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Te lo dò io il Brasile


Usa-Belgio ha vinto la gara degli sms

16 Luglio 2014 • EventiComments (0)

Durante il Campionato Mondiale di Calcio 2014 abbiamo assistito a gol spettacolari, giocate memorabili, pronostici disattesi e vittorie insperate. Momenti vissuti intensamente in tutto il mondo, anche da un punto di vista d’interazione digitale. Le soluzioni SAP Social Meter Analytics e SAP Lumira hanno calcolato il traffico di sms durante le partite dai sedicesimi di finale all’ultimo match e il net sentiment di tutti i commenti pubblicati sui social network in lingua inglese, tedesca e spagnola durante il torneo.

I risultati dell’analisi, riportati anche nell’infografica di sopra, svelano ad esempio che i momenti topici delle partite – come ad esempio il cartellino rosso a Pepe durante Germania-Portogallo del 16 giugno, o il morso di Luis Suarez a Giorgio Chiellini del 24 giugno – hanno coinciso con i più elevati picchi di conversazioni in rete. Mentre la Germania avanzava nel campionato, la net sentiment di tutti i post pubblicati in lingua tedesca cresceva, raggiungendo l’apice nella storica semi-finale contro il Brasile con performance addirittura migliori di quelle registrate durante la finale.

Subito dopo la partita USA – Belgio il traffico di sms a livello globale è aumentato del 4912% rispetto alla media e per 14 minuti dopo il gioco il traffico di sms dal Belgio è rimasto il 1000% più alto del solito. Per Costa Rica – Olanda, invece, nel minuto successivo alla vittoria ai rigori, il traffico di sms dall’Olanda è incrementato del 3641% rispetto al normale. E infine per Germania – Argentina dopo la vittoria della Germania ai supplementari, il traffico di sms dalla Germania ha subìto un picco fino al 1006% superiore al trend abituale.

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Pronostici: i lettori di Buongiorno Brasile fanno centro

15 Luglio 2014 • Sport news, Te lo dò io il BrasileComments (0)

“Chi vincerà i Mondiali”? Era questa la domanda del nostro sondaggione, messo in rete lo scorso dicembre – cioè poco dopo il nostro ingresso nel mare magnum di internet. Un vernissage virtuale che – non è certo un caso – è stato organizzato in coincidenza con il sorteggio dei gironi di Brasile 2014. Le risposte sono giunte a una a una: prima con il contagocce, poi sempre più frequenti. Alla vigilia dei Mondiali, il risultato appariva un pochino sorprendente: nei pronostici dei nostri lettori guidava l’Italia, seguita dal Brasile favoritissimo della vigilia e dalla Svizzera, appaiata alla Germania. Un pronostico, questo, che era un misto fra previsioni e speranze: Italia, Brasile e Svizzera (in quest’ordine) sono i paesi da cui provengono i maggiori contatti per il nostro giornale, mentre la Germania, in questa graduatoria, occupa la quinta posizione (quarta è la Norvegia, la cui nazionale, però, non partecipava alla fase finale della Coppa del Mondo). Dopo il girone iniziale, abbiamo deciso di mantenere il sondaggio in rete, e di cancellare volta per volta le squadre eliminate. E i singoli voti dal conteggio totale. Sono sparite, quindi, prima l’Italia – tristemente eliminata dal gruppo D da Costarica e Uruguay – poi la Svizzera, che è uscita al 118′ degli ottavi con l’Argentina. E’ stata, infine, la volta del Brasile, con la semifinale-choc di Belo Horizonte. A questo punto, eliminata con un colpo di penna la Seleção – e credeteci: nonostante la nostra stretta neutralità, questa operazione è stata molto dolorosa – abbiamo bloccato il voto. Ed ecco i risultati “cristallizzati” prima della seconda semifinale: Germania 44%, Argentina 38%, Olanda 18%. L’ennesima rivincita della finale 1978 ha premiato, ai rigori, la squadra albiceleste. E la corazzata tedesca ha poi conquistato la Coppa del Mondo, pur faticando fino al secondo tempo supplementare.
Alla fine, quando la patina del tifo si è dissolta, l’opinione dei nostri lettori si è incanalata verso il risultato che, alla fine, si è rivelato quello esatto. Prima Germania, seconda Argentina, terza Olanda.
Ora, archiviati i Mondiali, abbiamo in serbo per voi altri sondaggi. Sullo sport, certo, ma anche su economia, politica, e quanto altro ancora. Naturalmente, siamo aperti a qualsiasi consiglio, a qualsiasi imbeccata. Perché Buongiorno Brasile è soprattutto vostro. Até logo, amigos!

A. Z.

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Germania-Argentina, atto terzo

13 Luglio 2014 • Sport news, Te lo dò io il BrasileComments (0)

Per il Brasile, i Mondiali casalinghi si chiudono nel peggiore dei modi: ancora una sconfitta netta – 3-0, contro l’Olanda – e quarto posto finale, alle spalle proprio della squadra di van Gaal.

 

 

L’amarezza dei tifosi brasiliani non è attutita né dalla scarsa valenza che da sempre hanno le finali per il terzo e quarto posto, né dall’arbitraggio veramente inadeguato dell’algerino Djamel Haimoudi: l’Olanda si è mostrata compatta, veloce e affiatata, il Brasile un insieme di calciatori che vagavano per il campo, con poche idee in testa e tanta imprecisione. Un intero paese è alla ricerca delle responsabilità: quelle dei giocatori stessi (fischiatissimi), quella di Felipe Scolari (ancora più fischiato), che non ha saputo dare un benché minimo gioco alla squadra, oltre ad aver sbagliato le convocazioni), quella della federazione, che la presidenta Dilma Rousseff vorrebbe addirittura commissariare. La verità è che – al di là di tutto – la prestigiosa scuola brasiliana sembra non esistere più. Occorre ricostruire un movimento che tanto ha dato al calcio mondiale, e che sembra aver consumato le sue risorse aurifere che sembravano inesauribili. Il Brasile di oggi deve partire al suo fuoriclasse, Neymar, assente con la Germania e con l’Olanda, e dall’amore dei suoi cittadini per il calcio, per poter ricostruire sulle macerie.

A proposito di Olanda, la premiazione di Robben e compagni ha scatenato applausi a scena aperta nel pubblico brasiliano. Non è solo un gesto di sportività, né unicamente un tributo alle “affinità elettive” fra arancioni e verdeoro, ma anche (e soprattutto) una viva protesta nei confronti dell’umiliante finale di torneo a cui i padroni di casa sono stati sottoposti.

Per i supporter brasiliani è rimasta ormai una sola speranza. L’ha espressa, con un cartello, uno spettatore ieri a Brasilia, in un cartello di aperto sostegno alla Germania, indicata come “per noi (i brasiliani, ndr)  l’ultima chance”. Vedere Leo Messi alzare la coppa al Maracanã sarebbe, per i tifosi di casa, una nuova umiliazione. E si configurerebbe come un serio pericolo politico per Dilma Rousseff, che sarà chiamata a premiare il vincitore. Le immagini della presidenta che consegna il trofeo più desiderato dai calciatori agli “arcirivali” argentini potrebbero seriamente influire sulla sua campagna elettorale. Pensate a come potrebbero essere utilizzate quelle stesse immagini dai concorrenti alla presidenza: immaginate, per esempio a spot elettorali in grado di scatenare le emozioni più profonde degli elettori e di associare la presidenta in carica alla disfatta mondiale.

Il Maracanã sarà diviso. Da una parte l’alleanza temporanea tra brasiliani e tedeschi. Dall’altra gli argentini, che hanno letteralmente invaso Rio de Janeiro: sono  almeno 100mila quelli accorsi nella Cidade Maravilhosa, alcuni con il biglietto, molti in cerca di un tagliando d’ingresso (dai bagarini può costare anche 10mila euro, prezzo improponibile non solo per gran parte degli argentini, ma anche per la maggior parte della popolazione mondiale). Fino all’ultimo non si potrà, quindi, sapere chi sarà in maggioranza, se l’asse brasiliano-tedesco o i tifosi in maglia albicelestePer una partita, quella tra Germania e Argentina, che è in assoluto la più giocata in una Coppa del Mondo: tre volte, contro le due di Italia-Brasile (la “superfinale” del 1970, che assegnò definitivamente la Coppa Rimet all’undici di Zagallo, e quella del 1994). Se includiamo nelle statistiche mondiali anche i Giochi Olimpici del 1924 e del 1928, riconosciuti come campionati del mondo dalla Fifa, osserviamo che anche Argentina-Uruguay fu disputata, come finale, per tre volte: nella prima Coppa del Mondo (1930) e nell’edizione olimpica di Amsterdam 1928, dove fu giocata per ben due volte: la finale “regolare” si era chiusa 1-1 dopo i supplementari e quindi, come si usava allora, la partita era stata ripetuta.

Ma torniamo a Germania-Argentina. Che è sì la finale più giocata nella Coppa del Mondo, ma in tempi relativamente recenti: d’altra parte, l’albiceleste – fortissima prima della guerra – si sarebbe poi eclissata nei Mondiali dal 1950 al 1974, partecipando sempre in qualità di comprimaria (solo dal 1978 in poi si tornò a parlare di Argentina nel lotto delle favorite d’obbligo di tutti i Mondiali).

Nelle finali mondiali, il bilancio tra le due squadre che si affronteranno stasera, 13 luglio 2014, è in perfetto equilibrio. L’Argentina conquistò finale e Coppa il 29 giugno 1986, a Città del Messico, battendo i tedeschi per 3-2: in vantaggio per 2-0 (Brown al 22′ e Valdano al 55′), Maradona e compagni si fecero rimontare (Rummenigge al 73′ e Voeller all’81′), ma tornarono in vantaggio subito dopo, anche a causa dell’atteggiamento ingenuo della Germania (gol del definitivo vantaggio albiceleste siglato da Burruchaga all’83′).

 

Rivincita ai Mondiali successivi: all’Olimpico di Roma fu, stavolta, la squadra tedesca a imporsi, davanti a uno stadio completamente a favore. Era l’8 luglio 1990, e la squadra allenata da Franz Beckenbauer si impose per 1-0 grazie a un rigore (molto dubbio, per la verità) trasformato dall’interista Brehme all’84′.

 

 

La vittoria dell’Argentina del 1986 è, finora, l’unico successo dei sudamericani ai Mondiali contro i tedeschi: nei sei incontri che hanno opposto le due nazionali al massimo torneo iridato, la Germania ha vinto tre volte, l’albiceleste, appunto, una sola, mentre i pareggi sono stati tre. L’ultima partita disputata ai Mondiali tra le due squadre è la semifinale della scorsa edizione, chiusa con un rotondo 4-0 a favore della Germania.

 

 

Sono invece 2o i precedenti “totali” tra la Mannschaft e la Selección: nove vinti dall’Argentina, sei dalla Germania e cinque finiti in parità.

Favorita la squadra di Löw, che però deve battere un tabù: quello che vede le squadre europee mai vittoriose in un Mondiale disputato in Sudamerica. Se la Germania dovesse conquistare la Coppa, dunque, sarebbe la prima volta di una nazionale del nostro continente a vincere oltre oceano. Fu la Spagna, nel 2010, a conquistare invece il primo titolo mondiale fuori Europa, facendo sua l’edizione sudafricana. Se invece la spuntasse la squadra di Sabella, il Sudamerica raggiungerebbe l’Europa per numero di Coppe del Mondo vinte. Oggi, infatti, il nostro continente conduce per 10-9.

Infine, una curiosità: la Germania indosserà la classica maglia bianca, e non la seconda – quella rossonera a righe orizzontali, apertamente ispirata al Flamengo. E questo, nonostante si giochi proprio nello stadio del Fla. Nessun tentativo di captatio benevolentiae, dunque: dato che l’avversario si chiama Argentina e la partita si gioca in Brasile, indossare la maglia flamenguista sarebbe una precauzione inutile. Tanto più che, tecnicamente, la Germania gioca in casa. Maglia a grandi righe orizzontali sfumate con più tonalità di blu, invece, per l’Argentina: un modello molto vicino a quello tradizionale da trasferta, blu a tinta unita.

A. Z.

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Brasile in lacrime. E la Rousseff trema

9 Luglio 2014 • Sport news, Te lo dò io il BrasileComments (0)

“Chiedo scusa al Brasile, perché so quanto dolore provocherà il 7-1. Abbiamo cercato di rispettare i brasiliani continuando a giocare e cercare la via del gol”. Con questa dichiarazione Bastian Schweinsteiger ha colto l’essenza dei brasiliani, del loro amore per la Seleção, della loro passione per il futebol, che sfiora l’identificazione di un popolo con il gioco più bello del mondo.

Podolski e Schweinsteiger  con la maglia del Flamengo

Podolski e Schweinsteiger con la maglia del Flamengo

 

Già, perché il rapporto del Brasile con il calcio è qualcosa di unico e di difficilmente replicabile altrove. Il football è una parte importante – determinante – dell’identità nazionale brasileira. Al momento della sua indipendenza, proclamata nel 1822, il vastissimo “subcontinente” abitato in gran parte da coloni, schiavi e immigrati (e loro discendenti) che provenivano da varie parti del mondo, non aveva una peculiarità che li

L'imperatore Pedro II

L’imperatore Pedro II

unificasse. Tranne, forse, l’imperatore, che aveva mantenuto la casata dei Braganza al potere anche dopo la separazione del Portogallo. Ma nel novembre 1889, un golpe del generale Deodoro da Fonseca depose l’ultimo monarca, Pedro II, detto “il Magnanimo”. E in un paese ancora acerbo come il Brasile venne a mancare anche il trait d’union rappresentato dalla Corona.
Passarono appena cinque anni dal colpo di stato e un nuovo “regnante” sbarcò nel porto di Santos. Lo fece con discrezione, ma alla fine conquistò il paese. Non era un membro della casata portoghese dei Braganza, e tanto meno un re straniero. Era un gioco inglese. Il gioco del calcio. Lo portò il calciatore Charles William Miller, inglese con madre brasiliana, che

Charles William Miller

Charles William Miller

raggiunse Santos dopo due settimane in mare. La sua arma fu il regolamento dell’Association football. Il resto lo fece Arthur Friedenreich, calciatore con padre tedesco e madre afro-brasiliana, che tra il 1915 e il 1930 incantò il paese e decretò, con le sue giocate, il successo del calcio. Lo sport inglese, che i brasiliani fecero loro.
Il futebol è dunque un’importantissimo collante. Anzi, un elemento determinante dell’unità brasiliana. Per questo, una sconfitta importante della Seleção viene vissuta come una tragedia nazionale – evento, questo, incomprensibile persino agli inglesi, che il football lo hanno inventato.

Arthur Friedenreich

Arthur Friedenreich

“Abbiamo cercato di rispettare i brasiliani continuando a giocare e cercare la via del gol”, ha dunque detto Schweinsteiger. A ragione. Perché, se per il Brasile un 7-1 in una semifinale mondiale giocata in casa propria è una mortificazione che resterà nella storia, uno stop dei tedeschi sul 3-0, o sul 4-0, si sarebbe rivelata un’umiliazione ancora peggiore; avrebbe denotato pena o compatimento nei confronti degli avversari. Un’onta incredibile per un paese che si considera la patria (pur acquisita) del football. Mentre il Brasile lo si onora giocando a calcio, dando il massimo, fino al fischio finale, Anche se questo implica un risultato di protezioni catastrofiche. Per rispettare un paese dove il calcio è il simbolo di identità nazionale, bisogna giocare a calcio, sempre, comunque. Nonostante le conseguenze.
Come molti tedeschi, anche Basti è sicuramente rimasto colpito dalle lacrime dei tifosi brasiliani sugli spalti, o nelle fan fest, che hanno fatto rapidamente il giro del mondo. E per questo si è scusato con i brasiliani. Imitando Obdulio Varela, capitano e leader dell’Uruguay 1950, protagonista del famoso (o famigerato) Maracanaço, la sconfitta per 2-1 che privò il Brasile di un titolo virtualmente già conquistato. Una ferita che non si è mai rimarginata, nei brasiliani. Al bellissimo museo del calcio di San Paolo, per quella partita c’è un’area dedicata. Uno spazio scuro, dove la gente entra e vede le immagini di quel Brasile-Uruguay del 1950, proiettate in loop. Una sorta di teatro della catarsi, dove – possiamo scommetterci – qualcuno piange ancora. Perché la concezione brasiliana del calcio è questa: ricordare le vittorie, ma anche (e forse ancor di più) le sconfitte, tornarci sopra, meditarci, dare sfogo alle proprie emozioni, e farlo ancora, ancora, ancora.

Moacir Barbosa

Moacir Barbosa

Si dice che, di quella squadra tutti i brasiliani ricordino la formazione. Sicuramente, chiunque ha in mente un nome in particolare, quello di Moacir Barbosa, estremo difensore di quello strano giorno del Maracanã. Uno dei più forti portieri brasiliani di sempre. La partita è sull’1-1, a poco dalla fine. Non si tratta di una finale, ma del match conclusivo di un girone a quattro, che comprende Brasile, Uruguay, Svezia e Spagna. La Seleção è avanti di un punto: le basta un pareggio per essere incoronata con la Coppa Rimet. Il vantaggio brasiliano di Friaça è stato annullato da un gol di Schiaffino; ma poco conta, manca poco al trionfo. Barbosa vede avvicinarsi Ghiggia. Si aspetta un cross. E invece Ghiggia tira e insacca. E’ il gol del 2-1 definitivo uruguagio, il gol del Maracanaço.

 

A Barbosa vengono attribuite grandi responsabilità, molte di più di quante effettivamente ne abbia. Il portiere veste ancora la maglia della Selecão fino al 1953, e gioca in campionato fino al 1962, ma è ormai bollato a vita. Nel peggior modo possibile: la società brasiliana lo isola, lo disprezza, e la sua esistenza viene praticamente ignorata. L’indifferenza, a volte, è più pericolosa dell’ostilità. Nel 1993 si trova nei pressi della Seleção, che sta preparando una partita, e decide di andare a salutare i campioni della squadra che su sua. Ma non lo lasciano entrare allo stadio. “La sentenza più pesante in Brasile è di 30 anni”, dirà nel 2000, poco prima di morire. “La mia dura da 50”. E oltrepassa le generazioni, se è vero che la figlia non è stata dichiarata gradita in tribuna.
Il rischio, per i protagonisti dell’1-7 contro la Germania, è esattamente lo stesso degli uomini del 1950. Essere ricordati nella storia del Brasile con un marchio di infamia, immortalati nelle stanze buie dei musei e dell’inconscio collettivo come i responsabili di una catastrofe nazionale. Della “maggiore vergogna della storia”, come sparato in prima pagina dal quotidiano Lancenet. Una vergogna forse anche peggiore di quella del 1950. Perché nel 1950, il Brasile restò in partita fino all’ultimo. Qui no.
Se ci fosse bisogno di due aggravanti, eccole qui. Primo: l’1-7 rimediato contro la Germania eguaglia lo 0-6 subito dall’Uruguay nel 1920 come sconfitta più pesante della storia. Secondo: i verdeoro non perdevano una partita disputata all’interno del proprio territorio dal 1975, in Copa América: 1-3 contro il Perù di Teófilo Juan Cubillas.

Ciliegina sulla torta, il commento di Diego Armando Maradona, non certo un amico del Brasile: “sul 6-0 stavano per sospendere la partita perché era chiuso il primo set”, ha detto, con un sarcasmo davvero strabordante.
Il Mineiraço come il Maracanaço, dunque. Chi ha assistito a Brasile-Uruguay del 1950 si ricorda esattamente che cosa ha fatto quel giorno, in Lacrime brasilianeche zona dello stadio si trovava, con chi ci era andato, che cosa aveva addosso, che cosa aveva mangiato. Chi non ha visto la partita, ricorda benissimo dove si trovava quando ricevette la notizia della sconfitta. Sarà così anche per l’umiliante 7-1 di ieri: fra anni e anni, i bimbi che piangevano sconsolati racconteranno questa partita ai nipoti, e questi ultimi riferiranno ai figli, e la storia si tramanderà. Generazione dopo generazione.
Intanto, il post partita è stato molto movimentato. A Belo Horizonte, i tifosi tedeschi sono stati rispettati, e hanno ricevuto congratulzioni dagli avversari; in compenso, alcuni colombiani sono stati aggrediti (si dice da ultras dell’Atlético Mineiro), in una folle punizione “per conto terzi” per l’infortunio di Neymar, causata dal cafetero Zúñiga.

Sempre a Belo Horizonte, quattro fermi allo stadio. E incidenti in varie parti del Brasile: tafferugli (con cariche della polizia annesse) alla fan fest di Recife e a Rio, sulla spiaggia di Copacabana; autobus in fiamme a San Paolo, dove sono state bruciate bandiere brasiliane. Certo: le proteste di ieri sera, rientrate, hanno una motivazione molto diversa da quelle di stampo sociale e politico che hanno accompagnato il Brasile in tutto questo tempo, da prima della Confederations Cup fino a ora. Le prime sfogano con atti violenti la rabbia e la delusione per una sconfitta umiliante; le seconde si scagliano contro l’aumento del prezzo degli autobus, gli sgomberi forzati, la violenza della polizia, le spese faraoniche per gli stadi quando scarseggiano ospedali e scuole. Non sembra esserci rapporto tra questi due fenomeni, che sembrano addirittura opposti: le proteste anti-Mondiali sono anche sfociate in fenomeni di tifo contro – una tendenza che ha visto spezzare in maniera impensabile il binomio Brasile-calcio. Tendenza che è stata sintetizzata dalla canzone Desculpe, Neymar (“Scusami, Neymar”), di alcuni mesi fa, dove il cantautore Edu Krieger spiegava perché ai Mondiali non avrebbe tifato Brasile.

 

Due tendenze opposte, si diceva. Ma l’insoddisfazione fa strani effetti: non è da escludere la saldatura fra questi due fenomeni. Se, negli ultimi sondaggi una buona metà dei brasiliani si dichiarava favorevole all’organizzazione dei Mondiali casalinghi e metà avrebbe volentieri rinunciato, il Mineiraço potrebbe trasferire molti delusi nella schiera degli oppositori al prossimo grande evento: i Giochi Olimpici di Rio 2016. Se molti hanno accettato i sacrifici imposti (alcuni intollerabili) sperando di trovare conforto in una vittoria della squadra di Scolari, ora che le illusioni sono svanite nel modo più incredibile potrebbero reagire in qualsiasi modo.

dilma-rousseff5-620x450A temere più di tutti è Dilma Rousseff, la presidenta del Brasile, che in ottobre si giocherà la riconferma alle urne. “Mi dispiace immensamente per tutti noi tifosi e per i giocatori”, ha twittato Dilma dopo la sconfitta contro la Germania. Ma, sicuramente, la costernazione è soprattutto preoccupazione per il suo futuro politico. Dopo la vittoria con la Colombia, la presidenta aveva guadagnato ben cinque punti nei sondaggi elettorali. Mentre l’1-7 rimediato contro una Germania solida e cinica potrebbe avere un effetto-valanga. E provocare la sua caduta.

In Europa, un simile scenario sarebbe difficile da concepire. Ma in Brasile no. Nel paese creato dal calcio, un pallone rotondo può provocare conseguenze incredibili. Anche far perdere il posto a un presidente.

Guido Berger

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Ecco le giocatrici più sexy del calcio femminile

3 Luglio 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

19.07.2012: Mannschaftsfoto und Portraits VfL Wolfsburg FrauenSvezia batte Brasile 35 a 28. Quattro delle 10 atlete più sexy del calcio femminile sono svedesi e messe insieme totalizzano il 35% delle preferenze degli uomini in un recente sondaggio di Incontri-ExtraConiugali.com, il portale web che si rivolge a tutti coloro che cercano un’avventura al di fuori della coppia. In quanto ai singoli risultati, è la brasiliana Laisa Andrioli con il 19% delle preferenze, a vincere il sondaggio. La calciatrice dell‘Internacional di Porto Alegre, (nella foto in alto) diventata modella e oggi nuovamente impegnata nel gioco del calcio, con questo sondaggio di Incontri-ExtraConiugali.com torna così alla ribalta come donna più sexy del calcio femminile. Al secondo posto con il 15% delle preferenze si posiziona la tedesca Selina Wagner, (in alto a sinistra) giocatrice del Wolfsburgo e protagonista di un servizio fotografico per l’edizione tedesca di Playboy, seguita al terzo posto con il 12% dalla francese Gaëtane Thiney gaetane-thiney-52ecae9003f1f(foto a destra). Seguono poi le svedesi josefine_oqvistJosefine Oqvist (foto a sinistra) con l’11% e Jessica Landstrom con il 10%. Gli uomini intervistati da Incontri-ExtraConiugali.com confermano che sono loro le giocatrici di calcio più sexy del pianeta.

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Il calcio da rottamare

30 Giugno 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (1)

di Lorenzo Zacchetti*. La figuraccia rimediata dagli azzurri in Brasile ha causato danni a tutti noi, dai commercianti che hanno dovuto rinunciare all’indotto prodotto da maxischermi e iniziative simili, fino ai lettori costretti a sorbirsi commenti di ogni genere sull’avvilente performance della squadra di Prandelli. Nell’ostinato tentativo di distinguersi dalla massa, commentatori non sempre ferrati si sono prodotti in elucubrazioni sociologiche derivanti dalla “strabiliante” scoperta di uno spogliatoio lacerato.

Davvero c’era bisogno del Costa Rica per scoprire che il calcio italiano è precipitato a infimi livelli qualitativi? E c’è qualcuno che può sinceramente sorprendersi di fronte all’evidenza del fatto che su Balotelli e Cassano non si può fare affidamento? 

Il vero problema non sono gli attriti tra giovani e senatori, ma la preoccupante distanza tra chi nella sua carriera ha saputo vincere qualcosa e chi invece rischia di doversi accontentare delle briciole. Nel caso di Cassano, il verdetto è quasi definitivo. A 32 anni, il pugliese è ormai un ex giovane che intravede il finale di una carriera nella quale ha vinto pochissimo (due scudetti e due Supercoppe nazionali) e mai da protagonista. Il massimo che è riuscito a fare del suo enorme talento è stato mettersi in luce in squadre già vincenti a prescindere da lui, quindi non si capisce come mai Prandelli abbia scelto proprio lui, quando la nazionale era in crisi e le serviva un salto di qualità.

Balotelli di anni sta per compierne 24 e quindi non è più un bambino nemmeno lui. Ha già vinto più di Cassano e ha ancora molto tempo a sua disposizione per scrivere una storia completamente diversa, ma prima dovrà rendersi conto che per essere un vero campione non bastano soltanto i piedi, ma serve anche la testa.

Gli stracci che volano nello spogliatoio di una nazionale mediocre si spiegano con queste ragioni, non con il conflitto generazionale che è soprattutto un’invenzione giornalistica utile a colmare il vuoto lasciato dagli azzurri. Il conflitto generazionale, quello vero, riguarda la politica sportiva, che rappresenta l’altra faccia del fallimento italiano. Per rimpiazzare il dimissionario Abete, un sistema impaludato propone il trio Tavecchio-Macalli-Lotito, che insieme totalizzano la bellezza di 206 anni. Alla faccia del rinnovamento e della rottamazione che in molti invocano come fattore fondamentale del rilancio del Paese!

Il calcio continua a ritenersi un mondo a parte, governato da regole tutte sue, e dal suo immobilismo deriva anche la difficoltà di trovare un allenatore in grado di rimpiazzare Prandelli. Sono lontanissimi i tempi nei quali il naturale sostituto del c.t. era il suo omologo dell’Under 21: oggi si parla più di soldi che di ambizione sportiva e i tecnici federali guadagnano decisamente meno rispetto a chi lavora nei principali club italiani e stranieri. Conte c.t. part-time, condiviso con la Juventus? Funzionerebbe in un paese normale, quindi non in Italia, dove sospetti e polemiche accompagnerebbero ogni convocazione.

Il gattopardismo del potere calcistico non è certo un problema solo italiano. Lo dimostra una figura inquietante come quella di Sepp Blatter, che ha 78 anni e che svolge il ruolo di numero 1 della Fifa da quando ne aveva 62. Pronto per la pensione? Macché, Blatter punta ad essere rieletto per la quinta volta e tiene così tanto alla sua poltrona da promettere l’introduzione della moviola in campo, visto che l’argomento è popolare e potrebbe portargli consenso. Peccato che fino a un paio di mesi fa lo svizzero sia stato il primo oppositore della tecnologia, con motivazioni nemmeno peregrine come il fatto che tale innovazione sarebbe inapplicabile nei campionati di livello minore sul piano tecnico ed economico.

E’ strano che non susciti indignazione il voltafaccia del padrone assoluto del calcio mondiale, al quale dobbiamo scandali come gli arbitraggi pro-Corea del 2002 o l’assegnazione al Qatar del mondiale 2022. Allo stesso modo, nessuno sottolinea la gravità delle decisioni prese in occasione dell’edizione in corso in Brasile. All’improvviso, il gioco più popolare del mondo ha cambiato le sue regole, introducendo la goal-line technology e i time-out per difendersi dal caldo. Non nego che questi cambiamenti possano avere effetti positivi, ma non era mai successo che un’innovazione alle sacre regole del pallone fosse introdotta in occasione di un campionato del mondo, senza prima condurre un’adeguata sperimentazione durante competizioni meno importanti.

Il “cooling break” è stato necessitato dalle proibitive condizioni climatiche in Brasile, questo è vero, ma siccome i mondiali non si giocano ogni giorno, viene da chiedersi se non fosse il caso di pensarci prima, senza farsi tirare la giacchetta dai giudici del lavoro. Che cosa ha di più importante da fare il governo del calcio planetario, se non si occupa di queste cose?

Non siate maligni, non pensiate che ormai si pensa soltanto al business. Sta di fatto che i padroni del calcio non si lasciano rottamare.

*direttore di Champions City

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“Tifo Cile. Anzi, Brasile. O forse tutte e due…”

29 Giugno 2014 • Sport news, Te lo dò io il BrasileComments (0)

Provate a varcare per la prima volta la porta di un’agenzia di scommesse di Milano, o di Pisa, o di Oristano, o di chissà dove. Provate a farlo, magari per vedere una partita che la Rai non trasmette (a differenza di quando avviene in gran parte d’Europa, in Italia i match mondiali non sono trasmessi tutti “in chiaro”). State attenti, però. Perché vi dovrete dimenticare il mondo come lo avevate conosciuto fino a quel momento. Dimenticatevi il tifo, l’attaccamento a una nazionale, la simpatia per una piuttosto che per un’altra compagine che partecipa ai Mondiali, o per un particolare giocatore. Qui, i punti di riferimento sono altri: si soffre e si esulta per il proprio portafoglio.

Scommesse 1E’ sintomatico quanto era avvenuto, in un’agenzia di scommesse di Milano, qualche giorno fa, in occasione della doppia diretta di Olanda-Cile e Australia-Spagna, valevoli per la terza giornata della fase a gruppi. Uno uomo con occhiali spessi e canottiera scura partecipa in maniera molto empatica alla partita di vertice: non appena gli arancioni, o i sudamericani, si affacciano nell’area avversaria, lui si scalda: “dai! Mettila dentro!”. Invoca il rigore quando quasiasi giocatore (di entrambe le squadre) cade in area, anche quando il penalty è assolutamente impossibile persino da concepire. Non perché ami il bel calcio, non perché voglia vedere i gol, ma perché ha scommesso, in due differenti “sistemi”, la vittoria di una e dell’altra squadra. L’importante, per lui e per le sue tasche, è che non esca un pareggio. Così, al gol dell’Olanda, il singolare tifoso salta come una Olandacavalletta, poi zampetta per tutta la sala, gridando; infine, corre allo schermo e lo avvolge, quasi cercando di unirsi all’abbraccio dei giocatori arancioni. Alcuni, da parte loro, sperano in molti gol perché hanno puntato sul cosiddetto “over” (che si verifica quando vengono segnate da tre reti in su); altri sperano in una sterilità realizzativa generale, perché hanno scommesso sul suo esatto opposto: l’”under” (che avviene quando la partita finisce con due o meno gol).

Un uomo di mezza età sta passando da quelle parti e si augura la vittoria dell’Uruguay contro l’Italia. Qualcuno annuisce. Non fanno parte del gruppo di persone che “tifano contro” gli azzurri, e tanto meno sono uruguagi o particolari estimatori della Celeste. Semplicemente hanno deciso di giocare una vittoria di italia-uruguayCavani e compagni.
Dimenticatevi il mondo come lo conoscevate, dunque. Solo il tifo per le squadre di club resiste, in queste zone franche dello sport. E neppure per tutti.
Abbiamo scelto di seguire per voi il drammatico ottavo fra Brasile e Cile proprio in un’agenzia di scommesse. Entriamo un quarto d’ora prima della partita. Ciò che si nota subito è il tappeto di scontrini che affollano disordinatamente il pavimento. Sono tutti soldi volati via, tagliandini preziosissimi che, tutto a un tratto, perdono valore, che vengono gettati, spesso rabbiosamente quando la scommessa è persa e una potenziale miniera d’oro si trasforma, ex abrupto, in un inutile pezzo di carta.
L’ambiente è rigorosamente maschile: qui, di quote rosa, non se ne parla neppure e le uniche donne presenti sono le dipendenti allo sportello, che raccolgono le scommesse e le pagano. In compenso, si sentono varie lingue: sono rappresentati almeno quattro dei cinque continenti (manca l’Oceania).
Sono molti gli schermi, sparsi qua e là. Uno solo si appresta a Brasile-Ciletrasmettere la partita, tra l’altro senza neppure l’audio, che è invece riservato all’ippica: buona parte dei televisori è infatti concentrata sui cavalli, altri mostrano le quote e gli orari degli eventi, altri ancora (fra cui quello appena al di sotto dello schermo che irradia Brasile-Cile) propongono i cosiddetti “eventi virtuali”, o “eventi istantanei”. Di cosa si tratta? Presto detto: dato che, nonostante il loro numero molto alto, gli avvenimenti sportivi su cui scommettere non erano stati giudicati sufficienti, si è deciso di crearne di nuovi. Artificiali. Si tratta di partite di calcio, incontri di tennis, corse ciclistiche, di cavalli e persino di cani. Tutte sviluppate casualmente al computer. Sembra di vedere la playstation – ma, in questo caso, non è l’uomo a manovrare atleti, cavalli e cani, ma la casualità computerizzata. Durano tutti molto poco: il match tennistico immaginario finisce nello spazio di un game, mentre la partita esaurisce il primo e il canisecondo tempo nel giro di un minuto.
Mentre a Belo Horizonte i brasiliani entrano “allineati e coperti” in campo, lo schermo in basso propone un fantomatico incontro virtuale tra “Magica” e “Scaligeri”, che sarebbero poi la Roma e il Verona: evidentemente, i nomi delle squadre di club sono marchi registrati, e così, per raffigurarli, si devono utilizzare soprannomi. Alcuni ben poco fantasiosi (“Bergamo” per l’Atalanta, “Ternani” per la Ternana, “Bulls” per il Toro, “Viola” per la Fiorentina, “Zebre” per la Juventus), altri decisamente più creativi (“Risaia” per il Novara, o “Lanieri” per il Vicenza).
Le nazionali, invece, sono chiamate con il loro nome. Così il caso vuole che, mentre la partita “vera” sta per cominciare nel televisore in alto a sinistra, quello subito sotto proponga proprio un fittizio Cile-Brasile. Finisce 1-1: uno scommettitore la guarda, la vede finire, butta il tagliandino e se ne va, disinteressandosi del resto. Il computer ci mostra anche il ritorno di questo match senza giocatori e senza realtà, che termina 2-2.
Intanto, i giocatori del Brasile cantano l’inno abbracciati. Non si sente nulla: qui il cavallo è re. Un ragazzo africano molto simpatico e sorridente dichiara che favoriranno sicuramente il Brasile. Tifa apertamente per il Cile. Probabilmente non ha ancora puntato su questa partita, ma c’è tempo: ora si può strottocommettere anche in tempo reale e le quote cambiano man mano che il match va avanti.
La palla è già al centro e, dalla parte opposta della sala (dove c’è anche una specie di lounge, cioè una quindicina di sedie allineate tre a tre davanti ai monitor) si levano urla di esultanza. E’ dovuto a una corsa di cavalli che si è conclusa: probabilmente è stata incerta fino all’ultimo, oppure chi festeggia ha puntato davvero molto. Altri sono delusi dagli eventi (reali e virtuali) su cui hanno scommesso: si avvicinano all’unico schermo che trasmette Brasile-Cile. Uno commenta. “E’ meglio che guardiamo la partita, va”. Finalmente, dalla consolle decidono che si può dare più spazio a Neymar, Sánchez e soci. Così, due dei quattro monitor davanti alle sedie vengono dirottati sull’ottavo di Belo Horizonte – gli altri due restano immancabilmente sintonizzati sugli ippodromi. Qualcuno inizia ad andare avanti e indietro tra un evento e l’altro, mentre alcuni dei fortunati che si hanno trovato da sedersi dividono la loro attenzione tra le corse ippiche e il calcio.
Fallo su Vidal, e un uomo sui 50 protesta: “lasciate stare Vidal”. E’ chiaramente juventino. Subito la discussione si sposta sulla serie A, iniziano a volare parole grosse e il tono della voce si alza. Milan-Real MadridNel frattempo arriva il gol del Brasile. Qualcuno applaude. Lo juventino si lamenta. Tifa Cile per sostenere i suoi beniamini Vidal e Isla? Nossignori. “100 euro!”, proclama, svelando la ragione del suo disappunto e l’entità della sua puntata. Un altro, più giovane, si mostra invece soddisfatto del vantaggio verdeoro. “Non importa chi ha segnato”, spiega, come se ce ne fosse bisogno. “L’importante è che abbiano segnato. La partita era chiusa, prima. Ora è aperta”. Probabilmente ha giocato l’over. E infatti, al gol dell’1-1, si unisce all’esultanza molto calda dei supporter (estemporanei) del Cile. Qualcuno, vedendo che ha segnato Sánchez, ricorda il suo omonimo messicano, Hugo, stella del Real Madrid “che dopo i gol faceva le capriole”. “Ma poi è arrivato il Milan…”, afferma un altro, ricordando il 5-0 che, il 19 aprile 1989, i rossoneri allenati da Sacchi rifilarono alle merengues.
Fine primo tempo. Gli schermi – diciamo così – supplementari che offrivano la partita sono tornati su altri avvenimenti. Due sugli immancabili cavalli, due sulle gare di agility dei cani (che non sono agilityle classiche corse dei levrieri, ma percorsi obbligati per animali più piccoli che – assistiti dal padrone – devono compiere un percorso obbligato con tunnel e ostacoli, cercando di compiere meno errori possibile). Alcuni se ne vanno: probabilmente hanno puntato solo sul risultato del primo tempo – oppure la moglie li aspetta a casa.
Inizia la ripresa con un solo schermo dedicato, sempre muto, finché vengono riattivati quelli della lounge. Ogni tanto, risuonano le voci di chi si reca allo sportello per puntare su altri eventi: “Colombia!”, “Uruguay”, “il numero 3 sui cani” (i greyhound finti). Il ragazzo che prima tifava in modo convinto per il Cile, accusando la Seleção di essere favorita dagli arbitri, ora sostiene con partecipazione il Brasile. Ha fatto alcune puntate in corso d’opera, e probabilmente la più sostanziosa ha previsto la vittoria dei padroni di casa ai tempi regolamentari. Il ragazzo la perde, e si consola con un’altra vincita più moderata: si fionda allo sportello per ritirarla e giocare ancora.
Tutti sono in attesa dei supplementari e un uomo entra, gridando con voce stentorea: “fuori il Brasile! Deve andare fuori!”. Sarà un tifoso del Cile? Uno che non ama i verdeoro? Uno sportivo deluso dal gioco della Selecão? Niente di tutto questo. E’ lui stesso a dipanare ogni dubbio: “avevo giocato l’over!” (che, ricordiamolo, si applica ai 90 minuti regolamentari, non ai supplementari). “Il Cile deve passare. Il Cile!”, ribadisce, come se non si fosse capito. Evidentemente si aspettava i gol dalla Seleção, non dai cileni, così imputa ai verdeoro le colpe della sua perdita pecuniaria. Che probabilmente deve essere stata sostanziosa, perché di tanto in tanto si lamenta, insulta Neymar, Scolari e tutti i brasiliani in campo.
Intanto, nello schermo dedicato agli eventi virtuali si sono succedute imperterrite partite al computer fra varie squadre, per un campionato senza atleti e senza classifica. Mentre i verdeoro “veri” assaltano la difesa avversaria cercando di evitare i calci di rigore, lo schermo riservato ai match “istantanei” propone, ancora una volta, Cile-Brasile, in andata e ritorno. Per lo “scommettitore deluso”, questa corrispondenza fra la partita reale e quella virtuale è un assist a porta vuota. “Qui”, dice, indicando la partita finta, “può vincere il Brasile, 4-0. Ma lì”, e indica l’ottavo di finale vero, “deve perdere”. Invece, l’evento artificiale finisce ancora 1-1, mentre il ritorno termina sì 4-0, ma per gli “atleti computerizzati” cileni. Menomale che non ci ha scommesso.
L’audio, finalmente, viene inserito. Boato di disapprovazione alla traversa di Pinilla, e finisce 1-1 al 120′. Triplice fischio, e nuovi scontrini per terra. Ora, a trepidare resta chi ha giocato sul passaggio del turno, o su una delle due squadre campione del Neymarmondo. Le quote basse che, comprensibilmente, sono state assegnate al Brasile fanno pendere la bilancia del tifo a favore dei cileni. Alla fine, la lotteria dei rigori premia la Seleção. Volano ancora tagliandini. Ma non sono coriandoli di festeggiamenti, stile carnevale di Rio. Sono ancora soldi, molti soldi, bruciati in scommesse perse.

A. Z.

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Su Facebook le conversazioni sui Mondiali battono qualsiasi grande evento precedente

20 Giugno 2014 • EventiComments (0)

World Cup on Facebook Global MapCommenti, pensieri, ovazioni, foto e video stanno spopolando su Facebook e portando tutto il mondo del torneo di calcio brasiliano sulla piattaforma. I tifosi stanno vivendo l’evento calcistico più atteso dell’anno con ancora coinvolgimento, passione e condivisione ai massimi storici, e hanno già reso Facebook il più grande stadio mobile del mondo! Sulla piattaforma in una sola settimana 141 milioni di persone attive che hanno parlato delle partite di calcio, per un totale di 495 milioni di interazioni, fra post, commenti e like condivisi sul social network, superando tutti gli eventi più discussi su Facebook quest’anno del calibro del Super Bowl, Sochi e degli Oscar del cinema.

Numeri da record delle persone che ogni giorno dal fischio di inizio che ha aperto ufficialmente il campionato del mondo stanno andando su Facebook per scoprire contenuti e avere tutti gli aggiornamenti sulle squadre preferite e i giocatori amati: il pallone è protagonista su Facebook con 141 milioni di persone attive con 495 milioni di interazioni, un risultato che, rispetto a tutti gli eventi seguiti sulla piattaforma, rappresenta già un successo se confrontato con i livelli di engagement raggiunti in occasione del Super Bowl (50 milioni di persone e 185 milioni di interazioni) Sochi (45 milioni di persone e 120 milioni di interazioni) e infine la cerimonia degli Oscar (11,23 milioni di persone e 25,4 milioni di interazioni). Sommando infatti le conversazioni di questi 3 grandi eventi nel complesso non si raggiunge il dato registrato per la coppa del mondo in una sola settimana dall’inizio dell’evento.

In tutti i Paesi si registra una grande partecipazione social durante i match ma le conversazioni più numerose su base giornaliera provengono dal Brasile, seguito da Stati Uniti, Regno Unito, Indonesia e Messico.
Un trend, che conclama il calcio come una passione sempre più social, è inoltre confermato da una ricerca da cui emerge che nel mondo Facebook viene utilizzata come prima piattaforma per seguire gli eventi sportivi, e in particolare in Italia il 68% delle persone accede al social network come prima scelta per informarsi, condividere e commentare lo sport, insieme agli Sms (fonte: e-marketer, campione di 1000 persone residenti negli Stati Uniti).
Momenti speciali più commentati, calciatori più menzionati, personaggi famosi più attivi e azioni con più interazioni sono le attività che stanno animando Facebook durante i match in questi giorni.

… Quelli che sostengono le squadre

Vip e celebrità di tutto il mondo si stanno appassionando alle partite e sostenendo le squadre con messaggi, foto e ovazioni su Facebook. Durante la cerimonia di apertura dei mondiali due post hanno appassionato gli utenti: la foto della performance di Pitbull postata sul suo profilo con oltre 1,2 milioni di interazioni e il video di Jennifer Lopez che si riscalda ballando nel camerino prima di esibirsi con oltre 600,000 interazioni.

Inoltre la modella Alessandra Ambrosio ha ricevuto 10.000 mi piace e più di 100 commenti e 100 condivisioni del suo post in cui sosteneva la squadra brasiliana, mentre a sostegno degli inglesi arriva lo scatto che ritrae l’atterraggio della brand inglese Vamps giusto in tempo per il calcio di inizio della nazionale control l’Uruguay con 30.000 like, oltre 150 condivisioni e più di 250 commenti, lo status di Mick Jagger che incoraggia la sua squadra con 11.000 like, più di 1.000 condivisioni e oltre 1.000 commenti e il post del campione di Formula 1 Lewis Hamilton con 8.000 like, più di 100 condivisioni e oltre 800 commenti.

Non mancano i sostenitori degli Azzurri: Alena Šeredová, ex compagna del portiere della Nazionale Buffon, che ha postato recentemente la foto alla partenza con i suoi due figli in direzione Brasile con oltre 55.000 mi piace e 655 condivisioni, Madonna che ha postato un selfie speciale incitando gli italiani “Go Italy go” il giorno dopo la vittoria contro l’Inghilterra con oltre 157.000 like e 7.845 condivisioni e gli stilisti Dolce & Gabbana che incoraggiano la Nazionale con uno scatto del team al massimo dello stile della moda italiana che ha ottenuto oltre 4.300 like e 319 condivisioni.

Le partite più commentate

I match giocati sui campi brasiliani stanno riempiendo i News Feed di tutto il mondo, in particolare dall’inizio dell’evento ad ora, alcuni appuntamenti si sono distinti su tutti per il livello di coinvolgimento generato su Facebook. La partita ad oggi più postata sul social network è quella che ha aperto i giochi dove lo scontro tra Brasile e Croazia (3-1, 12 giugno) ha raggiunto a livello globale oltre 58 milioni di persone attive e più di 140 milioni di interazioni attraverso Facebook. Seguita subito dopo dal match tra Brasile e Messico (0-0, 17 giugno) con oltre 33 milioni di persone nel mondo connesse a Facebook durante il match e un totale di oltre 68 milioni di interazioni.

I calciatori più chiacchierati

In vetta alla classifica dei giocatori più menzionati nei post dei fan durante le partite dall’inizio dell’evento ad oggi ci sono invece i brasiliani Neymar Jr e Oscar, il messicano Guillermo Ochoa, il tedesco Thomas Müllerm e il portoghese Cristiano Ronaldo. Inoltre alcuni scatti postati dai calciatori coinvolti nel torneo stanno facendo il giro del mondo attraverso Facebook come la foto pubblicata sul suo profilo da Mario Balotelli che, per scherzo, ha riempito l’album delle figurina con la sua immagine e ha generato 250.000 interazioni, e il post di Neymar con il fotomontaggio della sua immagine unita a quella di David Luiz che ha raggiunto 1,2 milioni di interazioni. infine 498.000 è il numero di interazioni del selfie che il calciatore tedesco Lucas Podolski ha scattato insieme Angela Merkel dopo la vittoria contro il Portogallo, 100.000 like, 16.000 condivisioni e 10.000 commenti sono i risultati ottenuti in solo un’ora dal video postato da giocatore dell’Uruguay Luis Suarez subito dopo i due goal segnati all’Inghilterra e 28.000 like, 600 condivisioni e oltre 700 commenti sono i numeri della foto in cui Carlos Bacca si congratula con Juan Quintero per il suo goal.

Tutti gli appassionati di calcio possono continuare a seguire in tempo reale gli aggiornamenti sulle partite, le squadre del cuore e i calciatori preferiti attraverso l’hub di Facebook Trending World Cup che include un feed speciale con i post degli amici che stanno seguendo le partite, gli aggiornamenti su squadre e giocatori e una mappa interattiva che mostra da dove provengono i tifosi dei top player del torneo.
Inoltre, sulla pagina del Ref, è possibile conoscere il punto di vista sulle azioni di gioco direttamente dall’arbitro ufficiale Facebook; se per esempio alla squadra del cuore viene assegnato un rigore a sfavore o il proprio beniamino viene espulso, tutti i tifosi possono affidarsi al punto di vista dell’arbitro ufficiale Facebook che posterà commenti durante le partite, dando la propria opinione sui momenti salienti e sugli episodi dubbi, che possono generare pareri discordanti tra le tifoserie.
Alcuni link da non perdere:
Alessandra Ambrosio
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152476239639826&set=a.361995759825.151768.353199739825&type=1&theater
Vamps https://www.facebook.com/photo.php?fbid=442278139250069&set=a.125187294292490.32470.102847299859823&type=1&theater
Mick Jagger https://www.facebook.com/mickjaggerofficial/posts/780674861966365
Lewis Hamilton https://www.facebook.com/LewisHamilton/posts/674553539292644
Madonna https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152510995429402&set=a.10151969572164402.1073741833.10584534401&type=1&theater
Alena Šeredová
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=692796790756306&set=a.418635714839083.85063.376265875742734&type=1&theater
Dolce & Gabbana
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150483584564977&set=a.10150483584559977.1073741980.26696569976&type=1&theater
Pitbull https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152137549762401&set=a.130126687400.112951.95051637400&type=1
Neymar https://www.facebook.com/neymarjr/photos/a.148480921854266.16269.148456285190063/704655846236768/?type=1
Jennifer Lopez
https://www.facebook.com/photo.php?v=10152442558190768
Mario Balotelli
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1430946300511595&set=a.1427766484162910.1073741830.1421605904778968&type=1
Lukas Podolski https://www.facebook.com/LukasPodolski/photos/a.689898931021426.1073741832.119757088035616/921215501223100/?type=1
Luis Suarez https://www.facebook.com/photo.php?v=833428486682221&set=vb.167866666571743&type=2&theater
Carlos Bacca https://www.facebook.com/carlosbaccaoficial/photos/a.629567083789278.1073741841.290004957745494/666153870130599/?type=1&theater

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Sap e Inter Campus fanno giocare i bambini in Brasile

17 Giugno 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

Bambini che corrono ridendo dietro a un pallone in Brasile, un po’ di corse, qualche dribbling, i rigori e la consegna a ciascun bambino di una maglietta dell’Inter. Un allenamento in piena regola. Non siamo nello stadio Nacional di Brasilia o nell’Arena Pernambuco a Recife, dove si giocherà Italia – Costa Rica, ma in una favela di Rio de Janeiro. L’evento che ha coinvolto i piccoli “campioni” brasiliani si è svolto nello scorso week end, in concomitanza con l’annuncio da parte di Sap – www.sap.com – player mondiale nelle soluzioni software per il business, di una partnership mondiale con Inter Campushttp://intercampus.inter.it – il programma di responsabilità sociale sviluppato da FC Internazionale. L’iniziativa fa leva sulla forza del calcio per restituire il diritto a giocare ai bambini più svantaggiati in tutto il mondo. Come parte dell’accordo, Sap supporterà economicamente la divisione brasiliana di Inter Campus, che opera per far crescere i piccoli nel paese dei Mondiali di calcio. “Siamo felici di poter contare su un partner come Sap, che ci supporta nell’impegno a migliorare le condizioni di vita dei bambini in Brasile”, ha affermato Nicoletta Flutti, corporate partnerships di Inter Campus”. Mentre Luisa Arienti, amministratore delegato di Sap Italia ha dichiarato: “Con questa partnership Sap e Inter Campus vanno oltre, unendo le forze per raggiungere il comune obiettivo di trasformare le vite delle comunità più bisognose mettendo a disposizione risorse e passione”. E Gustavo Amorim, marketing vice-president Sap Latin America, ha aggiunto: “In un momento in cui gli occhi del mondo intero sono puntati sul Brasile, intendiamo lavorare insieme a Inter Campus per consentire anche a questi incredibili bambini di giocare”.

Dal 1997 Inter Campus ha messo in atto un programma a lungo termine di cooperazione sociale in 29 paesi (in America Latina è presente anche in Argentina, Colombia, Paraguay e Venezuela). Il Circuito nerazzurro è in Brasile dal 1998. Nel paese dove si svolge ora la “Copa do Mundo” le attività riguardano: supporto all’alfabetizzazione, attività sportiva ed educativa contro le devianze sociali, valorizzazione di aree carenti, formazione pedagogica degli istruttori.

Una task force dedicata, composta da manager e da allenatori, coordina le attività nei vari centri in tutto il mondo, con l’obiettivo di insegnare il gioco del calcio e di creare progetti educativi e ricreativi per oltre 10 mila bambini delle comunità più povere. Gli allenatori lavorano a stretto contatto con 200 istruttori selezionati localmente, e un numero infinito di volontari che operano nei paesi che fanno parte del circuito mondiale Inter Campus. Al Festival di Locarno del 2008 è stato presentato in anteprima il documentario “Petites Historias das Crianças – Viaggio nel mondo di Inter Campus”, firmato da Gabriele Salvatores, Fabio Scamoni e Guido Lazzarini.

Antonio Barbangelo

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I desideri delle donne mentre i partner guardano le partite

16 Giugno 2014 • Te lo dò io il BrasileComments (0)

image004La prima cosa che uno pensa è “Finalmente qualcosa di piccante da lanciare in questo sito. Qualcosa di pruriginoso, che combini sesso e sport, corna e calcio. I desideri più reconditi e nascosti che si confidano solo alle amiche intime”. E invece? Invece nulla di questo troverete nella ricerca condotta in Europa da vente-privee.com che resta comunque una indagine interessante anche se punteggiato da luoghi comuni. Dejavu simil-indagine di quelle che sfornava il settimanale Panorama alla fine degli anni ’90, tanto per intenderci.  E così nell’indagine troviamo “Inscenare un blackout”, “Fischiare la fine del match”, “Annullare la finale”, “Fare shopping online con la sua carta di credito”  tra i segni più reconditi (ma proprio reconditi, sic!) delle donne europee per i mondiali di calcio. Il 77% di esse afferma che preferirebbe fare shopping online piuttosto che guardare le partite, mentre i fidanzati/mariti si lanciano in un tifo sfrenato sul divano. Tra le italiane intervistate, l’80% conferma questo dato, battute solo dalle francesi (87%) e dalle olandesi (84%). La vera sfida quindi sembra che sia quella che si gioca tra le mura di casa: le donne hanno maturato la loro rivincita. La ricerca è stata condotta da vente-privee.com nel febbraio 2014, su un campione di oltre 5.912 soci, donne e uomini, di età compresa tra i 25  e i 40 anni in Francia, Spagna, Germania, Italia, Belgio e Paesi Bassi.

Gli europei e il calcio, fuori dal terreno di gioco
L’evento calcistico più importante dell’anno è seguito dal 91% degli italiani intervistati. Ma quali sono i partner privilegiati per guardare i match? Su questo gli uomini europei si dividono. Il 34% degli italiani e il 45% dei francesi preferisce infatti la compagnia di un gruppo di amici per un aperitivo o una pizza. In particolare il 52% degli uomini italiani vede le proprie partner come vere e proprie presenze moleste, accusate di interrompere il match con commenti superflui, chiacchierate con le amiche e pulizie domestiche fin troppo rumorose.

Il 78% degli olandesi, il 65% dei tedeschi, degli inglesi e degli spagnoli apprezzerebbe invece la compagnia del gentil sesso, capace di rendere meno amara un’eventuale sconfitta. Il 48% degli italiani apprezza molto la compagnia della partner se anch’essa però partecipa con interesse alla partita.
Tra gli europei i più sensibili sembrano gli spagnoli: il 34% di essi crede infatti di doversi scusare con la propria partner per aver guardato una partita di calcio facendole un piccolo regalo. Gli italiani invece sono i più devoti al pallone: il 68% non pensa infatti di doversi giustificare.

Il calcio quindi diventa quasi un pretesto per scatenare vere e proprie sfide in famiglia: in questo le donne europee si rivelano tutt’altro che arrendevoli e ne emerge un quadro inedito. Se le francesi e le italiane sembrano le più dispettose, sino ad affermare di voler “Rivelare il finale della partita”, a spingersi oltre sono le donne belghe che arriverebbero addirittura a “Far saltare la corrente” o ad “Annullare il match”.
Se da un lato le donne si sbizzarriscono con pensieri “pericolosi” per far “accidentalmente” saltare la visione delle partite più importanti ai loro compagni, dall’altra scelgono di seguire le partite dando spazio alla passione dello shopping online come attività da svolgere durante i match. Il 40% delle europee infatti,dichiara di fare shopping online mentre guarda una partita di calcio, e le donne italiane rispecchiano la stessa tendenza rilevata a livello europeo. Durante le partite le donne europee si distraggono anche guardando i calciatori: le più attente al lato estetico sono le olandesi (15%), seguite dalle francesi (11%) e al terzo posto le Italiane con il 6%.

La convivialità è social e multicanale
Accompagnati dai partner o meno, le partite dei mondiali sono un vero e proprio momento di convivialità: il 53% degli uomini europei afferma che mangia durante le partite : è questa la principale attività svolta in contemporanea con il match anche dal 47% degli italiani. Cresce il coinvolgimento sui social network che diventano parte integrante dello spettacolo. Finiti i tempi in cui televisiori e radio erano gli unici canali attraverso cui seguire le partite, ora i mondiali si fanno più social: il30% degli italiani ha dichiarato infatti di commentare le partite sui social network, mentre le donne, oltre a internet, shopping online e social network, fanno anche telefonate con le amiche, puliziedomestiche e leggono qualche pagina di un buon libro.

La World Cup 2014 è seguita in tv e attraverso i canali digitali che permettono una sempre maggiore
integrazione con internet e l’e-commerce. Il 60% degli uomini europei sceglie il proprio tablet per gli
acquisti in rete durante le partite, il 50% opta invece per lo smartphone. Tra le donne invece si
assottiglia il divario tra i due supporti con una crescente predilezione per lo smartphone.

Fuorigioco e calcio d’angolo: i più preparati sono tedeschi e inglesi
Cartellino giallo, fuorigioco, calcio d’angolo, calcio di punizione, rigore e rimesse saranno i termini più
utilizzati per tutta la durata dei Mondiali, ma in quanti sanno davvero spiegare le regole del calcio? I tedeschi e
gli inglesi sono i più preparati a riguardo: l’82% dei tedeschi intervistati ha affermato di saper spiegare la
regola del fuorigioco. Si difendono bene gli italiani: il 74% dimostra di conoscere molto bene il rigore e il
cartellino rosso.Tra le donne europee le più preparate sono le tedesche, ben il 76% di loro infatti saprebbe spiegare la regola del cartellino rosso, seguite da spagnole e olandesi. Il 54% delle spagnole c conosce il calcio d’angolo, mentre il 67% delle olandesi ha dimestichezza con la regola del cartellino giallo. Anche le italiane si difendono bene: il 36% di loro dimostra di saper spiegare la regola più ostica anche per gli
appassionati, quella del fuorigioco.

La divisa del perfetto tifoso
Per guardare i Mondiali 2014 anche l’abbigliamento non va lasciato al caso: i tifosi europei hanno già iniziato a
sfoggiare la tenuta del perfetto sportivo. Tra gli accessori più utilizzati per supportare al meglio la
propria squadra gli uomini puntano su magliette, bandiere e sciarpe: il 75% dei francesi acquisterà la
maglia della propria nazionale, il 42% degli italiani la bandiera tricolore, mentre il 41% dei belga
preferirà la sciarpa. Gli inglesi sono i più originali: oltre ai cappellini (33%), il 16% sceglierà calzini
personalizzati con l’Union Jack per supportare la propria nazionale.
Le donne optano invece per un make-up da perfetta supporter con unghie e trucco completamente dedicati. Il 36% delle tedesche acquisterà ombretti e rossetti delle tinte della propria bandiera, mentre il 19%  delle italiane intervistate sceglierà lo smalto azzurro. Il 72% degli europei acquisterà questi prodotti su internet, in Italia la percentuale sale all’80% con una predilezione per il 36% dei casi per i siti di vendite-evento online. Segui la cronaca delle partite con #CronacheMondiali

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