziali e l’elezione di 513 deputati nazionali, 1.069 deputati federali, 27 senatori e 27 governatori. Il faro è puntato soprattutto sulla sfida tra Dilma Rousseff, la candidata “per caso” Marina Silva e l’outsider Aécio Neves. Gli ultimi sondaggi di Datafolha vedono la presidenta uscente con un’intenzione di voto pari al 40%, contro il 24% della candidata socialista, mentre il nipote di Tancredo Neves è in grande rimonta, al 21%. Le speranze di Dilma sono riposte in un’ulteriore recupero dell’esponente centrista: secondo i sondaggi, un eventuale ballottaggio tra Dilma e Marina sarebbe molto equilibrato, mentre Aécio avrebbe ben poche chance contro la pupilla di Lula.
Intanto, come ha rivelato Tv Globo, a proteggere la regolarità del voto di domani ci saranno oltre 400mila uomini della polizia militare. Particolarmente numeroso il dispiegamento a Rio de Janeiro, dove la vigilia del voto sembra rivelarsi piuttosto nervosa, a causa dell’escalation di scontri fra forze dell’ordine e narcotrafficanti nelle favelas “pacificate” (le virgolette, naturalmente, sono d’obbligo). Militari in forze anche in Amazzonia, stato d’origine di Marina, soprattutto per ragioni organizzative: le forze di sicurezza saranno chiamate a collaborare nel trasferimento di urne e scrutatori nei paesi meno accessibili.

A. Z.

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Elezioni brasiliane, un “derby rosa” a sinistra?

1 ottobre 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

Sono state compagne di partito, e persino di governo. Ma, per la verità, non si sono mai piaciute troppo. Ora sono le protagoniste di una sfida all’ultimo voto per la presidenza del Brasile. Stiamo, naturalmente, parlando di Dilma Rousseff – inquilina uscente del Palácio do Planalto e pupilla dell’ex presidente Lula – e Marina Silva, che allo stesso Lula sbattè la porta in lacrime, accusandolo di aver tradito l’impegno ecologista. Le due candidate, che sono le favorite per le presidenziali del prossimo 5 ottobre e probabilmente duelleranno anche al ballottaggio del 26, hanno, del resto, una posizione politica molto differente, pur essendo entrambe donne di sinistra. Dilma (Partido dos Trabalhadores), cattolica, socialista “pragmatica”, è favorevole ai grandi eventi, alla “pacificazione” delle favelas (programma di “normalizzazione” delle aree povere attuato anche grazie all’intervento di polizia ed esercito) e all’impegno nell’estrazione del petrolio, convinta che sia una risorsa indispensabile per estendere le ricchezze ai poveri del paese. Marina (Partido Socialista Brasileiro), ecologista, protestante, punta sulla difesa degli “ultimi”, è impegnata strenuamente nella difesa dell’Amazzonia e dell’ambiente (che antepone allo sfruttamento delle risorse), è antiabortista e strenuamente contraria agli sprechi.

Due programmi diversi, due personalità opposte, Dilma e Marina: carattere molto forte e stile decisionista per la prima, che non a caso si è autodefinita “donna dura, circondata da ministri morbidi”; approccio da “ragazza della porta accanto”, nello stesso tempo semplice, diretta e quasi ieratica la seconda.
D’altra parte, non è un mistero che la storia personale e politica delle due sia molto diversa. Opposta, per certi versi. A partire dai primi anni di vita. Figlia di un immigrato bulgaro, Dilma (classe 1947) trascorre un’infanzia agiata, cresce in una casa grande e sceglie studi classici. Marina, ascendenze afroamericane, nasce nel 1958 in una casa di legno all’interno di una piantagione di caucciù, impara a leggere e scrivere a 15 anni e inizia a lavorare come donna di servizio, per poi laurearsi e diventare insegnante. Ancora: in gioventù, l’attuale presidenta abbraccia il marxismo e aderisce alla lotta armata contro il regime militare. La sua rivale, invece, si concentra su temi sindacali ed ecologisti e collabora con Chico Mendes. Entrambe approdano al Partido dos Trabalhadores e nel 2003, quando il suo leader Lula diventa presidente del Brasile, entrano nel governo. Dilma Rousseff viene nominata ministro per le Miniere e per l’Energia, Marina Silva ministro dell’Ambiente. E’ lì che le due si scontrano ripetutamente (e per anni) sui temi ecologici. Dopo un lungo, logorante braccio di ferro, a rimanere in sella è Dilma, nel frattempo divenuta ministro della Casa Civil, in pratica un alter ego del presidente: nel 2008, infatti, Marina se ne va, imputando a Lula di aver tradito la causa dell’ambiente – in particolare sull’Amazzonia e sull’apertura agli Ogm.
Da allora, le strade delle due tornano a dividersi:
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Quando la storia finisce ai rigori

24 settembre 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

La magia del calcio inglese ha molto a che vedere con le epiche sfide a eliminazione diretta nelle sue coppe nazionali. La vittoria del Liverpool sul Middlesbrough nel terzo turno di Coppa di Lega è però entrata nella storia: 14-13 per i “Reds”, che così eguagliano il record per la più lunga serie dal dischetto nella storia del football d’Oltremanica. E dire che il “Boro” pensava di aver compiuto l’impresa proprio dal dischetto, quando Bamford ha pareggiato al terzo minuto di recupero del secondo tempo supplementare!

Il record dei 30 rigori totali era stato stabilito nel 2011 nel terzo turno del Football League Trophy, che vedeva il Dagenham & Redbridge sfidare il Leyton Orient. Anche in quel caso il risultato fu di 14-13, dopo il fatale errore di Ben Chorley, considerato peraltro lo specialista del Leyton. Quando ci si gioca tutto dagli undici metri, però, capita sovente che siano proprio i migliori a sbagliare. Chiedere per referenze a Baggio e Baresi…

Nella storia del Liverpool i rigori richiamano due storici trionfi in Coppa dei Campioni: quella del 1984 quando Rush e compagni sconfissero la Roma nella finale all’Olimpico (con l’errore dell’”infallibile” Di Bartolomei) e quella del 2005, ormai diventata Champions League, con l’incredibile rimonta di tre gol ai danni del Milan.

La storia dei rigori è decisamente affascinante, pur essendo relativamente breve. E’ stato soltanto nel 1970 che la Fifa li ha introdotti per decidere le partite terminate in parità. In precedenza si usava la monetina, ma l’israeliano Michael Almog, dopo aver visto la sua nazionale estromessa per sorteggio ai quarti delle Olimpiadi ’68, pensò bene di proporre una modifica regolamentare.

Nel settembre dello stesso anno, il “penalty shootout” fece la sua comparsa nel primo turno della Coppa delle Coppe, con gli ungheresi dell’Honved più freddi e precisi degli scozzesi dell’Aberdeen. Gli almanacchi del calcio annoverano numerosi casi di serie di rigori ben più lunghe ed avvincenti di quella tra Liverpool e Middlesbrough. Nel 2007 ci vollero addirittura 32 penalty per decidere la semifinali degli Europei Under 21 tra Olanda e Inghilterra: gli “Orange” andarono in finale ed anche negli annali, grazie alla più lunga alternanza di rigori nella storia delle competizioni Uefa.

Il thrilling di queste sfide è direttamente proporzionale all’abilità dei tiratori, che in Galatasaray-Gençlerbirliği (Coppa di Turchia 1996) segnarono ben 32 rigori consecutivi, fino a quando l’errore di Kaharaman condannò il “Gala”. Un mese prima era successo qualcosa di ancora più clamoroso in Obernal-Wittelsheim, sfida valevole per la Coppa di Francia: sul 15-15, dopo un totale di 40 rigori calciati, l’arbitro interruppe la gara per scarsa visibilità e l’Obernal passò il turno in quanto militante in una serie minore, come da regolamento della competizione!

Si tratta di un record assoluto in campo europeo, ma in Africa sono riusciti a fare ancora meglio, con i 48 rigori necessari per decidere il successo del KK Palace sui Civics, nella Coppa di Namibia. Al contrario, ci sono state anche serie brevissime, come quella che nel 1986 consentì allo Steaua Bucarest di vincere la Coppa dei Campioni: il portiere Ducadam parò i quattro rigori del Barcellona e rimase imbattuto, entrando nella leggenda del calcio rumeno. Agli Europei, una sola finale è stata decisa dal dischetto: quella del 1976, quando la Cecoslovacchia sconfisse la Germania Occidentale anche grazie al “cucchiaio” inventato da Panenka proprio in quell’occasione. Ai mondiali, invece, è capitato due volte e sempre con l’Italia in campo. Nel 1994 i già citati errori di Baggio e Baresi consegnarono la coppa al Brasile, mentre nel 2006 la bomba di Grosso inchiodò la Francia, consegnandoci il quarto successo iridato della nostra storia.

Momenti indimenticabili, a prescindere dal numero di rigori calciati, ma anche fonte di ispirazione per Elio & le Storie Tese, che sul mondiale ’94 hanno scritto la divertente “La cinica lotteria dei rigori”, sigla di “Mai Dire Gol” nella stagione successiva.

Lorenzo Zacchetti

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7 settembre, il giorno che cambiò il Brasile

7 settembre 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

Il 7 settembre si festeggia l’indipendenza brasiliana: questo è risaputo, almeno tra gli appassionati del País Tropical. Un po’ meno noto, invece, è che l’iniziatore del processo che portò il Brasile a staccarsi dal Portogallo fu (pur involontariamente) Napoleone Bonaparte. Tutto iniziò il 21 novembre 1806 quando, con il decreto di Berlino, il còrso decretò il blocco continentale, una specie di embargo su larga scala nei confronti delle merci inglesi. Gran parte d’Europa dovette adeguarsi al diktat dell’imperatore dei francesi. Ma non il Portogallo, che dell’Inghilterra era uno storico alleato. Così, Bonaparte decise di invaderlo e di ridurlo ai suoi voleri. L’anno seguente, dunque, le truppe transalpine comandate dal generale Junot passarono il confine tra la Spagna (già sotto controllo francese) e il Portogallo: si apriva un lungo e incerto confronto, fatto di conquiste, riconquiste, arretramenti e nuove sortite, che avrebbe coinvolto anche le truppe inglesi e anche il resto della penisola iberica, impegnando i soldati napoleonici in ben tre invasioni. João di Braganza, principe reggente del Portogallo lasciò il paese non appena i francesi arrivarono alle porte di Lisbona, nel 1807. Fu una grande evacuazione, che coinvolse anche migliaia di funzionari, nobili e membri della corte; la flotta portoghese imbarcò anche vari libri e opere d’arte appartenenti alla collezione reale. Il luogo dell’esilio fu il Brasile, che allora era una colonia portoghese. Una scelta, quella di ritirarsi in un proprio territorio non attaccabile dai francesi, abbastanza comune in quell’epoca: i Borboni, per esempio, si erano rifugiati in Sicilia sotto protezione inglese, mentre i Savoia erano riparati in Sardegna.

Il principe reggente e il suo seguito arrivarono a Bahia nel gennaio successivo, dopo una traversata per nulla semplice. Gli anni “brasiliani” di João furono un po’ le “prove tecniche di indipendenza” per la grande colonia portoghese: il principe risollevò l’economia del paese, formò nuovamente la corte, questa volta a Rio de Janeiro, e abrogò varie restrizioni coloniali, aprendo i porti ai paesi amici. Inoltre, si prese la soddisfazione di occupare un lembo di territorio francese, con l’occupazione della Caienna nel 1809.
Tutte queste innovazioni fecero del Brasile uno stato di fatto indipendente, anche se legalmente conservava lo status di colonia. Niente avrebbe potuto tornare esattamente come prima: questo apparve chiaro soprattutto dopo la

Pedro I di Braganza, primo imperatore del Brasile, in un dipinto di Simplicio Rodrigues de Sá

Pedro I di Braganza, primo imperatore del Brasile, in un dipinto di Simplicio Rodrigues de Sá

sconfitta di Bonaparte e il suo successivo esilio. Così, quando nel 1821 João tornò a Lisbona per essere formalmente incoronato re del Portogallo, lasciò il figlio Pedro a Rio come reggente del Brasile. Fu l’ultimo passo verso l’indipendenza. Anche perché proprio Pedro non tardò a palesare le sue intenzioni: il 9 gennaio 1822, pressato dalle Cortes di Lisbona a tornare in Portogallo (il che avrebbe annullato gran parte dell’autonomia conquistata dal Brasile), rifiutò platealmente, pronunciando le parole “Eu Fico“, “io resto”. In tutta risposta, Pedro fu “degradato” a mero delegato delle Cortes. Il reggente lo venne a sapere il 7 settembre 1822, mentre era in viaggio da Santos a San Paolo: senza perdere tempo, reagì proclamando l’indipendenza del Brasile dal Portogallo, per essere incoronato imperatore il successivo 1 dicembre.
Da allora, il Brasile celebra la propria festa nazionale, appunto, il 7 settembre – anche se, per la verità, il Portogallo riconobbe lo stato di fatto solo tre anni più tardi, il 29 agosto 1825. Unica prerogativa che João VI volle attribuirsi fu il titolo di “imperatore titolare” del Brasile, lasciando al figlio Pedro “soltanto” (si fa per dire) il titolo di imperatore.

Ricominciamo dalla giornata della Festa nazionale del Brasile le nostre pubblicazioni dopo la fine dei Mondiali di calcio. In questi due anni che ci separano dalle Olimpiadi del 2016 saranno tanti gli avvenimenti sportivi, sociali, culturali e insoliti che seguiremo e racconteremo come abbiamo fatto prima e dopo i recenti Mondiali. In questo primo articolo celebrativo alleghiamo anche alcune immagini della giornata di festa. Molti di voi sono brasiliani o italiani con amici e parenti che vivono in Brasile. Inviateci le vostre storie e le immagini più belle di come avete trascorso la vostra Festa dell’indipendenza. Le pubblicheremo nei prossimi giorni per fare un omaggio al Paese che ci sta ospitando.

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Gli heròis venuti dal Brasile

24 luglio 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

di Nazareno Giusti. La partecipazione della Forza di Spedizione Brasiliana alla Campagna d’Italia è ancora una storia poco conosciuta. Solo negli ultimi anni le vicende dei “pracinhas” è divenuta nota grazie anche al libro di Andrea Giannasi uscito qualche anno fa e che ora è stato riedito in una nuova edizione rivista e aggiornata dall’editore romano Carocci. Nei prossimi mesi approfondiremo questa storia grazie ad esperti e testimoni intanto abbiamo intervistato Giannasi, storico ed editore, che per il suo importante lavoro ha ricevuto una medaglia

Giannasi, perché ha deciso di scrivere un libro sulla Feb?

“Lo studio sulla formulazione e costituzione del Corpo di spedizione brasiliano che combatté in Italia durante la seconda guerra mondiale, nasce dall’esigenza di mettere in luce i passaggi storici che spingono un paese, storicamente populista e vicino ad una sponda con caratteristiche politiche autoritarie, ad intraprendere la via scelta dalle storiche democrazie mondiali”.

Quindi, un saggio che affronta l’esercizio politico messo in atto dai governi di Washington e Rio de Janeiro…

“Non solo, a interessare è anche il cammino militare studiato sia nel settore tecnico, sia in quello tattico. Come è stato possibile, per esempio, trasformare in truppa statunitense, in pochi mesi, un esercito preparato con dottrine di guerra francesi ed equipaggiato prevalentemente con armamento tedesco, francese e italiano. Preparare gli ufficiali che dovevano abbandonare la struttura di un esercito complesso, corposo e fortemente burocratizzato, per una più snella e pronta al combattimento in movimento, non fu impresa semplice”.

Ma non solo vero?

“Così come sono state affrontate le diversità linguistiche, di formazione culturale, culinarie, di equipaggiamento, di abitudini, che caratterizzarono fin dai primi giorni in Italia il cammino del contingente sudamericano. Il saggio affronta quindi la costituzione di un contingente militare, il suo primo addestramento, il trasferimento verso le zone di operazioni e il suo impiego sui differenti scenari bellici”.

Già, dove combatté la Forza di Spedizione?

“La partecipazione del Brasile alla Seconda guerra mondiale appartiene alla sezione della memoria storica rimossa. Eppure nell’estate del 1944 giunsero in Italia, sul fronte della Linea Gotica, 25.000 soldati che formarono la Forza di Spedizione Brasiliana conosciuta come Feb (Força Expedicionária Brasileira). Dopo innumerevoli difficoltà di preparazione – l’esercito del paese sudamericano seguiva tecnica e tattica legate alla scuola di guerra francese – i brasiliani entrarono in linea di combattimento nella zona di Vecchiano a Pisa alla fine del mese di agosto del 1944. Dopo aver liberato Massarosa e Camaiore, e aver tenuto un buon comportamento nella fase di inseguimento delle truppe naziste in ritirata, i soldati al comando del maresciallo Mascarenhas de Moraes furono spostati in Valle del Serchio. Qui, dopo aver superato Borgo a Mozzano, liberarono Barga e Gallicano trovando per la prima volta le rigide posizioni della linea tedesca. Spostati nel settore centrale degli Appennini subirono la dura sconfitta di Monte Castello, che superarono solo a febbraio, quando il corpo di spedizione, dopo aver ricevuto un adeguato e completo addestramento, riuscì ad avanzare catturando più di ventimila prigionieri a Fornovo”.

Come si è mosso per le ricerche?

“Ho consultato numerosi archivi, comparando poi i documenti ufficiali con la memorialistica brasiliana, i libri editi in Italia che interessavano e vedevano coinvolta in parte anche la Feb, documenti conservati pressi gli Istituti storici della Resistenza e dell’Età contemporanea e infine le testimonianze dirette dei reduci (in patria chiamati semplicemente pracinhas)”.

Da dove viene la maggior parte dei documenti?

“Il corpo maggiore dei documenti è conservato presso il Public Record Office di Londra  – fondo War Office – che ha copie di file americani che si trovano custoditi al National Archives and Record Administration. Per la parte tedesca è stato consultato il Bundesarchiv Militararchiv di Friburgo.
In Brasile il materiale è giunto dalla disponibilità dell’archivio dell’Associazione nazionale dei veterani della FEB (ANVFEB) che ha sede a Rio”.

Ha consultato anche archivi italiani?

“Sì, Numerosi gli archivi comunali consultati. Tra questi quello di Tarquinia, di Barga e di Porretta Terme. In alcuni sono stati trovati interessanti documenti, in altri note utili al corpo documentale.
Importante anche il supporto per la parte bibliografica concesso dalla biblioteca dell’Ambasciata del Brasile a Roma che ha sede in Piazza Navona. Prezioso il lavoro degli Istituti storici della Resistenza e dell’Età contemporanea di Modena e di Lucca, presso i quali ho potuto ricostruire i rapporti tra i partigiani e i militari sudamericani. Per una lettura umana – che comunque rientra nella casistica dei “ricordi” e non in quella della memoria storia – sono state raccolte testimonianze di numerosi pracinhas”.

Per esempio?

“Miguel Pereira, sergente marconista che al termine della guerra rimase in Italia diventando custode del Cimitero brasiliano di Pistoia, e Wadil Mendes de Muros, che dopo 50 anni nel 1995 è tornato in Italia per far visita alla famiglia di Fornaci di Barga che lo aveva ospitato durante il conflitto”.

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